{"id":720,"date":"2021-01-03T11:24:03","date_gmt":"2021-01-03T11:24:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centrodocpistoia.it\/wp\/?p=720"},"modified":"2022-02-22T17:09:38","modified_gmt":"2022-02-22T17:09:38","slug":"notiziario-cdp-248","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrodocpistoia.it\/wp\/2021\/01\/03\/notiziario-cdp-248\/","title":{"rendered":"Notiziario CDP 248"},"content":{"rendered":"<p>Gennaio-Febbraio 2016<\/p>\n<p><b>Libri da leggere<\/b><\/p>\n<p><i>Antonio Schina<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><b>Antimoderati<\/b><\/p>\n<p><i>A cura di Gian Paolo Serino, <\/i><b>Luciano Bianciardi. <\/b>Il precario esistenziale<i>,<\/i> Clichy 2015, pp. 110<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>7,90<\/p>\n<p><i>Oreste Pivetta, <\/i><b>Franco Basaglia,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>il dottore dei matti,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><\/b>La biografia, Baldini&amp;Castoldi 2014, pp. 320<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac 14,90<\/p>\n<p><i>Alberta Basaglia, <\/i><b>Le nuvole di Picasso. <\/b>Una bambina nella storia del manicomio liberato, Feltrinelli 2014, pp. 92 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac 10,00<\/p>\n<p><i>Nico Naldini, <\/i><b>Pasolini, una vita, <\/b>Tamellini editore 2014, pp. 508 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac 24,00<\/p>\n<p><i>Franco Ricordi, <\/i><b>Pasolini filosofo della libert\u00e0. <\/b>Il cedimento dell\u2019essere e l\u2019apologia dell\u2019apparire, Mimesis 2013, pp. 254 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac 20,00<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Franco Fortini, <\/i><b>Tutte le poesie, <\/b>a cura di Luca Lenzini, Oscar Mondadori 2014, pp. 882<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac 22,00<\/p>\n<p><i>Ugo Basso, <\/i><b>Lelio Basso. <\/b><i>Un socialista tra diritto e utopia, <\/i>Cittadella editrice 2014, pp. 152<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac 13,80<\/p>\n<p>Una serie di testi, pi\u00f9 o meno recenti, che hanno in comune figure che si possono tutte ascrivere a quell\u2019ambito dell\u2019antimoderatismo che \u00e8 sempre stato al centro dell\u2019attenzione del Centro di documentazione e ora della sua collana <i>Quaderni dell\u2019Italia antimoderata.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p>Il pi\u00f9 recente \u00e8 un piccolo testo a cura di Gian Paolo Serino che parte dal presupposto secondo cui Bianciardi \u00e8 pi\u00f9 commentato che letto, per cui non ha senso scrivere un saggio critico o un panegirico sullo scrittore ma documentare con sue citazioni che \u00abBianciardi \u00e8 stato il primo romanziere, ben prima di Umberto Eco e di Pier Paolo Pasolini, a intuire \u2013 e scrivere \u2013 come la societ\u00e0 dei consumi sia soltanto una mera illusione. Oggi ne vediamo, attraverso gli schemi della nostra vita ultrapiatta, le conseguenze. La cementificazione di quegli anni ha asfaltato non soltanto i nostri cuori, trasformandoci da lettori della vita a \u201ctele-spettatori\u201d, ma anche le nostre citt\u00e0, le nostre coste, i nostri migliori panorami\u00bb<i> <\/i>(p. 21).<i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p>Bianciardi \u00abdescrisse per primo come in un mondo che continua a progredire nessuno progredisce veramente\u00bb (p. 22).<\/p>\n<p>E allora le parole e le immagini documentano in maniera efficace proprio questi aspetti<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>e queste caratteristiche. Una per tutte:<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00abEssere \u201cdi sinistra\u201d non significa nulla. Tutti sono di sinistra, dai cattolici ai socialdemocratici ai socialisti, ai comunisti e a quelli che si dicono, con felice neologismo \u201cextraparlamentari\u201d (come a significare che si sono prenotati un posto in parlamento per l\u2019indomani). Io sono anarchico, nel senso che auspico una societ\u00e0 basata sul consenso e non sull\u2019autorit\u00e0\u00bb<i> <\/i>(p. 95).<\/p>\n<p>Ottima la bibliografia in appendice.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Oreste Pivetta, con <i>Franco Basaglia, il medico dei matti<\/i>, ha scritto una biografia davvero completa che si muove dalla adolescenza veneziana per poi arrivare, attraverso l\u2019antifascismo, il secondo dopoguerra, lo studio, l\u2019avvio di una possibile carriera universitaria, al momento centrale, quello della direzione degli ospedali psichiatrici a Gorizia, Parma, Trieste, Roma.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ed \u00e8 logico che questa sua vicenda personale si intrecci con i grandi avvenimenti della societ\u00e0 e della cultura italiana, come i primi governi di centrosinistra, le lotte operaie e studentesche, lo stragismo e il terrorismo. C\u2019\u00e8 a questo proposito una coincidenza temporale significativa nel 1978, tra l\u2019approvazione della legge 180, conosciuta appunto come legge Basaglia, che porter\u00e0 alla chiusura dei manicomi, e il ritrovamento, pochi giorni prima, del cadavere di Aldo Moro, in via Caetani, a Roma.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Avendo scritto una vera e propria biografia, Pivetta non si pone il problema di ricostruire i percorsi della psichiatria di quegli anni, bens\u00ec quello di raccontare i dettagli di una vita intensa, veloce, veramente impegnativa. E gli sono d\u2019aiuto i libri di Basaglia che riportano gli interventi nelle varie fasi del suo percorso (in particolare le conferenze tenute in Brasile, qui citate nella edizione di Raffaele Cortina, anche se andrebbe ricordato che la prima edizione del libro, con il titolo <i>Conferenze brasiliane <\/i>fu proprio del Centro di Documentazione di Pistoia nella collana dei <i>Fogli di Informazione, <\/i>a cura di Agostino Pirella e di Paolo Tranchina, che avrebbero meritato anch\u2019essi una segnalazione), le testimonianze di chi l\u2019ha conosciuto.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>E ovviamente, raccontando di Basaglia, si parla del cambiamento epocale che sta avvenendo e che ruota sempre, nelle azioni e nei pensieri di Basaglia attorno al concetto di follia e non di malattia mentale: \u00abQuello che voglio dire \u00e8 che per noi la follia \u00e8 vita, tragedia, tensione. \u00c8 una cosa seria. La malattia mentale invece \u00e8 il vuoto, il ridicolo, la mistificazione di una cosa che non c\u2019\u00e8, la costruzione a posteriori per tenere celata, nascosta, l\u2019irrazionalit\u00e0. Chi pu\u00f2 parlare \u00e8 solo la Ragione, la ragione del pi\u00f9 forte, la ragione dello Stato e mai quella del diseredato, dell\u2019emarginato, di chi non ha\u00bb.<i> <\/i>(p. 309).<\/p>\n<p>In questa prospettiva Basaglia non voleva chiudere semplicemente i manicomi, come si \u00e8 andato dicendo per anni fino ad oggi, sottolineando una sorte di sua \u201cirresponsabilit\u00e0\u201d, ma lavorava, prima, per progettare sperimentare costruire, una rete di assistenza, accompagnando verso la societ\u00e0 l\u2019individuo che ne era stato respinto, restituendogli dignit\u00e0 e responsabilit\u00e0, diritti e doveri, ridandogli appunto un po\u2019 della sua voce, delle sue ragioni.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La figlia di Franco Basaglia, Alberta, ha scritto, assieme alla giornalista Giuliana Raccanelli, <i>Le nuvole di Picasso,<\/i> a 34 anni dalla morte del padre.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Si potrebbe dire una giusta distanza per parlare del padre e della madre e anche delle esperienze di Gorizia e di Trieste, attraverso lo sguardo prima di una bambina, poi di una adolescente. Ma soprattutto della vita quotidiana in una famiglia molto particolare, impegnata in attivit\u00e0 veramente originali, per quell\u2019epoca, che si riflettono anche nei particolari della vita di Alberta: un modo strano di vestire, un modo particolare di organizzare le attivit\u00e0 casalinghe, con certe regole rigorose, come quella di non possedere e quindi di non guardare mai la televisione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>E paradossalmente \u00e8 proprio attraverso un programma della televisione cui Alberta assiste per caso perch\u00e9 a casa della nonna a Venezia <i>\u2013<\/i> si tratta de <i>I giardini di Abele<\/i> di Sergio Zavoli, in cui si racconta diffusamente dell\u2019esperienza della comunit\u00e0 terapeutica avviata dal padre <i>\u2013<\/i> che Alberta si sentir\u00e0 finalmente a suo agio nella realt\u00e0 in cui ha vissuto fino ad allora: \u00abSolo il fatto di essere diventata una storia a portata degli ormai tanti fortunati possessori di tiv\u00f9 mi faceva pensare che allora a Gorizia si stava incidendo davvero su ci\u00f2 che prima era stato sempre ignorato&#8230;Che sollievo poi capire che tutta questa loro nostra vicenda, diventata pubblica, non era pi\u00f9 conosciuta da pochi ma apparteneva a tutti. Voleva dire che non ero poi tanto diversa\u00bb<i>.<\/i> (p. 61).<br \/>\n\u00c8 da l\u00ec che poi si muover\u00e0 per definire le sue scelte, come la frequenza alla facolt\u00e0 di psicologia a Padova, la tesi sui bambini in manicomio, storie dimenticate e nascoste, capendo alla fine interamente non solo le azioni ma anche la figura del padre nella sua interezza. E in qualche modo riconciliandosi completamente con lui e riuscendo a rispondere alla domanda che i bambini le fanno spesso: \u201cMa tu non avevi paura dei matti?\u201d \u201cE tuo pap\u00e0 cosa diceva?\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Riappare finalmente l\u2019edizione riveduta ed ampliata con documenti inediti, che sono alcune lettere degli anni Cinquanta e i disegni del poeta appena ritrovati, di <i>Pasolini, una vita, <\/i>di Nico Naldini, suo cugino, edito per la prima volta da Einaudi nel 1989 e poi uscito, sembrava definitivamente, dal catalogo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Scrive Massimo Bray nella presentazione che il libro evidenzia \u00abl\u2019esistenza di un intellettuale antagonista sin dagli esordi, il senso profondo del pensiero e dell\u2019azione&#8230; Ripercorrere i cinquantatre anni che trascorrono dalla nascita di Pasolini a Bologna alla morte a Lido di Ostia significa rivivere&#8230; la trasformazione pi\u00f9 profonda del paese: da nazione con poco meno di quaranta milioni di abitanti in un contesto prevalentemente rurale&#8230; l\u2019Italia diventa una realt\u00e0 popolata da cinquantacinque milioni di abitanti in gran parte inurbati, caratterizzata da un\u2019economia industriale manifatturiera\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Pasolini si occupa di denunciare la mutazione antropologica del Paese, non limitandosi alla denuncia, bens\u00ec cercando di contrastare questa mutazione. Tutte le sue opere hanno questo riferimento sempre presente: e questo avviene sia nella poesia sia nel teatro sia nel cinema e nella narrativa. La ricostruzione della sua vita e delle sue opere nella biografia di Naldini serve proprio a documentare questo incessante lavorio in cui \u00e8 sempre presente il senso etico e civile.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Si pu\u00f2 completare la conoscenza o la riscoperta autentica di Pasolini con la lettura di <i>Pasolini filosofo della libert\u00e0 <\/i>di Franco Ricordi, che esce nella collana <i>Filosofie<\/i> dell\u2019editore Mimesis.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Per capire la crisi di identit\u00e0 politica e culturale dell\u2019Italia, Ricordi assume a riferimento Pasolini, che si pu\u00f2 considerare il riferimento poetico pi\u00f9 importante del XX secolo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La sua poesia civile ha anche una valenza filosofica: \u00e8 un uomo contro, \u00abuna personalit\u00e0 che si oppone ad un sistema italiano che, in una maniera o nell\u2019altra, \u00e8 proteso ad opprimere quella libert\u00e0 peraltro tanto ricercata ed esaltata&#8230; Pasolini ricerca, e si fa alfiere di una libert\u00e0 diversa, evidentemente pi\u00f9 autentica, e si scontra palesemente con una realt\u00e0 che nel nostro paese \u00e8 e rimane ostile a se stessa\u00bb<i>. <\/i>(p. 12).<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Pasolini denuncia per primo il potere dell\u2019apparire, che si \u00e8 imposto in maniera totalitaria e devastante, soprattutto attraverso il fenomeno televisivo: \u00abPasolini ha compreso per primo&#8230; il senso pi\u00f9 intimo di questa nuova dittatura ontologica per l\u2019umanit\u00e0, la possibilit\u00e0 di una nuova forma di totalitarismo fondata sul senso dello spettacolo di ogni giorno; quello spettacolo \u201cdel tutto e del nulla\u201d verso il quale, con indifferenza e con una triplice benda negli occhi, ci stiamo sempre pi\u00f9 inoltrando: l\u2019epoca del totalitarismo spettacolare\u00bb<i>. <\/i>(p. 173).<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Luca Lenzini ha curato con grande precisione e passione l\u2019uscita di <i>Tutte le poesie <\/i>di Franco Fortini, che per la prima volta sono raccolte insieme, in un percorso durato oltre cinquant\u2019anni.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Fortini si \u00e8 sempre confrontato con gli avvenimenti della storia. Lenzini ricorda nell\u2019introduzione come appunto \u00able raccolte fortiniane sono sempre attente a testimoniare i crinali in cui la storia personale incontra quella collettiva \u2013 ovvero gli eventi in cui si riassume un\u2019epoca \u2013 entro coordinate amplissime: dalla Russia all\u2019Ungheria alla Cina, da Praga al Vietnam e da Stammheim all\u2019Iraq, ogni luogo \u00e8 una data, ogni paese un\u2019allegoria\u2026 riportare i testi ai contesti significa rifare la storia degli ultimi cinquant\u2019anni \u2013 ed \u00e8 forse questo che l\u2019autore vorrebbe: purch\u00e9 quella storia sia rivista dal basso, ex novo, disseppellendo e non rimuovendo il possibile che non \u00e8 stato\u00bb<i>. <\/i>(p. 7).<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ci piace qui riportare, ovviamente per scelta puramente personale questa poco conosciuta poesia tratta da <i>Versi primi e distanti (1937-1957):<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>Tu sai che questo&#8230;<\/i><\/p>\n<p>Tu sai che questo anno Cinquanta illumina<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>la cima degli anni, la met\u00e0 nostra. Da ora<\/p>\n<p>ogni giorno \u00e8 pi\u00f9 corto e sui cammini<\/p>\n<p>della campagna pi\u00f9 lunghe e sui muri le ombre.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ma pi\u00f9 della sera di insegne ove dormo<\/p>\n<p>ricche d\u2019odio e sul treno<\/p>\n<p>che i ponti sfracella dei monti<\/p>\n<p>mai pi\u00f9 nella parola che incido con pena per te,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>amico che mi ricordi solo se ti ricordo,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>mai pi\u00f9 sar\u00e0 senza aria di morte la mente.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ma il pi\u00f9 raro tesoro \u00e8 questa luce.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>1950<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro del nipote Ugo Basso ricorda meritoriamente la figura di<i> <\/i>Lelio Basso, scomparso nel<i> <\/i>1978, un esponente importante della sinistra socialista, dentro e fuori al Psi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro comprende una nota biografica, una sintetica ricostruzione della sua esperienza politica e della sua elaborazione teorica, un\u2019ampia antologia che si articola in tre parti dedicate a <i>Concreta utopia<\/i>, <i>Costituzione s\u00ec, Concordato no<\/i> e a <i>La fede di un marxista<\/i>.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Quello che Ugo Basso chiama il marxismo liberamente elaborato di Lelio Basso consiste in un modello dialettico che non sopporta irrigidimenti dogmatici: \u00abproprio perch\u00e9 studiato all\u2019interno di un blocco storico, il modello marxiano deve evolversi per fornire chiavi interpretative capaci di trasformare altri blocchi storici. Nessuna interpretazione e nessuna realizzazione storica, n\u00e9 l\u00e0 dove il socialismo \u00e8 diventato il fondamento dello Stato, n\u00e9 dove alimenta la speranza dei movimenti operai di opposizione, pu\u00f2 essere considerata definitiva. Dunque come scrive Walter Tobagi \u2013 nel necrologio del \u201cCorriere della Sera\u201d del 17 dicembre 1978<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u2013 \u201cla sua biografia politica pu\u00f2 essere riletta come la storia di una lunga eresia, la ricerca di un socialismo tutto da inventare\u201d\u00bb.<i> <\/i>(pp. 20-21).<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<h3><b>Segnalazioni<\/b><\/h3>\n<p><b>Acqua e beni comuni<\/b><\/p>\n<p><b>Pollicino gnus<\/b>, n. estate-2014 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>3,00<\/p>\n<p><b><i>Un brindisi vi seppellir\u00e0<\/i><\/b><\/p>\n<p>Resoconto di sette anni di lotte per difendere l\u2019acqua bene comune a Reggio Emilia.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A cura di E. Somaini<\/i>, <b>I beni comuni oltre i luoghi comuni<\/b>, Ibl 2015, pp. 280 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Importante questo libro non tanto per quello che dice ma per le critiche che suscita e questo lo fa egregiamente Riccardo Petrella nel numero di febbraio del 2016 di \u00abNigrizia\u00bb, sottoliando come gli autori del libro denuncino come \u201cbelle parole\u201d, \u201cideali ingenui\u201d, \u201cconcetti che non hanno nessun legame con la realt\u00e0\u201d, ci\u00f2 che spinge tanti esseri umani a battersi e anche a morire: la giustizia, la solidariet\u00e0, l\u2019uguaglianza, la democrazia partecipativa.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Riportiamo le conclusioni dell\u2019articolo di Petrella: \u00abGli autori del libro non hanno capito che i beni comuni pubblici necessitano di punti di riferimento e d\u2019inquadramento fondamentalmente nuovi e diversi dai meccanismi e dispositivi economici dell\u2019accumulazione privata, della competitivit\u00e0, di rivalit\u00e0 ed esclusione e della finalizzazione speculativa \u2013 e c\u2019\u00e8 bisogno di un ripensamento profondo del ruolo della propriet\u00e0 privata e dei beni comuni privati che non conduce necessariamente a un superamento della dicotomia stato\/mercato, ma a una nuova forbice meno stato\/diritti e uguaglianza e pi\u00f9 mercato\/libert\u00e0 e auto-organizzazione. La stessa cecit\u00e0, infine, li ha indotti a una penosa <i>pirouette<\/i> a proposito di quanto \u00e8 scritto sui beni comuni nell\u2019enciclica <i>Laudato si\u2019<\/i> di papa Francesco.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Pur rendendosi conto che l\u2019enciclica \u00e8 strutturalmente favorevole ai beni comuni pubblici e non alle logiche di mercato, gli autori \u2013 probabilmente di fede o di cultura cristiana \u2013 hanno cercato di non opporsi apertamente alle tesi di Francesco, affermando che le analisi dell\u2019enciclica si situano a livello di principi di ordine generale morale e che esse non si traducono in indicazioni prescrittive politiche e socioeconomiche concrete.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Esempio flagrante di quel che si dice arrampicarsi sugli specchi\u00bb.<\/p>\n<p><b>Alimentazione<\/b><\/p>\n<p><b>Il becco<\/b>, n.1-gennaio 2016<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><\/p>\n<p>Abbonamento annuo \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p><b><i>La fame nelle orecchie e la paura della modernit\u00e0 alimentare.<\/i><\/b><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Articoli di R. Capizzi: <i>Contro il luddismo alimentare;<\/i> L. Rezende Moreira: <i>Il luddismo agricolo;<\/i> a cura S. D\u2019Amato Avanzi un\u2019ampia intervista a Dario Bressanini ricercatore autore del libro <i>Contro natura <\/i>pubblicato da Rizzoli.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>D. Bressanini e B. Mautino<\/i>, <b>Contro natura<\/b>, Dagli Ogm al \u201cbio\u201d, falsi allarmi e verit\u00e0 nascoste del cibo che portiamo in tavola, Rizzoli 2015, pp. 302 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>17,50<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Argomento centrale sono i tanto discussi Ogm ma, in generale, gli autori puntano anche a sfatare i troppi luoghi comuni e i falsi allarmi che circolano da tempo sul cibo che portiamo in tavola. \u00abMa la natura non \u00e8 n\u00e9 benigna n\u00e9 maligna. \u2212 scrivono \u2212 La natura c\u2019\u00e8, con tutto il suo bagaglio che si porta appresso, fatto di eventi straordinari, incroci apparentemente impossibili, mutazioni che danno vita a nuove specie e geni che saltano da un organismo all\u2019altro.<\/p>\n<p>L\u2019intervento umano, che sia di semplice selezione, che sia invece volto a produrre mutazioni o che, ancora, consista nel prendere geni e spostarli artificialmente non si discosta poi molto da quello che avviene regolarmente in natura. Non stiamo cercando di dimostrare che questi prodotti siano innocui a prescindere, ma ci piacerebbe che non fossero considerati colpevoli senza un regolare processo\u00bb.<\/p>\n<p>Molte sono le notizie strane che ci vengono raccontate come che l\u201984% dei mangimi usati negli allevamenti italiani sono fatti con soia e mais Ogm, che il colore naturale delle carote \u00e8 il viola scuro, mentre le carote arancioni sono frutto di una mutazione genetica, che il glutine non \u00e8 il nuovo veleno moderno e l\u2019intolleranza ad esso \u00e8 pi\u00f9 una psicosi che una malattia scientificamente provata o che il riso nero fu creato da un genetista cinese e tante altre sono le curiosit\u00e0 raccontate nei vari capitoli, tutte poco conosciute per i non addetti ai lavori.