{"id":737,"date":"2021-01-03T11:29:11","date_gmt":"2021-01-03T11:29:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centrodocpistoia.it\/wp\/?p=737"},"modified":"2022-02-22T17:05:48","modified_gmt":"2022-02-22T17:05:48","slug":"notiziario-cdp-254","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centrodocpistoia.it\/wp\/2021\/01\/03\/notiziario-cdp-254\/","title":{"rendered":"Notiziario CDP 254"},"content":{"rendered":"<p>Marzo-Ottobre 2017<b><br \/>\n<\/b><\/p>\n<p><b>Alimentazione<\/b><\/p>\n<p><b>Memoria e ricerca<\/b>, n. 2, maggio-agosto 2016<br \/>\n\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>27,00<\/p>\n<p>Nell\u2019articolo di E. Scarpellini <i>Il cibo come cultura italiana nel mondo: dall\u2019emigrazione alla globalizzazione<\/i>, vengono presentate ipotesi interpretative sui motivi a lungo e a breve termine del successo globale della cucina italiana. Il punto di partenza \u00e8 l\u2019osservazione che la sua prima diffusione, dovuta all\u2019emigrazione italiana, era principalmente limitata alle enclavi espatriate. Vengono considerati due casi paradigmatici: quello degli Stati Uniti per l\u2019America e dalla Germania per l\u2019Europa, che in realt\u00e0 sono molto diversi fra loro, non solo a causa del diverso ruolo delle popolazioni migranti, ma anche per il forte flusso di turisti tedeschi in Italia. Poi c\u2019\u00e8 l\u2019analisi dei cambiamenti che hanno avuto luogo soprattutto a partire dalla met\u00e0 del XX secolo, che costituiscono le basi di un nuovo apprezzamento del cibo italiano. Tra questi cambiamenti, ci\u00f2 che risalta \u00e8 la capacit\u00e0 della cucina italiana di affermarsi, al di l\u00e0 dei singoli piatti o cibi simbolici, come modello culturale di riferimento. Questo \u00e8 accaduto con lo sviluppo del concetto di dieta mediterranea, il che ha specifici connotati medici e nutrizionali. Inoltre, ci sono anche gli aspetti legati all\u2019immagine edonistica dell\u2019Italia come paese turistico, e la sempre pi\u00f9 diffusa socializzazione intorno a cibi e bevande nel cuore del contesto urbano moderno. Dal 1980 il successo dei prodotti <i>made in Italy<\/i> ha contribuito a valorizzare il cibo italiano. In conclusione, si pu\u00f2 dire che questa popolarit\u00e0 \u00e8 legata essenzialmente a una costruzione culturale in armonia con le profonde esigenze della societ\u00e0 contemporanea.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Vita &amp; Salute<\/b>, n. 9, ottobre 2016 &nbsp; \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>3,20<\/p>\n<p>La rivista presenta un articolo di Gabriele Buracchi, <i>Fame da morire<\/i>, dedicato alla bulimia nervosa: che cos\u2019\u00e8, come riconoscerla, le varie soluzioni per curarla e quelle da evitare, gli aspetti psicologici, l\u2019importanza di ritrovare autostima e cura di s\u00e9.<\/p>\n<p><b>A-rivista anarchica<\/b>, n. 412, dicembre 2016- gennaio 2017 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>4,00<\/p>\n<p>Inserto su <b><i>Le cucine dell\u2019amore<\/i><\/b>, resoconto della settima edizione delle <i>Cucine del popolo<\/i> tenuto a Massenzatico (Reggio Emilia) fra settembre e ottobre 2016. In apertura l\u2019intervento di Carla Chelo che ha parlato del rapporto tra fame, gastronomia e cambiamenti sociali dal dopoguerra a oggi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>S. Manzin<\/i>, <b>Pane &amp; Focolare<\/b>. Se mangi con qualcuno passi subito a un livello pi\u00f9 alto di amicizia, D\u2019Ettoris 2016, pp. 157 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>13,90<\/p>\n<p>La tavola, ma pi\u00f9 in generale il cibo, non \u00e8 solamente un\u2019occasione per nutrirsi o per rilassarsi dopo una faticosa giornata: \u00e8 anche un luogo di incontro e di comunicazione tra persone. Fin dall\u2019antichit\u00e0, il cibo ha accomunato interi popoli, facendoli sentire parte di una comunit\u00e0, infatti anche l\u2019orario e i vari tipi di piatti sono diversi da cultura a cultura. Mangiare alla stessa tavola quindi vuol dire appartenere a quel determinato gruppo che, quotidianamente, \u00e8 la famiglia. Invitare qualcuno a mangiare, significa farlo entrare nella nostra vita. Mangiare insieme stringe anche legami ed \u00e8 un momento di comunicazione intensa: lo possiamo constatare fin dal primo contatto tra un neonato e la propria madre. Ma il cibo \u00e8 visto da alcune persone anche come una cosa negativa: le modelle anoressiche spesso diventano icone di bellezza e questo non fa altro che peggiorare le cose; il cibo rischia di diventare il nemico. <i>(s.g.)<\/i><\/p>\n<p><i><br \/>\nD. Annetta<\/i>, <b>Atlante delle spezie<\/b>, Pent\u00e0gora 2016, pp. 160 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>Le spezie colorano la cucina; la fanno pi\u00f9 ricca, varia e gustosa; rendono la vita pi\u00f9 fragrante, stimolano la creativit\u00e0 di chi \u2013 in casa per la famiglia o per se stessi o per lavoro nelle varie cucine \u2013 deve inventare nuovi piatti o rielaborarne di vecchi. In questo libro sono presentate 32 spezie (le principali ma anche varie meno conosciute), 11 miscele, 101 ricette.<\/p>\n<p>Di ciascuna spezia \u00e8 dichiarata la provenienza, tracciata la storia, segnalate le modalit\u00e0 di uso in cucina e, talvolta, anche nella farmacopea popolare. Il libro \u00e8 dedicato soprattutto a chi \u00e8 interessato alle cucine etniche ma anche a chi vuole provare nuove ricette (ce ne sono tante e alcune di queste semplici da provare). <i>(i.b.)<\/i><\/p>\n<p><i>C. Petrini<\/i>, <b>Buono, pulito e giusto<\/b>, Giunti-Slow Food 2016, pp. 354 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>14,50<\/p>\n<p>Dieci anni fa <i>Buono, pulito e giusto<\/i>, scritto da Carlo Petrini, leader non solo di <i>Slow Food<\/i> ma riconosciuto a livello mondiale come uno degli innovatori di pensiero, ha trasformato un titolo in uno slogan, una visione del mondo che ha rovesciato gli stereotipi sul cibo, l\u2019ambiente, la natura, l\u2019agricoltura. Oggi, con una riedizione ampliata a riflessioni post \u201cdecennali\u201d di un libro e di un titolo diventati slogan fortunati, Petrini esorta il lettore a farsi egli stesso eco-gastronomo, a essere cittadino del mondo e protagonista di una grande rete internazionale che custodisca il pianeta mettendo la connessione ambiente\/agricoltura\/cibo al centro di un nuovo progetto di vita. Cerca anche di non essere prevedibile, anche se per molti ipotetici lettori scrive cose scontate sia sulla questione ambientale che sulla produzione di cibo e sulla spesa come atti politici. Certamente, ci sono scivolate nostalgiche su sapori che non ci sono pi\u00f9 ma \u00e8 notevole il tentativo di fare stare insieme le diverse istanze di un problema che \u00e8 mondiale, unitario nel senso che riguarda tutti i popoli ma che deve partire da istanze locali per essere affrontato correttamente.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 vero, \u00e8 un manifesto di idee e, dunque, mancano molti passaggi e interconnessioni con altre questioni, come la povert\u00e0 metropolitana che obbliga molte persone ad acquistare <i>junk food<\/i> a prezzi accessibili anche ai poveri, vecchi e nuovi, cos\u00ec come sembra di leggere tra le righe un pessimismo nei confronti degli strumenti definibili \u201cclassici\u201d per la liberazione dalle logiche di mercato e dalle varie schiavit\u00f9 del genere umano e della sua possibilit\u00e0 di avere cibo buono nel senso di gradevole, pulito nel senso di non inquinato nella sua produzione e nella sua manipolazione e trasporto, e giusto nel senso sociale cio\u00e8 liberato dallo sfruttamento umano. Ma \u00e8 grazie anche a contributi come questo che \u00e8 cresciuta la nostra consapevolezza che difendere la biodiversit\u00e0 \u00e8 il modo per scongiurare una fine veloce del genere umano. La strada \u00e8 aperta e bisogna percorrerla. <i>Buono, pulito e giusto<\/i> deve essere il nostro cibo, piacevole, accessibile a tutti, prodotto con criteri di sostenibilit\u00e0, nel rispetto dei diritti di chi lo produce, di chi ne fruisce e della biodiversit\u00e0 agroalimentare e gastronomica. <i>(i.b.)<\/i><\/p>\n<p><i>A cura dell\u2019Associazione Culturale Buggiano Castello<\/i>, <b>Atti del convegno <i>Erbe, carni e pesce<\/i><\/b>. L\u2019alimentazione nella Valdinievole medievale e moderna, Polistampa 2016, pp. 176 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Volete sapere come, quando, cosa e quanto si mangiava in Valdinievole (presa come caso studio di riferimento per la Toscana) nel medioevo e nell\u2019et\u00e0 moderna? Volete conoscere le interazioni tra commercio e agricoltura, tra dazi e confini, tra ordini religiosi, borghi e citt\u00e0? La raccolta degli atti di questo interessante convegno ve lo spiega. E lo fa piuttosto bene, con relazioni e comunicazioni riordinate in modo che la loro lettura sia stimolante. Il volume \u00e8 stato curato da chi ha curato la segreteria del convegno, cio\u00e8 da uno dei pi\u00f9 importanti operatori culturali della Valdinievole, Omero Nardini che, con la sua solita passione e precisione, mette insieme ricercatori e studiosi, anche di valore, come Alberto Malvolti, che esprimono non solo la Valdinievole pistoiese, ma anche territori come Fucecchio.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><i>(i.b.)<\/i><\/p>\n<p><i>M.G. Calabrese Scivoletto<\/i>, <b>Pane avanzi e fantasia<\/b>, Pungitopo 2016, pp. 142 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Sar\u00e0 anche vero che sembra esserci una ripresa economica, ma intanto, un po\u2019per sfizio, un po\u2019per necessit\u00e0, un po\u2019per moda, non fa male leggersi un libro come questo: 140 ricette che spaziano nei vari comparti della cucina siciliana (come siciliani sono l\u2019autrice e la casa editrice), dalla pasta ai secondi, dagli antipasti ai dolci, con un elemento importante ma non esaustivo, il pane (secco, raffermo, fresco, a voi la scelta) e gli avanzi che, quasi inevitabilmente, troviamo in ogni famiglia e in tanti luoghi di cucina pubblica.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ci ricorda un passato niente affatto lontano, dove il risparmio era religioso e ci ricorda anche la necessit\u00e0 \u2013 se vogliamo pensare alle generazioni future \u2013 di uno stile di vita pi\u00f9 attento alle risorse alimentari e, pi\u00f9 in generale, semplicemente sobrio, con un\u2019ampia rassegna di ricette utili che possono creare pietanze gustose evitando inutili sprechi di cibo. <i>(i.b.)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>S. Rossini<\/i>, <b>La dispensa verde<\/b>, Edizioni il punto d\u2019incontro 2016, pp. 189 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>16,90<\/p>\n<p>Nel libro le regole base per conservare gli alimenti, le tecniche di sterilizzazione, di essiccazione e di fermentazione, la conservazione sotto zucchero, sottaceto e in agrodolce. Un prontuario utile per farsi una scorta di frutta e verdura di stagione da mettere in dispensa e poter consumare anche fuori stagione.<\/p>\n<p><i>L. Baroni e I. Fasan<\/i>, <b>Il piatto veg junior<\/b>, Sonda 2016, pp. 141 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>16,00 Il piatto veg risulta applicabile a tutte le fasi del ciclo vitale, dalla gravidanza all\u2019et\u00e0 adulta e all\u2019et\u00e0 pediatrica. Intervenendo quindi sul numero di porzioni \u00e8 possibile adeguare le assunzioni dei vari cibi ai fabbisogni nutrizionali specifici delle varie condizioni fisiologiche e fasce d\u2019et\u00e0. Deve essere ben chiaro che, anche a parit\u00e0 di fabbisogno energetico, le richieste nutrizionali dovranno essere diversificate a seconda delle fasi di sviluppo. La variante del piatto veg adattata all\u2019et\u00e0 pediatrica \u00e8 concepita per essere utilizzata a partire dal secondo anno di vita quando la dieta del bambino \u00e8 ormai per la gran parte basata sugli stessi cibi dei genitori.<\/p>\n<p><i>J.A. e M. McDougall<\/i>, <b>La starch solution<\/b>, Sonda 2017, pp. 395 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>I carboidrati sono il grande spauracchio dell\u2019alimentazione: fanno ingrassare; rallentano il metabolismo; innalzano la glicemia; favoriscono diabete, obesit\u00e0, malattie cardiache.<\/p>\n<p>Il dottor McDougall ha dimostrato che con un\u2019alimentazione a base vegetale, in cui i carboidrati sono il \u00abcarburante\u00bb principale, possiamo perdere peso, prevenire numerose malattie e curare i disturbi pi\u00f9 comuni. Basato sulla ricerca scientifica pi\u00f9 recente, il programma del dottor McDougall, semplice da seguire, spiega quali cibi mangiare e quali evitare.