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro fa divulgazione scientifica seria con dati puntuali e fornisce a chiunque gli strumenti necessari per formarsi un\u2019opinione senza per\u00f2 forzare il lettore verso una posizione o un\u2019altra.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>M. Pizzuti<\/i>, <b>Scelte alimentari non autorizzate<\/b>, Dai cibi di distruzione di massa a una nuova coscienza agroalimentare, Il punto d\u2019incontro 2015, pp. 391 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,90<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Purtroppo il cibo che compriamo ha cambiato sapore ed aspetto in questi ultimi decenni ed inoltre in ogni alimento troviamo tracce di sostanze tossiche all\u2019origine di molte patologie.<\/p>\n<p>Quasi tutta la mangimistica dei nostri allevamenti \u00e8 gi\u00e0 stata sostituita con prodotti geneticamente modificati e i generi alimentari di eccellenza italiani sono stati contaminati da ci\u00f2 che mangiano gli animali. I ricercatori della nutrigenomica stanno guidando una rivoluzione scientifica e culturale sugli eccezionali effetti di una corretta alimentazione. La salute \u00e8 il bene pi\u00f9 prezioso che abbiamo ed \u00e8 opportuno conoscere i pericoli del cibo industriale, gli alimenti da evitare e come applicare le nuove scoperte per la vita di tutti i giorni.<\/p>\n<p><i>M. Ciot<\/i>, <b>Consumare carne<\/b>, Problematiche ambientali, sociali, salutistiche, Libri di Gaia 2016, pp. 155<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>5,00<\/p>\n<p>Con questa tesi di laurea Mario Ciot \u2212 che ha vinto il primo premio della 16\u00b0 edizione del concorso nazionale Icu-Laura Conti \u2212 mette in luce il legame tra globalizzazione e consumo internazionale di carne, due facce della stessa medaglia unite dal guadagno economico. Sono ettari ed ettari il suolo usato per coltivare mangimi per animali che crea profonde disuguaglianze a livello planetario perch\u00e9 toglie spazio a coltivazioni che potrebbero sfamare miliardi di persone. \u00abPer questo \u2013 conclude \u2013 Ciot dobbiamo, noi abitanti del mondo sviluppato, promuovere un nuovo stile di vita meno dipendente dalle proteine animali dato che una moltitudine di studi scientifici provano ormai i danni del suo abuso nella dieta\u00bb.<\/p>\n<p><i>M. Di Massimo<\/i>, <b>Ritorno alle radici<\/b>, Le piante spontanee per l\u2019alimentazione e la salute,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Aboca 2015, pp. 415 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>29,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Questo libro \u00e8 un manuale agevole e di facile consultazione per una conoscenza delle numerose piante spontanee commestibili e facilmente reperibili nelle nostre campagne.<\/p>\n<p>Gli autori intendono stimolare il ritorno all\u2019uso di piante selvatiche di lunga tradizione che sono una grande risorsa nutrizionale e culturale, giocando un ruolo chiave nella salvaguardia della salute.<\/p>\n<p>Corredato di numerose e suggestive immagini fotografiche a colori, il volume \u00e8 costituito da una prima parte a carattere introduttivo e generale, e da una seconda parte che propone le schede di circa 80 piante selvatiche. Alle descrizioni botanicotecniche, gli autori affiancano <i>Storia, miti, leggende e usi particolari<\/i> delle singole piante, le modalit\u00e0 di raccolta e i loro impieghi alimentari e salutari.<i> (dalla quarta di copertina)<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><i>C. Micheli<\/i>, <b>Cucina naturale in 30 minuti<\/b>, 25 menu vegetariani a base di prodotti di stagione, Aam-Terra Nuova 2008, pp. 139 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Il libro propone menu nel pieno rispetto della stagionalit\u00e0 tutto da preparare in poco tempo, appunto in trenta minuti, il tutto arricchito di consigli, spunti, informazioni e riflessioni.<\/p>\n<p><i>G. Aiello<\/i>, <b>Il mistero (solubile) dello zucchero assassino<\/b>, Una storia di cibo, dominio, denaro e scienza, Nautilus 2016, pp. 160 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>11,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Lo zucchero raccontato dal punto di vista storico, antropologico e medico.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Basandosi su numerose fonti internazionali l\u2019autore propone una panoramica delle principali scoperte relative allo zucchero, ai meccanismi economici e sociali pi\u00f9 o meno chiari sottesi alla sua diffusione che ne fanno oggi un alimento considerato \u201cnaturale\u201d e \u201ctradizionale\u201d e, soprattutto, alle \u201camare\u201d conseguenze del suo (ab)uso sulla salute. Ma il problema \u00e8 anche un altro e sorge quando sull\u2019etichetta \u00e8 scritto \u201csenza zucchero aggiunto\u201d ma il sapore risulta dolcissimo; cosa avranno messo? Meglio non chiederselo o non indagare, perch\u00e9 poi risulta che i dolcificanti fanno male anche loro e risultano essere cancerogeni, neurotossici, e portano danni al cuore, alla circolazione, ecc.<\/p>\n<p><i>Lucio Anneo Seneca<\/i>, <b>La dieta del saggio<\/b>, A cura di L. Coco, Edb 2016, pp. 56 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>6,80<\/p>\n<p>Scritto pi\u00f9 di 2000 anni fa questo testo \u00e8 un inno alla frugalit\u00e0 ed indica uno stile di vita che risulta tanto pi\u00f9 innaturale oggi, in una societ\u00e0 che fa dei consumi e dello spreco la sua regola. In questi stralci di lettere scritte per l\u2019amico Lucilio, Seneca fornisce dettagli della sua vita privata e delle sue abitudini: dall\u2019esercizio fisico, alle letture e alla alimentazione.<\/p>\n<p><i>M. Riefoli<\/i>, <b>Il rapporto mente cibo<\/b>, La guida pi\u00f9 completa sui meccanismi mentali in relazione all\u2019alimentazione dal concepimento alla vecchiaia, Armando 2016, pp. 319<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il rapporto mente-cibo \u00e8 il primo libro che tratta le ragioni delle nostre scelte alimentari a partire da un modello di analisi del funzionamento della mente diverso da quello della psicologia e della psicoanalisi. Il testo spiega come nascono gli schemi mentali che si sostituiscono alla coscienza nel gestire le scelte alimentari e comportamentali e rivela come queste siano quasi sempre determinate dal fisiologico funzionamento della mente e non da particolari patologie.<\/p>\n<p><b>Ambiente<\/b><\/p>\n<p><b>Documenti wilderness<\/b>, n. 41-ottobre\/dicembre 2015<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>s.i.p.<\/p>\n<p>A nome di Franco Zunino, direttore della rivista, un ampio articolo sulla presenza del lupo nelle nostre montagne, sui danni che arreca e sulla insipienza dei nostri \u201cesperti\u201d che sul lupo hanno lucrato fino ad oggi. Riporta un documento dell\u2019Aiw (Associazione italiana per la Wilderness) sulla problematica del lupo in Italia e l\u2019impegno dell\u2019associazione per una seria politica di conservazione della biodiversit\u00e0 originaria del lupo. Sono tante le favole che vengono raccontate sul lupo e cos\u00ec conclude lo Zunino: \u00abCi vengono poi a raccontare la favola manualistica del lupo che controlla i branchi di cinghiali, cervi e caprioli: una verit\u00e0 valida solo per le vaste e selvagge lande nordiche dove non esiste, come da noi, l\u2019anello pi\u00f9 debole della loro catena alimentare che \u00e8 sempre e comunque l\u2019animale domestico, cani compresi. N\u00e9 ci dicono che comunque le predazioni sulla fauna selvatica non sono mai tali da mantenere in equilibrio le specie erbivore (lo si legge solo nei manuali dei naturalisti). La verit\u00e0 \u00e8 che il numero dei cinghiali e dei lupi va mantenuto basso con azioni dell\u2019uomo, che significa abbattimenti mediante controlli venatori e dopo censimenti <i>super-partes<\/i>. La storia insegna; tutto il mondo insegna, ma al solito gli italiani sono ciechi e sordi a questi insegnamenti e propongono i soliti metodi palliativi, facendo s\u00ec che il problema lupo, cos\u00ec come l\u2019altrettanto e pi\u00f9 grave problema cinghiale, si aggravi sempre di pi\u00f9, fino a portare all\u2019esasperazione chi di questi animali ha paura, specie leggendo dei sempre pi\u00f9 frequenti casi di aggressioni o di incidenti, anche mortali; per non dire dei milioni di euro di danni che <i>nessuno<\/i> paga, se non chi li subisce!\u00bb<\/p>\n<p><b>Nunatak<\/b>, n. 41-inverno 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>2,50<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>C. Cavalleri nell\u2019articolo <i>Perch\u00e9 brucia la Sardegna<\/i> spiega le cause e le finalit\u00e0 di un fenomeno in merito al quale il sensazionalismo di Tv e giornali non chiariscono mai nulla.<\/p>\n<p><b>Malamente<\/b>, n. 1-settembre 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>3,00<\/p>\n<p><i>Trivelle in Adriatico <\/i>intervento di A. De Sanctis. Il mare Adriatico, dalla Puglia all\u2019Emilia-Romagna, si trova al centro di una serie di progetti energetici che riguardano in particolare l\u2019installazione di piattaforme per l\u2019estrazione di idrocarburi e le perforazioni per lo stoccaggio in profondit\u00e0 di biossido di carbonio prodotto dalle emissioni industriali, con tutto il corollario di impianti di gestione e di logistica. Anche senza doversi interrogare su cosa farne dell\u2019energia, di quanta e per quale modello di sviluppo avremo bisogno, \u00e8 evidente che progetti di questo tipo presentano un significativo impatto inquinante sull\u2019ambiente, tan-<br \/>\nto pi\u00f9 in un mare piccolo e chiuso come l\u2019Adriatico, oltre a fat-<br \/>\ntori di rischio non prevedibili. In gioco ci sono grandi profitti per le multinazionali che fanno girare l\u2019economia del petrolio, agevolati dal decreto <i>Sblocca Italia<\/i> del governo Renzi che, individuando in questi progetti delle attivit\u00e0 \u201cdi interesse strategico nazionale\u201d, li impone dall\u2019alto ai territori e alle comunit\u00e0 che vi abitano.<\/p>\n<p><b>Malamente<\/b>, n. 2-gennaio 2015<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>3,00<\/p>\n<p>Intervista al collettivo <i>Squola<\/i> di Pergola sul Parco nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna. Da oltre dieci anni diversi soggetti hanno avviato una campagna di sensibilizzazione e si stanno battendo per la costituzione del Parco nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna: una vasta area protetta a cavallo di Marche, Toscana e Umbria che racchiude gran parte dei massicci montuosi della provincia di Pesaro e Urbino. Si tratta di zone riconosciute come altamente significative dal punto di vista geologico, ambientale e della biodiversit\u00e0. L\u2019iniziativa \u00e8 nata dal basso, grazie alla spinta generosa di tanti soggetti che hanno interesse a tutelare e valorizzare questo comprensorio montano e che in tutti questi anni hanno cercato di stimolare le comunit\u00e0 locali, di informarle, di far s\u00ec che la mobilitazione sia il pi\u00f9 possibile partecipata e condivisa.<\/p>\n<p><b>Fuori binario<\/b>, giornale di strada di Firenze<br \/>\nn. 178-gennaio 2016<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>offerta libera<\/p>\n<p>Da un paio di anni qualche centinaia di persone presidia terreni e case di propriet\u00e0 della Citt\u00e0 metropolitana di Firenze, situati a Mondeggi nel comune di Bagno a Ripoli. In queste pagine le ragioni della lotta, la vita quotidiana e gli ideali dei contadini mondeggiardi. I nodi politici, ecologici ed alimentari della questione. Mondeggi \u00e8 una fattoria di 170 ettari gestita oggi senza padroni da un\u2019eterogenea comunit\u00e0 di circa 200 persone che si impegna a coltivare la terra in modo sostenibile praticando un\u2019agricoltura conta-<br \/>\ndina rispettosa delle risorse naturali e della dignit\u00e0 delle persone del lavoro.<\/p>\n<p><b>Projet<\/b>, n. 350-f\u00e9vrier 2016 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>13,00<\/p>\n<p>Climat: Jusqu\u2019o\u00f9 repoussera-t-on les limites? <i>Le risque est de consid\u00e9rer la question regl\u00e9e apres la Cop<\/i> di M. Colombier,<br \/>\nM. Combes et A. Mazounie; <i>Biosph\u00e8re: poser un interdit<\/i> di F-P. Piguet; <i>Le pape Fran\u00e7ois ouvre la voie de la social-\u00e9cologie<\/i> di<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>E.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Laurent;<br \/>\n<i>\u00abLaudato si\u2019\u00bb:<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>accueillir nos<br \/>\nlimites<\/i> di J. Merckaert;<br \/>\n<i>Sobri\u00e9t\u00e9: ce que les pauvres ont a nous dire <\/i>di B. Vilalba; <i>Pour des quotas territoriaux d\u2019\u00e9nergie fossile<\/i> di P. Calame et P. Lusson; <i>Ma\u00eetriser les esprits animaux de la<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>finance<\/i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>di J-C.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Hourcade; <i>Quelle demande pour les politiques climatiques?<\/i> di A. Pottier; <i>Transition \u00e9nerg\u00e9tique: le syndrome de l\u2019\u00e9l\u00e9phant blanc<\/i> di J. Theys; <i>Lib\u00e9rons nos imaginaires!<\/i> di M. Drique.<\/p>\n<p><b>Esprit<\/b>, n. 420-d\u00e9cembre 2015 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00 <b><i>Habiter la Terre autrement<\/i><\/b><\/p>\n<p>Le r\u00e9cit de l\u2019anthropoc\u00e8ne. Les sciences humaines face au changement climatique. Discours savants et choix d\u00e9mocratiques. Interventi di: <i>J. Chalier e L. Schmid, P. Descola, D. Jamieson, P. Charbonnier, C. Larr\u00e8re<\/i>.<\/p>\n<p><b>Aam-terra nuova<\/b>, n. 315-aprile 2016 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>4,00<\/p>\n<p>Il dossier<b> <i>Detox<\/i><\/b>, una rivoluzione del tessile a cura di M. Rafanelli, parla del distretto tessile di Prato, il pi\u00f9 grande d\u2019Europa, che ha firmato la campagna <i>Detox<\/i> di Greenpeace per mettere al bando 11 gruppi di sostanze tossiche che venivano utilizzate dall\u2019industria del tessile.<\/p>\n<p><i>Starhawk<\/i>, <b>Il sentiero della terra<\/b>, Integrarsi con i ritmi della natura, Venexia 2015, pp. 309<br \/>\n\u20ac 22,00 In questo libro di grande attualit\u00e0, la celebre strega ed eco-femminista americana intreccia le pi\u00f9 recenti scoperte nel campo della scienza ambientale con incantesimi, meditazioni, consigli pratici ed esercizi individuali e di gruppo per creare un nuovo rapporto con la terra, mostrando in che modo il rispetto per la natura rappresenti il primo passo verso la spiritualit\u00e0. Starhawk sprona il lettore a intraprendere un percorso interiore che gli consenta di aprire gli occhi sul pianeta e di rispettarne il delicato equilibrio, avvalendosi al contempo degli immensi poteri della Terra al fine di rinnovare il proprio spirito e ritrovare le fonti di forza e di rinnovamento.<\/p>\n<p><i>F. Beldi<\/i>, <b>Difendere l\u2019orto con i rimedi naturali<\/b>, Fitosanitari, macerati, trappole e altre soluzioni bio per coltivare senza veleni, Terra Nuova 2015, pp. 150 \u20ac 13,00 Rivolto a hobbisti e professionisti, questo agile manuale vuole aiutare i coltivatori a riconoscere le principali patologie degli ortaggi e a combatterle con metodi naturali. Nel primo capitolo sono presentati i parassiti pi\u00f9 frequenti in ordine di importanza e nel secondo sono raggruppate le avversit\u00e0 comuni a pi\u00f9 piante. I capitoli finali sono dedicati ai mezzi di difesa: come agiscono, come devono essere impiegati, quali controindicazioni pre-sentano e dove \u00e8 possibile procurarseli.<\/p>\n<p><i>F. Beldi<\/i>, <b>Curare gli alberi da frutto senza chimica<\/b>, Fitosanitari, macerati, trappole e altre soluzioni bio per coltivare senza veleni, Terra Nuova 2016, pp. 185 \u20ac 14,00 Le piante da frutto sono spesso attaccate da parassiti che possono compromettere la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 del raccolto. Questo manuale aiuta a riconoscere i patogeni, le condizioni del loro sviluppo, i metodi e i prodotti per la difesa ammessi in agricoltura biologica. Una guida pratica pensata sia per i frutteti familiari che per quelli professionali.<\/p>\n<p><i>L. Martin, P. Martin e E. Pr\u00e9dine<\/i>, <b>Fare il compost<\/b>, Trasformare gli scarti della cucina e dell\u2019orto in ottimo concime. I segreti del lombricompostaggio e del compost sul balcone, Terra Nuova 2013, pp. 80 \u20ac 13,00 Senza mosche n\u00e9 cattivi odori \u00e8 possibile produrre in meno di un anno un vero e proprio compost ovunque: in citt\u00e0, in campagna, in giardino o sul balcone, ricavandone una materia ricca e fertile da utilizzare come ottimo fertilizzante per le proprie piante.<\/p>\n<p>Il libro illustra a piccoli passi le diverse fasi dell\u2019arte del compostare e soprattutto invita a servirsi di una pratica utile allo smaltimento dei propri rifiuti domestici organici.<\/p>\n<p><i>V. Bonaria<\/i>, <b>Storia della Diga di Molare<\/b>, Il Vajont dimenticato prefazione di L. Mercalli, Erga 2013, pp. 332 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>25,00<\/p>\n<p>Molare \u00e8 un comune nella parte centro meridionale della provincia di Alessandria, in una zona collinare che porta rapidamente al versante piemontese dell\u2019Appennino a ridosso di Genova. L\u2019Orba \u00e8 un torrente che nasce in provincia di Savona, a met\u00e0 strada tra questa citt\u00e0 e Genova, e che scorre sul versante piemontese dell\u2019Appennino. Oltre a Molare, tange la cittadina di Ovada per poi distendersi in pianura. Confluir\u00e0 nella Bormida a monte di Alessandria, la quale sfocia a valle di questa citt\u00e0 nel Tanaro che, a sua volta, confluisce nel Po pochi chilometri oltre.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>A partire dal 1898 sono stati presentati vari progetti per costruire una diga sull\u2019Orba, sia per produzione di energia elettrica necessaria allo sviluppo dell\u2019industria genovese sia come riserva idrica per Genova. Per l\u2019erezione della prima diga si scelse un meandro incassato, a forma di C quasi chiuso, in territorio di Molare, e la diga fu realizzata tra il 1919 e il 1925, con modifiche ancora nel 1926. Gli ultimi progetti furono modificati in vari particolari, anche in corso d\u2019opera. Il particolare pi\u00f9 rilevante \u00e8 la sopraelevazione della diga, in due momenti progettuali successivi, per un totale di una quindicina di metri. Ci\u00f2 comport\u00f2 la costruzione di una diga secondaria in cemento armato collocata a monte di mezzo chilometro dalla diga principale, nella zona chiamata Sella di Bric Zerbino, in quanto le acque dell\u2019invaso avrebbero tracimato la sella. Ma questa diga fu progettata e costruita come non tracimabile, e quindi priva sia di scolmatori sia di un paramento a valle con un adeguato scivolo, sia di uno studio geologico appropriato sulla roccia di fondazione. Nella prima mattina di marted\u00ec 13 agosto 1935 nel bacino appenninico e collinare dell\u2019Orba, e zone limitrofe, si scaten\u00f2 un nubifragio di difficile valutazione per la scarsit\u00e0 dei pluviometri. Comunque nella valle dell\u2019Orba piovve una media di 400 mm. nella giornata e, verso le 10,30 o le 11 secondo le testimonianze, l\u2019invaso della diga inizi\u00f2 a tracimare, anche per lo scarso o mancato funzionamento dei vari tipi di scolmatori della diga principale. La diga secondaria fu scavalcata da una massa d\u2019acqua di 2,4 metri e cedette assieme alla roccia di fondazione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Nel punto l\u2019Orba apr\u00ec, oltre al profondo varco, un nuovo percorso che evit\u00f2 la diga principale, la quale rimase intatta, generando un\u2019onda di piena che devast\u00f2 la valle inferiore dell\u2019Orba, causando oltre un centinaio di morti, tra cui una sessantina nella sola Ovada.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro di Bonaria \u00e8 un complesso studio basato su libri e scritti che hanno affrontato l\u2019argomento; su fondamentali interviste a testimoni sopravvissuti prima al disastro e poi al tempo, ma soprattutto sui materiali del processo che termin\u00f2 nel 1938, assolvendo assurdamente tutti: il responsabile fu Giove Pluvio. Inoltre l\u2019autore narra del pi\u00f9 recente tentativo di riattivare la diga di Molare, che fortunatamente \u00e8 stato definitivamente abbandonato, sostituito da un progetto in corso di valutazione, a costi assai minori, per trasformare la diga principale e il suo ex invaso in un ambiente protetto a fini ecologici, ambientali e turistici. Il libro termina con interessanti percorsi escursionistici e schede per raggiungere la diga di Molare e invogliare a visitare i luoghi.<i> (g.d.z.)<\/i><\/p>\n<p><i>L. Menegon<\/i>, <b>Canto per il Vajont<\/b>, La tragedia di 31 trevigiani a Longarone, interventi di M. Corona e T. Sirena, Dbs 2013, pp. 125 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>8,80<\/p>\n<p>Dei 31 morti trevigiani non si \u00e8 mai saputo nulla. Si sa dei morti di Casso, di Erto, di Longarone, di Castellavazzo. di Pirago ma di Caerano San Marco, un laborioso paese in provincia di Treviso non si sapeva nulla.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Questo libro ci racconta invece la storia, le testimonianze delle persone che lavoravano alla Filatura del Vajont azienda tessile sorta allo sbocco della valle. Spazzati via anche loro uomini, donne, bambini. Il libro narra le esperienze personali dei parenti e dei superstiti e queste memorie terribili aiutano a riflettere sulle responsabilit\u00e0 e sulle colpe di una macchina omicida che nessuno volle fermare in tempo.