<\/p>\n<p><i>G. Bindi<\/i>, <b>Grani antichi<\/b>, Terra nuova edizioni 2016, pp. 172 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>13,60 Pane e pasta sono i simboli del<i> made in Italy<\/i> ma sono fatti spesso con farine di bassa qualit\u00e0 e con grani importati, nonostante che sul territorio italiano sia possibile coltivare grani con alto valore nutritivo. Il libro, dopo una breve rassegna dei problemi creati dal mercato globale del grano, presenta le aziende che da decenni sono impegnate nel recupero dei grani antichi: la loro storia, cosa e come coltivano, dove vendono i loro prodotti. La riscoperta dei frumenti antichi da parte di consumatori e agricoltori \u00e8 una vera rivoluzione che assicura vantaggi per la salute e la biodiversit\u00e0 nelle campagne.<br \/>\n<i>F. Abuhamdiya<\/i>, <b>Pop palestine<\/b>. Viaggio nella cucina popolare palestinese, Stampa alternativa 2016, pp. 257 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>25,00<\/p>\n<p>Un viaggio tra strade, pentole e fornelli dal sud al nord della Palestina, partendo da Hebron e poi Betlemme, Ramallah, Gerusalemme, fino a Gerico, Nablus e Jenin. A ciascuna di queste citt\u00e0 \u00e8 dedicato un capitolo in cui sono riportate le ricette di cui \u00e8 stata seguita la preparazione in case, ristoranti o nei chioschetti dei venditori di strada. \u00c8 il racconto di una Palestina diversa, popolare, l\u2019occasione per conoscere attraverso nuove e curiose ricette la cultura e le aspirazioni del popolo palestinese.<\/p>\n<p><i>\u00c9. Desaulniers<\/i>, <b>Il libro nero del latte<\/b>. I 10 falsi miti che ci fanno bere, Sonda 2016, pp. 167<br \/>\n\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>Il libro offre una preziosa analisi del ruolo che l\u2019industria lattiero-casearia ricopre nell\u2019economia agricola occidentale. Ognuno dei 10 capitoli smonta uno dei falsi miti del latte: dai suoi benefici sulla salute al \u00abtrattamento umano\u00bb dei bovini negli allevamenti, dai metodi di produzione rispettosi dell\u2019ambiente all\u2019impossibilit\u00e0 del nostro organismo di rinunciare a un alimento che crea una vera e propria dipendenza.<\/p>\n<p><i>G. Santangelo<\/i>, <b>Dietro lo specchio<\/b>. L\u2019influenza dei mass-media nella diffusione dei disturbi del comportamento alimentare, Aipsa 2017, pp. 185 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 la trasposizione della tesi di laurea dell\u2019autrice, dedicata ai disturbi del comportamento alimentare (Dca) e all\u2019influenza dei mass-media. L\u2019obiettivo del lavoro \u00e8 stato quello di esaminare dal punto di vista mediatico queste patologie che rappresentano a livello mondiale uno dei maggiori problemi psichiatrici degli ultimi tre decenni.<\/p>\n<p>Il racconto svela, con parole semplici e un montaggio sapiente quanto insidioso possa<br \/>\nessere quel mondo dell\u2019informazione che si<br \/>\nerge a paladino della verit\u00e0 e della protezione dei malati di anoressia e bulimia, e quanta strumentalizzazione di queste patologie sopravviva nell\u2019ambito dell\u2019informazione stessa e della pubblicit\u00e0. (<i>l.c.)<\/i><\/p>\n<p><i><br \/>\nU. Seifert<\/i>, <b>Vegetariani &#8211; Eretici senza Dio?<\/b>, Quello che dovrebbe sapere chi mangia carne e chi \u00e8 vegetariano, Vita universale 2016, pp. 152<br \/>\n\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>9,50<\/p>\n<p>In quest\u2019epoca l\u2019uomo sta consumando carne in maniera eccessiva e tale consumo porta inevitabilmente verso obesit\u00e0 e malattie cardiocircolatorie o di altro genere.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Gli animali soffrono negli allevamenti intensivi e sono destinati a una morte atroce nei mattatoi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Secondo l\u2019autore la casta sacerdotale \u00e8 da considerarsi la principale responsabile e, tutt\u2019oggi, elargisce la sua benedizione a ci\u00f2 che viene inflitto agli animali e minaccia con la dannazione eterna i vegetariani che, non essendo d\u2019accordo con simili atti di crudelt\u00e0, vengono definiti \u201ceretici senza Dio\u201d. <i>(a.d.b)<\/i><br \/>\n<b>Carcere<\/b><\/p>\n<p><b>Una citt\u00e0<\/b>, n. 231, maggio-giugno 2016<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>8,00<\/p>\n<p><b><i>La laurea di Claudio Conte<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>del carcere di Catanzaro<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/b><\/p>\n<p>\u00abPer i poteri conferitimi dalla legge dichiaro Claudio Conte dottore in legge con 110 e lode e con menzione accademica. Congratulazioni e&#8230;\u00bb. Queste solenni parole sono risuonate nella sala, mettendo il sigillo al mio ultimo esame per il conseguimento della laurea magistrale in giurisprudenza all\u2019Universit\u00e0 di Catanzaro. Solo che non mi \u00e8 stato possibile recarmi all\u2019Ateneo com\u2019\u00e8 concesso a tutti gli studenti, anche a quelli detenuti e condannati all\u2019ergastolo cosiddetto ostativo. Ai quali, in ogni parte d\u2019Italia, inclusa la vicina Cosenza pochi mesi fa, \u00e8 stato concesso un permesso di qualche ora per sostenere la seduta di laurea. A me no. Nel mio caso tale possibilit\u00e0 \u00e8 stata negata dal Giudice della Sorveglianza di Catanzaro, poich\u00e9, diversamente da molti suoi colleghi nel resto d\u2019Italia, ritiene concedibile tale permesso solo per \u201ceventi negativi\u201d e non anche per \u201ceventi positivi\u201d. E quindi la laurea \u00e8 stata celebrata in carcere. Nonostante i ventisette anni di detenzione ininterrotti, dopo il mio arresto all\u2019et\u00e0 di diciannove anni, e un percorso trattamentale riconosciuto da giudici e operatori penitenziari, che farebbe ricredere anche il pi\u00f9 scettico dei giustizialisti. Tutto questo nella civilissima Italia, che in campo internazionale si atteggia a paladina dei diritti umani. E cos\u00ec ancora una volta l\u2019ingiustizia si compie manifesta e la pena si correla non ai principi stabiliti dai codici o dalla Costituzione. Ma dipende dal luogo in cui ti ritrovi a espiare la pena. Il mio caso \u00e8 emblematico, sono la dimostrazione vivente in cui tutte le antinomie (negate da alcuni) insite nella pena dell\u2019ergastolo deflagrano in tanti irrecuperabili pezzi.<i> (da una lettera dal carcere pubblicata in questo numero della rivista)<\/i><\/p>\n<p><i>M. Trudu<\/i>, <b>Cent\u2019anni di memoria<\/b>, Stampa Alternativa 2016, pp. 177 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<\/p>\n<p>Mario Trudu, pastore, \u00e8 nato ad Arzana (Nuoro) nel 1950. Nel 1979 viene arrestato con l\u2019accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione. Condannato, si \u00e8 sempre dichiarato innocente. Durante una breve latitanza \u00e8 responsabile del sequestro dell\u2019ingegner Gazzotti. Condannato all\u2019ergastolo ostativo, in carcere a Spoleto si diploma all\u2019Istituto d\u2019Arte. Adesso \u00e8 nel carcere di Oristano, dove \u00e8 stato trasferito da quello di San Gimignano.<\/p>\n<p>L\u2019autore ripercorre le pagine dei suoi ricordi d\u2019infanzia e della prima giovent\u00f9 ad Arzana, Sardegna Orientale, negli anni Cinquanta, e con rimpianto ritrova le radici di quel mondo il cui pensiero gli ha permesso di sopravvivere ai lunghissimi anni di carcere.<\/p>\n<p>Con gli occhi da bambino che gli sono propri, Trudu narra la storia dei poveri e dei dimenticati, scandaglia il cuore di tenebra dei paesi della montagna sarda, il centro abitato e la campagna. \u00c8 incantato soprattutto dai racconti dei \u201csuoi vecchi\u201d, che sono trasmissione di sapere, ma anche storie di guerra. L\u2019autore ricorda ancora i loro visi, specialmente i loro occhi, la loro voce emozionata, che gli faceva sentire quanto dolore provocava loro rievocare certe storie. Tutto questo prova a rievocare quindi, fra ricordi e fantasia, affinch\u00e9 nessuno dimentichi quegli \u201ceroi della zappa\u201d, per lasciare intravedere quanto sudore hanno versato nella loro vita. Trudu ha una maniera tutta sua di raccontare, costruisce una propria grammatica narrativa e il racconto procede per intersechi, per flashback, per catalogazioni di tempi, luoghi, spazi. Il ricordo di Arzana e della sua gente, davvero \u00e8 stato per Trudu il sole che ha scaldato una vita che il sistema giudiziario vuole definitivamente morta. Il paese dell\u2019infanzia diventa cos\u00ec il proprio mondo, dove altri si possono riconoscere. (<i>l.c.)<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><i>I. De Francesco<\/i>, <b>Leila della tempesta<\/b>, Zikkaron 2016, pp. 155 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<\/p>\n<p>L\u2019autore, cristiano e monaco, intreccia un intenso rapporto umano con Leila, giovane di origine islamica, giunta clandestinamente in Italia durante una tempesta nel Mediterraneo, poi finita in carcere perch\u00e9 coinvolta nel commercio degli stupefacenti; confronto che si allarga progressivamente ad altri detenuti.<\/p>\n<p>Il libro nasce come rielaborazione letteraria di una lunga esperienza di dialogo con detenuti arabi musulmani, in un grande carcere italiano.<br \/>\nIn questo volume De Francesco cerca di comprendere, di andare incontro all\u2019altro, e di dialogare, aperto a conoscere con partecipazione emotiva le storie di Leila e degli altri detenuti.<\/p>\n<p>E lo fa dietro le mura di un penitenziario, dove le misure di controllo demarcano una insuperabile diversit\u00e0, luogo separato, soggetto a regole che tracciano un vero e proprio spartiacque tra \u201cdentro\u201d e \u201cfuori\u201d.<\/p>\n<p>Ma attraverso la narrazione scopriamo che, nonostante il carcere, l\u2019incontro tra \u201caltri\u201d non solo \u00e8 possibile, ma pu\u00f2 essere fonte di conoscenza e di speranza. Dialoghi di umanit\u00e0 in carcere quindi, in questo testo straordinariamente ricco e coinvolgente; singolare per il livello e la profondit\u00e0 della narrazione, che coinvolge aspetti essenziali dell\u2019esistenza personale e delle vicende di vita dei protagonisti, non solo dei detenuti, ma anche dell\u2019autore stesso, arrivando a investire il senso e la giustificazione della sua scelta monastica.<\/p>\n<p>Una conversazione che spazia dalla teologia trinitaria alla libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 dell\u2019essere umano, ai rapporti fra religioni e fra culture, dove si pu\u00f2 perfino maturare una comprensione pi\u00f9 profonda dei temi della giustizia e dell\u2019ingiustizia. Lo sfondo storico e sociale su cui si innestano le vicende evocate e i dialoghi \u00e8 quello delle migrazioni, della droga, dei relativi traffici e della loro repressione, della vita carceraria dai suoi aspetti quotidiani a quelli pi\u00f9 drammatici.<br \/>\nIncontri sul filo di una scommessa appassionante: la scoperta di punti di contatto, al di l\u00e0 di tutte le possibili differenze reciproche. (<i>l.c.)<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><i>A cura di P. De Feo, <\/i><b>Le cayenne italiane<\/b>, Pianosa e Asinara: il regime di tortura del 41 bis, Sensibili alle foglie 2016, pp. 110 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>13,00 Questo libro raccoglie testimonianze e memorie sull\u2019esperienza del 41 bis nelle sezioni Agrippa di Pianosa e Fornelli dell\u2019Asinara nei primi anni Novanta del Novecento. Bench\u00e9 questi luoghi specifici siano stati chiusi, circa settecento persone, tuttora, sono sottoposte al regime del 41 bis.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>E il corpo speciale, Gruppo Operativo Mobile, addestrato per gestire le sezioni a 41 bis con i metodi narrati in queste pagine, non soltanto non \u00e8 stato sciolto, ma continua ad essere impegnato quotidianamente nel nostro Paese che, centocinquantacinque anni dopo l\u2019Unit\u00e0, continua a esercitare discriminazioni razziste verso i cittadini del Sud, predisponendo per loro un destino di nuove Cayenne italiane.<br \/>\n<i>(dalla quarta di copertina)<\/i><\/p>\n<p><b>Don Milani<\/b><\/p>\n<p><i>Sono tanti gli interventi usciti in questo periodo sulla ricorrenza dei 25 anni dalla morte di padre David Maria Turoldo e dei cinquanta anni dalla morte di don Lorenzo Milani. Riportiamo i sommari delle riviste che hanno dedicato ai due sacerdoti numeri monografici o articoli.