<\/p>\n<p><i>D. Bonanni<\/i>, <b>Il buon selvaggio<\/b>, Vivere secondo natura migliora la vita, Marsilio 2015, pp. 287<br \/>\n\u20ac 17,00 Dal suo rifugio montano l\u2019autore tenta una via pi\u00f9 autentica e meno immediata alla sostenibilit\u00e0. Il suo percorso parte dall\u2019esperienza di contadino in felice decrescita per elaborare il manifesto del buon selvaggio. Nel suo podere, un frutteto che ricorda il Giardino dell\u2019Eden fa da cornice a campi di cereali e legumi. Sulla tavola porta un\u2019alimentazione scarna, integrale e frugale a prevenzione delle malattie del benessere. Tra le sue priorit\u00e0 il senso di appartenenza ai luoghi e alla comunit\u00e0 e tempo per annoiarsi. Il buon selvaggio non rifiuta la tecnologia ma accetta la sfida di un suo uso equilibrato; non lancia dogmi come macigni ma si pone domande e sperimenta uno stile di vita sempre aperto al confronto. Si districa tra gli inganni del vivere quotidiano elaborando una personalissima via alla felicit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Anarchici<\/b><\/p>\n<p><b>A-rivista anarchica<\/b>, n. 403-dicembre 2015\/gennaio 2016 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>4,00<\/p>\n<p>Dossier su Carlo Doglio, un urbanista anarchico a cura di S. Proli e G. Landi con scritti di F. Bun\u010duga, D. Doglio, M. Ilari, F. La Cecla, G. Landi, L. Montalbano, G. Nebbia, S. Proli e M. Salsi, due articoli di Carlo Doglio e una bibliografia curata da S. Proli.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Carlo Doglio (Cesena 1914 -Bologna 1995), \u00e8 una figura stimolante nella storia del pensiero anarchico del secondo dopoguerra. Urbanista, docente universitario, per un intenso periodo anche militante anarchico ed editore, ha contribuito a far conoscere in Italia le riflessioni e le opere dell\u2019urbanista e sociologo statunitense Lewis Munford, ispirate a nuove e pi\u00f9 avanzate forme di socialit\u00e0. Ha avuto come riferimento generale l\u2019anarchico russo Petr Kropotkin.<\/p>\n<p>Ha numerose frequentazioni con Danilo Dolci e Adriano Olivetti. Per ricordarlo, si sono tenute nei mesi scorsi due iniziative, a Bologna (in occasione del centenario della nascita) e a Parma (per il ventennale della morte).<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Spagna contemporanea<\/b>, n. 47-2015<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>27,50<\/p>\n<p>Marco Novarino nell\u2019articolo <i>Spagna indomita<\/i>. parla dei rapporti tra anarchismo italiano e spagnolo nell\u2019immediato secondo dopoguerra.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Nel 1945, con la definitiva sconfitta del nazifascismo, il movimento anarchico italiano rinacque su base nazionale e riprese i contatti fraterni con quello spagnolo che continuava a combattere contro la dittatura franchista sia in esilio sia all\u2019interno della Spagna, lotta che ebbe il suo apogeo tra il 1945 e il 1950. La presenza di reduci della Guerra civile spagnola tra i maggiori esponenti dell\u2019anarchismo italiano, ma soprattutto gli echi di quanto era successo dal luglio 1936 al maggio 1937, catalizzarono il dibattito in Italia e le relazioni tra i due movimenti. Fin dall\u2019inizio apparvero chiare alcune divergenze strategiche, in particolare sul ruolo delle strutture organizzate all\u2019interno dell\u2019anarchismo e sulla presenza nel movimento operaio di un sindacato d\u2019ispirazione libertaria. I dissensi per\u00f2 non inficiarono n\u00e9 il sentimento n\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 solidale nei confronti del Movimiento Libertario Espa\u00f1ol e della lotta antifranchista in generale che si manifestarono attraverso la partecipazione ad associazioni di solidariet\u00e0 arrivando persino a rispolverare la cosiddetta \u00abpropaganda con il fatto\u00bb, come avvenne nel 1949 con l\u2019attacco dimostrativo contro il Consolato spagnolo di Genova.<\/p>\n<p><i>E. Malatesta<\/i>, <b>Lo sciopero armato, il lungo esilio londinese 1900-1913<\/b>, saggio introduttivo di Carl Levy, La fiaccola 2015, pp. 288<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>25,00<\/p>\n<p>Malatesta vive la maggior parte della sua vita adulta all\u2019estero, in paesi di forte emigrazione italiana a impronta anarchica. Gli scritti raccolti in questo volume riguardano il terzo dei suoi esili londinesi, dal 1914 al 1919.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Questo esilio corrisponde al periodo di pi\u00f9 lunga durata e di produzione malatestiana: dalla rivoluzione sociale agli elementi essenziali della sua tattica: il movimento operaio come base fondamentale dell\u2019anarchismo e l\u2019insurrezione come passo fondamentale verso l\u2019emancipazione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>A differenza del decennio precedente, in cui lo sciopero generale era considerato come arma rivoluzionaria, adesso la sua tattica si focalizza sullo sciopero armato. In questa fase di estraniamento dal movimento anarchico in patria, Malatesta elabora le linee-guida per il suo successivo ritorno in Italia. A<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>cavallo<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>di questi anni, dopo le morti del re Umberto I e del presidente Mc Kinley, nelle interviste rilasciate alla stampa, Malatesta era riconosciuto<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>come \u201cil capo\u201d dell\u2019anarchismo mondiale.<\/p>\n<p><b>Franti, perch\u00e9 era l\u00ec: antistoria da una band non classificata<\/b>. A cura di<i> Cani bastardi<\/i>, Nautilus 2015, pp. 320 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Nel Settantasei tre studenti a Torino crearono una <i>band<\/i>. La chiamarono <i>Franti<\/i>. Suonavano mettendo dentro tutto quello che incontravano e vivevano. Suonavano e incidevano dischi non solo per libert\u00e0 e indipendenza ma per vivere la vita senza forzature n\u00e9 scadenze.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Franti<\/i>, oltre che una <i>band<\/i>, rappresenta la cultura dello spirito rivoluzionario della Torino anni Ottanta. <i>Franti<\/i> sperimenta varie forme espressive, senza alcuna preferenza verso qualunque stile o moda. Oltre a parlare della band, il libro parla di anarchia, di sogni, di montagne ribelli, di posti occupati, di uno spirito che ha attraversato cortei, club, scantinati.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>M. De Agostini e F. Schirone<\/i>, <b>Per la rivoluzione sociale<\/b>, Gli anarchici nella Resistenza a Milano (1943-1945), Zero in condotta 2015, pp. 366 \u20ac 20,00 Questo studio ricostruisce, per la prima volta in modo organico e completo, le vicende del movimento anarchico milanese dagli anni della dittatura fino ai mesi immediatamente successivi alla Liberazione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00abLa Resistenza \u2013 scrive Giorgio Sacchetti nella prefazione \u2013 quale fenomeno storico ormai inesorabilmente lontano nel tempo, fagocitata e depotenziata di tutta la sua carica sovversiva<\/p>\n<p>dalla retorica istituzionale, oppure attaccata in blocco dalla societ\u00e0 dei consumi culturali veloci e dei <i>talk show<\/i>, dai nuovi fascismi (pi\u00f9 che dal vecchio \u201crevisionismo\u201d del buon De Felice), ha man mano esaurito la sua funzione pedagogica e di<i> appeal<\/i> tra le giovani generazioni e non solo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Tuttavia anche lavori come questo \u2013 peraltro estremamente ricchi dal punto di vista delle fonti utilizzate e ben organizzati sul piano del racconto \u2013 ci richiamano almeno un paio di riflessioni sulla metodologia di indagine da adottare, sulle necessarie letture storiche da effettuare sul lungo periodo. Tutte questioni che, allo stato, appaiono ancora irrisolte nel <i>milieu <\/i>storiografico. Occorrerebbe, in sostanza, passare davvero dalla attuale visione strettamente singolare e univoca della Resistenza (ma quale memoria condivisa!) ad una visione invece davvero plurale delle molteplici Resistenze. Occorrerebbe inoltre superare senza remore la cronologia ristretta del 1943-1945, discorso che ci pare debba valere anche per le vicende dell\u2019anarchismo\u00bb.<\/p>\n<p><i>N. Schicchi<\/i>, <b>Paolo Schicchi<\/b>, Storia di un anarchico siciliano, Arianna 2015, pp. 255<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac 22,50 Paolo Schicchi, anarchico individualista, da Collesano, nel petto delle Madonie siciliane, ha attraversato la storia d\u2019Italia, tra monarchia, dittatura e repubblica, testimone dei principali avvenimenti dell\u2019Ottocento-Novecento. Pubblicista, fondatore di periodici d\u2019area, intellettuale eccentrico e dalla vasta cultura, bombarolo per magistrati e benpensanti, girovag\u00f2 da clandestino, tra espulsioni e inseguimenti delle polizie di mezza Europa, trascorrendo in galera buona parte della sua vita.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Animalisti<\/b><\/p>\n<p><b>Liberazioni<\/b>, n. 23-inverno 2015<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>5,00<\/p>\n<p>Nell\u2019articolo<b> <\/b><i>De profundis per la cultura vegan, <\/i>l\u2019autore, A. Sottofattori, spiega bene, in occasione di un convegno tenuto a Finale Ligure <i>Vegan friendly, why not?<\/i>, che essere vegano non \u00e8 una scelta alimentate, ma \u00e8 la semplice conseguenza di una visione del mondo antispecista che implica la battaglia per la liberazione animale, il che \u00e8 molto diverso di quello che Finale propone e di conseguenza l\u2019attenzione pubblica si sposta su una pratica alimentare per cui un ristoratore basta che scriva \u201cabbiamo piatti vegani \u201dper mettere tutti d\u2019accordo e conclude purtroppo che \u00abil popolo dei vegani \u00e8 ormai una sorta di effetto perverso di un\u2019intenzione nobile posta in essere negli ultimi quindici anni dagli attivisti del movimento per la liberazione animale. Abbandonare a se stessi i discorsi sul veganismo, lasciare che questo si propaghi per le sue vie e cercare nuove strade per avanzare sulla strada della liberazione animale. \u00c8 questo il compito impellente del movimento antispecista.\u00bb<\/p>\n<p><b>Animot<\/b>, n. 2-dicembre 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<\/p>\n<p>Questo numero monografico su <i>Cinema: animale razionale<\/i> a cura di Silvio Alovisio e Enrico Terrone si propone di indagare la capacit\u00e0 del cinema di far emergere la dimensione animale dell\u2019umano inteso aristotelicamente come \u201canimale razionale\u201d. Nella prima sezione si considera quel che vi \u00e8 di animale, oltre che di razionale, nel funzionamento del cinema stesso. Nella seconda e nella terza sezione si considerano rispettivamente peculiari film e generi cinematografici, capaci di far risaltare la dimensione animale costitutiva dell\u2019essere umano.<\/p>\n<p><i>M. Filippi e F. Trasatti<\/i>, <b>Crimini in tempo di pace<\/b>, La questione animale e l\u2019ideologia del dominio, El\u00e8uthera 2013, pp. 295 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Il saggio pu\u00f2 essere letto come un viaggio, un <i>excursus<\/i> filosofico e storico, un itinerario politico che conduce il lettore dai bassifondi dei mattatoi industriali fino agli spazi siderali in compagnia di Laika, la cagnetta lanciata in orbita a bordo del satellite sovietico Sputnik 2.<br \/>\nIl libro ci porta in un viaggio dove si combinano le strutture del potere sugli animali e sulla specie umana, fino a vedere le fondamenta della struttura piramidale del dominio che gerarchizza il vivente dividendolo per categorie, senza dimenticare gli spazi smaterializzati dell\u2019arte. Il sottotitolo del libro recita <i>La questione animale e l\u2019ideologia del dominio<\/i> ed \u00e8 infatti questa la traccia che ci fornisce la chiave di lettura.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Se l\u2019identit\u00e0 della specie umana e la sua presunta diversit\u00e0 suprematista, il suo proprio, si fonda sull\u2019opposizione umano\/animale considerandole categorie politiche piuttosto che biologiche, allora queste differenze di specie legittimano quell\u2019ideologia del dominio su cui si focalizzano le analisi degli autori.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Le figure funzionali al disvelamento delle architetture del dominio e dell\u2019oppressione dell\u2019altro animale e dell\u2019altro animalizzato che attivano quel meccanismo storico, quella macchina antropocentrica in cui anche l\u2019uomo pu\u00f2 essere incluso\/escluso, sono i mattatoi, i campi di concentramento e di detenzione, la nuova epocale guerra che crea milioni di involontari migranti, gli allevamenti intensivi, le gabbie, i laboratori dove si sperimenta sulle vite animali. Ma, contemporaneamente, l\u2019incontro con il volto e lo sguardo del cane Bobby e altri diventano i segni di un divenire animale bandito.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il saggio si apre e si chiude facendo ricorso alla soglia come espediente retorico in grado di fornire un segno, un\u2019indicazione per attraversare questo mondo intriso di passioni tristi e poter immaginare la sua liberazione seguendo l\u2019ineluttabile, fragile e vulnerabile flusso della vita animale. In pratica, una delle tesi di questo saggio \u00e8 che gli animali hanno diritto di ribellarsi e che un giorno pu\u00f2 accadere.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ed \u00e8 l\u2019immagine del gatto che, all\u2019inizio del libro, balza da un dipinto di Lorenzo Lotto ad annunciarcelo e che poi torna nelle ultime pagine uscendo da un altro quadro del Lotto, rivelandoci questa volta che un altro mondo \u00e8 possibile. Non \u00e8 facile da leggere, ma questo lavoro dimostra la crescita culturale della cultura antispecista. E la sua diffusione; mentre lo stavamo leggendo \u00e8 uscita la seconda edizione.<i> (i.b.)<\/i><\/p>\n<p><i>P. Bottali<\/i>, <b>Animalismo e antropocentrismo<\/b>, Manifesto per una nuova etica verso gli animali, Marte editrice 2012, pp. 143 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>13,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>L\u2019autore in questo saggio affronta con forza la necessit\u00e0 di rivedere l\u2019etica che ha posto l\u2019uomo al centro dell\u2019insieme degli esseri viventi. Dichiarandosi unico \u201cSapiens\u201d si assolve per tutte le crudelt\u00e0, le violenze, le privazioni che impone non solo a milioni di esseri umani in tutti i continenti ma anche a milioni di esseri viventi non umani, nonostante la scienza abbia ormai riconosciuto la loro capacit\u00e0 di provare piacere, dolore, paura e siano in grado di comunicare tra loro e anche tra specie diverse.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 una caratteristica che, al di l\u00e0 di tutte le differenze tra gli umani e gli altri esseri viventi, noi umani non abbiamo: l\u2019innocenza genetica che impedisce agli animali di distruggere scientemente, innocenza che ormai l\u2019uomo non ha pi\u00f9 da millenni.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Considerare gli animali non come creature inferiori ma come altri abitanti del pianeta Terra \u00e8 una buona occasione per passare da esseri bruti ad esseri \u201cumani\u201d; ma certamente i passi politici che sono stati fatti come nel 1978 la Dichiarazione Universale dei diritti degli animali, hanno \u2013 per ora \u2013 cambiato molto poco nei nostri comportamenti quotidiani. Si pensi alla pratica della caccia, agli animali scuoiati per le pellicce, ecc&#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 un libro molto interessante, un nuovo manifesto per una nuova e diversa etica verso gli altri animali. <i>(m.b.)<\/i><\/p>\n<p><i>J-A McArthur<\/i>, <b>Noi animali<\/b>, We animals, Safar\u00e0 2015, pp. 239 \u20ac 29,90 Jo-Anne McArthur, fotoreporter, scrittrice e attivista originaria di Toronto, Canada, ha fotografato la drammatica situazione in cui versano gli animali nei sette continenti per pi\u00f9 di dieci anni.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il suo progetto <i>We Animals<\/i>, del quale il libro rappresenta una selezione, documenta la presenza degli animali in contesti umani allo scopo di abbattere le barriere che questi ultimi hanno eretto e che permettono di trattare gli animali non-umani come oggetti, e non come esseri la cui vita ha un significato morale.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro contiene pi\u00f9 di 100 fotografie selezionate tra le migliaia di immagini che costituiscono <i>We Animals<\/i>, un archivio di ritratti di animali in allevamenti, laboratori, circhi, acquari, mercati, insieme a quelli di animali ospiti in santuari e immortalati nei loro habitat naturali.<\/p>\n<p>Le storie e le fotografie di <i>We Animals<\/i> hanno contribuito a pi\u00f9 di cento campagne contro la crudelt\u00e0 verso gli animali.<\/p>\n<p><i>A. Fragano<\/i>, <b>Proposte per un manifesto antispecista<\/b>, Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova societ\u00e0 libera, Nfc 2015, pp. 55 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>5,90<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il progetto del Manifesto antispecista nasce con il preciso intento di divenire un punto d\u2019incontro per discutere di antispecismo nella accezione pi\u00f9 ampia del termine.<\/p>\n<p>Lo scopo ultimo del progetto \u00e8 quello di proporre al pubblico una serie di principi e di punti salienti che permettano a chi \u00e8 sensibile a tali tematiche di potersi orientare e di poter fornire il proprio consapevole contributo alla lotta per la liberazione animale.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Lungi dal voler imporre dogmi o stilare principi assoluti, la volont\u00e0 di chi ha creato tale progetto \u00e8 solo ed esclusivamente orientata al confronto ed alla crescita di una nuova coscienza, finalmente coadiuvata da fondamenta teoriche solide e condivise.<\/p>\n<p><b>Arte arti visive e fumetti graphic novel<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p><b>ApARTe<\/b>, n. 6-dicembre 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Come sempre anche questo numero \u00e8 ricco di proposte e testi. Si va dall\u2019articolo di Franco Buncuga <i>Arte per quattro gatti<\/i> che parla della Biennale di Venezia chiusa il 22 novembre 2015 e delle mostre: <i>Addio Lugano bella: anarchia tra storia e arte<\/i> tenutasi a Mendrisio in Svizzera; <i>Disegno e dinamite: le riviste illustrate tra satira e denuncia<\/i> a Lecco e dell\u2019altra mostra tenuta al Palazzo dei diamanti di Ferrara dal titolo <i>Rosa di fuoco<\/i>. dove \u201cla rosa di fuoco\u201d era Barcellona con i protagonisti della pittura e della scultura catalana, come Ramon Casas, Santiago Rusi\u00f1ol, Joaquim Mir, Hermen Anglada Camarasa, Isidre Nonell, Julio Gonz\u00e1lez e il giovane Picasso. Il numero continua con il racconto di una bella esperienza che ha coinvolto i cittadini del paese di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, per il recupero di un teatro pi\u00f9 volte sinistrato, il Teatro Sociale e con un contributo per la celebrazione del sindacalista ucciso Iww Joe Hill.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>A questo numero \u00e8 allegato un Cd del festival internazionale dei poeti del 1980.<\/p>\n<p><b>Stagioni inquiete<\/b>, Immagini e poesia, Opere fotografiche di Roberto Pestarino, poesie di Salvatore Corvaio e Raffaella Calorio, reportage fotografico del meeting Valter Ravera e<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Maria Vittoria Pigollo, Zero in condotta 2015, pp. 75 \u20ac 20,00 Nel mese di giugno 2014 l\u2019Associazione \u201cGli Scamiciati\u201d organizz\u00f2 nella citt\u00e0 di Alessandria, presso i locali del Laboratorio Anarchico PerlaNera, un meeting multimediale di creativit\u00e0 a tema dal titolo <i>I Senza Stato<\/i>. In quell\u2019occasione ci furono esibizioni teatrali, poesia, cortometraggi, performances e ambientazioni che ebbero come contorno estetico quadri, sculture, opere grafiche e fotografie.<\/p>\n<p>Questo libro \u00e8 composto dalle foto che sono state esposte in quell\u2019occasione e dai componimenti poetici di Salvatore Corvaio e di Raffaella Calorio.<\/p>\n<p><i>J. Merizzi<\/i>, <b>Terre alte di Valtellina<\/b>, Bellavite 2015, pp. 111 \u20ac 39,00 Questo volume \u00e8 il catalogo della mostra inaugurata in occasione della <i>Mountain Week<\/i>, la settimana tematica dedicata alle aree di montagna allestita tra i Palazzi storici del centro di Tirano, Palazzo Marinoni (Municipio) e Palazzo Merizzi e rimasta aperta fino all\u2019ottobre del 2015.<br \/>\nLe foto sono state scattate da Jacopo Merizzi, guida alpina, da una prospettiva inusuale \u2013 dall\u2019alto di un super leggero \u2013 ed esprimono tutta la bellezza e la dimensione naturale di un territorio davvero fantastico, molte volte anche sconosciuto agli stessi valtellinesi.<\/p>\n<p><i>B. Boz e G. De Don\u00e0<\/i>, <b>inCanto<\/b>, Vita selvaggia nelle Dolomiti Bellunesi, Dbs 2015, pp. 189<br \/>\n\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>30,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Si tratta di oltre duecento fotografie spettacolari per raccontare la vita pi\u00f9 selvaggia e nascosta delle Dolomiti Bellunesi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Dal Piave ai grandi altopiani dolomitici, un viaggio per immagini alla scoperta di un mondo bellissimo ed incontaminato fermato negli scatti di due giovani fotografi bellunesi, Bruno Boz e Giacomo de Don\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro \u00e8 impreziosito dai contributi testuali del biologo e fotografo Bruno D\u2019Amicis, del Direttore del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi Antonio Andrich, dell\u2019esperto di fauna selvatica Michele Cassol e del dottore forestale Mauro Varaschin.<\/p>\n<p>Scrive nell\u2019introduzione all\u2019opera Bruno D\u2019Amicis: \u00abDopo averle percorse in lungo e in largo, gli autori ci hanno regalato infatti una vera e propria dichiarazione d\u2019amore a queste montagne dimenticate, molto meno accessibili e blasonate delle loro \u201ccugine\u201d d\u2019Ampezzo o del Brenta, ma di certo ben pi\u00f9 selvagge e con l\u2019aura (come la intendeva Walter Benjamin) ancora perfettamente intatta\u00bb.<\/p>\n<p><i>S. Unterthiner<\/i>, <b>Il sentiero perduto<\/b>, Ylaios 2015, pp. 160 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>42,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Le edizioni Ylaios nascono nel 2009 dalla volont\u00e0 del fotografo Stefano Unterthiner con l&#8217;intento di creare libri di qualit\u00e0, capaci di emozionare e raccontare, di andare oltre la semplice contemplazione delle fotografie. Ylaios, in greco, significa \u201cselvaggio\u201d. Un richiamo alla natura incontaminata, ecco che cosa sono<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>i volumi finora pubblicati.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Questo volume \u00e8 il lavoro di due anni e descrive le montagne del Parco del Gran Paradiso e soprattutto quelle aspre e quasi ostili della Valsavarenche. Raccontano degli incontri con gli animali che le popolano e il tempo che scorre tra queste valli, da un autunno a quello successivo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Oltre a questo Stefano Unterthiner ha pubblicato anche i seguenti libri fotografici: <i>Gli angeli dell\u2019inverno<\/i> nel 2010, <i>Le notti dell\u2019orso<\/i> nel 2009, <i>L\u2019Odissea del re, l\u2019avventuroso viaggio del pinguino reale<\/i> nel 2008, <i>Fred, storia di una volpe di montagna<\/i> nel 2004, <i>Camosci<\/i> nel 2002 e <i>Boschi, camosci, fiori rossi e ghiacciai<\/i> nel 2000.<\/p>\n<p><i>V.incenzo Filosa<\/i>, <b>Viaggio a Tokyo<\/b>, Canicola 2015, pp. 260 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 il viaggio di un occidentale un po\u2019 sprovveduto nella capitale del Giappone e un omaggio agli eroi del manga. <i>Viaggio a Tokyo<\/i> \u00e8 un\u2019avventura allucinata sulle orme dei grandi autori del fumetto <i>gekiga<\/i> Tsuge Tadao e suo fratello Yoshiharu. Un diario sgangherato alla ricerca di un senso per una vita di rese e sconfitte. Un racconto onirico e grottesco delle abitudini dei suoi abitanti tra quartieri a luci rosse, foreste dei suicidi, <i>karaoke<\/i>, <i>manga kissaten<\/i>, <i>love hotel<\/i>, templi buddhisti e negozi di jeans.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Un viaggio e un\u2019educazione sentimentale in una grande metropoli e nell\u2019immaginario del fumetto giapponese, tra grandi icone pop e autori meno celebrati. La storia di un paradiso trovato, rinnegato e perduto per sempre.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Giacomo Nanni<\/i>, <b>Prima di Adamo<\/b>, Canicola 2015, pp. 52 \u20ac 15,00 Un bambino tormentato da un sogno preistorico. Un suo antenato del Popolo degli Alberi, Grande Orecchio e Rapida, suoi compagni di avventura. Un vagabondaggio nel tempo lirico e crudele, dove fiaba e mistero si spingono fino alle origini della storia dell\u2019uomo. Nel centenario della scomparsa di Jack London un omaggio visionario a uno dei suoi racconti meno conosciuti.<\/p>\n<p><i>Koren Shadmi<\/i>, <b>Love addict<\/b>, Confessione di un seduttore seriale, Bao Publishing 2015, pp. 220<br \/>\n\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>21,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Protagonista della storia \u00e8 K, un giovane che vive a New York che \u00e8 stato da poco lasciato dalla sua fidanzata.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il suo coinquilino gli consiglia di iscriversi al sito di incontri online <i>Lovebug<\/i>, dove K si ritrover\u00e0 di fronte a un mondo fino a quel momento per lui inimmaginabile, un mondo fatto di promiscuit\u00e0, incontri bollenti, e molto altro ancora.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Quella che potr\u00e0 sembrare un\u2019esagerazione \u00e8, invece, la triste realt\u00e0 di oggi. <i>Love Addict<\/i>, racconta proprio questo: ci si sceglie in base alla foto e alla breve descrizione che si d\u00e0 di s\u00e9, ci si contatta tramite messaggio privato e, se c\u2019\u00e8 interesse reciproco, ci si vede per un appuntamento, e ci si ritrova poi con la misantropa alcolizzata, quella che mette foto fasulle per ottenere pi\u00f9 appuntamenti e quella che vuole sposarsi al pi\u00f9 presto. \u00c8 davvero questo <i>fast-love<\/i>, alla maniera degli hamburger di McDonald, appagante a rendere interessante un rapporto tra persone?<\/p>\n<p><i>Daniel Clowes<\/i>, <b>Patience<\/b>, Bao Publishing 2016, pp. 180 \u20ac 25,00 Una storia d\u2019amore, di viaggi nel tempo, paradossi (non solo temporali) e profondo senso di perdita. Daniel Clowes, l\u2019indimenticabile autore di <i>Ghost World<\/i> e <i>Come un guanto di velluto forgiato nel ferro<\/i> torna con un romanzo grafico \u2013 il pi\u00f9 lungo della sua carriera \u2013 al quale ha lavorato meticolosamente per cinque anni.<br \/>\n<i>Asaf Hanuka<\/i>, <b>K.O. a Tel Aviv<\/b>, Diario di un realista, Bao Publishing 2015, pp. 96 \u20ac 14,00 Asaf Hanuka vive a Tel Aviv, ma la sua esistenza potrebbe appartenere a qualunque metropoli del mondo. Con una tavola a settimana, da oltre cinque anni riflette sul suo <i>blog<\/i> a fumetti su ci\u00f2 che gli succede, dell\u2019ipocrisia della politica e della guerra, della difficolt\u00e0 di tenere insieme una famiglia, della lotta impari per accettare le proprie meschinit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Asaf Hanuka<\/i>, <b>K.O. a Tel Aviv 2<\/b>, Bao Publishing 2015, pp. 96 \u20ac 14,00 Nelle sue tavole, tanto pi\u00f9 eloquenti quanto meno parole impiegano nella narrazione, il quotidiano di una moderna famiglia si intreccia all\u2019inquietudine di vivere in una metropoli sempre sull\u2019orlo della guerra. Il suo segno, sontuoso nella propria rigorosa essenzialit\u00e0, esaltato da un uso del colore senza pari, fa di questi volumi oggetti inaspettatamente preziosi e profondi.<\/p>\n<p><b>Campi di concentramento<\/b><\/p>\n<p><i>A cura di R. Badii e D. D\u2019Andrea<\/i>, <b>Shoah, modernit\u00e0 e male politico<\/b>, Mimesis 2014, pp. 351<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>28,00<\/p>\n<p>Quest\u2019opera nasce dal contributo di venti studiosi di fama nazionale e internazionale che spaziano in vari campi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il testo riesce, non senza un certa difficolt\u00e0 visto la profondit\u00e0 delle riflessioni, a far avvicinare, e quindi a dare strumenti per comprendere, anche a chi \u00e8 scarso conoscitore dello sterminio di massa perpetrato dai nazisti. Strumenti non solo storiografici che permettono di accostarsi a quell\u2019operato umano che permise una violenza contro il prossimo ritenuto \u201caltro\u201d e che forse non ha eguali nella storia. Il campo d\u2019azione si estende ben oltre il 1945 per arrivare agli anni pi\u00f9 recenti a dimostrazione non solo di una costante infamia della politica che ha permesso la non punizione di numerosi responsabili, ma anche delle difficolt\u00e0 che le camere a gas impongono per una valutazione dell\u2019io umano e quindi la difficolt\u00e0 a inserirle in un contesto storico nonostante questo sia stato segnato da un\u2019immane e nuova violenza quali la guerra industriale di massa. Una difficolt\u00e0 che quindi incide anche nel campo dell\u2019educazione alle nuove generazioni.<\/p>\n<p>Per questo il testo, oltre ad essere un buon manuale, si rivela un saggio utile ad approfondire molti degli aspetti pi\u00f9 complessi e ancora aperti sullo sterminio burocratico e industriale di una categoria di essere umani disumanizzati alla luce anche di un bilancio temporale che ha ormai abbondantemente superato cinquant\u2019anni di storia europea e soprattutto mondiale dove gli studi umanistici hanno avuto ampio campo di ricerca e dibattito.<i> (m.c.)<\/i><\/p>\n<p><i>H. Arendt e J. Fest<\/i>, <b>Eichmann o la banalit\u00e0 del male<\/b>, Intervista, lettere, documenti, Giuntina 2013, pp. 214 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>14,00<\/p>\n<p>La <i>Banalit\u00e0 del male<\/i> di Hannah Arendt \u00e8 oggi una pietra miliare degli studi e delle riflessioni sullo sterminio degli ebrei d\u2019Europa operato dai nazisti con la collaborazione attiva di numerosi cittadini non tedeschi. Quando la mente acuta di questa ebrea tedesca emigrata negli Stati Uniti prima che la furia hitleriana si abbattesse sul mondo pubblic\u00f2 il volume, si scaten\u00f2 un terremoto non solo nelle coscienze di chi ancora aveva il coraggio e il dovere morale di guardare al passato recente, ma anche e soprattutto di chi si riteneva l\u2019erede di una tragedia che andava testimoniata nell\u2019unico modo che pareva opportuno a prescindere dalle ricerche degli storici che tuttavia, in quel tempo, erano pi\u00f9 concentrate sul secondo conflitto mondiale <i>tout court <\/i>che sul suo aspetto pi\u00f9 oscuro che lo ha reso l\u2019evento non solo pi\u00f9 nefasto della storia umana, ma forse il pi\u00f9 disumanizzante per come la violenza era potuta diventare normalit\u00e0.<br \/>\nParlare di un Male che trovava nella banalit\u00e0 burocratica e nell\u2019irresponsabilit\u00e0 di un semplice maggiore delle SS la linfa necessaria al suo proliferare rischi\u00f2 non solo di minare la demonizzazione del nazionalsocialismo, e quindi il suo essere \u201caltro\u201d dall\u2019umanit\u00e0, ma dimostrava come anche una persona semplice, e caratterialmente insignificante, potesse, in consorzio con suoi simili, operare massacri su scala mai vista.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Insomma, la possibilit\u00e0 che le camere a gas di Auschwitz potessero risorgere in altro luogo e con forme diverse non risultava una possibilit\u00e0 remota, soprattutto nell\u2019era atomica e della decolonizzazione che nascondeva una guerra per procura da parte delle due superpotenze mondiali.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Inaspettatamente Hannah Arendt vide su di s\u00e9 scatenarsi una veemente reazione da parte di ebrei e non ebrei per quanto aveva maturato al processo di Gerusalemme contro Eichmann. Processo su cui si abbatt\u00e9 la critica della filosofa.<br \/>\nIl testo in questione aggiunge un ulteriore e importante tassello in quello che \u00e8 diventato un <i>bestseller<\/i> della storiografia contemporanea sulle difficolt\u00e0 umane a comprendere lo sterminio ebraico e che vede nell\u2019esperienza della Arendt una protagonista consapevole ma tutt\u2019altro che volontaria.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>L\u2019allora giornalista inizi\u00f2 un rapporto epistolare e anche personale con uno storico del calibro di Joachim Fest. In questa lunga e incostante intervista vengono approfonditi quegli aspetti filosofici e storiografici presenti all\u2019interno della <i>Banalit\u00e0 del male<\/i> e si sviluppano ulteriori riflessioni a partire da quelle polemiche che costelleranno la vita della brillante pensatrice tedesca naturalizzata statunitense. Riflessioni che spingono il lettore pi\u00f9 sensibile a non guardare allo sterminio degli ebrei come a uno dei tanti massacri che costellano la storia umana, ma a un evento unico nella sua tragicit\u00e0 per la genesi e la forma che lo ha visto concretizzarsi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><i> (m.c.)<\/i><\/p>\n<p><i>J. Le Bitoux<\/i>, <b>Triangolo rosa<\/b>, La memoria rimossa delle persecuzioni omosessuali, Manni 2013, pp. 266 \u20ac 18,00 Con l\u2019avvento del nazismo si scatena l\u2019odio contro gli omosessuali. I Tedeschi hanno bisogno di figli, futuri combattenti per la grandezza della Germania e della razza e i gay diventano nemici da identificare ed eliminare. Inasprite le leggi, 100.000 omosessuali sono vittime di delazione, marchiati e perseguitati dalla polizia e dalle SS. Pi\u00f9 di 10.000 finiscono nei campi di concentramento e le persecuzioni si estendono via via nei territori annessi dalla Germania.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Finita la guerra, vittime, testimoni e storici tacciono. La deportazione omosessuale \u00e8 rimossa dalla memoria collettiva, spesso le commemorazioni dei <i>triangoli rosa<\/i> sono osteggiate dalle altre categorie di deportati. In questo libro Jean Le Bitoux, utilizzando le fonti pi\u00f9 varie, da testimonianze dirette a conversazioni e interventi di Sartre e Foucault, ci restituisce questa storia dimenticata e indaga le ragioni della rimozione e dell\u2019oblio.<\/p>\n<p><i>B.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Pahor<\/i>, <b>Triangoli rossi<\/b>, I campi di concentramento dimenticati, Bompiani 2015,<br \/>\npp. 230<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>13,00<\/p>\n<p>La storia dei <i>Triangoli rossi<\/i>, com\u2019erano soprannominati i detenuti politici arrestati per attivit\u00e0 antinaziste e condotti forzatamente nei campi di lavoro, \u00e8 poco nota, ma torna alla luce in questa testimonianza di Boris Pahor. \u00abOgni <i>Giorno della memoria<\/i> \u2013 scrive \u2013 si ripete sempre nello stesso modo: si parla molto di Auschwitz, si parla di Birkenau o Treblinka, di Buchenwald o di Mauthausen, ma quasi mai di Dora-Mittelbau, di Natzweiler-Struthof e altri campi riservati ai <i>Triangoli rossi<\/i>, i deportati politici. E spesso mi risentivo, non perch\u00e9 sono stato un<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><i> <\/i>anch\u2019io, bens\u00ec perch\u00e9 avere sul petto il triangolo rosso, significava che ero stato catturato perch\u00e9 avevo scelto di oppormi in nome della libert\u00e0. Ecco, bisognava ricordare come l\u2019opposizione si fosse organizzata anche in resistenza attiva, certo soprattutto clandestina, ma non solo\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Economia<\/b><\/p>\n<p><b>Fuori binario<\/b>, n. 175-luglio\/agosto 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>L\u2019ultima porcata della Comunit\u00e0 europea \u00e8 servita: hanno firmato, in segreto, il T-tip (trattato internazionale di,libero scambio). Questo segna l\u2019inizio della fine per le aziende biologiche italiane: due terzi delle imprese del settore esportano appena in Italia, al massimo in Europa e, cos\u00ec, non avendo alcuna possibilit\u00e0 di aprire commerci con gli Usa, gli scaffali dei nostri mercati potrebbero riempirsi di prodotti a minore costo ma anche di bassa qualit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Inoltre per proteggere negli Usa un numero molto ristretto di prodotti a denominazione d\u2019origine italiani, saremo costretti ad ammettere anche nel nostro mercato la circolazione delle copie di tutti gli altri, ma anche di tutti quei prodotti che sono stati registrati fino ad oggi con un marchio che somigli a quelli italiani pi\u00f9 famosi: cereali, olio, latte, frutta, verdura, carni e salumi subirebbero una concorrenza terribile sia negli Usa sia in Europa sia in Italia.<\/p>\n<p><b>Indipendenza<\/b>, n. 38 luglio\/agosto 2015<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>5,00<\/p>\n<p>A cura di A. Santisi, viene riportata una intervista a Alessandra Algostino, docente di diritto comparato all\u2019Universit\u00e0 di Torino, a proposito del pi\u00f9 grande accordo commerciale il T-tip (Transatlantic trade and investiment partnership). Algostino sostiene questo essere \u00abun disegno imperiale, che sottende la volont\u00e0 di creare un colosso economico guidato da Washington capace di mantenere l\u2019egemonia mondiale, imponendosi su gli Stati cosiddetti \u201cemergenti\u201d, i cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). In modo particolare \u2013 continua \u2013<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>saranno toccate le normative di tutela dei criteri in materia di sicurezza, salute, ambiente\u00bb.<\/p>\n<p><i>M. Chevalier, P. Lu e R. Crespi, <\/i><b>Luxury China<\/b>, Sfide e opportunit\u00e0 per le imprese del lusso e della moda, Brioschi 2012, pp. 241<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>Cos\u00ec dice Santo Versace nella prefazione: \u00abLa Cina \u00e8 certamente uno dei temi di maggiore importanza per noi imprenditori e operatori della moda e del lusso: rappresenta il mercato con il pi\u00f9 alto tasso di crescita, in forte e veloce espansione, con una base di consumatori potenziali senza precedenti in un unico Paese. [&#8230;] Credo che <i>Luxury China<\/i> aiuti ad avvicinare il lusso dell\u2019Occidente a quello dell\u2019Oriente, nella prospettiva di un vero lusso globale che sia espressione delle eccellenze e delle tradizioni di ciascuna cultura\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Questo libro fa un\u2019analisi dei comportamenti e delle preferenze del consumatore cinese del lusso, illustra e spiega quali strategie applicare per entrare con carte vincenti in questo mercato, il terzo a livello mondiale.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>M. Della Luna e A. Miclavez, <\/i><b>\u20acuroschiavi dalla Truffa alla Tragedia<\/b>. Signoraggio, debito pubblico e banche centrali, Arianna 2013, pp. 455 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,90<\/p>\n<p>Quarta edizione rivista e aggiornata di questo libro sul potere monetario e sui mali della moneta, le cui tesi, allora bollate come eresia quando apparvero, vengono ormai drammaticamente confermate dai pi\u00f9 recenti sviluppi della crisi.<\/p>\n<p>Dopo un capitolo introduttivo per spiegare concetti come Stato, mercato, valore di scambio, denaro e signoraggio, si passa ai successivi capitoli i cui titoli sono: Le Banche Centrali di Emissione, Banche e sovranit\u00e0, Debito pubblico e signoraggio bancario, Disinformazione e controinformazione, Progetti di riforma monetaria e Rivolgersi ai giudici per rivendicare la sovranit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A. Bizzocchi, <\/i><b>Euroballe<\/b>, Il punto d\u2019incontro 2014, pp. 281 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,90<\/p>\n<p>La finalit\u00e0 del libro si concentra nel sottotitolo: <i>La favola che non si pu\u00f2 uscire dall\u2019euro e perch\u00e9 farlo prima di affondare definitivamente. Importanti rivelazioni sul potere che controlla la moneta unica<\/i>.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>L\u2019autore sostiene la necessit\u00e0 di uscire quanto prima dall\u2019euro e di tornare alla lira. Giustifica questa sua opinione svelando con dovizia di particolari le falsit\u00e0 che hanno fatto dell\u2019euro un simbolo di integrazione culturale, sociale, politica ed economica, nascondendo invece la reale natura sottesa a questa moneta: quella di essere uno strumento al servizio di poteri forti globali che mirano al controllo delle risorse del pianeta e dei popoli: Banche, Governi, Bce, Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, multinazionali&#8230; ecco alcuni dei protagonisti che fanno vacillare intere nazioni.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>P. Becchi e A. Bianchi, <\/i><b>Oltre l\u2019euro<\/b>, Le ragioni della sovranit\u00e0 monetaria, Arianna 2015,<br \/>\npp. 255 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,90<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Da sempre i media gettano un velo di omert\u00e0 sulla spinosa questione dell\u2019euro. Fornendoci informazioni falsificate contribuiscono soltanto ad aumentare la confusione sull\u2019argomento. Ci viene ripetuto continuamente che la crisi \u00e8 ormai finita, che i Paesi della zona euro hanno iniziato la ripresa e che le proclamate \u201criforme strutturali\u201d sono state un trionfo. (si\u00e8 tirato un sospiro di sollievo perch\u00e9 la Grecia \u00e8 rimasta nella zona euro). Ma \u00e8 proprio vero?<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Oltre l\u2019euro<\/i> ha il merito di raccogliere alcuni degli autori pi\u00f9 prestigiosi nel panorama della riflessione critica sulla moneta unica e fornisce risposte a molte domande offrendoci una lettura controcorrente.<\/p>\n<p><i>J. Robert, <\/i><b>Crisi<\/b>, La rapina impunita, Come evitare che il rimedio sia peggiore del male, Hermatena 2014, pp. 239 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Questo libro \u00e8 una riflessione critica sullo sviluppo della crisi e sulla interpretazione del suo contesto: non pretende di offrire una soluzione irrisoria, ma propone alcune piste da percorrere, per lo pi\u00f9 aperte da altri (specialmente pensatori indigeni e contadini).<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il primo capitolo ricorda gli avvenimenti che hanno avuto luogo nel mondo delle finanze a partire dagli ultimi mesi del 2008 fino ad oggi; il secondo capitolo vaglia le interpretazioni della crisi fornite dai pi\u00f9 ferrati professori in economia e finanza; il terzo pone l\u2019enfasi sui difetti esplicativi della crisi finanziaria; il quarto presenta la crisi attuale come un aspetto della guerra contro la sussistenza che \u00e8 l\u2019essenza del capitalismo; infine il quinto capitolo approfondisce il concetto di <i>territorialit\u00e0<\/i> e dello studio della guerra contro la sussistenza e delle strategie di lotta.