<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><b>Testimonianze<\/b>, n. 512-513, marzo-giugno 2017<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<\/p>\n<p><b><i>Balducci Turoldo Milani preti \u00abdi frontiera\u00bb<\/i><\/b><\/p>\n<p>Dalla presentazione del numero curato da<br \/>\nSeverino Saccardi: \u00abUn volume monografico speciale dedicato a tre personalit\u00e0 esemplari di preti, Balducci, Turoldo e Milani dei quali ricorrono il venticinquennale \u2013 per i primi due \u2013 e il cinquantennale \u2013 per l\u2019ultimo \u2013\u2013 della comparsa). Essi furono, per storia personale e percorso di vita e di fede, assai diversi fra loro, ma ebbero in comune, oltre alla profonda fede in Dio una altrettanto radicale fede nell\u2019uomo, che li port\u00f2, ognuno nelle forme particolari del proprio percorso, ad essere considerati \u201cscomodi\u201d e in qualche modo ad essere emarginati dalla Chiesa cattolica del tempo, che pure essi, come altri che condivisero le stesse inquietudini, non abbandonarono mai. Un modo di vivere la fede \u201csulla frontiera\u201d, il loro che, gi\u00e0 nella Firenze della fine degli anni 50 nella quale si trovarono a confrontarsi e a dialogare, aveva contribuito a creare un fermento particolarmente vivace di idee e di proposte che trov\u00f2 poi eco nel Concilio Vaticano II. La forza profetica e poetica della voce e degli scritti di Turoldo, l\u2019opera forte e amorosa di Milani nel dedicarsi all\u2019insegnamento della parola, la riflessione sul rapporto fede-laicit\u00e0 e sulla nuova dimensione planetaria della storia portata avanti da Balducci, e la complessiva radicalit\u00e0 visionaria delle loro proposte, animano e danno forza a un messaggio di fraternit\u00e0, libert\u00e0, giustizia e pace che ancora ci raggiunge da lontano. Ed \u00e8 forse proprio al valore di quella radicalit\u00e0, dal profondo significato religioso, civile e umano, che viene conferito un riconoscimento da papa Francesco nell\u2019omaggio reso a don Milani a Barbiana, luogo simbolo dell\u2019emarginazione e, insieme, del riscatti della parola restituita agli ultimi e di una Chiesa che si fa povera fra i poveri e che pu\u00f2 diventare generatrice di speranza\u00bb.<br \/>\n<b>Mosaico di pace<\/b>, n. 7, luglio 2017 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>3,50<\/p>\n<p><b><i>Don Lorenzo, i poveri e la coscienza<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/b><\/p>\n<p>Dossier a cura di A. Bigalli con interventi di: <i>A. Bigalli, M. Lancisi, M. Toschi, S. Gesualdi, D. Cipriani<\/i>.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>koinonia<\/b>, n. 7, luglio 2017<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>offerta libera<\/p>\n<p>Oltre a segnalare l\u2019articolo di <i>A. Bondi<\/i> su Barbiana e il rapporto con la cultura riportiamo stralci dall\u2019editoriale che ci sembra molto interessante.<\/p>\n<p>\u00abIl pellegrinaggio di Papa Francesco sulla tomba di don Milani \u2013 dopo essere stato presso quella di don Mazzolari \u2013 ha un significato unico, e Barbiana ha un valore simbolico che lo riassume e si propone come il monumento alle periferie ignote, a cominciare dalla \u201cGalilea delle genti\u201d da cui \u00e8 partito lo stesso Ges\u00f9 e da cui ha voluto ripartissero i discepoli. Il messaggio che viene da Barbiana \u00e8 anche questo: se la marginalit\u00e0 \u00e8 spesso frutto di emarginazione, questa pu\u00f2 diventare anche una scelta e una risorsa. [&#8230;]<\/p>\n<p>Ecco la difficile consegna di don Milani, da prendere in blocco e non solo a pezzi. Il pellegrinaggio del Papa non deve significare una riabilitazione e glorificazione del prete di Barbiana, quanto piuttosto una ritrovata volont\u00e0 della chiesa tutta di dimorare fuori del palazzo e rimanere dalla parte del povero Lazzaro. [&#8230;]Don Milani ci dimostra anche che se la fede va vissuta in modo laico, la laicit\u00e0 \u00e8 tutt\u2019altro che<\/p>\n<p>esclusiva del credere! Ci insegna come il Vangelo si innesta nella Costituzione e come la Costituzione si innerva di Vangelo! Questa radicalit\u00e0, laica ed evangelica insieme, va tenuta ben presente quando formalmente si vuol parlare di sinodalit\u00e0 come stile di chiesa: vuol dire che questa deve nascere materialmente dal basso, inteso non come base costituita rispetto ai vertici, ma come accesso al Popolo di Dio di quanti sono non-popolo. [&#8230;] E se di riforma o di cambiamento d\u2019epoca c\u2019\u00e8 bisogno di continuare a parlare, \u00e8 semplicemente perch\u00e9 questo passaggio dall\u2019essere non-popolo a diventare Popolo di Dio \u00e8 il filo conduttore della storia della salvezza\u00bb.<\/p>\n<p><b>Missione oggi<\/b>, n. 4, luglio-agosto 2017 Abbonamento annuo \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>30,00<\/p>\n<p><i>D. Simeone<\/i>: Alla scuola di don Lorenzo Milani: dare la parola ai poveri.<\/p>\n<p><b>Segno<\/b>, n. 387-388, luglio-agosto 2017 Abbonamento annuo \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>55,00<\/p>\n<p><b><i>Dossier Barbiana<\/i><\/b><\/p>\n<p><i>Francesco<\/i>, La vita di Milani, un modo esemplare di servire la Chiesa; <i>N. Fasullo<\/i>, Don Milani, afferrato da Cristo; <i>S. Vecchio<\/i>, Lorenzo Milani, un classico del Novecento; <i>M. Padovano<\/i>, Da Barbiana un No totale alle armi e alla guerra; <i>G. Perriera<\/i>, Una scuola in cui i poveri apprendano la parola.<\/p>\n<p><b>dalla parte del torto<\/b>, n. 77, estate 2017 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>5,00<\/p>\n<p>In questo numero \u00e8 ripubblicata parte degli interventi di E. Fachinelli, F. Fortini e G. Giudici su <i>Lettera a una professoressa<\/i> usciti sul n. 31 del 1967 dei \u00abQuaderni piacentini\u00bb.<\/p>\n<p><b>Esodo<\/b>, n. 3, luglio-settembre 2017<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>8,00<\/p>\n<p><b><i>Milani e Turoldo: profeti nella storia<\/i><\/b><\/p>\n<p>Con interventi di: <i>A. Casellato, G. Vian, B. Bocchini, A. Carfora, N. Borgo, G. Marcon, S. Tanzarella, M. Maraviglia, G. Manziega, P. Naso e B. Salvarani, C. Puppini, I. Adinolfi, C. Bolpin, E. Pace<\/i>.<\/p>\n<p><b>Quaderni de Il gallo<\/b>, n. 781, settembre 2017<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>4,00<\/p>\n<p>Cesare Sottocorno riporta le varie reazioni della stampa cattolica e non all\u2019uscita di <i>Esperienze pastorali<\/i> fino alle polemiche recenti e alle prese di posizioni di David Maria Turoldo e di papa Francesco.<\/p>\n<p><i>E. Affinati, <\/i><b>L\u2019uomo del futuro<\/b>, Mondadori 2016, pp. 177 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Accurato reportage riflessivo dei luoghi visitati da Don Lorenzo Milani.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>L\u2019autore ricerca la grande eredit\u00e0 lasciata dal pensiero e dalle opere di don Milani attraverso le testimonianze delle tappe fondamentali della vita di quest\u2019ultimo. Ripercorre i luoghi della giovent\u00f9, della formazione culturale e dei primi impegni sociali del maestro, fino a Barbiana, l\u2019incredibile teatro della sua rivoluzione. Quest\u2019opera, oltre a essere una preziosa fonte di documentazione, offre anche un messaggio spirituale: un invito al lettore a recuperare l\u2019opera di Don Milani per riscoprire la necessit\u00e0 di essa anche oggi. <i><br \/>\nM. Lancisi<\/i>,<b> Processo all\u2019obbedienza<\/b>. La vera storia di don Milani, Laterza 2016, pp. 157 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>16,00 In questo volume si ripercorrono le tappe che hanno portato il priore alla stesura della <i>Lettera ai cappellani militari<\/i> e alla successiva <i>Lettera ai giudici<\/i> scritta in sua difesa nel processo intentato per il reato di apologia e incitamento alla diserzione e alla disobbedienza civile.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il testo mette bene in evidenza i difficili rapporti con la curia fiorentina, in modo particolare con il cardinale Florit, ed evidenzia la sua solitudine; sono pochi i preti che hanno condiviso o incoraggiato o sono stati accanto a don Milani nelle sue battaglie laiche, sulla obiezione di coscienza e sulla scuola, problemi importanti che il Pci, come partito laico e progressista non ha mai fatto suoi, e solo i movimenti del \u201968 hanno rivendicato. Sono i laici che hanno capito il suo messaggio e gli sono stati pi\u00f9 vicini, non il Pci, n\u00e9 Togliatti e neanche Veltroni che copier\u00e0 l\u2019<i>I care<\/i> della scuola di Barbiana come titolo assunto dal congresso dei Ds a Torino nel 2000. Cos\u00ec laico che gli si rimprovera di non avere in classe il crocifisso e che in classe non parla mai come professore di religione, perch\u00e9 il suo intento principale \u00e8 che tutti i giovani che frequentano la sua scuola di Calenzano capiscano e siano in grado di distinguere e scegliere. A chi gli rimproverava che insegnava anche ai comunisti rispondeva: \u00abIo insegno il bene e ad essere una persona migliore, se poi continuer\u00e0 a rimanere comunista, sar\u00e0 un comunista migliore\u00bb.<\/p>\n<p><i>V. Piazza<\/i>, <b>Lettera a una professoressa 2<\/b>. Don Milani vive ancora, Erickson 2005, pp. 109 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>13,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Vito Piazza propone la sua continuazione del celebre <i>Lettera a una professoressa,<\/i> un racconto delle amicizie speciali in una classe liceale, e anche una feroce denuncia contro una scuola che boccia \u00abi cretini e gli svogliati\u00bb, una scuola insensibile alle differenze individuali. Questa nuova <i>Lettera<\/i> \u00e8 un omaggio al priore di Barbiana e ai suoi ragazzi, ma \u00e8 anche un invito a lottare per rivendicare il diritto al futuro per tutti; \u00e8 un\u2019esortazione a ribellarsi contro una riforma scolastica che rischia di schiacciare i valori solidaristici della Costituzione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Cos\u00ec come Don Milani, che scriveva per dare voce ai poveri, a coloro che provenivano da famiglie svantaggiate e per questo non avevano possibilit\u00e0 n\u00e9 speranza di entrare nella scuola \u00abborghese\u00bb, Vito Piazza riscrive la <i>Lettera<\/i> dalla parte di chi non riesce a far valere i propri diritti, dalla parte cio\u00e8 degli allievi disabili. \u00abOgnuno ha il \u201csuo\u201d Don Milani \u2212 scrive \u2013 Io ho riscritto la \u201csua\u201d <i>Lettera<\/i> con l\u2019umilt\u00e0 dell\u2019allievo perch\u00e9 la memoria non sia solo la somma dei ricordi, ma l\u2019applicazione quotidiana dei princ\u00ecpi di una scuola democratica; perch\u00e9 la scuola non sia affermazione brutale di una maggioranza, ma rispetto delle minoranze. \u00c8 un libro ironico, a volte polemico, a volte poetico. Contro la Riforma? No, dalla parte degli allievi, dalla parte della scuola. Perch\u00e9 se l\u2019azienda ha un prezzo, la scuola ha un valore\u00bb.<br \/>\n<i>A cura di C. Betti<\/i>,<b> Don Milani tra storia e memoria<\/b>. La sua eredit\u00e0 quarant\u2019anni dopo, Unicopli 2009, pp. 303 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Semplice, graffiante, diretto. Barbiana \u00e8 una scuola nel senso pi\u00f9 ricco del termine, un ambiente di ricerca collettiva che parte dal mondo umile dei contadini, dal lavoro dei padri e delle madri e che dall\u2019interno di questo mondo, dalla sua sapienza antica, trae gli elementi per spaziare criticamente nell\u2019universo, pianeta vasto della cultura.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ognuno \u00e8 maestro di se stesso, ognuno coopera all\u2019apprendimento di tutti, nessuno viene lasciato indietro e tutti crescono insieme. Si tratta di un progetto interculturale che non tradisce la cultura locale ma ne accoglie invece i significati e i segni originali, li porta a maturazione, fornendo loro gli strumenti della cultura egemone. I ragazzi di Barbiana diventano scrittori, proponendo un libro diretto, semplice, ma convincente nelle sue tesi, che porr\u00e0 a tutto il Paese il problema della diffusione dell\u2019istruzione. Nasce allora una nuova scuola, una nuova universit\u00e0, una nuova cultura di massa, di cui la scuola di Barbiana costitu\u00ec uno dei modelli pedagogici di maggior riferimento.<i> (Simonetta Ulivieri)<\/i><\/p>\n<p><i>M. Gesualdi<\/i><b>,<i> <\/i>Don Lorenzo Milani<\/b>. L\u2019esilio di Barbiana, San Paolo 2016, pp. 256 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>16,00 Su don Lorenzo Milani \u00e8 stato scritto molto. La sua figura, infatti, ha scosso in profondit\u00e0 le coscienze e diviso gli animi. Ma chi \u00e8 stato davvero don Milani? A tale interrogativo vuole rispondere questo libro di Michele Gesualdi, uno dei primi sei \u201cragazzi di Barbiana\u201d. Dando voce alle vive testimonianze di quanti lo hanno conosciuto direttamente, basandosi anche sulle sue lettere, alcune delle quali inedite, Gesualdi ricostruisce il percorso che ha portato don Milani all\u2019esilio di Barbiana.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La sua narrazione prende il via dagli anni del Seminario, ma si sofferma diffusamente e opportunamente sul periodo in cui don Lorenzo \u00e8 stato cappellano a San Donato di Calenzano, perch\u00e9 se Barbiana \u00e8 stato il \u201ccapolavoro\u201d di don Milani, Calenzano ne \u00e8 stata l\u2019officina. \u00c8 per\u00f2 nel niente di Barbiana, di cui don Lorenzo diviene Priore nel 1954, che si compie il \u201cmiracolo\u201d del Milani, quel niente che egli ha fatto fiorire e fruttificare, prendendosi cura degli esclusi e degli emarginati. Un libro straordinario e commovente in cui Gesualdi, che ha vissuto in casa con don Lorenzo tutto il periodo di Barbiana, apre il suo cuore e ci svela il vero volto di don Milani: un prete, un maestro, un uomo, un \u201cpadre\u201d che ha fatto del suo sacerdozio un dono ai poveri pi\u00f9 poveri. Michele Gesualdi ha incontrato davvero don Milani. Con questo libro ci offre il distillato della sua ricerca e della sua memoria. <i>(dalla prefazione di Andrea Riccardi)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>V. Milani Comparetti<\/i>, <b>Don Milani e suo padre<\/b>. Carezzarsi con le parole. Testimonianze inedite dagli archivi di famiglia, Conoscenza 2017, pp. 320 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>20,00 Il libro aggiunge una serie di testimonianze inedite alla sterminata bibliografia che racconta la figura del priore di Barbiana. Proprio perch\u00e9 si concentra sul rapporto con il padre Albano, il libro di Valeria Milani Comparetti racconta con straordinaria ricchezza di dettagli i momenti della vita che ha preceduto l\u2019esperienza pastorale di don Milani: Albano Milani mor\u00ec infatti il 2 marzo 1947, quattro mesi prima che il figlio Lorenzo venisse ordinato sacerdote, in Santa Maria del Fiore, a Firenze.<\/p>\n<p>Quella della nipote di don Lorenzo (figlia del fratello maggiore Adriano) \u00e8 un\u2019indagine tanto nutrita dall\u2019affetto familiare, quanto condotta con scrupolo e attenzione. \u00abFino a oggi Albano \u00e8 rimasto nell\u2019ombra ed \u00e8 sempre stato considerato marginale nella biografia di don Milani \u2013 scrive Valeria Milani Comparetti \u2013. Leggendo le carte di Albano scoprivo invece, per la prima volta, un uomo molto pi\u00f9 complesso di quanto avessi immaginato, sicuramente indispensabile per comprendere don Milani\u00bb.<\/p>\n<p><i>V. Alberici<\/i>,<b> Lorenzo Milani<\/b>. L\u2019artista che trov\u00f2 Dio, Paoline 2017, pp. 175 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>22,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro ripercorre le tappe della vita che condussero un ragazzo ricco e infelice a farsi prete passando prima per l\u2019accademia di Belle Arti di Brera, anni che sono stati certamente anni di \u201cformazione\u201d, di relazioni importanti e di esperienze significative.<\/p>\n<p>Il libro riporta due autentici capolavori, scritti in un linguaggio essenziale, incisivo ed efficace: <i>Un muro di foglio e di incenso <\/i>e<i> Lettera ai giudici. <\/i>Il primo scritto, inviato a Nicola Pistelli, direttore della rivista della sinistra cattolica \u00abPolitica\u00bb, non fu pubblicato perch\u00e9 condannava la stampa cattolica troppo timorosa nel prendere posizioni per esempio contro il franchismo, e questo rivela il distacco di don Milani dal mondo cattolico anche quello che si professava pi\u00f9 aperto e disponibile a un cambiamento. Il secondo \u00e8 un atto di accusa dove la storia civile dell\u2019Italia unita viene riletta senza retorica celebrativa come storia feroce di guerre, di spietato colonialismo, di sopraffazione di poveri. La lettera, vero manifesto contro l\u2019obbedienza cieca, metter\u00e0 anche sotto accusa la illusoria deresponsabilizzazione nell\u2019esecuzione di ordini, anche omicidi, impartiti da una autorit\u00e0.<\/p>\n<p><i>A cura di G. Vitello<\/i>,<b> Don Milani tra noi<\/b>. Testimonianze e riflessioni di amici, educatori, visitatori e lettori, Edizioni dell\u2019asino 2017,<br \/>\npp. 228 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>14,00 Questa antologia si distingue dalle altre per un particolare sforzo di selezione, per avere escluso quelli che lo volevano trasformare in un precursore delle riforme degli ultimi vent\u2019anni facendolo paladino della scuola pubblica e democratica e quelli che accusano lui e i suoi non precisati seguaci di essere i responsabili del disastro della scuola italiana, personaggi di cui l\u2019Italia \u00e8 purtroppo piena.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Le testimonianze e le riflessioni pi\u00f9 interessanti fra quelle raccolte provengono dalla sinistra, dai settori pi\u00f9 avanzati della pedagogia e dal campo cattolico (poche). Il rapporto con i cattolici fu, senza dubbio, quello pi\u00f9 lacerante per don Milani. Quello pi\u00f9 ambivalente fu con la sinistra, che per\u00f2 non assunse mai la forma di un vero e proprio dialogo. Don Milani ignorava i comunisti e gli intellettuali di sinistra.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Questi ultimi, al contrario si interessarono da subito a lui. Nella sua recensione a <i>Esperienze pastorali<\/i>, Giovanni Giudici riconosceva in don Milani la capacit\u00e0 di raccontare dall\u2019interno la cultura della classe operaia e contadina, meglio di quanto riuscissero a fare i marxisti.<\/p>\n<p>L\u2019ammirazione dei comunisti era strumentale, non avevano cercato di capirlo e forse non lo potevano neanche fare; basta leggere la testimionianza di Ingrao per rendersi conto della distanza che esisteva tra lui e don Milani.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il Pci voleva portare alla luce i conflitti interni del mondo cattolico per recuperare voti anche in quel campo. Inoltre, molti intellettuali di sinistra si sentivano messi sotto accusa dal furore di don Milani. Tale disagio nasceva anche dal fatto che la critica di don Milani alla cultura quale strumento di privilegio e alienazione, era ben pi\u00f9 radicale di quella che si faceva a sinistra.<\/p>\n<p><i>Lorenzo Milani<\/i>,<b> Lettera ai cappellani militari. Lettera ai giudici<\/b>, Il pozzo di Giacobbe 2017, pp. 168 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>14,90 Nel febbraio del 1965 i cappellani militari della Toscana emanano un comunicato stampa accusando i giovani italiani obiettori di coscienza di essere dei vili. In loro difesa interviene don Milani con una lettera aperta agli stessi cappellani, una lettera di altissimo valore morale e civile nella quale chiede rispetto per chi accetta il carcere per l\u2019ideale della nonviolenza. Per questa sua lettera Milani viene denunciato da un gruppo di ex combattenti e messo sotto processo. Impossibilitato a parteciparvi per l\u2019aggravamento del tumore che lo porter\u00e0, di l\u00ec a poco, alla morte, Milani scriver\u00e0 una memoria difensiva sotto forma di lettera ai giudici. Le due lettere di Milani sono accompagnate da note che ne chiariscono il senso e le relazioni con la sua opera.<\/p>\n<p><b>Donne<\/b><\/p>\n<p><b>Azione nonviolenta<\/b>, n. 614, marzo-aprile 2016 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>6,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b><i>Le donne nella Grande Guerra<\/i><\/b><\/p>\n<p>Numero interamente dedicato alle donne che nella Grande Guerra occuparono i posti di lavoro, lasciati dagli uomini chiamati alle armi, in tutti i settori: agricoltura, industria, servizi pubblici e impieghi privati. Un\u2019occasione di emancipazione lavorativa che inizi\u00f2 ad aprire la strada a un\u2019emancipazione personale ancora ben lungi da essere raggiunta.<\/p>\n<p><i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><b>Aggiornamenti sociali<\/b>, n. 8\/9, agosto-settembre 2016 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>7,00<\/p>\n<p>M. Azzalini,<i> Discriminazione di genere nell\u2019informazione, una sfida ancora aperta<\/i>.<\/p>\n<p>Le donne sono presenti ancora in modo marginale nell\u2019informazione di radio, stampa e TV, cos\u00ec come su internet.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il <i>Global Monitoring Project<\/i> (nato nel 1994, \u00e8 il pi\u00f9 ampio e longevo progetto di ricerca e di promozione delle pari opportunit\u00e0 nei mezzi di informazione) offre uno spaccato mondiale che mette in evidenza come attualmente l\u2019informazione femminile sia circa il 21%. Con questo ritmo solo tra 40 anni si avr\u00e0 una visibilit\u00e0 bilanciata tra uomini e donne nell\u2019informazione.<\/p>\n<p><b>Zapruder<\/b>, n. 42, gennaio-aprile 2017 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Valeria Castrucci nell\u2019articolo <i>I fiori del male. Una mostra che riguarda tutte<\/i>, commenta la mostra allestita a Roma presso la Casa della Memoria e della Storia curata da A.Valeriano e C. Di Sante.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 il racconto, ricostruito attraverso documenti, fotografie, referti medici e lettere, di giovani madri, mogli, spose, amanti, figlie, vissute durante il ventennio e di fatto recluse dal fascismo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Ai volti delle ricoverate nel Manicomio di Sant\u2019Antonio Abate di Teramo, chiuso definitivamente nel 1998, da cui proviene la maggior parte della documentazione, sono affiancati diari e lettere censurate rimaste nelle cartelle cliniche, relazioni mediche che raccontano la femminilit\u00e0 umiliata e i corpi spesso costretti all\u2019immobilit\u00e0. Materiali di tante vite recluse, marginalizzate, estromesse dalla societ\u00e0 dell\u2019epoca; di donne che non seppero o non vollero assolvere i doveri \u201cfemminili\u201d imposti dalla rivoluzione fascista. Nelle sale della mostra, accanto alle immagini, sono riportate le parole delle internate e quelle dei medici che descrivono \u00abanomalie, devianze ed esuberanze\u00bb di donne spesso poco pi\u00f9 che adolescenti, allontanate dalla societ\u00e0 dell\u2019epoca e recluse.<\/p>\n<p><b>A-rivista anarchica<\/b>, n. 414, marzo 2017 &nbsp;<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>4,00<\/p>\n<p>Si segnalano gli articoli sul femminismo di Maria Matteo: <i>Il folle, la bestia<\/i><b><i>,<\/i><\/b><i> l\u2019umano<\/i> e <i>La marea sale ancora<\/i>; Collettivo Femminismi: <i>Riproduzione, tecnologia, capitalismo<\/i>; Marvi Maggio: <i>Donne, non mamme (il disordine simbolico della libert\u00e0)<\/i>; Marta I\u00f1iguez de Heredia: <i>Senza attendere la rivoluzione<\/i>.<\/p>\n<p><i>M.R. Cutrufelli<\/i>, <b>Il giudice delle donne<\/b>, Frassinelli, 2016, pp. 252 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Il romanzo \u00e8 ispirato a un fatto accaduto veramente in Italia all\u2019inizio del Novecento. Il giudice delle donne \u00e8 Lodovico Mortara, parlamentare famoso per la sua attivit\u00e0 riformatrice, che diventa arbitro in una partita tutta al femminile, vista la \u201cscandalosa\u201d richiesta che gli viene posta da una decina di donne, spregiudicate solo perch\u00e9 avevano studiato e quindi avevano dei grilli per la testa&#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Maria Rosa Cutrufelli con sapiente e appassionata scrittura non recupera solo la cronaca dimenticata, restituendoci personaggi veri e importanti battaglie per i diritti delle donne, ma intersecando la storia all\u2019immaginazione, d\u00e0 vita con delicatezza alla maestra Alessandra, giovanissima supplente in un povero paese delle Marche, e a Teresa, una bambina che ha visto qualcosa che non doveva vedere e che rimarr\u00e0 per sempre nella sua mente.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Le sue parole danno vita anche ad Adelmo, giovane aspirante giornalista che rimane colpito da Alessandra, e a Luigia, la maestra pi\u00f9 esperta, che guida le altre nella scelta. Il romanzo, che si muove nel corso del 1906, \u00e8 composto da capitoli che portano per titolo il nome dei protagonisti, ognuno dei quali esprime speranze, ideali e paure, si mette in relazione con gli altri personaggi, svelandoli e svelandosi, in un gioco di carte che si mescolano e conducono la vicenda al suo epilogo. Un pezzo di storia italiana narrato immedesimandosi nei sentimenti di chi l\u2019ha vissuta e sofferta in nome di un futuro migliore. <i>(c.p.)<\/i><\/p>\n<p><i>M. Furlani<\/i>,<b> Le donne e il prete<\/b>, L\u2019Isolotto raccontato da lei, Gabrielli 2016, pp. 109 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Mira Furlani, che appartiene ancora oggi alla Comunit\u00e0 cristiana di base dell\u2019Isolotto, a Firenze (la prima Cdb nata in Italia nel 1968), definisce il suo libro un\u2019autobiografia \u201cspirituale, civile e religiosa\u201d che racconta il desiderio di confrontarsi, in una posizione di parit\u00e0, con il potere maschile, in questo caso incarnato dal prete sovversivo don Enzo Mazzi, che in quella nuova e povera periferia fiorentina dal 1954 al 1968 realizz\u00f2 la sua originale esperienza di accoglienza e rinnovamento religioso, in linea con il radicalismo uscito dal Concilio Vaticano II.