<\/p>\n<p><i>T. Konicz, <\/i><b>Exit<\/b><i>, <\/i>Ideologie della crisi, Stampa alternativa 2015, pp. 158 \u20ac 14,00 Per Tomasz Konicz il capitalismomin s\u00e9 \u00e8 uno scandalo. Nessuno \u00e8 colpevole della crisi che per\u00f2 intensifica il proprio effetto proprio perch\u00e9 gli attori del mercato soddisfano in modo esemplare le esigenze della valorizzazione del capitale: cos\u00ec facendo portano alle estreme conseguenze le contraddizioni inerenti al sistema di produzione capitalistico.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Eppure non stiamo assistendo \u2014 \u00e8 la tesi del libro \u2013 ad una lotta fra sistemi contrapposti: Occidente contro Eurasia anticapitalista. Russia e Cina sono parte integrante del capitalismo, pur essendone la \u201csemiperiferia\u201d statale, corrotta e oligarchica.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Tra le pagine del libro tuttavia ogni tanto occhieggia anche la possibilit\u00e0 che, in questa <i>bellum omnium contra omne<\/i>s, \u00abla disgregazione delle strutture sociali apra margini per un superamento consapevole ed emancipatore del regime capitalistico al collasso\u00bb<\/p>\n<p><i>L. Gallino, <\/i><b>Il denaro, il debito e la doppia crisi<\/b><i>, <\/i>Spiegati ai nostri nipoti, Einaudi 2015, pp. 200 \u20ac 18,00 Causa fondamentale della sconfitta dell\u2019uguaglianza \u00e8 stata, per Gallino, dagli anni Ottanta in poi, la doppia crisi, del capitalismo e del sistema ecologico, strettamente collegate tra loro. La stessa crisi del capitalismo ha molte facce: l\u2019incapacit\u00e0 di vendere tutto quello che produce; la riduzione drastica dei produttori di beni e servizi; il parallelo sviluppo del sistema finanziario al di l\u00e0 di ogni limite.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>A questa crisi il capitalismo ha reagito accrescendo lo sfruttamento irresponsabile dei sistemi che sostengono la vita \u2013 il \u201csistema ecologico\u201d \u2013 con il ferreo sostegno di un\u2019ideo-logia, il neoliberalismo che, riducendo tutti a mere macchine contabili, d\u00e0 corpo a una povert\u00e0 dell\u2019azione politica mai vista nella storia.<\/p>\n<p><i>D. Graeber, <\/i><b>La rivoluzione che viene<\/b>, Come ripartire dopo la fine del capitalismo, Manni 2012, pp. 179 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>Le tesi di Graeber \u2013 famoso antropologo e attivista anarchico, noto soprattutto in Italia per la sua partecipazione ai movimenti di protesta contro il Forum economico mondiale \u2013 \u00e8 che il neo-liberismo non ha funzionato e non pu\u00f2 funzionare.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Tutto ci\u00f2 \u00e8 dovuto anche al buon lavoro svolto dagli oppositori del liberismo che ne hanno messo a nudo le contraddizioni.<\/p>\n<p>Il volume \u00e8 pieno di esempi attinti non soltanto dall\u2019esperienza del movimento per la giustizia globale ma anche dal movimento antinuclearista, da quello per i diritti civili e da quello femminista.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>E dimostra che ripartire non \u00e8 cos\u00ec impossibile come sembra, che alcune pratiche comuniste e anarchiche, sono gi\u00e0 insite nell\u2019uomo nella societ\u00e0. Si pu\u00f2 solo ricominciare: creare un nuovo linguaggio, un nuovo sentire comune, una strategia di sviluppo sostenibile, un\u2019altra solidariet\u00e0. La lezione dell\u2019antropologo espulso da Yale non potrebbe essere pi\u00f9 chiara: non c\u2019\u00e8 bisogno di ingannarsi per non farsi passare il desiderio di agire. Anzi.<\/p>\n<p><i>G. Mazzetti, <\/i><b>Critica della decrescita<\/b>, Punto rosso 2014, pp. 56 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>8,00<\/p>\n<p>L\u2019autore \u00e8 docente di <i>Politica economica dello sviluppo,<\/i> \u00e8 tra i fondatori dell\u2019Associazione per la ridistribuzione del lavoro, fa parte del Consiglio di amministrazione dell\u2019Istituto internazionale per il consumo e l\u2019ambiente.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Con questo suo libro Mazzetti esprime le proprie riserve sul movimento della decrescita. \u00abChe la nostra societ\u00e0 sia gravida di problemi \u00e8 fuori di dubbio.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Che per risolvere questi problemi sia necessario individuare un nuovo orientamento del procedere sociale \u00e8 certo. Che i sostenitori di quell\u2019orientamento culturale e politico che si \u00e8 dato il nome di \u201cdecrescita\u201d siano convinti di offrire un progetto che affronti coerentemente entrambi i nodi \u00e8 altrettanto innegabile. Il problema che mi pongo, e che dovremmo tutti porci, \u00e8 se essi siano effettivamente in grado di svolgere il compito che hanno deciso di darsi o se, invece, le loro stesse intenzioni e aspettative non travalichino ampiamente le loro capacit\u00e0\u00bb.<i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><i>S. Zargar, <\/i><b>Reddito di cittadinanza<\/b>, Italia e Ecuador, due modelli a confronto, Eif 2015, pp. 134 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il salario minimo garantito e il cosiddetto reddito di cittadinanza sono argomenti ormai oggetto di discussione e di grande attenzione in tutto il mondo. Anche in Italia se ne discute molto, poich\u00e9 \u00e8 l\u2019unico paese all\u2019interno dell\u2019Unione europea, oltre alla Grecia, a esserne privo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il testo esamina il concetto di dignit\u00e0 umana con particolare riguardo, come scrive il prof. Luca Mezzetti nella sua introduzione, a \u00abprincipi e politiche che pongano al centro degli interventi normativi la vita umana per la cui felicit\u00e0, secondo l\u2019autrice, devono essere concepite le politiche del lavoro e di conseguenza quelle economiche\u00bb. Per questa ragione, anche in relazione alla Dichiarazione dei diritti umani emergenti di Monterrey, viene confrontata la situazione europea con un caso esemplare: l\u2019Ecuador, che, insieme ad altri paesi sud americani, propone il <i>buen vivir<\/i>.<\/p>\n<p><i>A. Staid, <\/i><b>I senza Stato<\/b>, Potere, economia e debito nelle societ\u00e0 primitive, Beberit 2015, pp. 110<br \/>\n\u20ac 10,00 Sempre pi\u00f9 la popolazione non si riconosce nelle scelte dei governi; sempre meno persone, soprattutto giovani, credono alle soluzioni vendute dai politici.<\/p>\n<p>Partendo da queste premesse, il libro analizza la gestione del potere, dell\u2019economia, del concetto di debito nelle societ\u00e0 primitive e ci propone una visione alternativa della societ\u00e0, appunto senza Stato.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Un libro attuale che illustra una diversa prospettiva sul meccanismo di indebitamento, sulla concezione del lavoro e sul concetto di <i>surplus<\/i> e povert\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Le societ\u00e0 primitive sono, in definitiva, una proposta per ripensare l\u2019organizzazione delle attuali societ\u00e0 occidentali.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Escursionismo e sport<\/b><\/p>\n<p><i>R. Mantovani,<\/i> <b>La conquista degli ottomila<\/b>, Una splendida follia,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Alpine studio 2015, pp. 169<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac 18,00 Dopo decenni di audaci tentativi, dal 1950 al 1964 parte la corsa alla conquista delle quattordici montagne pi\u00f9 alte della Terra: i quattordici Ottomila. La corsa ad esse si trasform\u00f2 in una strana competizione tra le grandi potenze. Ognuna di esse possedeva infatti la propria montagna di riferimento: i francesi scelsero l\u2019Annapurna; i tedeschi optarono per il Nanga Parbat; i britannici<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>corteggiavano l\u2019Everest e ne calcarono la cima nel 1953; gli italiani la spuntarono per primi sul K2 nel 1954. La sfida torn\u00f2 poi definitivamente in mano agli alpinisti che impiegarono per\u00f2 anni per liberarsi dei modelli gerarchici e autoritari che caratterizzarono le prime spedizioni himalayane. Ripercorrendo la storia dei quattordici anni che hanno segnato in profondit\u00e0 l\u2019himalaysmo, l\u2019autore propone una lettura degli eventi che, accanto ai fatti alpinistici, affianca analisi e contesti utili per allargare la comprensione.<\/p>\n<p><i>J. Porter,<\/i> <b>Un giorno da leoni<\/b>, Alex MacIntyre e la nascita dell\u2019alpinismo leggero e veloce, Alpine studio 2015, pp. 293 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>19,00<\/p>\n<p>La storia di Alex \u00e8 stata breve, \u00e8 morto a 28 anni nel 1982 per un sasso fatale che, staccatosi dall\u2019Annapurna, lo uccise sul colpo. Alex si trov\u00f2<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>negli anni d\u2019oro dell\u2019alpinismo britannico himalayano (1972-1982), molto lontano dall\u2019attuale sistema di sponsorizzioni e pacchetti per l\u2019Everest.<\/p>\n<p>Questo libro \u00e8 la biografia che John Porter ha scritto per ricordare Alex MacIntyre, suo amico, suo compagno di ascensioni e di avventure in ogni parte del mondo e della cui tragica fine \u00e8 stato testimone.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>P. Buzzoni, G. Camozzini e R. Melesi<\/i>, <b>Alpinismo pionieristico<\/b>, Tra Lecco e la Valsassina, Bellavite 2015, pp. 205 \u20ac 29,00 Raccontare la Valsassina attraverso le sue caratteristiche pi\u00f9 importanti (alpinismo, sci, attivit\u00e0 mineraria e arte casearia) \u00e8 lo scopo del progetto editoriale nato da A. Sala e G. Camozzini, curato da Bellavite Editore: quattro volumi dedicati alla Valsassina, alla sua storia fatta di eccellenze, leggende, uomini e amore per la terra. Il primo libro ad uscire \u00e8 stato questo dedicato all\u2019alpinismo pionieristico che ripercorre le tante storie degli inizi esplorativi dell\u2019arrampicata tra Lecco e la Valsassina.<br \/>\nScrive cos\u00ec Ruggero Melesi, uno degli autori del libro: \u00abQuesto libro racconta di quelle persone che hanno potuto vivere, nella piccola <i>wilderness<\/i> in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere o di viaggiare, delle avventure che non sono state solamente sportive, ma anche spirituali o letterarie e, per un lungo periodo, addirittura scientifiche\u00bb.<\/p>\n<p><i>Lia e M. Beltrami,<\/i> <b>Zanzara e labbra d\u2019oro<\/b>, Roberto Bassi e la nascita del free climbing in Valle del Sarca, Versante sud 2015, pp. 244 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>19,90<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Dopo il film di Lia Giovanazzi Beltrami del 2014, esce ora il libro che<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>racconta la vita di Roberto Bassi, primo campione italiano di arrampicata sportiva e pioniere nella scoperta delle falesie della Valle del Sarca, morto nel 1984 a causa di un incidente stradale. La vita di Roberto viene raccontata nelle sue fasi: dalle Dolomiti allo Yosemite, dalla nascita del free climbing ad Arco e in Italia, allo stile di vita del climber, le gare, con la testimonianza degli amici pi\u00f9 cari: Manolo, Corona, Moffatt, Glowacz, Furlani, Gogna, Bisson, Stenghel, Larcher e tanti altri che lo hanno conosciuto.<\/p>\n<p><i>A. De Zordi, L. Chiodero, L. Faccin e P. Verri<\/i>, <b>Passione verticale<\/b>, Settanta arrampicate scelte in Dolomiti e alcune storie degli autori, Dbs 2013, pp. 261 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>22,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro \u00e8 dedicato alle ascese meno note, su tracciati insoliti e selvaggi, dove la sfida alla conquista delle cime va di pari passo con il brivido di essere tra i pochi ad averla compiuta.<\/p>\n<p>Gli autori sono quattro appassionati scalatori delle vette Dolomitiche, tutti veneti e residenti nella zona del trevigiano. \u00abL\u2019obiettivo \u2013 spiegano \u2013 \u00e8 di far scoprire attraverso la nostra esperienza gli itinerari pi\u00f9 ricchi d\u2019avventura delle Dolomiti: quelli meno noti, quelli della porta accanto. Spinti da questa idea comune \u00e8 iniziato un lavoro di ricerca, di ripetizioni, di nuove aperture per giungere poi alla messa su carta. Il tutto con il piacere di trasmettere ad altri le nostre idee ed i nostri \u201cgusti\u201d in fatto di arrampicata e di alpinismo\u00bb.<\/p>\n<p><i>M. Bernardi,<\/i> <b>Arrampicare nelle Dolomiti<\/b>, Le pi\u00f9 belle vie per principianti e progrediti di III e IV grado, Athesia 2013, pp. 183 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>24,00<\/p>\n<p>80 itinerari alpinistici suddivisi per difficolt\u00e0 e dislivello. Le zone interessate vanno dalla Val Gardena al Catinaccio e a Cortina d\u2019Ampezzo; le descrizioni sono accurate e l\u2019apparato iconografico interessante.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Bernardi, che risiede in Val Gardena, \u00e8 un grande alpinista e conosce molto bene i suoi monti. Con la stessa casa editrice ha pubblicato anche altre guide non meno interessanti.<\/p>\n<p><i>M. Franceschini e F. Recchia<\/i>, <b>Toscana e isola d\u2019Elba<\/b>, Falesie e vie moderne, Versante Sud 2016, pp. 391 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>33,00<\/p>\n<p>Esce finalmente questa nuova guida<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>aggiornata sulle falesie e le moltissime nuove vie <i>multipitch<\/i>. Le zone di arrampicata sono dislocate in posti bellissimi, come le vie sulle Apuane o quelle sul mare dell\u2019isola d\u2019Elba.<\/p>\n<p>La guida \u00e8 abbastanza esaustiva anche se sono state tralasciate le descrizioni di alcune falesie a causa dei difficili rapporti con i proprietari dei fondi o perch\u00e9 alcuni chiodatori hanno preferito non divulgarli per motivi di sicurezza.Belle le foto e accurate le descrizioni degli avvicinamenti.<\/p>\n<p><i>S. Steinegger, M. Hilbert e M. Polig,<\/i> <b>Arram-picata sportiva in Sudtirolo<\/b>, Vertical life 2015, pp. 605 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>38,90<\/p>\n<p><i>S. Steinegger, M. Hilbert e M. Polig,<\/i> <b>Bouldering nel Sudtirolo<\/b>, Vertical life 2015, pp. 381 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>34,90<\/p>\n<p>Poich\u00e9 la terza edizione del 2008 \u00e8 ormai introvabile ed obsoleta, bene ha fatto Alpen-verein a prendersi l\u2019impegno di realizzare queste guide: la zona considerata \u00e8 un vero e proprio paradiso per le arrampicate e per il boulder.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Le zone sono bellissime da un punto di vista paesaggistico e le diversit\u00e0 delle strutture geologiche: gneis, porfido, calcare, granito, dolomia, conglomerato, permettono una grande variet\u00e0 di stili<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>e offrono opportunit\u00e0 di arrampicata di tutti i gradi di difficolt\u00e0 per la soddisfazione dei climbers.<\/p>\n<p>Le zone descritte sono le Valli Venosta, Passiria, Isarco, Gardena, Pusteria, Badia.<\/p>\n<p><b>Up 2015<\/b>, annuario di alpinismo europeo, Versante sud 2016, pp. 195 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>9,90<\/p>\n<p>Ricco anche questo nuovo numero dell\u2019annuario che ci racconta di 4 vie mitiche dell\u2019arrampicata: <i>Tempi moderni<\/i> in Marmolada, raccontata da Heinz Mariacher; la <i>Diretta mericana <\/i>al Dru di Marco Vegetti che parla anche del salvataggio di due tedeschi che si trovarono incrodati; la <i>Via del vecchiaccio<\/i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>aperta da Luigi Bini al Corno piccolo del Gran Sasso e per finire <i>Brutamato Y\u00e9 Y\u00e8<\/i>, una via di placca di difficolt\u00e0 estrema. Ricche anche le relazioni delle nuove vie su ghiaccio, misto e roccia. Un numero da non perdere.<\/p>\n<p><i>V. Di Lorenzo<\/i>, <b>Un viaggio, un uomo, un cane<\/b>, Cleup 2016, pp. 79 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>Il libro di Vito Di Lorenzo \u00e8 il racconto della sua esperienza di viaggio svoltasi nella seconda settimana di agosto del 2014, in simbiosi alla sua fedele amica a quattro zampe Olivia. Non \u00e8 il solito libro di descrizione di un percorso a tappe ma \u00e8 la scoperta intensa di un rapporto con il proprio amico, un setter irlandese, e con la natura, dove l\u2019autore dice di sentirsi a casa sua. E aggiune: \u00abSono un bambino, un ragazzo, un uomo, un esploratore, un viaggiatore, un sognatore, sono amore ma anche odio, sono pace ma sono anche guerra, sono gioia e sono tristezza, sono forte e sono fragile, e sono sempre pi\u00f9 consapevole di essere tutto ed essere nulla, e con questo pensiero voglio fluire nel grande torrente della vita che porta verso il grande mare. Ho aperto un mutuo trentennale per una casa che non sento mia; sono a 2336 metri e solo adesso mi sento veramente a casa. Credo di essere vittima delle regole della societ\u00e0 (soprattutto italiana) che vede le realizzazioni dei sogni nella casa, nel lavoro, nella famiglia, nei bambini e cos\u00ec via: e se fosse una grande menzogna? Una menzogna per renderci schiavi del meccanismo?\u00bb<\/p>\n<p><i>M. Boni,<\/i> <b>Solo per un giorno<\/b>, 66thand2nd 2015, pp. 171 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>Uno scrittore e una maratona, un impegno sportivo non indifferente e nello stesso tempo un\u2019opera letteraria. Questo diario, non soltanto<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>di preparazione sportiva, \u00e8 un modo per ricordare e raccontare arte, sport, letteratura e vicende familiari, un libro che riporta i pensieri di un atleta durante gli allenamenti , allenamenti che si svolgono nelle zone di Roma e dintorni in preparazione della maratona capitolina.<\/p>\n<p><i>M. Patucchi<\/i>, <b>Maratoneti<\/b>, Storie di corse e di corridori 2013, pp. 189 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>8,99<\/p>\n<p>La maratona \u00e8 una corsa completa che richiede mesi di allenamento, costanza, sopportazione al dolore. La maratona \u00e8 una lotta passo dopo passo, e tutti dal primo all\u2019ultimo, devono combattere in una solitudine affollata.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Questo libro racconta storie di maratoneti noti e meno noti di quella della maratoneta svizzera che Giannni Brera chiam\u00f2 \u00abspettacolo inverecondo\u00bb dimostrando la propria ignoranza abissale, a Miguel Benancio Sanchez venticinquenne argentino fatto sparire dalla dittatura, passando per la tragica vicenda di John Maina keniota suicida a Parigi dopo che la propria domanda di asilo venne rifiutata, e quella di Mamo Wolde, etiope, oro nella maratona del \u201968, morto nel 2002 dopo nove anni di carcere ingiusto.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Come dimenticare le bellissime parole<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>di Luca Coscioni, professore universitario e maratoneta, colpito in seguito dalla sclerosi laterale amiotrofica, che scrive: \u00abin quei 42 chilometri e 195 metri non c\u2019\u00e8 solo una competizione sportiva. C\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9. C\u2019\u00e8 tutta una vita, lungo quei 42 chilometri e 195 metri, si nasce, si muore, si odia e si ama, si spera e si dispera, si piange e si ride\u00bb.<\/p>\n<p><i>D. Sapienza,<\/i> <b>Camminando<\/b>, Lubrina 2014, pp. 115 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Sapienza, scrittore, giornalista del \u00abCorriere della Sera\u00bb, traduttore e documentarista, compie in questo testo un riassunto e approfon-<br \/>\ndimento della sua esperienza di autore viaggia-tore ma essenzialmente essere umano.<\/p>\n<p>Qui vengono descritti paesaggi e percorsi sperimentati (soprattutto camminando).<\/p>\n<p>Miscelando i luoghi esterni e interni, ci porta in una dimensione interiore in cui si sente fortemente l\u2019influsso dell\u2019acqua come elemento vitale ma anche simbolo di rinnovamento e connessione con l\u2019universo.<i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><i><br \/>\n<\/i><i>J. Muir,<\/i> <b>Mille miglia in cammino fino al golfo del Messico<\/b>, Edizioni dei cammini 2015, pp. 182 \u20ac 16,50 \u00abJohn Muir, pianeta Terra, universo\u00bb: cos\u00ec l\u2019autore scrive sulla copertina interna del suo taccuino prima di mettersi in cammino. Poche parole che per\u00f2 rivelano immediatamente il temperamento e la vastit\u00e0 del suo pensiero. Questa camminata verso il Golfo del Messico \u00e8 certamente la pi\u00f9 impegnativa esplorazione intrapresa da Muir nel corso della propria vita. Egli descrive con grande intelligenza e sensibilit\u00e0 anche il contesto socio-economico in cui viaggia.<\/p>\n<p><i>M. Aime<\/i>, <b>Le radici nella sabbia<\/b>, Viaggio in Mali e Burkina Faso, Edt 2013, pp. 181\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>12,00<br \/>\n<i>Sahel<\/i> in arabo significa sponda, riva. Quella riva \u00e8 tanto agognata dai viaggiatori medioe-vali del Sahara, che attendevano di vedere comparire all\u2019orizzonte il verde di Timbuctu o di Gao, per approdare alle citt\u00e0 ricche e colte che popolavano i racconti di tanti mercanti e cronisti dell\u2019epoca.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Oggi il Sahel \u00e8 una delle terre pi\u00f9 aride del pianeta, il mondo degli ultimi, eppure ci\u00f2 che colpisce il viaggiatore \u00e8 la \u201cleggerezza\u201d delle popolazioni che ci vivono, una leggerezza che si contrappone alla gravit\u00e0 della nostra societ\u00e0 ricca, e che oggi pi\u00f9 che mai rappresenta una lezione di adattamento e di strategie per la sopravvivenza. E quello che racconta l\u2019antropologo e scrittore Marco Aime in un lungo viaggio che da Bamako, la capitale del Mali, porta a Ouagadougou, in Burkina Faso, attraverso le piste sabbiose del deserto maliano, le acque limacciose del Niger, le strade dell\u2019altopiano burkinab\u00e8. L\u2019incontro con le moschee di Djenn\u00e9, le biblioteche di Timbuctu, ciit\u00e0 sospesa tra lo splendore del mito e l\u2019asprezza del presente, e poi Gao, i villaggi dogon, il mercato di Gorom-Gorom e la miniera d\u2019oro di Markoy completano infine l\u2019opera dell\u2019autore.