<br \/>\nIn questa rassegna si rivivono le battaglie per le conquiste sociali e politiche dei gloriosi anni Cinquanta-Sessanta, che vedono a Firenze, oltre al sindaco Giorgio La Pira, le figure del cardinale progressista Elia Dalla Costa, di Ernesto Balducci, di Lorenzo Milani e di Bruno Borghi, il fiorire del movimento femminista, e la creazione all\u2019Isolotto di una prima scuola elementare nelle \u201cBaracche verdi\u201d, l\u2019alluvione del \u201966, le tensioni con il vescovo Florit, tutto filtrato dai forti ideali della scrittrice, che nel 1959 aveva fondato nella canonica della chiesa del quartiere la prima casa famiglia per orfani e bambini abbandonati e un luogo dove le donne povere potevano imparare un lavoro.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Questo \u00e8 il primo libro scritto da una donna sulla storia dell\u2019Isolotto e del suo parroco pi\u00f9 carismatico. I ricordi di Mira Furlani sono preceduti da un\u2019introduzione di Doranna Lupi e Carla Galetto, della Cdb di Pinerolo, che nei numeri 110 e 111 di \u00abVia Dogana\u00bb, la rivista di pratica politica della Libreria delle donne di Milano, hanno raccontato il loro percorso trentennale di autorealizzazione, condividendo come sorelle la ricerca di autonomia di Mira Furlani, la sua \u201cspinta interiore\u201d, in nome dell\u2019autorevolezza femminile.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>S. Morace, D. Renzi, M. Caselli, M. Drago, C. Ranieri, S. Rodriguez<\/i>, <b>Prime nella vita<\/b>. Impronte femminili nella specie umana, Prospettiva edizioni 2016, pp. 109 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>Gli autori, con questo libro, vogliono valorizzare le peculiarit\u00e0 della donna e il ruolo che ha, insegnando a riconoscere e ad apprezzare l\u2019impronta della donna nella societ\u00e0 moderna, poich\u00e9 sono proprio le donne coloro che si occupano per prime della vita comune.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>P. Ercolani<\/i>, <b>Contro le donne.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Storia e critica del pi\u00f9 antico pregiudizio<\/b>, Marsilio 2016,<br \/>\npp. 318 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>17,50<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il saggio si snoda attraverso un sentiero costituito da esempi tratti da opere filosofiche e letterarie dell\u2019antichit\u00e0 fino ad arrivare a studi contemporanei, tutto corredato da una ricca bibliografia di opere italiane e internazionali.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Paolo Ercolani, con accenti di simpatia, si occupa della donna, creatura malfatta e ribelle, e attraverso brani teatrali di Eschilo ed Euripide, passando da Antigone e da Artemisia Gentileschi, facendosi illuminare dalle parole \u201cguaritrici\u201d che la Woolf scrive nella famosa \u201cstanza tutta per s\u00e9\u201d, e ne <i>Le tre ghinee<\/i>, cerca di rimettere ordine e ci riesce, tra le aberrazioni e le tragedie che hanno circondato da sempre la storia del femminile.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La donna, questa \u201cfiglia scomoda\u201d del mondo, \u00e8 spesso stata una vittima sacrificale. Salvo le eccezioni delle letterate, capaci di rompere il silenzio e quindi circondate di sospetto o marchiate come esseri diabolici, ha imparato lei stessa a sminuirsi e nei testi sacri l\u2019inferiorit\u00e0 emerge con chiarezza. Il Corano usa la metafora dei due scalini, su quello pi\u00f9 alto sta l\u2019uomo, l\u2019altro \u00e8 riservato alla compagna.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ma anche l\u2019Occidente non scherza. Monaci e teologi nel Medioevo diffidano di questa pericolosa sirena. Per Tommaso D\u2019Aquino \u00e8 creata da Dio pari all\u2019uomo, ma diventa un suo ausiliare a causa delle incombenze quotidiane per le quali la natura l\u2019ha predisposta, mentre per San Girolamo \u00e8 perfetta se rimane vergine.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Persino la Rivoluzione francese colpevolizza le donne riunite per strada e soltanto Diderot le aveva difese, affermando che venivano trattate come \u201cbambini imbecilli\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ancora nel 1995, anno della Conferenza mondiale sulle donne di Pechino, la storia al femminile \u00e8 lontana dal cantare vittoria. Troviamo creature sfruttate, mutilate in nome della purificazione, e la Conferenza deve ribadire che i loro diritti sono quelli di esseri umani pari all\u2019uomo, prescindendo dai rapporti di sesso.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Se Freud, Darwin e Copernico hanno spento la speranza umana di essere al centro di universi di vario tipo, \u00e8 l\u2019amore che pu\u00f2 sciogliere i nodi della competizione tra i sessi. \u00c8 un sentimento che ha il suo vertice nella famiglia, per Ercolani l\u2019istituzione centrale della societ\u00e0, aperta anche a gay, lesbiche e trans-gender.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Quando l\u2019uomo ascolta la sua secolare voce interiore misogina e mette in atto la volont\u00e0 di potenza individuata da Hegel, oppure segue le leggi economiche, continua a sottomettere l\u2019essere femminile, quel \u201cgiocattolo pericoloso\u201d (sono sempre parole di Nietzsche) che gli piace tanto. Altrimenti, si salva se capisce che la conoscenza tra un uomo e una donna, lungi dall\u2019essere l\u2019unione fra entit\u00e0 sessuali diverse, \u00e8 semplicemente \u201cl\u2019incontro esistenziale fra due solitudini\u201d che cercano, spesso in modo assurdo, e proprio per questo ingiudicabile, solamente affetto. <i>(c.p.)<\/i><\/p>\n<p><i>G. Codrignani<\/i>, <b>Tacete! Ma davvero?<\/b> Se le donne potessero predicare, Il pozzo di Giacobbe 2016, pp. 105<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>Dalla posizione di san Paolo che inchiod\u00f2 la chiesa alla tradizione patriarcale (le donne non devono prendere la parola, si devono coprire la testa, altrimenti mancano di riguardo al proprio capo, che sarebbe l\u2019uomo) si passa a papa Francesco che dichiara l\u2019esigenza di recuperare un passato di discriminazione. Ma fino a oggi la Chiesa istituzionale \u00e8 poco interessata alla cultura e alla vocazione religiosa delle donne. Nella premessa l\u2019autrice scrive: \u00abForse si potrebbe pefino riconoscere che una presenza femminile autorevole avrebbe risparmiato agli apostoli di complicarsi la vita e le idee collegando la salvezza alla circoncisione. Qualcuno deve rendersi conto che quello che \u00e8 stato un danno sta diventando autolesionismo\u00bb<\/p>\n<p><i>G. Frisoli, A. Sallusti<\/i>, <b>Sinfonia al femminile<\/b>.Donne tra lotta e impegno civile, Le piccole pagine 2014, pp. 118 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>Anche le donne hanno rivestito un ruolo importante nella storia. Donne come Ada Gobetti, Mother Jones, Emma Goldman, le donne del ghetto di Varsavia ed Onira Bettiola Continel hanno lottato per ci\u00f2 che ritenevano giusto. I due autori hanno deciso di raccontare le loro storie proprio perch\u00e9 donne come loro hanno lottato e non hanno mai abbandonato la loro idea di un possibile mondo migliore. Sono proprio questi temi affrontati che rendono questo argomento attuale.<i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><i>A cura di D. Dozzi<\/i>, <b>Donne, cinque sguardi sulla condizione femminile<\/b>, Edb 2016, pp. 52<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>6,90<\/p>\n<p>In questo libro cinque donne, Liliana Cavani, Hanna Jona Listeva, Elena Bosetti, Lidia Maggi e Chiara Frugoni, spiegano la condizione della donna nella societ\u00e0 fino ai giorni nostri, sottolineando quanto sia difficile riuscire ad avere successo. L\u2019obiettivo di questo libretto \u00e8 infatti quello di rendere il riconoscimento dei meriti delle donne una cosa normale e non un evento eccezionale.<\/p>\n<p><i>A cura di S. Lucarelli<\/i>, <b>Gender and the european union<\/b>, Firenze university press 2014, pp. 69<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>s.i.p.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La discriminazione di genere continua a essere una realt\u00e0 in molte parti del mondo, anche in Europa. Lo scopo di questo libro \u00e8 quello di fornire una visione d\u2019insieme dell\u2019Unione Europea delle politiche di genere e dell\u2019equilibrio di genere nelle istituzioni dell\u2019Ue. L\u2019analisi mostra che la rappresentanza delle donne nelle istituzioni dell\u2019unione \u00e8 aumentata negli ultimi decenni e che l\u2019Ue ha rafforzato la sua attenzione ai diritti di genere nelle sue relazioni esterne; tuttavia i risultati di entrambi i tentativi sono ben lungi dall\u2019essere pienamente soddisfacenti.<\/p>\n<p><i>F. Carollo<\/i>, <b>Le amiche che non ho pi\u00f9<\/b>. Lucia, Federica, Roberta, Tullio Pironti 2016, pp. 166<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Francesca Carollo, giornalista collaboratrice del programma televisivo \u201cQuarto grado\u201d, ci racconta in questo libro le vicende di tre donne diverse tra loro, una impiegata di banca, una pornodiva, una mamma e madre, e diverse anche per la loro fine, ma sempre nell\u2019ottica di una violenza di genere che sta diventando sempre pi\u00f9 insopportabile.<\/p>\n<p><i>S. Meriano<\/i>, <b>Stupro etnico e rimozione di genere<\/b>. Le vittime invisibili, Edizioni altravista, 2014, pp. 161 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Il saggio di Simona Meriano offre uno sguardo antropologico al fenomeno degli stupri etnici, alle complesse implicazioni sociali, culturali, politiche e giudiziarie che li portano ad essere rimossi da tutte le storie di guerra. Gli stupri di massa vengono altres\u00ec considerati nel rapporto tra potere e memoria. Simona Meriano inquadra la tematica nel pi\u00f9 ampio contesto della storia del Novecento. Cinquant\u2019anni dopo Auschwitz, il conflitto nei Balcani si \u00e8 tramutato in un piano di sterminio della popolazione civile. Per creare la grande Serbia, i villaggi vengono depurati dalla popolazione civile musulmana, gli uomini mutilati e uccisi, le donne stuprate. Tra il 1992 e 1995, lo stupro di massa, la violenza sulle bambine, le gravidanze forzate creano l\u2019illusione di poter modificare la composizione etnica della Bosnia Erzegovina costringendo le donne musulmane a partorire figli di \u201crazza pura serba\u201d. Lo stupro \u00e8 un\u2019arma di sopraffazione, un comportamento carico di ambivalenza in cui si fondono pulsioni aggressive e sentimenti di attrazione, in cui si esprime la lotta tra identit\u00e0 e alterit\u00e0.<\/p>\n<p><i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><i>E. Vega<\/i>, <b>Pioniere e rivoluzionarie<\/b>. Donne anarchiche in Spagna (1931-1975), Zero in condotta 2017,<br \/>\npp. 318 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>23,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro intende restituire visibilit\u00e0 alle donne libertarie che vissero durante la Repubblica, la Guerra civile e il Franchismo. Grazie a una metodologia rinnovata, che comprende le fonti orali, si \u00e8 potuto recuperare la memoria di queste protagoniste che furono pioniere perch\u00e9 si ribellarono contro il ruolo subordinato che le donne spagnole avevano nella sfera pubblica e privata fino al momento della Repubblica e della Guerra civile. Furono rivoluzionarie perch\u00e9 vollero abolire le ingiustizie del sistema capitalista e autoritario e perch\u00e9 dedicarono il loro impegno verso la costruzione di un sistema egualitario sul piano economico, sociale e di genere.<\/p>\n<p><i>L. Cornero<\/i>, <b>1977 quando il femminismo entr\u00f2 in TV<\/b>, Harpo 2017, pp. 219 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>23,00 L\u2019autrice ricostruisce la storia di uno dei programmi pi\u00f9 rivoluzionari della Rai, <i>Si dice donna<\/i>, andato in onda su Rai2 tra il 1977 e il 1981, un programma che, per la prima volta nella storia della televisione, affrontava la \u201cquestione femminile\u201d attraverso gli occhi e le parole delle donne offrendone una chiave di lettura dall\u2019interno. Un gruppo di donne provenienti da esperienze diverse proponevano un\u2019immagine femminile articolata, ricca di testimonianze e di differenti modelli di riferimento. Il saggio di Loredana Cornero dimostra come si sia cercato di realizzare un programma con differenti modelli di riferimento. Come sottolinea nella prefazione al volume Tiziana Bartolini, direttora di \u00abNoi Donne\u00bb, \u00ab\u00e8 interessante lo sguardo sul coraggio di una Rai che d\u00e0 credito e libert\u00e0 a giovani femministe, cosa che oggi sarebbe inimmaginabile\u00bb.<\/p>\n<p><i>D. Steccanella<\/i>, <b>Le indomabili<\/b>. Storie di donne rivoluzionarie, Paginauno 2016,<br \/>\npp. 219 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 un saggio dal significato propedeutico. Storie di donne che \u2013 spesso prescindendo dal ruolo imposto di madri-mogli-borghesi \u2013 hanno intrapreso controvento la strada della ribellione. Donne antitetiche fra loro \u2013 diverso il credo e i contesti storici, sociali, nei quali hanno agito \u2013, accomunate da una medesima spinta ideale: quella che le ha portate alla lotta contro il potere, sacrificando alla causa affetti, carriera e, in molti casi, la vita stessa. La morte, il carcere o la fuga erano scritti, insomma, nel loro destino. <i>Le indomabili<\/i> annovera quaranta storie di donne che abbracciano un arco di cento anni: apre con la pasionaria francese Louise Michel e chiude con la tedesca Hedy Epstein arrestata a novant\u2019anni mentre protestava contro il governatore del Missouri per l\u2019uccisione di un ragazzo nero.<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>P. Fiocchetti<\/i>, <b>Variazioni di luna<\/b>. Donne combattenti in Iran, Kurdistan, Afghanistan, Lorusso 2016, pp. 128 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Patrizia Fiocchetti \u00e8 una donna coraggiosa.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Ha lavorato per pi\u00f9 di vent\u2019anni con i rifugiati politici e ha fatto parte del coordinamento italiano a sostegno delle donne afgane. Si tratta di un intenso libro di storie di donne combattenti dedicato a suo marito Bijan, morto nel 2003 mentre lottava per la libert\u00e0 del suo popolo.<\/p>\n<p>Nell\u2019introduzione, Marisa Paolucci, giornalista di \u00abNigrizia\u00bb, racconta come \u00e8 cambiata la vita di Patrizia con due studenti iraniani che raccoglievano firme contro le violazioni dei diritti umani nel loro paese. Da allora Patrizia Fiocchetti ha conosciuto la distruzione di Kobane, \u00e8 passata da Tirana, ma le immagini del libro scavano ancora di pi\u00f9 nel passato, i luoghi sono Lashgar, dove si trova il battaglione delle donne iraniane e poi Baghdad, Roma e ancora Tirana, Kabul, in un\u2019altalena di ricordi luminosi e dolorosi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Le eroine che Patrizia Fiocchetti ci mette di fronte hanno nomi che cominciano con il nome della dea persiana della Luna, Mah. Si chiamano Mahnaz, Mahtab, Mahin, Mahshid e ci raccontano, grazie alla voce dell\u2019autrice, il loro amore per la libert\u00e0. <i>(c.p.)<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/p>\n<p><i>G. Greison<\/i>, <b>Sei donne che hanno cambiato il mondo<\/b>. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo, Bollati Boringhieri 2017, pp. 212 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>15,00 Sono nate tutte nell\u2019arco di cinquant\u2019anni e hanno operato negli anni cruciali e ruggenti del Novecento. C\u2019\u00e8 la chimica polacca che non poteva frequentare l\u2019universit\u00e0, la fisica ebrea che era odiata dai nazisti, la matematica tedesca che nessuno amava, la cristallografa inglese alla quale scipparono le scoperte, la diva hollywoodiana che fu anche ingegnere militare e la teorica serba che fu messa in ombra dal marito. Le sei eroine raccontate da Gabriella Greison non sono certo le sole donne della scienza, ma sono quelle che forse hanno aperto la strada alle altre, con la loro volont\u00e0, la loro abilit\u00e0, il talento e la protervia. Non sempre sono storie allegre e non sempre sono a lieto fine, perch\u00e9 sono racconti veri, di successi e di fallimenti. Ma \u00e8 grazie al loro esempio che altre donne, hanno fatto un po\u2019meno fatica a farsi largo regalandoci i frutti del loro sapere e della loro immaginazione. Dietro di loro sempre pi\u00f9 donne si appassionano alla scienza, e un domani, in numero sempre maggiore, saranno libere di regalarci il frutto delle loro brillanti intelligenze.<\/p>\n<p><b>Escursionismo e sport<\/b><\/p>\n<p><i>C. Sgandurra, E. Di Trapani e M. Vassallo<\/i>, <b>I 50 sentieri pi\u00f9 belli della Sicilia<\/b>, Guide Iter 2016, pp. 126 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Questo libro si propone di far scoprire ai siciliani, e ai tanti turisti che visitano sempre pi\u00f9 numerosi l\u2019isola, i bellissimi sentieri che si inoltrano nei Nebrodi, nelle Madonie, lungo le dorsali dell\u2019Etna, e negli angoli pi\u00f9 belli della costa e delle isole. Gran parte degli itinerari descritti sono ben segnalati e alla portata di tutti, basta un po\u2019di allenamento, altri sentieri richiedono un maggiore impegno dal punto di vista fisico.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>M. Verin, G. Castelli, A. Cabras<\/i>, <b>Guida ai sentieri Selvaggio blu<\/b>. 41 itinerari e 2 trekking, Bellavite 2016, pp. 141 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>24,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La guida descrive 41 itinerari escursionistici nella zona del Supramonte di Baunei, in Sardegna. Tra gli itinerari, in gran parte inediti, sono raccolti anche due trekking, tra cui il famoso Selvaggio Blu, nella versione ideata da Cical\u00f2 e Verin nel 1988. I sentieri vanno dalla facile passeggiata sull\u2019altopiano del Golgo, al percorso esplorativo, anche con tratti di arrampicata. Luoghi remoti, panoramici e selvaggi che in molti casi si concludono in pittoresche cale sul mare. La guida comprende carte topografiche in scala 1:15000 appositamente realizzate, tracce gps e numerose fotografie. Bisogna ricordare sempre che i sentieri in Sardegna non sono ben segnalati \u2013 fa parte della cultura selvaggia degli isolani \u2013 e quindi, spesso, bisogna sapersi orientare e intuire i vari passaggi. \u00c8 motivo di grandi soddisfazioni riuscire a indovinare il perscorso e a non perdersi. Ci sono comunque anche guide locali a disposizione degli escursionisti, ma questo rende il sentiero privo di quel fascino che solo la Sardegna pu\u00f2 dare e non invoglia certo a intraprendere altri sentieri in modo autonomo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>V. Moscati e M. Romano<\/i>, <b>Toscana a piedi<\/b>.Un itinerario tra vie storiche, natura e citt\u00e0 d\u2019arte, Terre di mezzo 2017, pp. 165 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>19,00<\/p>\n<p>Un trekking che percorre tutta la Toscana, partendo da Pisa e arrivando come meta finale a Portoferraio. Il percorso \u00e8 stato pensato come un lungo trekking da percorrere preferibilmente tra aprile e giugno, con un bagaglio leggero e utilizzando tutti i punti di ristoro che si trovano sul percorso, ma si pu\u00f2 anche spezzare in gite di pi\u00f9 giorni o di un giorno solo.<\/p>\n<p>Le zone proposte sono: il Valdarno inferiore, i monti di Pratomagno, le colline del Chianti, la via Francigena, la Maremma, la costa degli Etruschi e per ultimo l\u2019isola d\u2019Elba. Per ogni tappa: la cartina, l\u2019altimetria, la descrizione del perscorso, dove dormire, i luoghi da visitare.<\/p>\n<p><i>M. Canapini<\/i>, <b>Eurasia express<\/b>. Cronache dai margini, Prospero editore 2017, pp. 228 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Sei mesi in cammino, da Fano all\u2019Estremo Oriente, dall\u2019Estremo Oriente alla rotta balcanica, portando con s\u00e9 taccuino, macchina fotografica ed empatia. <i>Eurasia express<\/i> \u00e8 il lungo racconto del progetto \u201cIl volto dell\u2019altro\u201d, un lento viaggio, condotto a piedi o con mezzi di terra, alla ricerca dell\u2019umanit\u00e0 dimenticata di un\u2019Asia esclusa dai circuiti turistici.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00abNelle pagine di questo libro \u2013 scrive l\u2019autore \u2013 leggerete cronache raccolte negli angoli desolati del nostro mondo, dove persone esattamente come noi sopravvivono tra ingiustizie, strascichi di guerre, sofferenze, senza per\u00f2 perdere il sorriso, una naturale ospitalit\u00e0 e una inspiegabile bellezza sconosciuta ai pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p><i>A cura di J\u00f3n R. Hj\u00e1lmarsson<\/i>, <b>Atlante leggendario delle strade d\u2019Islanda<\/b>, traduzione di Silvia Cosimini, Iperborea, 2017, pp. 225 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>L\u2019Atlante si pone come un\u2019affascinante guida turistica, corredata da cartine e itinerari riferiti a luoghi dell\u2019Islanda occidentale, meridionale, orientale, centrale, settentrionale, e ai Fiordi occidentali. Ci porta nel mistero di una terra dove lo spettacolo della natura \u00e8 sempre un regalo delle presenze soprannaturali che la abitano, tra fiordi vulcanici e fiumi, ghiacciai, villaggi infestati dai fantasmi, un paese dove l\u2019uomo ingaggia battaglie a suon di poesie con le creature eterne che si manifestano accanto a lui. \u00c8 un invito al viaggio nell\u2019isola orgogliosa delle sue leggende popolate da elfi, troll e trollesse, sacerdoti-stregoni e rune magiche. J\u00f3n R. Hj\u00e1lmarsson ha raccolto il ricco patrimonio di storie e Silvia Cosimini, tra la pi\u00f9 grandi esperte di letteratura islandese, lo ha tradotto per la casa editrice Iperborea, specializzata in cultura del Nord Europa. <i>(c. p.)<br \/>\nM. Diamantini<\/i>, <b>Fatti di terra<\/b>. Viaggio in Patagonia e Terra del fuoco, Prospettiva editrice 2016, pp. 95 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p><i>Fatti di terra<\/i> \u00e8 il racconto di un viaggio tra Cile e Argentina, durato un anno. \u00c8 anche il racconto di un\u2019iniziazione, l\u2019arrivo e la scoperta, l\u2019intrecciarsi delle domande esistenziali e il dispiegamento dopo l\u2019esperienza del viaggio come rito. Il racconto va dall\u2019osservazione del paesaggio all\u2019osservazione interiore; \u00e8 la ricerca di risposte nei luoghi e nelle abitudini dell\u2019altro da s\u00e9. \u00c8 stato scritto in un momento di transizione, durante il passaggio dalla vita ovattata dello studente a quello delle decisioni, e man mano che il viaggio si completa, lo smarrimento aumenta fino a raggiungere il momento in cui arriva la visione completa dei fatti. \u00c8 un invito a viaggiare, a conoscere e ad aprire la mente per accogliere ci\u00f2 che \u00e8 altro da s\u00e9, un invito a non essere turisti, n\u00e9 nella terra d\u2019origine n\u00e9 in quella del viaggio.<\/p>\n<p><i>R. Simone<\/i>, <b>Musafir<\/b>. Ad est dell\u2019equatore 2016, pp. 134 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Musafir, in arabo, vuol dire viaggiatore e Rosario Simone \u00e8 un giornalista ma soprattutto un instancabile viaggiatore con zaino in spalla. Il suo itinerario parte agli inizi degli anni Ottanta, dalle sponde algerine, e arriva alle soglie del XXI secolo, in Anatolia, passando per il Marocco, la Tunisia, la Libia di Gheddafi dove sono ancora evidenti le tracce della colonizzazione italiana. E poi ancora la Siria, paese laico in equilibrio tra crescenti tensioni religiose, il Kurdistan e l\u2019Iraq, e durante la guerra del Golfo. Un viaggio nel passato che testimonia come in pochi anni siamo stati capaci di sconvolgere e distruggere una parte di mondo.<\/p>\n<p><i>M. Maggiari<\/i>, <b>L\u2019avventura del Grande Nord<\/b>, Alpine studio 2016, pp. 230 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>L\u2019avventura del grande Nord<\/i> racconta dei primi incontri fra gli esploratori europei e gli inuit (tra questi Roald Amundsen e Knud Rasmussen). \u00c8 un libro composito che utilizza generi differenti: saggio, diario, narrazione, mito, storia. Per raccontare pi\u00f9 storie. Narra le tappe di chi ha tentato l\u2019esplorazione artica aprendosi a una terra incontaminata e misteriosa, fatta di immense distese ghiacciate. Massimo Maggiari ha vissuto e continua a vivere il grande Nord che presenta come luogo d\u2019ascolto, patria ideale, sacca di resistenza per verit\u00e0 e bellezza in un mondo che ha perso il suo spirito. Cronaca vissuta e vicende storiche si alternano. La saggezza inuit e l\u2019epica misteriosa degli esploratori che li intercettarono per primi indicano strade, mappe, e svariate piste da percorrere all\u2019uomo contemporaneo in un continuo slittamento temporale. Non solo. Le pagine aprono un rispettoso spiraglio sullo sciamanesimo, trattato sempre con grande attenzione e complessit\u00e0. Oggi, peraltro, sono pochissimi gli sciamani rimasti nel Grande Nord anche se i giovani stanno cercando di riap-<br \/>\npropriarsi della lingua e delle tradizioni.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>W. Harding<\/i>, <b>Downward bound<\/b>. Contro ogni regola, Alpine studio 2017, pp. 228 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>19,00<br \/>\n\u00c8 un libro irriverente, scritto nel 1975, che vede solo ora la sua prima traduzione a cura di Mirella Tenderini in una lingua diversa da quella inglese e che parla essenzialmente di due grandi ascensioni in Yosemite. La pi\u00f9 famosa, la<i> Wall of the Early Morning Light,<\/i> ha richiesto 27 giorni di arrampicata e il posizionamento di 330 spit, una via estrema. Non \u00e8 solo il racconto dell\u2019arrampicata a rendere il libro interessante, ma anche il rapporto che Harding ha con l\u2019arrampicata: pratico, fuori dai canoni di una \u201cetica\u201d che in arrampicata proprio non ha luogo di esistere; inoltre \u00e8 divertente la sua satira nei confronti dei cosiddetti \u201cpuristi\u201d. Insomma un bel libro da leggere senza preconcetti.