<\/p>\n<p><i>M. Loche,<\/i> <b>Per via di terra<\/b>, In treno da Hanoi a Mosca, Voland 2014, pp. 141 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>13,00<\/p>\n<p>Il viaggio che Massimo Loche racconta in questo libro offre la possibilit\u00e0 di tuffarsi in un sud est asiatico lontano. In questo volume Loche ci fa rivivere quei viaggi in treno dal sapore leggendario con la puntualit\u00e0 del cronista e una prosa avvincente.<\/p>\n<p><i>A. Cogo,<\/i> <b>Medicina e salute in montagna<\/b>, Prevenzione, cura e alimentazione per chi pratica gli sport alpini, Hoepli 2015, pp. 1239 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>22,90<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il volume affronta tutti i pi\u00f9 importanti argomenti riguardanti la salute in montagna: le caratteristiche del clima e le risposte<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>dell\u2019orga-nismo alle mutate condizioni ambientali; le differenze nella capacit\u00e0 di esercizio tra la bassa e l\u2019alta quota; il mal di montagna e altre<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span>patologie legate all\u2019ambiente; la<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>preparazione, l\u2019allenamento e l\u2019alimentazione, sia per<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>affron-tare semplici escursioni, sia per trekking pi\u00f9 impegnativi; la possibilit\u00e0 per persone con patologie croniche di andare in montagna; gli accorgimenti necessari per far vivere bene la montagna ai bambini.<\/p>\n<p>Il testo \u00e8 accompagnato da un centinaio di immagini, grafici e tabelle che rendono l\u2019opera ancora pi\u00f9 pratica e visuale.<\/p>\n<p><i>R. Giacomelli e A. Manzo<\/i>, <b>Nemeton<\/b>, Guida pratica agli sport del coraggio, Mediterranee 2015, pp. 170 \u20ac 13,50 Gli sport del coraggio si distinguono dalle altre discipline per la loro capacit\u00e0 di generare un\u2019accresciuta percezione della realt\u00e0 e di se stessi: lo sport \u00e8 un luogo dell\u2019anima che pu\u00f2 essere un ponte verso la propria dimensione pi\u00f9 profonda e vera.<\/p>\n<p>Per questo motivo gli sport del coraggio sono stati associati simbolicamente agli antichi <i>Nemeton<\/i>, i luoghi delle foreste dove le antiche popolazioni pensavano di ritrovare energie per accrescere la propria forza interiore e affrontare le sfide di tutti i giorni.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La pratica costante di tali discipline \u00e8 un terreno fertile per una consapevole e volontaria attivit\u00e0 di superamento dei propri piccoli o grandi limiti, sia dal punto di vista fisico\/corporeo che mentale.<\/p>\n<p>Il testo guida i lettori a raggiungere l\u2019ideale della corretta azione sportiva e mostra il cammino per rendere unica tale esperienza con benefici anche per la propria vita quotidiana, lavorativa e familiare.<\/p>\n<p>Un intero capitolo \u00e8 dedicato inoltre al training autogeno per gli sport del coraggio con esempi di tecniche applicative particolarmente efficaci per le discipline trattate, con utili consigli legati anche all\u2019alimentazione e ad alcuni aspetti terapeutici delle discipline del coraggio.<\/p>\n<p><b>Fascismo, Antifascismo, Resistenza<\/b><\/p>\n<p><b>Il presente e la storia<\/b>, n. 87 giugno 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00<\/p>\n<p>Vengono qui riportati gli Atti della Giornata di studio tenuta a Saluzzo nel novembre del 2014 su: <i>I carabinieri nella Resistenza e nella guerra di liberazione 1943-1945<\/i>.<\/p>\n<p>Negli interventi, in cui si affrontano tematiche sia sul piano locale che nazionale, emerge la complessit\u00e0 di una scelta difficile, spesso in bilico tra fedelt\u00e0 monarchica e consolidato ruolo di garanti dell\u2019ordine. I percorsi della scelta mutano in relazione alla collocazione geografica, e dunque casi locali come la provincia di Piacenza, l\u2019area lombarda, l\u2019Astigiano, il Vercellese e il Cuneese sono analizzati nei loro aspetti peculiari. Oltre a questi, particolarmente significativa risulta l\u2019analisi di una realt\u00e0 singolare come il Trentino, gi\u00e0 appartenente al Reich.<\/p>\n<p><i>M.L. Andriola<\/i>, <b>La nuova destra in Europa<\/b>, Il populismo e il pensiero di Alain de Benoist, Paginauno 2014, pp. 336 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>19,50<\/p>\n<p>Tema e scopo del libro di Matteo Luca Andriola \u00e8 evidenziare i rapporti fra le idee che sviluppatesi negli ambienti europei, hanno portato ad una rivoluzione ideologica di destra, iniziata negli anni settanta. Rivoluzione che ha gradualmente portato alla nascita dell\u2019attuale Nuova Destra. Oltre a effettuare un confronto fra Vecchia e Nuova Destra, questo libro inchiesta analizza le cause che hanno determinato tale rinnovamento ideologico e al tempo stesso studia i motivi che hanno portato la Vecchia Destra ad abbandonare i caratteri totalitaristici per abbracciare alcune idee appartenenti alla Sinistra storica.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>G. Mieggie<\/i>, <b>La chiesa valdese sotto il fascismo<\/b>, Claudiana 2015, pp. 129 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>13,50<\/p>\n<p>Tradotto in italiano questo testo di Giovanni Miegge \u00e8 uscito nel 1946, subito dopo la guerra per le \u1e16ditions Labor et Fides di Gen\u00e8ve.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro \u00e8 diviso in due parti. Nella prima si parla della posizione assunta dai valdesi<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>tra il 1929 (data del Concordato)<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>e il 1943 nei confronti del fascismo,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>mentre nella seconda parte della storia della Resistenza nelle valli valdesi (Val Pellice, Val Germanasca e la bassa Val Chisone).<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La testimonianza di Miegge rende giustizia al sentire pi\u00f9 autentico e diffuso tra i valdesi durante il \u201cventennio\u201d, che da opposizione passiva e serpeggiante and\u00f2 crescendo fino a sfociare in un\u2019ampia partecipazione alla Resistenza.<\/p>\n<p><i>N. Fasano e M. Renosio<\/i>, <b>Un\u2019altra storia<\/b>, La Rsi nell\u2019astigiano tra guerra civile e mancata epurazione, Israt 2015, pp. 445 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>L\u2019importanza di questa ricerca \u00e8 quella di capire le strategie di occupazione e repressione messe in atto anche sul<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>territorio astigiano. Un obiettivo reso possibile attraverso un meticoloso esame di documenti<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>tedeschi e fascisti inediti, provenienti da vari archivi italiani e della Germania.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Spiegano gli autori: \u00abQuesta non \u00e8 una storia della Resistenza, anche se nel volume si ripercorrono<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>molti dei passaggi fondamentali della lotta di Liberazione nell\u2019astigiano. \u00c8 un\u2019altra storia: quella<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>degli ultimi due anni e mezzo di guerra, ricostruita dal punto di vista del fascismo repubblicano, sulla base della documentazione prodotta dai protagonisti e dalle istituzioni di Sal\u00f2 e dal loro<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>alleato tedesco. Un\u2019ottica inedita e inusuale che offre una diversa lettura della lotta partigiana in cui<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>prevale l\u2019aspetto militare e di lotta per il controllo del territorio, e ne viene sottolineata la capacit\u00e0 di<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>aggregazione e di progettualit\u00e0 delle diverse anime e culture politiche della societ\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><i>F. Ferrarotti<\/i>, <b>Futurismo come prefascismo<\/b>, Emozione contro Ragione, Il filo rosso della storia italiana, Solfanelli 2016, pp. 139 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Il movimento futurista, che riflette la crisi della societ\u00e0 elitaria, ha indubbie ricadute sociali e politiche e implica il passaggio da una liberal-democrazia di notabili a un regime democratico di massa, trovando paradossalmente nel fascismo il suo sbocco mortale, giacch\u00e9 finisce per giustificare la dittatura.<\/p>\n<p>Il dialogo dei futuristi con i fascisti \u00e8 intenso. Con il prevalere e il consolidarsi dei Fasci (dai quali Marinetti e altri futuristi si distaccheranno nella primavera del 1920) prende inizio la dissoluzione del futurismo in quanto effettivo movimento d\u2019avanguardia. Anche il <i>flirt<\/i> tra Marinetti e Mussolini alla lunga non dur\u00f2.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro di Ferrarotti contiene, tra l\u2019altro, testi di Marinetti, quasi fosse una piccola antologia per meglio orientarsi in un movimento di rivoluzione anti-borghese, tramite opere d\u2019arte visive, teatrali, letterarie. Un <i>can-can<\/i> di parole in libert\u00e0 e proclami arci-italiani che non ha avuto eguali nelle successive sperimentazioni artistiche nazionali.<\/p>\n<p><i>M. Ottolenghi e A. Re<\/i>, <b>L\u2019alveare della Resistenza<\/b>, La cospirazione clandestina delle toghe piemontesi 1929-1945, Giuffr\u00e8 2015, pp. 204<br \/>\n\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>27,00<\/p>\n<p>All\u2019et\u00e0 di 100 anni \u00e8 morto nell\u2019aprile del 2016 nella sua casa torinese l\u2019avvocato Massimo Ottolenghi, uno dei protagonisti della Resistenza nelle Valli di Lanzo. Ottolenghi prese parte alla Resistenza quale esponente del Partito d\u2019Azione con il nome di battaglia di \u201cBubi\u201d. Con altre persone, nelle Valli di Lanzo, cre\u00f2 una rete che riusc\u00ec a mettere in salvo circa 200 ebrei. Nella rischiosissima impresa si era impegnato a fondo anche il suo amico e noto filatelico torinese Giulio Bolaffi che avrebbe poi costituito, in Val di Vi\u00f9, la famosa Brigata autonoma \u201cStellina\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Questo libro \u00e8 il diario di un valoroso avvocato che combatt\u00e9 la dittatura, perseguitato al contempo dalle discriminazioni razziali. \u00c8 una narrazione di eventi effettuata dall\u2019avvocato Alessandro Re attraverso la ricostruzione degli anni difficili della dittatura, della guerra, della Resistenza e della Liberazione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>C. Costa<\/i>, <b>Razza partigiana<\/b>, Storia di Giorgio Marincola, 1923-1945, Iacobelli 2015, pp. 189<br \/>\n\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00 Questa \u00e8 la storia di un liceale che viveva in Italia alla fine degli anni Trenta e dell\u2019incontro con Pilo Albertelli, suo insegnante poi trucidato alle Fosse Ardeatine. In seguito all\u2019evento Marincola divent\u00f2 un partigiano, l\u2019unico partigiano italo-somalo decorato alla memoria.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 la storia della vita e delle scelte di un ragazzo che si trov\u00f2 in Italia in un periodo di leggi razziali che consideravano \u00abil meticcio un essere moralmente e fisicamente inferiore, facile vittima di gravi malattie e inclinato ai vizi pi\u00f9 riprovevoli&#8230; \u00bb. I due curatori, studiosi e appassionati della Resistenza romana, hanno scavato negli archivi e parlato con parenti e amici di Giorgio Marincola per poter raccontare la sua storia.<\/p>\n<p>Sono da poco usciti in libreria i primi tre volumi degli atti dei convegni promossi dall\u2019Insmli in occasione del 70\u00b0 anniversario della Liberazione. Si tratta di tre volumi incentrati sul 1943 e sui convegni che ne hanno studiato i differenti aspetti.<\/p>\n<p><i>A cura di F. Soverina<\/i>, <b>1943. Mediterraneo e Mezzogiorno d\u2019Italia<\/b>, Viella 2015, pp. 311 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>29,00<\/p>\n<p>Promosso dall\u2019Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell\u2019Antifascismo e dell\u2019Et\u00e0 Contemporanea \u201cVera Lombardi\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A cura di L. Alessandrini e M. Pasetti<\/i>, <b>1943. Guerra e societ\u00e0<\/b>, Viella 2015, pp. 234 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>26,00<\/p>\n<p>Promosso dall\u2019Istituto veneto per la storia della Resistenza e dell\u2019et\u00e0 contemporanea (ora Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell\u2019et\u00e0 contemporanea).<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A cura di M. Fioravanzo e C. Fumian<\/i>, <b>1943. Strategie militari, collaborazionismi, Resistenze<\/b>, Viella 2015, pp. 289 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>29,00<\/p>\n<p>Promosso dall\u2019Istituto dell&#8217;Emilia-Romagna per la storia e le memorie del Novecento \u201cParri\u201d<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><b>Lavoro<\/b><\/p>\n<p><b>Inchiesta<\/b>, n. 189-luglio\/settembre 2015<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac 11,00 Gianni Rinaldini nell\u2019articolo <i>Quale deriva sindacale dietro imbrogli e balletti di cifre<\/i>, vede la trasformazione del sindacato in sindacato aziendalista, corporativo, al servizio di ogni singola impresa. Rinaldini scrive: \u201cNon pu\u00f2 essere questa la Cgil\u201d e Alberto Burgio, nell\u2019intervento che segue, gli risponde documentando la crisi storica della sinistra in Italia. Gli interventi che seguono documentano la perdita dei diritti nei luoghi di lavoro in Italia e la fine di antichi patti tra capitale e lavoro. Loris Campetti documenta i licenziamenti di persone qualificate con pi\u00f9 di cinquanta anni che si aggiungono alle cifre imponenti della disoccupazione giovanile.<\/p>\n<p><b>Una citt\u00e0<\/b>, n. 225-ottobre 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>8,00<\/p>\n<p>Intervista con Vittorio Verascina delegato sindacale Cisl che lavora in Sata a Melfi dal 1993. Verascina ci parla del <i>Wcm<\/i> (World Class Manufacturing), un\u2019evoluzione del modello di produzione usato in Giappone dalla Toyota) che permette di incrementare la produzione a livelli mai visti. L\u2019organizzazione del lavoro \u00e8 gestita da due figure: quella del <i>team leader<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><\/i>che controlla 5-6 lavoratori e quella del<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><i>Shift manager,<\/i> il vecchio capoturno, che gestisce invece i <i>team leader<\/i>, circa 150 persone<i>; il team leader <\/i>gioca un ruolo importante nella gestione del personale a lui sottoposto: l\u2019erogazione di ferie e permessi sempre nell\u2019ottica della massima produzione finalizzata all\u2019ottenimento di un riconoscimento importante. L\u2019idea \u00e8 quella di una fabbrica dove si lavora tutti i giorni 24 ore al giorno (escluso mezza giornata la domenica per le pulizie), dove i laureati sono contenti di fare gli operai. Leggendo attentamente l\u2019intervista si comprende che tutto ci\u00f2 \u00e8 stato previsto per un tipo di lavoro privo di contestazione, che farebbe invece inceppare tutto il meccanismo del <i>Wcm<\/i>.<\/p>\n<p><b>La rivista delle politiche sociali<\/b>, n. 4 ottobre\/ dicembre 2014 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00<\/p>\n<p>In questo numero<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>la rivista ha deciso di esaminare l\u2019ultima riforma del mercato del lavoro (la terza in poco pi\u00f9 di dieci anni) \u2013 il cosiddetto <i>Jobs Act<\/i> \u2013 cercando di inserire le questioni specifiche in un contesto economico caratterizzato da anni di declino industriale e produttivo e dalla complessit\u00e0 delle trasformazioni in atto in Europa, sia dal punto di vista strutturale sia da quello delle politiche di sviluppo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Dai vari contributi pubblicati si evince il quadro di un\u2019evoluzione anomala del mercato del lavoro italiano che riguarda il tasso di disoccupazione e gli indicatori relativi all\u2019inclusione sociale, o ancora relativamente all\u2019eguaglianza delle garanzie e delle tutele. Non \u00e8 possibile poi slegare questo discorso poi da un ripensamento profondo delle politiche industriali, vero anello mancante delle riforme finora attuate.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Italia contemporanea<\/b>, n. 278-agosto 2015 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>33,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b><i>Una concreta utopia. La costruzione sociale del lavoro fra conflitto industriale e contrat-<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>tazione sindacale 1968-1974.<\/i><\/b><\/p>\n<p>A quarant\u2019anni dalla conclusione del ciclo di lotte, (1968-1974), il mondo del lavoro ha drasticamente cambiato la propria fisionomia. I modelli e gli orientamenti di allora paiono ormai estranei all\u2019oggi. Pu\u00f2 essere utile dunque ripensare e verificare il senso di quegli avvenimenti e le conseguenze di quei processi sociali e politici.<\/p>\n<p>Gli interventi sono di: F. Loreto, X. Vigna, J. Torre Santos, G. Mellinato, U. Pavan Dalla Torre, e P. Causarano.<\/p>\n<p><b>Zapruder<\/b>, n. 37-maggio\/agosto 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p><b><i>In paradiso?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Inserto fotografico a cura di William Gambetta e Ilaria La Fata che ripropone le fotografie della classe operaia pubblicate dal \u201cQuotidiano dei lavoratori\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Oltre a questo inserto la rivista riporta altri tre articoli sulla classe operaia: M. Badar\u00f3 Mattos:<i> Rotte atlantiche. Lotte abolizioniste e formazione della classe lavoratrice; <\/i>P. Fontes: <i>A baianada: Lavoro, migrazione e identit\u00e0 a San Paolo;<\/i> M. Reisch:<i> Coazione o conflitto. Lavoro sociale e classe lavoratrice negli Stati uniti.<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>S. Valenti,<\/i> <b>La fabbrica del panico<\/b>, Feltrinelli 2015, pp. 119 \u20ac 11,00 i<\/p>\n<p>Tra gli anni \u201950 e i \u201970 del Novecento, la Breda Fucine era la fabbrica pi\u00f9 grande di Sesto San Giovanni, la Stalingrado d\u2019Italia. Alla fine degli anni sessanta contava 20.000 operai. Di quella fabbrica oggi non resta pressoch\u00e9 nulla. \u00c8 una storia privata, quella che Stefano Valenti racconta ne <i>La fabbrica del panico<\/i>. Un dolore che si tramanda da padre in figlio. \u00c8 la storia di un giovane uomo che arriva a Milano, da un piccolo paese della Valtellina, per lavorare come operaio. Operaio metalmeccanico non specializzato. Quel ragazzo ama la pittura ma deve lavorare per vivere. Una stanza loculo in condivisione con altri operai turnisti. Un reparto \u2013 camera a gas \u2013 in cui si soffoca d\u2019amianto. I turni sfiancanti, il sistema concetrazionistico e impenetrabile della fabbrica, l\u2019umiliazione e la paura di perdere il lavoro \u2013 che il corpo ceda \u2013, le lotte per i salari e per turni pi\u00f9 umani, i compagni. Lottavano per la dignit\u00e0, gli operai, ma non sapevano che sarebbero morti di quel lavoro. I primi casi di malattia, la dirigenza insabbia le carte, il muro di omert\u00e0, il mezzo litro di latte per la \u201cbronchite cronica\u201d. Avevano paura che il corpo non avrebbe retto alla fatica di turni massacranti ma non sapevano che stavano iniziando a morire. Mesotelioma pleurico \u00e8 il nome del cancro ai polmoni causato dall\u2019esposizione alle fibre di amianto. Il corpo di chi sa che la fabbrica \u00e8 un\u2019offesa continua alla vita. Il figlio ha bisogno di conoscere cosa \u00e8 successo in quel luogo, a quegli uomini. Ricostruisce un mosaico di storie, di testimonianze dirette dei sopravvissuti, incrocia dati e carte dei processi per ripercorrere le tappe di un calvario collettivo in cui si compongono le linee di una pagina di storia italiana che ancora attende giustizia. Per questo non ha mai voluto accettare l\u2019idea di un armistizio, di una pace separata con quanti allora, e ancora, gli chiedono di recedere. Questo odio \u00e8 la sua unica ricchezza, la mia eredit\u00e0, il suo lascito. Esasperato dalla malattia e dal disgusto nei confronti di un\u2019organizzazione sociale che ha prodotto e produce un simile disagio, il suo odio, non soltanto di classe, \u00e8 diventato la sua redenzione\u201d. <i>(Maria Camilla Brunetti)<\/i><\/p>\n<p><i>F. Beradi Bifo<\/i>, <b>L\u2019anima al lavoro<\/b>, Alienazione, estraneit\u00e0, autonomia, DeriveApprodi 2016, pp. 285 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00 Lo sfruttamento del lavoro industriale si esercitava sui corpi, i muscoli, le braccia. Oggi si esercita sul linguaggio, l\u2019intelligenza, gli affetti. Siamo nell\u2019epoca dell\u2019anima al lavoro. [&#8230;]Nel panorama filosofico degli anni Sessanta e Settanta il processo di sussunzione del lavoro fu definito a partire dal concetto hegeliano di alienazione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>L\u2019\u00aboperaismo\u00bb italiano rovesci\u00f2 tale prospettiva, sostituendo la nozione di \u201cestraneit\u00e0\u201d al lavoro a quella di \u201calienazione del lavoro\u201d. Parallelamente, nel contesto del post-strutturalismo francese, venne operato un rovesciamento della visione tradizionale dell\u2019alienazione psichica: la schizofrenia, fino allora considerata come perdita di coscienza, fu riproposta da F\u00e9lix Guattari in termini totalmente diversi: la forma di una coscienza molteplice, proliferante e nomadica. Oggi che nuove forme di sofferenza e di alienazione emergono nei processi di precarizzazione, occorre ripercorrere l\u2019evoluzione del pensiero critico italiano e francese nel tentativo di aprire vie di fuga ai recinti dell\u2019anima. <i>(dal risvolto di copertina)<\/i><\/p>\n<p><i>F. Lordon, <\/i><b>Capitalismo, desiderio e servit\u00f9<\/b>, Antropologia delle passioni nel lavoro contemporaneo, Derive approdi 2015, pp. 213 \u20ac 16,00 Come pu\u00f2 prendere vita quel fenomeno paradossale per cui molti lavoratori sfruttati siano d\u2019accordo con chi li sfrutta e felici di esserlo? Questa domanda \u00e8 il punto focale da cui si dirama la riflessione proposta in questo saggio, nel tentativo di svelare uno degli arcani della modernit\u00e0 lavorativa.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>S. Polvani<\/i>, <b>Ribolla 1954-2014<\/b>, La tragedia mineraria nella cronaca dei quotidiani, Effigi 2013, pp. 234 \u20ac 18,00 Questo libro ci consente di tornare a riflettere su come il lavoro, quando \u00e8 un \u201cqualsiasi lavoro\u201d, quando \u00e8 privato dei diritti, quando \u00e8 piegato esclusivamente alle spietate leggi del profitto e della produttivit\u00e0 a qualsiasi costo, diventa uno strumento attraverso il quale umiliare la dignit\u00e0 di un\u2019esistenza. Questo libro ci aiuta a ricordare e a non dimenticare le condizioni di vita dei minatori nella Maremma toscana, in particolare la strage di Ribolla.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>G. Baglioni<\/i>, <b>Un racconto del lavoro salariato<\/b>, Il Mulino 2014, pp. 252 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>21,00<\/p>\n<p>Il tema cruciale del libro \u00e8 quello della tutela e della valorizzazione del lavoro. Rispetto alle soluzioni antagonistiche, nel secondo dopoguerra si sono affermate le concezioni che miravano al miglioramento costante e negoziale delle condizioni dei lavoratori nell\u2019impresa e nella societ\u00e0 industriale.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span>Tra il vecchio e il nuovo secolo l\u2019equilibrio si \u00e8 alterato. Con l\u2019esplodere della crisi, il problema non \u00e8 tanto il rapporto di lavoro quanto la mancanza di lavoro, che si gioca soprattutto sulla ripresa e sulla qualit\u00e0 della crescita economica.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Le soluzioni possibili esistono, si dovr\u00e0 puntare su efficienza, innovazione e seriet\u00e0 per poter ridurre disuguaglianza e povert\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A cura di E. Nocifera<\/i>, <b>Quasi schiavi<\/b>, Paraschiavismo e super-sfruttamento nel mercato del lavoro del XXI secolo, Maggioli 2014, pp. 152<br \/>\n\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>19,00 Il libro compie un\u2019analisi sintetica ed intelligente delle molteplici cause del fenomeno di grave imbarbarimento delle relazioni lavorative caratterizzante il mercato del lavoro, altamente globalizzato, di inizio del XXI secolo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Dalla lettura delle tendenze in atto, contrassegnate dal costante ricatto del posto di lavoro, dal conseguente clima di selvaggia competizione sociale e dalla crisi dell\u2019intero sistema del <i>Welfare state<\/i> novecentesco, gli Autori formulano anche alcune idee per tentare una \u201cinversione di tendenza\u201d, pur nella consapevolezza della grande difficolt\u00e0 di una simile impresa.<\/p>\n<p><i>Collettivo editoriale delle \u00c9ditions de la Roue, <\/i><b>Prospettive antindustriali<\/b>, Nautilus 2015, pp. 60 \u20ac 4,00 Nell\u2019odierno sistema di domino lo Stato assume un ruolo nuovo e preponderante, rendendo sempre pi\u00f9 stretto il legame tra difesa dell\u2019idea di progresso e giustificazione della servit\u00f9.<\/p>\n<p>Confrontandosi con la realt\u00e0 attuale e con le prospettive che essa delinea, in questo scritto vengono analizzate alcune forme di lotta nate dalla resistenza alla sottomissione e dalle esigenze della difesa del territorio, considerato come il risultato dei rapporti spazio-temporali tessuti tra un gruppo umano e l\u2019ambiente in cui vive; e questa lotta viene concepita come la messa in pratica di quell\u2019antidoto contro la disperazione contenuto in una riflessione fondamentale di Lewis Mumford: la mega-macchina \u00e8 un elefante che ha paura del topolino.<\/p>\n<p><b>Mafia<\/b><\/p>\n<p><i>G. Savatteri<\/i>, <b>I ragazzi di Regalpetra<\/b>, Melampo 2016, pp. 329 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>Il giornalista e scrittore Savatteri intervista i protagonisti della guerra di mafia scoppiata a Racalmuto nel 1991. Prima di diventare adulti e aver scelto la<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>vita della malavita, sono stati i ragazzi con cui ha condiviso strade e giochi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Egli \u00e8 tornato a cercarli per capire cosa li abbia spinti su quella strada e come sia possibile che lo stesso paese abbia dato i natali al contempo anche a Leonardo Sciascia. A Racalmuto Savatteri, mentre i coetanei imboccavano la via della mafia, ha mosso i primi passi creando con altri un piccolo giornale. L\u2019autore si interroga sui motivi che portano a scegliere il male, attraverso un viaggio in un paese nucleo di contraddizioni, metafora dell\u2019Italia e dell\u2019animo umano. Il libro \u00e8 coinvolgente come un romanzo e il lettore entra dentro il mondo descritto anche grazie all\u2019uso del dialetto e della punteggiatura che rendono spedita la narrazione.<i> (m.i.)<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><i>S. Uccello<\/i>, <b>Generazione Rosarno<\/b>, Melampo 2015, pp. 258 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>Il volume racconta l\u2019esperienza di ragazzi e ragazze del liceo Piria di Rosarno, gestito da una coraggiosa preside. Qui convivono figli di boss della \u2019Ndrangheta, di testimoni di giustizia e di vittime della malavita. L\u2019autrice ci mostra senza pregiudizi le storie di ognuno, assieme a sogni e dolori. Questi giovani imparano che esistono anche altre scelte oltre a quelle dei padri, che il loro destino non \u00e8 segnato e si pu\u00f2 vivere senza sentirsi per forza diversi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>N. Dalla Chiesa<\/i>, <b>Passaggio a Nord<\/b>, La colonizzazione mafiosa, Gruppo Abele 2016, pp. 268<br \/>\n\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>Il libro si propone di fare il punto sulla presenza delle organizzazioni criminali al Nord partendo dall\u2019obbligo di parlarne e dalla difficolt\u00e0 riscontrata in Italia in questo ambito, cercando di combattere la rimozione e l\u2019idea che affrontare certi argomenti offra un\u2019immagine negativa del nostro Paese e ispiri sfiducia e pessimismo. L\u2019autore traccia la storia della criminalit\u00e0 organizzata al Nord da quando \u00e8 iniziata a come e dove \u00e8 diffusa e quali sono le sue attivit\u00e0, proponendo inoltre soluzioni al fenomeno.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><i><br \/>\nF. La Torre<\/i>, <b>Sulle ginocchia<\/b>, Pio La Torre, una storia, Melampo 2015, pp. 200 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<\/p>\n<p>Pio La Torre era un politico siciliano, sindacalista, figlio di braccianti, parlamentare comunista. Il figlio Franco ne racconta la storia di emancipazione e il suo impegno con la Cgil e il Pci a fianco dei braccianti del palermitano, la lotta contro la politica corrotta e la mafia sfociata nella legge, che porta il suo nome, sul reato di associazione mafiosa (il noto art. 416 bis) e sulla confisca dei beni alla criminalit\u00e0 organizzata, approvata pochi mesi dopo il suo omicidio. Vengono ripercorse la vita pubblica e privata dell\u2019uomo, ricordato con la tenerezza del figlio e la consapevolezza di chi ben conosce la materia da dirigente dell\u2019associazione \u201cLibera\u201d. L\u2019autore, amaramente, non trova nell\u2019attuale classe politica di destra e sinistra la determinazione che vorrebbe e nota una sottovalutazione dell\u2019antimafia sociale che coinvolge ed entusiasma anche moltissimi giovani; il suo intento \u00e8 quindi conservare la memoria in un\u2019epoca di smarrimento e confusione nell\u2019ambito dell\u2019impegno politico. Il testo raccoglie anche una preziosa selezione degli scritti del dirigente comunista.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>R. Giu\u00e8<\/i>, <b>Vescovi e potere mafioso<\/b>, Cittadella 2015, pp. 184 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>14,90<\/p>\n<p>Rosario Giu\u00e8, ex parroco di Brancaccio, analizza in modo lucido e spietato, senza sconti, il comportamento dei vescovi italiani nei confronti delle mafie. Egli nota come il tema abbia fatto fatica ad acquistare importanza nella Chiesa nonostante le stragi che hanno scosso il Paese intero e le denunce di figure ecclesiastiche (a differenza di altre questioni su cui la Cei ha dettato orientamenti). L\u2019autore parte da testi ufficiali e cita nomi, date e situazioni per sottolineare una posizione generalmente troppo prudente e di sottovalutazione del fenomeno e cerca di capire i motivi di un tale atteggiamento in contrasto anche con le parole degli ultimi tre papi. Giu\u00e8 vede in questo un ritardo culturale e si augura una maggiore attenzione, perch\u00e9 il problema delle mafie riguarda la dignit\u00e0 di tutti noi e dunque affrontarlo deve diventare priorit\u00e0 etica, sociale e politica.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>M. Patriciello<\/i>, <b>Vangelo dalla Terra dei fuochi<\/b>, Imprimatur 2013, pp. 203 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>14,00<\/p>\n<p>A Caivano, in un quartiere povero della provincia di Napoli, si trova la parrocchia di padre Patriciello, prete di strada e per anni caporeparto in ospedale. Egli descrive con rabbia, amore e dolore questo territorio cos\u00ec degradato e squallido e accusa le istituzioni di trascurare i giovani di questi luoghi, lasciarli senza lavoro e abbandonarli alla camorra, potente calamita per chi si ritrova senza occupazione e senza stato. Anche il tema dei rifiuti industriali ha colpito l\u2019attenzione di Patriciello e lo ha portato a scrivere molto sull\u2019argomento.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Uomini della criminalit\u00e0 organizzata e industriali senza scrupoli hanno avvelenato la bellissima terra in cui opera il parroco, che vi accompagna con ostinazione amministratori e politici affinch\u00e9 vedano con i propri occhi e diano un contributo per cambiare la situazione smettendo di ignorarla, nonostante sia una tragedia evidente ad ognuno di noi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Si chiede inoltre perch\u00e9 in una civilt\u00e0 democratica si permetta che regni la legge del pi\u00f9 forte e offre tutte le proprie forze per riportare bellezza e vita in quella terra ed estirpare la povert\u00e0 di coloro che vi abitano. <i><br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>R. Di Giovacchino<\/i>, <b>Stragi<\/b>, Quello che Stato e<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>mafia non possono confessare, Castelvecchi 2015, pp. 368 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>22,00<\/p>\n<p>Con questo libro, Rita Di Giovacchino analizza le stragi di mafia degli anni Novanta in cui persero la vita Falcone e Borsellino e sostiene che non si sia trattato di una guerra di mafia, bens\u00ec di un golpe architettato da istituzioni e servizi segreti italiani e stranieri per ristabilire gli equilibri dopo la Guerra fredda. L\u2019autrice scava nel passato torbido del nostro Paese e dichiara la colpevolezza di un sistema criminale che ha condizionato passaggi importanti della storia d\u2019Italia con trattative tra boss e uomini di Stato. Il racconto \u00e8 appassionato e coinvolgente, frutto della lunga esperienza della Di Giovacchino come giornalista d\u2019inchiesta.<\/p>\n<p><i>F. Minervini<\/i>, <b>Non la picchiare cos\u00ec. Sola contro la mafia<\/b>, La meridiana 2016, pp. 88 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>14,50 Maria \u00e8 una testimone di giustizia. Non una pentita. Non una collaboratrice. Non ha commesso reati, non \u00e8 stata complice di niente, non ha sbagliato davanti alla legge.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ha solo visto l\u2019impossibile, l\u2019incredibile che non ha voluto accettare subito, l\u2019impensabile per una ragazza innamorata.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 una storia, come scrive Nichi Vendola nella prefazione, \u201cdi violenza a cerchi concentrici\u201d. Il primo cerchio \u00e8 quello che chiama in causa la \u201cviolenza di genere\u201d: la subordinazione del corpo e del lavoro delle donne alla signoria patriarcale del genere maschile. Maria \u00e8 adescata, manipolata, stuprata, picchiata, svuotata di soggettivit\u00e0. Gli uomini che usano e abusano di Maria sono mafiosi in carriera, sono rapinatori, usurai, narcotrafficanti, E questo \u00e8 l\u2019altro cerchio concentrico: la mafia.<\/p>\n<p><b>Migranti<\/b><\/p>\n<p><b>Indipendenza<\/b>, n. 39-novembre\/dicembre 2015<br \/>\n\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>5,00<\/p>\n<p>L. Riboli, nell\u2019articolo <i>L\u2019Italia dentro l\u2019immigrazione<\/i>, dopo aver preso in considerazioni le posizioni della sinistra sul fenomeno migratorio e analizzato il problema dell\u2019emigrazione e dell\u2019accoglienza, cos\u00ec si esprime: \u00abIn realt\u00e0 questa improvvisa ma non proprio imprevedibile ondata di profughi in arrivo ha il merito non ricercato di dimostrare quanto in disaccordo e tutt\u2019altro che unita \u00e8 l\u2019Unione Europea e quanto falsi sono gli ideali sbandierati di apertura e solidariet\u00e0 tra i suoi Stati e al di fuori di essi. Questo potrebbe perfino rivelarsi utile per accelerare la sua disgregazione la liberazione dei popoli all\u2019interno delle varie nazioni, anche se c\u2019\u00e8 il rischio concreto ed evidente di un prevalere delle forze pi\u00f9 retrive della destra xenofoba\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Nunatak<\/b>, 41-inverno 2015\/2016 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>2,50<\/p>\n<p>L. Odiardo interviene sulle deportazioni dei migranti nelle localit\u00e0 di montagna e racconta dell\u2019uso dei migranti per lavori di pubblica utilit\u00e0 non<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>remunerati.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Questo avrebbe un senso \u2212 scrive \u2212<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>solo se fosse preliminare all\u2019inserimento dei richiedenti asilo all\u2019interno di progetti di lavoro socialmente utili propriamente intesi, dunque remunerati, ed invece sembra pi\u00f9 rivolta al rafforzamento dell\u2019immagine del migrante obbediente, quindi \u201cbuono\u201d, che piace tanto alla maggioranza silenziosa, anzich\u00e9 una tappa nel percorso verso l\u2019emancipazione.<\/p>\n<p><b>Pedagogika<\/b>, n.4-2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>9,00<\/p>\n<p><b><i>Migranti<\/i><\/b><\/p>\n<p>Dall\u2019editoriale di M. Piacente: \u00abIn un recente saggio, Luce Irigaray; una delle pi\u00f9 importanti filosofe contemporanee scrive: \u201cPer costruire una cultura universale abbiamo bisogno di differenze irriducibili, non quantitative. In altre parole, abbiamo bisogno di differenze che aprano il nostro orizzonte a un oltre, a una trascendenza nei confronti del nostro stato e del nostro essere nei quali gi\u00e0 siamo, una trascendenza che sia rispettosa del nostro amor di s\u00e9<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>condivisibile con tutta l\u2019umanit\u00e0, senza alcuna gerarchia, dominazione o soggezione tra esseri umani\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Allora riprendiamo i nostri ragionamenti, riflettiamo sulle identit\u00e0 che sono sempre in \u201cmovimento\u201d, in divenire, sulle Culture che sono sempre \u201cmeticciate\u201d, diamo la parola alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, ai quali abbiamo rivolto delle domande, troveremo qualche contraddizione, ma dentro ci sono buoni germogli.\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019editoriale della Piacente si conclude riportando la poesia<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>di Giulia Colombo pubblicata nel libro <i>Coordinate<\/i> delle Edizioni Giovane Holden 2015 che volentieri ripubblichiamo.<\/p>\n<p><b>La rivista delle politiche sociali<\/b>, n. 2\/3-aprile\/<br \/>\nsettembre 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00<\/p>\n<p><b><i>Migranti, rifugiati e politiche sociali.<\/i><\/b><\/p>\n<p>Il numero prende in considerazione le tematiche pi\u00f9 rilevanti riguardanti le diverse dimensioni della condizione degli emigranti e dei rifugiati e le affronta con l\u2019aiuto della documentazione empirica disponibile, facendo riferimento alle indagini di campo, e dando attenzione alla realt\u00e0 di altri Paesi e alla letteratura internazionale sul tema allo scopo di fornire un quadro il pi\u00f9 ricco possibile riguardante migranti, rifugiati e politiche sociali.<\/p>\n<p><b>No Tav e altri No<\/b><\/p>\n<p><b>Germinal<\/b>, n. 120-maggio 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>2,00<\/p>\n<p>Muos abusivo &#8230; e nocivo.<\/p>\n<p><b>Sicilia libertaria<\/b>, n. 351-giugno 2015<\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>2,00<\/p>\n<p>Muos. Le starategie Usa per uscire dall\u2019impasse. Ora \u00e8 guerra psicologica. Dopo le sentenze del Tar sulla abusivit\u00e0 del Muos \u00e8 iniziata la campagna psicologica degli americani per dire che il Muos non \u00e8 nocivo facendo pressione anche sul governo italiano.<\/p>\n<p><b>Umanit\u00e0 nova<\/b>, 23-luglio 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>1,50<\/p>\n<p>Articoli di M. Matteo su <i>No tav Prive<\/i> e di P. Gurrieri su <i>No Muos<\/i>, la lotta deve continuare; <i>Agosto No Muos Campeggio al presidio e manifestazione<\/i>.<\/p>\n<p><b>Umanit\u00e0 nova<\/b>, 27-settembre 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>1,50<\/p>\n<p>M. Matteo: No Tav. Quelli che non mollano.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Nunatak<\/b>, n. 40 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>2,50<\/p>\n<p>La rivista riporta le posizioni di chi non vuole la Tht (trasporto energetico ad altissima tensione), l\u2019arteria che la Francia vuole usare per esportare l\u2019energia delle sue centrali nucleari. L\u2019articolo indica anche le alternative e prevede che la linea uccider\u00e0 ancora di pi\u00f9 la valle dove passa: essa, infatti, serve solo allo stato ed ai grandi capitali.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Purtroppo il progetto di linee ad altissima tensione avanza poco a poco ed un moderno pilone ad Argentiere \u00e8 stato inaugurato<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>con<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>la dichiarazione di pubblica utilit\u00e0 firmata da ministri e prefettura.<\/p>\n<p>Lo Stato e la societ\u00e0 elettrica pensano di aver vinto la partita e di poter rovinare una piccola valle, ma senza fare i conti con gli abitanti della valle stessa e delle vicinanze, i loro amici e tutti coloro che non vogliono che questo progetto venga realizzato e che distruggeranno il loro \u201cbel pilone di design\u201d.<\/p>\n<p><i>Dante Alighieri, <\/i><b>L\u2019incredibile manoscritto<\/b>, Canto XXXIII bis ritrovato in Valsusa, Tabor 2013, pp. 60 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>6,00<\/p>\n<p>Un divertente testo in terzine che ci porta nell\u2019abisso del peccato pi\u00f9 grave e imperdonabile in cui l\u2019umanit\u00e0 si appresta a sprofondare: il tradimento della natura e della specie, un abisso di abbrutimento, avidit\u00e0 che si compie nel territorio valsusino.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>M. Ravarino<\/i>, <b>Terzo valico<\/b>, L\u2019altra Tav, Round Robin 2015, pp. 127 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Al di fuori delle zone interessate, pochi sanno, anche tra gli ambientalisti, cosa sia il Terzo Valico, l\u2019assurdo progetto (in fase di attuazione a spicchi) di collegamento ad alta velocit\u00e0 Genova-Milano che, peraltro non giunge pi\u00f9 a Milano fermandosi a Tortona.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Quindi \u00e8 benvenuto il libro di Mauro Ravarino, simpatizzante No TAV della Torino\u2013Lione della Valle di Susa, che a pagina 9, la prima delle due pagine dell\u2019introduzione, scrive: \u201cfino a inizio al 2012 ne sapevo quasi niente\u201d; ci\u00f2 indica l\u2019intenzionale opacit\u00e0 dei media a proposito della vicenda.<\/p>\n<p>Il suo \u00e8 un libro divulgativo, piano e accattivante, talora dal taglio sbarazzino, ma assai documentato, e diretto a chi del Terzo Valico ne sa poco o nulla. Per fare la storia del Terzo Valico, Mauro Ravarino ha utilizzato alcuni libri sull\u2019argomento, articoli di giornale, la carente e imprecisa documentazione presentata dai propugnatori dell\u2019opera, e soprattutto molte fondamentali interviste di NO Terzo Valico.