<\/p>\n<p><i>A cura di C. Kukuczka<\/i>, <b>Jerzy Kukuczka<\/b>, Tra i giganti della terra, Alpine studio 2016, pp. 294<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Kukuczka \u00e8 stato il secondo alpinista che ha scalato tutti i 14 ottomila della Terra, in un arco di tempo brevissimo, otto anni, con un tempo di salita che \u00e8 la met\u00e0 di quella impiegata da Messner e in alcuni casi lungo vie nuove o in inverno. Tuttavia, malgrado questi successi, a differenza di Messner, non raggiunse mai un riconoscimento mediatico proporzionale alle imprese compiute.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 morto a 41 anni nel 1989 a 8200 metri mentre tentava di scalare il versante sud del Lohtse per la rottura di una corda nuova acquistata a Katmandu. Kukuczka fa parte degli ultimi: in opposizione all\u2019alpinismo sponsorizzato e comodo degli occidentali, l\u2019alpinismo povero e faticoso dei polacchi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>F. Perlotto<\/i>, <b>Spirito libero<\/b>, Alpine studio 2016, pp. 196 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>19,00<\/p>\n<p>L\u2019alpinismo solitario \u00e8 una delle pratiche pi\u00f9 affascinanti della montagna ma anche la pi\u00f9 rischiosa. Perlotto ha fatto imprese memorabili sempre con quello spirito di grande avventura che lo ha portato in giro per il mondo. Il suo spirito libero non gli ha permesso di conciliarsi con le regole del mercato della sponsorizzazione e i suoi sponsor lo hanno presto abbandonato perch\u00e9 non si \u00e8 mai messo abbastanza in mostra. Eppure il suo impegno non ha riguardato solo l\u2019alpinismo. \u00c8 stato per 26 anni nella cooperazione allo sviluppo, tre anni con gli indios Yanomami, coordinatore di una campagna contro gli incendi forestali dell&#8217;Amazzonia e altro ancora. Oggi a sessant\u2019anni gestisce il rifugio Boccalatte sul versante italiano del Monte Bianco. Questo libro ci racconta con linguaggio semplice e coinvolgente le sue imprese rocambolesche.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A. Bernard<\/i>, <b>101 scalate su roccia<\/b>, Edizioni Mediterranee 2016, pp. 324 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>29,50<\/p>\n<p>Il libro si rivolge in particolare a chi ha cominciato da poco a praticare l\u2019alpinismo e si propone di seguire il neofita nella sua crescita, sia attraverso una serie di vie adatte all\u2019alpinista che sta imparando sia mediante suggerimenti tecnici e culturali. Una specie di \u201cviatico\u201d che accompagna il neo-<br \/>\nfita dai suoi primi passi fino a quando avr\u00e0 raggiunto un buon livello di autonomia. Le vie illustrate nella guida partono appunto da itinerari facilissimi per arrivare, in progressione di difficolt\u00e0, a vie su roccia gi\u00e0 di buon livello per alpinisti pi\u00f9 esperti.<\/p>\n<p><i>A. Bertin,<\/i> <b>Verso l\u2019Aconcagua<\/b>. Elogio di un fallimento,<b> <\/b>Daniele Piazza 2016, pp. 140<\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12.00<\/p>\n<p>Il racconto autobiografico narra, sotto forma di diario, la scoperta della vetta pi\u00f9 alta del Sud America che si trasforma in un viaggio interiore alla scoperta delle priorit\u00e0 della propria vita.<br \/>\nL\u2019avventura si snoda veloce tra i paesaggi mozzafiato delle Ande argentine, mentre l\u2019esperienza del protagonista si intreccia con quella di altri personaggi, ciascuno, a suo modo, speciale. Sullo sfondo la grande passione dell\u2019autore per la montagna e per il contatto diretto con la natura.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A. Nicolussi Golo<\/i>, <b>Di roccia di neve di piombo<\/b>, Priuli &amp; Verlucca 2016, pp. 151\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>17,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Gennaio 2016, Abbazia di San Michele. \u00abNon ti assolver\u00f2 mai! Mai! Ricordatelo bene, mai! E non ti perdoner\u00f2\u00bb urla l\u2019abate con voce carica di \u201ccosternazione e morte\u201d a uno dei protagonisti. Inizia cos\u00ec, con un\u2019assoluzione negata, l\u2019avvincente racconto di Andrea Nicolussi Golo. E per scoprire il motivo di tanta determinazione, bisogner\u00e0 immergersi nelle complicate vicende che hanno caratterizzato la met\u00e0 degli anni Settanta del Novecento, fino ad arrivare alle ultime, sorprendenti, pagine del libro. L\u2019alta quota come liberazione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Sono gli anni della lotta armata, dei \u201cpadroni\u201d, dei crumiri, dei compagni, e delle Brigate Rosse. Fuggire dalla citt\u00e0, anche solo per una breve escursione in montagna, \u00e8 un modo per scrollarsi di dosso la tensione, la paura e per sottrarsi agli \u201cinfiniti giorni di fabbrica e di rabbia\u201d.<\/p>\n<p><i>M. Vannuccini<\/i>, <b>Lotta con l\u2019Alpe<\/b>. Disavventure di una guida alpina (a cavallo del terzo millennio), Vel 2016, pp. 107 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,50<\/p>\n<p>Resoconti comici di una guida alpina che cerca di sopravvivere con clienti di ogni specie, con racconti di esperienze arrampicatorie in giro per il mondo.<\/p>\n<p><i>S. Torrione<\/i>, <b>Tor des G\u00e9ants<\/b>. Valle d\u2019Aosta, Sime Books 2013, pp. 236<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>25,50<\/p>\n<p>Racconto fotografico del pi\u00f9 difficile percorso podistico. Sono 330 i chilometri da percorrere con salite fino ai 3299 metri del Col Loson e con discese mozzafiato con un dislivello positivo di 24000 metri. La gara percorre le alte vie della Val d\u2019Aosta, la n. 1 e la n. 2.<br \/>\nIl libro offre una sintesi del percorso con testi scritti da Paola Pignatelli sullo sforzo degli atleti e le storie dei luoghi attraversati dalla gara. I percorsi del Monte Bianco, del Monte Rosa, del Gran Paradiso, del Cervino sono tra \u201cgiganti\u201d e \u201cper\u201d giganti, perch\u00e9 decidere di imbarcarsi in questa avventura \u2013 comunque la si voglia affrontare \u2013 oltre all\u2019allenamento richiede grande forza interiore e grande capacit\u00e0 di sopportazione. Di qui il nome: <i>Tor des G\u00e9ants<\/i>. Non \u00e8 francese e non \u00e8 italiano, ma <i>patois<\/i>. Per ribadire la forte identit\u00e0 locale di quella che non \u00e8 solo una competizione ma un\u2019esperienza di vita.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A cura di M. Simone e D. Baranzini<\/i>, <b>Ultramaratoneta: un\u2019analisi interminabile<\/b>, Aras 2016, pp. 125 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Attraverso il dialogo tra l\u2019ultramaratoneta Daniele Baranzini ed un appassionato sportivo come Matteo Simone, psicologo e psicoterapeuta Gestalt, si indaga il mondo interiore di un atleta che decide di affrontare le distanze estreme, senza nessuna altra motivazione che quella di esplorare i limiti delle proprie capacit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo libro esprime il senso della corsa nelle lunghe distanze, per molte ore e tanti chilometri. L\u2019opera \u00e8 una sorta di fantastico saggio poetico frutto di dialogo e corrispondenza tra i due autori sulla lunghezza, il tempo, la fatica, la gioia, il dolore, per alcuni una \u201clucida pazzia\u201d.<\/p>\n<p><i>M. Patucchi<\/i>, <b>Popoli in corsa<\/b>. Storie di vittorie e di sconfitte, Correre 2016, pp. 160 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Storie di chi correndo ha lasciato un segno nel mondo. Ritratti in poche pennellate che fissano il gesto sportivo rivelando l\u2019uomo che sta dentro e oltre il corridore. Campioni all\u2019altezza della sfida pi\u00f9 difficile, l\u2019addio alle gare, come Haile Gebrselassie e Paula Rradcliffe, o che eccellono nonostante una vita non facile, come Zola Budd o Kip Keino, patriarca dell\u2019inarrestabile marea dei corridori africani a caccia dell\u2019utopia della maratona sotto le due ore. Poi la forza della normalit\u00e0 di Giorgio Calcaterra e l\u2019incrocio di destini di un Marco Pantani in allenamento che affianca Fabi\u00e0n Roncero nella maratona di Carpi. E vicende di podisti \u201csommersi\u201d o \u201csalvati\u201d in quest\u2019epoca di guerre e recessione: gli atleti in fuga sui barconi della disperazione e le prime donne runner in Afghanistan. Storie di corridori ma anche di corse: la New York dell\u2019uragano Sandy; la Boston degli attentati e della rinascita; il sogno della Baghdad Marathon.<\/p>\n<p><i>G. Romeo, F. Monti e F. Fava<\/i>, <b>Franco Arese.Divieto di sosta<\/b>. Storia e vita di un campione, Correre 2017, pp. 342 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>18,00 Si tratta della storia del piemontese di Centallo, dapprima campione sportivo (oro europeo a Helsinki 1971 nei 1500 metri, protagonista della scena nazionale e continentale per un decennio), poi imprenditore di successo (inventore e presidente di Asics, oggi patron di Karhu), ed infine anche politico dello sport, in qualit\u00e0 di presidente della Fidal per due mandati, dal 2004 al 2012.<\/p>\n<p><i>S. Moro e M. Zanatta<\/i>, <b>Devo perch\u00e9 posso<\/b>. La mia via per la felicit\u00e0 oltre le montagne, Rizzoli 2017, pp. 254 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>18,00 Il testo ricco \u00e8 di episodi inediti delle imprese alpinistiche di Simone che non si \u00e8 mai sottratto alla fatica con le cinquantacinque imprese alpinistiche portate a termine sulle vette pi\u00f9 impegnative e insidiose del pianeta. N\u00e9 si \u00e8 risparmiato il disagio, esponendosi nelle invernali alle temperature pi\u00f9 basse della Terra. Allo stesso tempo ha conosciuto pi\u00f9 volte la rinuncia quando \u00e8 dovuto rientrare al campo base per le avverse condizioni meteo e soprattutto ha provato la sofferenza per la perdita di amici carissimi in incidenti alpinistici.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il suo racconto \u00e8 trascinante come tutti i suoi racconti di esperienze in alta quota; \u00e8 una lettura utilissima e fortificante per chiunque di noi, anche se non muoviamo nemmeno un passo in montagna.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Ed Douglas<\/i>, <b>Ben Moon<\/b>, Dal punk al futuro dell\u2019arrampicata, Versante Sud 2016, pp. 300<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>19,90<\/p>\n<p>Moon arrampicava per la bellezza del gesto, della linea di salita e non trovava nulla di male a usare gli spit per proteggere la via e rimuovere cos\u00ec il rischio di brutte cadute e di pericolosi infortuni. Ha aperto la strada all\u2019arrampicata sportiva, alle vie lavorate, alle salite estreme, ed \u00e8 stato il primo a salire <i>Hubble<\/i> nel 1990, una via che \u00e8 il primo 9a della storia dell\u2019arrampicata.<br \/>\nNotevole nel libro \u00e8 l\u2019impegno nel ricostruire meticolosamente ogni aspetto della vita di Ben, dall\u2019infanzia trascorsa in un sobborgo di Londra all\u2019adolescenza tutta dedicata alle scalate e molto poco ai libri scolastici; dal tifo per il Chelsea alla passione per i capelli rasta in stile punk. Ma al tempo stesso il libro offre un\u2019esauriente visione del mondo dell\u2019arrampicata dagli anni Ottanta a oggi. Ben \u00e8 stato ed \u00e8 tuttora uno dei grandi e dei migliori, della stessa classe di Wolfgang Gullich, ed \u00e8 l\u2019equivalente degli attuali Chris Sharma e Adam Ondra.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><i>F. Elli e D. Pezzoli<\/i>, <b>Intelligenza artificiale<\/b>.Tecnica e materiali dell\u2019arrampicata artificiale classica e <i>new age<\/i>, Versante Sud 2016, pp. 419<br \/>\n\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>35,00<\/p>\n<p>\u00c8 un libro tecnico utile a persone che gi\u00e0 hanno una lunga esperienza nel campo dell\u2019arrampicata su vie di pi\u00f9 tiri, la pratica dell\u2019arrampicata artificiale, dove le difficolt\u00e0 tecniche si uniscono in modo indissolubile con l\u2019impegno psicologico.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Per rendersi conto delle difficolt\u00e0 che presenta l\u2019arrampicata in artificiale basta leggere il bel libro di Andy Kirkpatrick <i>Psycho vertical, <\/i>stampato anche questo da Versante Sud, che parla dettagliatamente della salita in solitaria di <i>Reticent Wall<\/i>, una via in artificiale, la pi\u00f9 dura sul El Capitan in Yosemite.<br \/>\n<i>P. Morelli<\/i>, <b>Vademecum per perdersi in montagna<\/b>, Nottetempo 2017, pp. 157 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>13,50<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Un \u201cantimanuale\u201d, molto divertente, per vagabondi della montagna su strade non battute, pronti a ogni incontro, dalla nuvola al falco, dal camoscio al grifone. Un\u2019enumerazione di strumenti e incontri, che sono altrettanti racconti, epifanie, inattese risate.