<\/p>\n<p>Concludo citando il capoverso con cui Mario Ravarino, a p. 10, chiude la sua prefazione: \u00abParlare di Terzo valico non significa solo parlare di binari, cunicoli esplorativi e locomotive, ma anche discutere di trasparenza, giustizia, democrazia, ambiente, corruzione diffusa, salute, lavoro e di un futuro sostenibile. E di politica, nel modo migliore\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><i>(g.d.z)<\/i><\/p>\n<p><b>Storie d\u2019Italia<\/b><\/p>\n<p><b>Maitardi<\/b>, n. 2 2015 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>s.i.p.<\/p>\n<p>Riporta gli atti del convegno <i>Siena nella grande guerra: la societ\u00e0 e l\u2019economia<\/i> organizzato dall\u2019Istituto storico della Resistenza senese e dell\u2019et\u00e0 contemporanea.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il convegno ha inteso dare un contributo originale agli studi sul primo conflitto mondiale focalizzando l\u2019attenzione su aspetti fino ad oggi poco studiati, relativi ad un luogo, quale il territorio senese, lontano dai combattimenti ma comunque retrovia attiva e pienamente coinvolta nello sforzo bellico, ma anche sugli effetti complessi, contraddittori, comunque molto meno univoci di quanto si sarebbe indotti a pensare, nelle condizioni sociali e nell\u2019economia.<\/p>\n<p><b>Il margine<\/b>, n. 5 2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>2,50<\/p>\n<p><b><i>Cesare Battisti: la tragedia, la memoria, l\u2019eredit\u00e0. Cent\u2019anni dopo il 24 maggio 1915 <\/i><\/b><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Questo numero curato da Vincenzo Cali vuole ripercorrere le vicende di Cesare Battisti e della sua tormentata memoria. Ricordare Battisti \u00e8 ricordare la tragedia di un socialismo che (cos\u00ec come il cattolicesimo) di fronte alla prova decisiva non seppe disinnescare le contrapposizioni nazionali, lasciando a isolati testimoni il compito di esercitare una critica radicale.<\/p>\n<p><b>Qsc-Quaderno di storia contemporanea<\/b>, n. 58<br \/>\n2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>13.00 A. Bravo, nel saggio <i>La guerra nel centenario,<\/i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>propone una riflessione critica sulle celebrazioni dell\u2019anniversario della Prima Guerra mondiale, apprezzando le nuove ricerche sulla storia sociale, sulla storia della mentalit\u00e0 e delle culture con protagonisti i soldati, sottolineando altres\u00ec che la scuola, che ha avuto un ruolo centrale nelle rievocazioni, ha privilegiato l\u2019aspetto pedagogico rispetto a quello della ricostruzione della complessit\u00e0 del conflitto e della sua contestualizzazione storica.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Sottolinea anche la necessit\u00e0 di ricordare alcuni elementi significativi avvenuti durante il conflitto mondiale, spesso trascurati, come la spontanea tregua tra i soldati dei fronti contrapposti del Natale del 1914, le strategie tacite per risparmiare vite umane, le motivazioni interiori dei disertori, la fraternizzazione e altri episodi che possono mettere in evidenza le pratiche di pace in tempo di guerra.<\/p>\n<p><i>G. Ceccarelli<\/i>,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><b>Lettere e diari<\/b>, Dal fronte e dalla prigionia (1915-1918), Iacobelli<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2015, pp. 404 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00 Le lettere e i diari si configurano tra gli strumenti pi\u00f9 preziosi e affascinanti di indagine e conoscenza e si rivelano particolarmente significativi se riferiti a un evento deflagrante come la guerra, laddove, al fragore delle armi e all\u2019urgenza della grande storia, si affianca la pi\u00f9 sommessa ma non meno forte voce delle vicende umane. \u00c8 quanto avviene nelle <i>Lettere e nei diari inediti<\/i>, dal fronte e dalla prigionia, di Giuseppe Ceccarelli (Ceccarius).<\/p>\n<p>Peppino, cos\u00ec si firma, \u00e8 un uomo giovane, che parte per la guerra lasciandosi alle spalle una delicata situazione familiare. Il suo rigoroso impegno a servire la patria e la prepotente e impaziente speranza di tornare a casa si mescolano e si intrecciano in un racconto coinvolgente, inevitabilmente doloroso, a volte persino ironico, ma che nulla concede all\u2019autocommiserazione o alla retorica.<\/p>\n<p><i>A. Orsi<\/i>,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><b>Affonda la verde giovent\u00f9&#8230;<\/b>, Schegge di storia valsesiana negli anni che precedono, accompagnano e seguono la Grande guerra, Istituto per la storia della Resistenza e della societ\u00e0 contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2015, pp. 327 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00 Il volume restituisce, con intensit\u00e0 e partecipazione emotiva, un quadro articolato e vivido della tragedia della Grande guerra.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Attingendo a un ricco patrimonio bibliografico, ma soprattutto memorialistico, costituito da cartoline, lettere dal fronte, diari di guerra, struggenti canti nati dalla precariet\u00e0 della vita in trincea, raccolti con un certosino lavoro di ricerca, Alessandra Orsi ripercorre vicende umane individuali<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>e costituisce un importante tassello nel recupero della memoria, locale e nazionale, di una guerra lontana ormai un secolo, ma resa doverosamente viva e presente nella propria tragicit\u00e0.<\/p>\n<p><i>A. Fornari<\/i>, <b>E se dovr\u00f2 partire anch\u2019io?<\/b>, La verit\u00e0 sulla Grande guerra raccontata ai ragazzi: tutto quello che non si dice, Dbs<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2016, pp. 141 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>La Grande guerra vista dai soldati, la vita in trincea, la terra di nessuno, gli alloggi, il cibo, le malattie, la corrispondenza, la presenza dei cappellani, inframezzati da alcuni racconti, testimonianze. Il tutto narrato, molto leggermente evitando, la descrizione di orrori e di errori, rimanendo molto nel generale: forse questo non \u00e8 molto educativo ma era poi in fondo l\u2019intento del libro.<\/p>\n<p><i>A cura di S. Neri Serneri<\/i>, <b>1914-1945. L\u2019Italia nella guerra europea dei trent\u2019anni<\/b>, Viella<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2016, pp. 371 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>33,00 Le due guerre mondiali e i due decenni interposti composero un conflitto trentennale che sconvolse e trasform\u00f2 in profondit\u00e0 la societ\u00e0 europea. Non solo per la portata distruttiva delle vicende militari, ma anche perch\u00e9 l\u2019ordine politico ed economico, l\u2019organizzazione e la vita sociale furono fortemente plasmati dalle esperienze e dalle culture belliche. Le politiche nazionaliste e belliciste prevalsero a lungo su quelle democratico-sociali e solo al termine di quel lungo conflitto, cui parteciparono attori diversi e mutevoli nel tempo, il progetto di una modernit\u00e0 militarizzata e aggressiva soccombette di fronte a quello di una societ\u00e0 rispettosa della pluralit\u00e0 degli interessi sociali.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>M. Tomelli<\/i>, <b>L\u2019Italia dei movimenti<\/b>, Politica e societ\u00e0 nella Prima repubblica, Carocci 2015, pp. 256 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>17,00 A fronte di una storiografia orientata a fare del Sessantotto il movimento che pi\u00f9 di ogni altro ha segnato sviluppi sociali, politici e culturali nella seconda met\u00e0 del Novecento, l\u2019autrice propone una lettura dei movimenti collettivi nell\u2019Italia repubblicana in un pi\u00f9 ampio orizzonte temporale, spaziando dalla seconda met\u00e0 degli anni Cinquanta per giungere alla prima met\u00e0 degli anni Ottanta. Ne risulta una ricostruzione che rivisita, ponendoli sotto una nuova luce, alcuni snodi fondamentali dei processi di mobilitazione della societ\u00e0 civile e i rapporti che ne scaturirono con le istituzioni \u2013 partiti e sindacati <i>in primis<\/i> \u2013 offrendo nuovi spunti di riflessione sul ruolo dei movimenti all\u2019interno della \u201cRepubblica dei partiti\u201d.<\/p>\n<p><b>Italia contemporanea<\/b>, n. 279-2015 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>33,00<\/p>\n<p>M. Gaiffr\u00e9 nell\u2019articolo <i>Una storia da dimenticare?<\/i> analizza le difficolt\u00e0 e i limiti che caratterizzano la riflessione sulla lotta armata e sulla violenza politica di sinistra, che non \u00e8 sostanzialmente riuscita a dialogare con la storiografia sull\u2019Italia degli anni Settanta. Ragioni politiche e generazionali si sono sommate ad alcune sollecitazioni poste dalla svolta del 1989 e dalla fine del secolo breve, che in Italia hanno rafforzato l\u2019immagine degli anni Settanta e degli anni Ottanta come una lunga fase di incubazione. Ma \u00e8 solo leggendo nella violenza politica e nel terrorismo di sinistra uno dei frutti della complessa transizione italiana che si possono compiere significativi passi in avanti e affrontare su un piano compiutamente storiografico un nodo ancora dolente del nostro recente passato.<\/p>\n<p><i>I. Buttignon e M. Zenoni<\/i>, <b>M.S.I. e terrorimo nero tra verit\u00e0 e montature<\/b>, I collateralismi tra il partito neofascista e le organizzazioni armate di estrema destra, Solfanelli 2014, pp. 186<br \/>\n\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>14,00<\/p>\n<p>Il testo d\u00e0 un\u2019ottima panoramica generale sulla nascita, lo sviluppo e la fine del Msi, partito neofascista che si afferm\u00f2 fin dall\u2019immediato secondo dopoguerra come rifugio di numerosi reduci della Rsi ma anche del fascismo del ventennio. In questa storia evidenti sono i suoi legami con la vasta e complessa area delle organizzazioni armate di estrema destra. Organizzazioni spesso collaterali alle correnti pi\u00f9 \u201cpure\u201d e meno istituzionali del Movimento Sociale (anche se non manc\u00f2 un certo coinvolgimento del condottiero storico, Giorgio Almirante). Si passa poi a uomini di pi\u00f9 ferrea tenuta ideologica quali Pino Rauti.<\/p>\n<p>Tenendo ben presente il viscerale anticomunismo del Msi come in generale dello Stato italiano e dei suoi apparati pi\u00f9 lealisti \u00e8 anche vero che a partire dagli anni Quaranta fino ai primi Cinquanta, quindi subito dopo la conclusione di una guerra con ferite e rancori tutt\u2019altro che sopiti, ci fu una certa ricerca di consenso da parte di alcuni membri del Pci, tra cui un giovane Enrico Berlinguer gi\u00e0 allora ai vertici di partito, verso quei giovani e meno giovani reduci della Rsi che guardavano a una rivoluzione sociale e anticapitalista. Una strategia che per\u00f2 si rivel\u00f2 fallimentare sul piano elettorale e disastrosa su quello giudiziario con le mancate condanne di soggetti che si erano resi colpevoli di violenze contro civili e partigiani. Insomma, una strategia che insieme al contesto della Guerra fredda permise la promulgazione della nota \u201camnistia Togliatti\u201d che rientrava in una lotta politica di ricerca del consenso da parte dei due schieramenti politici italiani. Quello che per\u00f2 non convince \u00e8 il punto di partenza di questo lavoro ricco d\u2019informazioni, ossia lo spunto storico e sociologico di Ernst Nolte che semplicisticamente vede il fascismo come l\u2019altra faccia della medaglia del marxismo e che a livello europeo ha portato lo storico tedesco a parlare del nazismo come semplice reazione alla Rivoluzione d\u2019Ottobre catalizzando su quest\u2019ultima una specie di colpa a trecentosessanta gradi per tutti gli eventi post 1918. Parlare di un fascismo, come fanno gli autori, quale dottrina originariamente di sinistra \u2013 rifacendosi al periodo ante marcia \u2013 \u00e8 una conclusione che s\u2019infrange sulla natura e sulla storia stessa del movimento, nato s\u00ec con una generica funzione antimodernista, ma anche per questo antisocialista e anticomunista. Un fascismo che fin dagli albori ricopr\u00ec un ruolo antirivoluzionario utile alla borghesia italiana, quando quest\u2019ultima stava perdendo presa su una societ\u00e0 uscita prostrata dalla Grande guerra, vittoriosa solo per la grande industria e la grande finanza che aveva reso ancora pi\u00f9 povero e in fermento il proletariato industriale e contadino italiano. Associare corporativismo e socialismo solo perch\u00e9 entrambi non capitalisti \u00e8 pi\u00f9 che opinabile. Parlare di una Rsi socializzatrice quando il capo e fondatore del fascismo aveva per venti anni operato una politica a favore dei vertici industriali e bancari vuol dire guardare il dito invece della luna. Che poi il Msi, come gran parte del fascismo, fosse ideologicamente ben poco strutturato rispetto al complesso marxismo e allo stesso liberismo politico, chiarisce solo che \u00e8 stato facile per molti fascisti passare dalla Rsi al Pci, in quanto le loro stesse rivendicazioni erano s\u00ec semplici ma anche profondamente contraddittorie rispetto a un\u2019analisi marxista o liberale della societ\u00e0. Non stupisce quindi neanche la presenza di un\u2019ala spiritualistica e antirazionale all\u2019interno dei gruppi pi\u00f9 ideologizzati del Msi. Tuttavia rimane il fatto che il testo ha il pregio di segnalare una certa commistione tra chi aspirava a una rivoluzione sociale radicale internazionale e chi cercava un\u2019altrettanto forte cambiamento sociale ma legato a concetti nazionalisti e di comunit\u00e0 chiusa. Commistione che tuttavia non significava una radice comune, come domostrano i fallimentari abboccamenti di alcuni elementi di spicco della lotta armata neofascista nei confronti di quelli di sinistra. <i>(m.c.)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>S. Zoppi<\/i>, <b>Pietre di confine<\/b>, Personali apprendimenti, Rubbettino<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2015, pp. 219\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<\/p>\n<p>Giulio Andreotti, Massimo Annesi, Corrado Dami, Anna De Lauro Matera, Gabriele De Rosa, Amintore Fanfani, Massimo Severo Giannini, Giorgio La Pira, Antonio Maccanico, Giovanni Marongiu, Giulio Pastore, Nicola Pistelli, Manlio Rossi-Doria, Pasquale Saraceno e Giovanni Spadolini: sono questi i quindici protagonisti di questo libro che \u00e8 insieme memoria e interpretazione, a partire dai primi anni Quaranta del secolo scorso, e rappresentazione di un\u2019Italia fatta di aneddoti, curiosit\u00e0, dettagli inediti.<\/p>\n<p><i>M. Paci<\/i>, <b>Passaggi di stagione<\/b>, Ediesse 2015, pp. 151 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12.00<\/p>\n<p>Il testo costituisce una sorta di diario, con cui l\u2019autore, Massimo Paci, professore di Sociologia economica alla Sapienza, racconta della sua esperienza fuori dall\u2019universit\u00e0 e ci fornisce un quadro della situazione politica italiana.<\/p>\n<p>Il titolo del libro rimanda alle varie fasi, chiamate stagioni, della vita del protagonista. Le prime due (<i>L\u2019autunno della politica<\/i> e <i>L\u2019inverno della burocrazia<\/i>), costituiscono un diario pubblico mentre la terza (<i>L\u2019estate interiore<\/i>) \u00e8 un vero e proprio \u201cdiario privato\u201d. Le vicende narrate nel diario pubblico corrispondono agli ultimi mesi del governo Prodi e ai primi di quello berlusconiano. Il protagonista si limita a narrare le vicende accadute, fatti storici e politici, rimanendo sempre distaccato nei confronti della politica, dalla quale \u00e8 attratto ma da cui non vuole restare deluso. I fatti narrati nell\u2019ultima stagione, invece, rimandano ai tempi attuali, corrispondenti alla maturit\u00e0 dell\u2019autore, intrisi di saggezza, maturit\u00e0 e senso di pace. In quest\u2019utima fase l\u2019autore scopre che esistono altre vie per conoscere il mondo circostante.<i><br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>U. Serafini<\/i>,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><b>Adriano Olivetti<\/b>, E il movimento comunit\u00e0, Edizioni Comunit\u00e0<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2015, pp. 509 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>35,00 Il volume \u00e8 una raccolta di scritti editi e inediti di Umberto Serafini, a lungo dirigente del movimento politico fondato nel 1947 da Adriano Olivetti per promuovere una riforma dello Stato e della societ\u00e0 in senso comunitario. Attraverso saggi, interventi d\u2019occasione e articoli di una vita, il volume ripercorre da vicino la vicenda del Movimento Comunit\u00e0 e del suo fondatore, ricostruendo la storia di un\u2019idea che rappresenta ancora oggi un\u2019anticipazione scomoda e lungamente incompresa.<\/p>\n<p><i>R. Perrotta<\/i>,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><b>Mario Capanna<\/b>, Storie di un impegnato, Ipoc<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2015, pp. 319 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00 Dalla resistenza contro le derive sociali e politiche alla difesa dei diritti fondamentali dell\u2019uomo, dall\u2019attivit\u00e0 parlamentare all\u2019incontro e confronto costanti con studenti e giovani, dalle missioni di pace a quelle ecologiste, dalla tutela della biodiversit\u00e0 all\u2019apicoltura, dall\u2019attivit\u00e0 di saggista a uomo del dialogo e del confronto con credenti e non credenti.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>M. Prospero<\/i>, <b>Il nuovismo realizzato<\/b>, L\u2019antipolitica dalla Bolognina alla Leopolda, Bordeaux<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2015, pp. 417 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>26,00 Il libro ricostruisce, in maniera critica, alcuni dei passaggi decisivi degli ultimi venticinque anni della sinistra italiana e lega la irresistibile ascesa di Matteo Renzi alle modalit\u00e0 con le quali il gruppo dirigente comunista guidato da Occhetto si avventur\u00f2 per la via della societ\u00e0 civile, dell\u2019antipartitismo, dei referendum, della repubblica dei cittadini, dei governi tecnici, dell\u2019elezione diretta dei sindaci, del maggioritario. Anzich\u00e9 trionfare, Occhetto fu il primo a essere travolto dall\u2019onda nuovista. Arriv\u00f2, infatti, Berlusconi che govern\u00f2 vent\u2019anni.<\/p>\n<p>In questa storia Renzi rappresenta non un\u2019eccezione, ma un punto di arrivo prevedibile e naturale. Il libro, approfondito il nesso storico, passa alla critica del presente e mette magistralmente a nudo Matteo Renzi che non ha una cultura delle regole, degli ordinamenti e delle istituzioni; egli punta insomma al potere per il potere, senza visione. Per fare ci\u00f2 utilizza ogni mezzo, come l\u2019inganno, il tradimento, la spietatezza, la congiura, la faida. Lo scopo \u00e8 la vittoria personale e della propria fazione. Perci\u00f2 Renzi impone un conflitto distruttivo permanente che accompagner\u00e0 il sistema verso un mesto declino storico.<\/p>\n<p><i>M. Parisi<\/i>, <b>Il patto del nazareno<\/b>, 18 gennaio 2014- 31 gennaio 2015, <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Rubbettino<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2016,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>pp. 259<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>19,00 Questo libro \u00e8 un racconto delle vicende politiche relative al cosiddetto \u201cPatto del Nazareno\u201d, ricostruite da un osservatore privilegiato, giornalista e deputato di Forza Italia, che ha seguito il percorso parlamentare della legge elettorale (l\u2019Italicum) e delle riforme costituzionali. Con documenti inediti (la corrispondenza intercorsa, i report riservati inviati a Silvio Berlusconi da Denis Verdini, ecc.) e testimonianze personali.<\/p>\n<p><i>F. Saverio Parisi e G. Longo<\/i>, <b>Sulla mia pelle il caso Divania-Unicredit<\/b>, Imprimatur<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2015, pp. 199 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>17,00 Un\u2019azienda del Sud, sana e in crescita, viene dichiarata fallita nel 2011: il pi\u00f9 grande stabilimento della zona industriale di Bari diventa preda dei vandali e pi\u00f9 di quattrocento dipendenti perdono il lavoro.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u00c8 la sconcertante storia del pi\u00f9 grave scandalo italiano di malafinanza creativa. Il libro riporta documenti e responsabilit\u00e0 della Unicredit i cui amministratori delegati<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>sono imputati dei reati di bancarotta fraudolenta ed estorsione aggravata.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><i>D. Buzzetti<\/i>, <b>Leaving Italy<\/b>, Diario di un viaggio per sciogliere un dubbio: decidere se lasciare o meno l\u2019Italia, Effigi<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2016, pp. 159 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Davide Buzzetti, 35 anni, laureato in sociologia alla Sapienza di Roma, master in Governance politica a Pisa, disoccupato, racconta il suo ultimo viaggio all\u2019estero (durato oltre tre mesi) e mette in piazza una scelta di vita coraggiosa: lasciare la propria citt\u00e0, la famiglia, gli impegni politici, per andare a vivere e lavorare all\u2019estero, definitivamente. Racconta in una intervista rilasciata a un giornale locale:<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u00abAmo profondamente l\u2019Italia e la mia citt\u00e0 ma la mia scelta ormai \u00e8 matura; sento che qua non \u00e8 pi\u00f9 il mio posto. Ho voglia di conoscere il mondo e contaminarmi, ma ammetto che nella decisione incide anche lo stato di arretratezza del nostro paese, che a volte mi deprime molto. Quindi, unendomi a un lungo elenco di giovani gi\u00e0 migrati, vado via\u00bb.<\/p>\n<p><i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gennaio-Febbraio 2016 Libri da leggere Antonio Schina&nbsp; Antimoderati A cura di Gian Paolo Serino, Luciano Bianciardi. 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