<\/p>\n<p><i>A. Gobetti<\/i>, <b>Una frontiera da immaginare<\/b>, Alpine studio 2016, pp. 280 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La frontiera da immaginare \u00e8 quella che separa il mondo famigliare della quotidianit\u00e0 da quello ignoto e inquietante degli abissi, ma \u00e8 anche la linea di demarcazione tra la banalit\u00e0 di una vita accettata senza entusiasmi e l\u2019avventura eccitante della trasgressione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Speleologia e alpinismo sono le due passioni che hanno spinto Andrea Gobbetti a vivere tante avventure. \u00c8 cos\u00ec che Gobetti \u00e8 divenuto uno fra i maggiori speleologi italiani anche in ambito internazionale. Andrea Gobetti scrive pagine di grande valore etico e letterario nella descrizione delle avventure e nella storia della scoperta degli abissi del Marguareis, enorme area a cavallo tra Italia e Francia, nel Colle dei Signori e nel Vallone di Piaggia Bella.<\/p>\n<p><i><br \/>\nF. Cordelli<\/i>, <b>Scipione l\u2019italiano<\/b>, Pellegrini editore 2016, pp. 143 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>12,99 Tante cose sullo sport vengono dette in <i>Scipione l\u2019italiano<\/i>, dal tifoso allo sponsor, dalla televisione al senso della lotta, dall\u2019organizzazione allo stadio. Cordelli va a fondo, bench\u00e9 in forma a volte enigmatica, sul senso dell\u2019agonismo, ovvero di fenomeni \u201coscuri\u201d quali la potenza, la vittoria, il riscatto, i miti moderni e, in ultima istanza, la democrazia, eterno demone cordelliano.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>P. D\u2019Autilia<\/i>, <b>Power postural training<\/b>. Attivit\u00e0 fisica, controllo dello stress, alimentazione, Mediterranee 2016, pp. 207 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>19,50 Il testo offre un percorso guidato che insegna a scegliere alimenti salutari, a eseguire una corretta respirazione e a praticare un\u2019attivit\u00e0 fisica in modo idoneo. Il fulcro dell\u2019attivit\u00e0 fisica \u00e8 costituito dal Power Postural Training, una metodica d\u2019allenamento elaborata dal dottor D\u2019Autilia che subisce l\u2019influenza delle arti marziali, del qi gong, dello yoga, del Pilates, della ginnastica posturale.<\/p>\n<p><b>Fascismo Antifascismo Resistenza<\/b><\/p>\n<p><b>Spagna contemporanea<\/b>, n. 48 2015<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>27,50<\/p>\n<p>Il dossier <i>Traiettorie biografiche del fascismo spagnolo<\/i>, si interroga su come ci si avvicin\u00f2 al fascismo in Spagna, come ne vennero accettate l\u2019ideologia e la pratica politica, come lo si adott\u00f2 nella realt\u00e0 politica, economica sociale e culturale e come la via spagnola al fascismo pass\u00f2 ineludibilmente attraverso il cattolicesimo.<br \/>\nQuello che avvenne in Spagna, al di l\u00e0 delle differenze politiche e sociali, non fu molto diverso da quello che avvenne in altri paesi europei. Costruisce un mito basato sulla mistica patriottica e si appropria di quello che aveva affascinato la gente fra l\u2019Ottocento e il Novecento: romanticismo, liberalismo, socialismo, darwinismo e tecnologia moderna.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>A-rivista anarchica<\/b>, n. 406 aprile 2016 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>4,00<\/p>\n<p><b><i>Resistenze. Pagine antifasciste (e antinaziste)<\/i><\/b><\/p>\n<p>Nel dossier vengono riportate pagine storiche relative alla partecipazione delle anarchiche e degli anarchici all\u2019impegno antifascista.<\/p>\n<p>Tra i tanti articoli ricordiamo quello sul campo di concentramento di Renicci d\u2019Anghiari con una ricostruzione di Giorgio Sacchetti, e una testimonianza dell\u2019anarchico Alfonso Failla che fu rinchiuso a Renicci e fu tra gli animatori della rivolta e della fuga generale.<\/p>\n<p><b>Una citt\u00e0<\/b>, n. 229 marzo 2016 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>8,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La proposta di creare un museo del fascismo nella ex casa del fascio di Predappio sta suscitando un acceso dibattito fra gli storici e non solo. La rivista pubblica la presa di posizione della Fondazione Alfred Lewin seguita da una lettera di Marcello Flores, uno dei promotori del progetto; e una serie di interviste a storici di orientamento diverso; il primo intervento \u00e8 di Mario Isnenghi.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Una citt\u00e0<\/b>, n. 230 aprile 2016 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>8,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Continuano gli interventi sul progetto di un museo del fascismo con gli storici Giovanni Gozzini e Anna Foa. Gozzini parla dell\u2019idea di un museo in cui la storia del fascismo viene ripercorsa attraverso alcune biografie: un reduce, un operaio, una casalinga, un dipendente pubblico, ma anche una studentessa ebrea e un cittadino etiope, per far capire a un ragazzo il lento scivolamento, giorno dopo giorno, in un regime illiberale e razzista.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Anna Foa avanza molte perplessit\u00e0 sul luogo, ma anche sulle inevitabili, e pericolose, mediazioni a cui un museo costringerebbe. Un museo sul fascismo a Predappio \u2013 scrive \u2013 potrebbe avere un senso solo se diventasse una grande chiamata di corresponsabilit\u00e0 degli italiani.<\/p>\n<p><b>Pollicino gnus<\/b>, n. 246-maggio 2016<\/p>\n<p>Quota associativa annuale<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>25,00<\/p>\n<p><b><i>Il popolo dei partigiani<\/i><\/b><\/p>\n<p>La rivista dedica questo numero agli \u201cstranieri\u201d che hanno combattuto per liberare l\u2019Italia, soldati scappati dalla prigionia, deportati evasi dai lager, militari disertori tutti diventati partigiani della solidariet\u00e0 internazionale: sovietici, jugoslavi, polacchi, cecoslovacchi, inglesi, turchi, danesi, americani, svizzeri.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A cura di G. Galzerano<\/i>, <b>Il tribunale speciale fascista<\/b>, Galzerano 2017, pp. 130 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>10,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Giustizia e Libert\u00e0 fu un movimento politico liberal-socialista fondato a Parigi nell\u2019agosto del 1929 con la volont\u00e0 di organizzare un\u2019opposizione attiva ed efficace al fascismo svolgendo anche un\u2019importantissima funzione di informazione e sensibilizzazione nei confronti dell\u2019opinione pubblica internazionale, svelando la realt\u00e0 dell\u2019Italia fascista che si nascondeva dietro la propaganda di regime. Questo opuscolo del 1932, ormai raro e introvabile, fu scritto da Gaetano Salvemini ed \u00e8 un documento storico, politico e umano che testimonia le lotte, le speranze, i dolori e le tragedie dell\u2019antifascismo, nonch\u00e9, l\u2019altruismo, il coraggio, l\u2019abnegazione e il sacrificio di uomini e donne, in Italia e all\u2019estero, al nord e al sud, che lottarono per restituire agli italiani la libert\u00e0 e la giustizia.<\/p>\n<p><i>G. Scotti<\/i>, <b>I massacri di luglio<\/b>. La storia censurata dei crimini fascisti in Jugoslavia, Redstarpress 2017, pp. 252 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>18,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>A partire dal 2004, in Italia, il 10 febbraio \u00e8 dedicato per decreto alla \u201cmemoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell\u2019esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della pi\u00f9 complessa vicenda del confine orientale\u201d. Per la parte politica che ha istituito una simile ricorrenza, si \u00e8 trattato di una formidabile occasione per riscrivere la storia a uso e consumo di un delirio nazionalista, capace non soltanto di censurare un passato di crudele sopraffazione ma anche di riabilitare il fascismo, sottraendolo alle inappellabili responsabilit\u00e0 rispetto ai crimini compiuti in patria e altrove. In modo particolare, nella ex Jugoslavia, gli italiani non furono affatto \u201cbrava gente\u201d. Al contrario, come dimostra Giacomo Scotti, il terrorismo ai danni della popolazione civile e il massacro come strumento di controllo politico furono le principali caratteristiche dell\u2019occupazione italiana dei territori balcanici: una storia scomoda, sanguinaria e vigliacca e, proprio per questo, rimossa dalla memoria ufficiale. <i>I massacri di luglio<\/i> colma la lacuna, respingendo con la forza della realt\u00e0 la pericolosa ipocrisia del nuovo revisionismo di Stato.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>I. Meloni<\/i>, <b>Memorie resistenti<\/b>. Le donne raccontano la Resistenza nel piacentino, Le Piccole Pagine 2014, pp. 235 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>\u00abSe non ci fossero state le donne, la Resistenza a Piacenza non sarebbe nemmeno esistita\u00bb, cos\u00ec hanno sempre raccontato i partigiani piacentini.<\/p>\n<p>\u00c8 da questa considerazione che prende le mosse il volume di Iara Meloni. Le donne, le uniche che in quei momenti difficili hanno tenuto i contatti tra le bande, celato i rifugi alla vista del nemico, sfamato migliaia di ragazzi dispersi e senza riparo. Eppure, il loro ruolo \u00e8 sempre rimasto relegato \u201csullo sfondo\u201d di eroiche battaglie, ed \u00e8 stata niente pi\u00f9 di un contrappunto tra una narrazione bellica e l\u2019altra.<\/p>\n<p><i>Memorie resistenti<\/i> intende dare finalmente voce all\u2019altra Resistenza attraverso le parole delle stesse protagoniste, che, dopo settant\u2019anni, rivivono le emozioni, le paure e le speranze delle ragazze di allora, e ci ricordano come la Resistenza sia stata un fenomeno politico e sociale prima che militare.<\/p>\n<p>L\u2019autrice si \u00e8 rivolta essenzialmente alle fonti orali, raccogliendo la preziosa testimonianza di trenta \u201cragazze\u201d della sua terra, accompagnandole a sua volta, con affettuosa partecipazione emotiva, in un percorso di consapevolezza non cos\u00ec scontato.<\/p>\n<p>La volont\u00e0 di realizzare il libro nasce dalla curiosit\u00e0 di indagare un fenomeno che ha lasciato tracce profonde nelle narrazioni popolari, nei racconti familiari, spinta dalle generazioni pi\u00f9 anziane che hanno sempre avvertito forte l\u2019esigenza di trasmettere la propria storia di vita.<\/p>\n<p>\u00c8 importante che delle superstiti si sia voluto raccogliere la testimonianza, perch\u00e9 in una storia corale quale fu quella della Resistenza, \u00e8 attraverso le diverse storie di vita che possono emergere la ricchezza, la complessit\u00e0 di quel movimento e, insieme, i suoi momenti di forza e quelli di debolezza, anche le tragedie, accanto al coraggio morale per farvi fronte.<\/p>\n<p>Libro quindi come omaggio alle \u201cresistenti\u201d piacentine, ma soprattutto un libro per ricordare, rivolto principalmente ai giovani, che hanno il dovere e soprattutto il diritto di preservare i valori su cui si fonda la nostra Repubblica. <i>(l.c. )<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>R. Aiardi e I. Aiardi, <\/i><b>Storie di Resistenza a Pistoia.<\/b> La vicenda del comandante partigiano Silvano Fedi, Centro di Documentazione Pistoia Editrice 2017, pp. 605 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>25,00 Partendo dalla storia del partigiano Silvano Fedi e della sua uccisione, con questo saggio gli autori intraprendono un viaggio nella Resistenza pistoiese e oltre.<\/p>\n<p>L\u2019itinerario seguito \u00e8 quello che collega una storia particolare e locale ancora molto discussa al contesto storico generale e nazionale, le dinamiche del biennio 1943-1945, la Resistenza come guerra civile contro il fascismo, la Resistenza tradita e la continuit\u00e0 dello stato fascista nelle istituzioni repubblicane.<\/p>\n<p>Come dichiarano nell\u2019Introduzione, gli autori non sono storici di professione ma antifascisti nel senso gramsciano del termine e hanno voluto dare una loro interpretazione della Resistenza a Pistoia documentando il loro discorso con una ricchissima raccolta di fonti scritte e orali, fiore all\u2019occhiello di questa pubblicazione che potr\u00e0 cos\u00ec servire anche come importante repertorio per nuovi studi e approfondimenti.<\/p>\n<p>Un ulteriore elemento di interesse \u00e8 costituito dallo stile e dall\u2019uso del lessico: gli autori non hanno rinunciato alle espressioni pi\u00f9 schiettamente pistoiesi nell\u2019uso dei toponimi e la narrazione \u00e8 squisitamente popolare.<\/p>\n<p><i><br \/>\nS. Fumich<\/i>, <b>Antifascismo e Resistenza a Brembio e Secugnago<\/b>. Con un\u2019introduzione sulle vicende del 1945 a Milano e nella bassa Lodigiana, Stampato in proprio 2012, pp. 242<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Leggendo questo libro \u00e8 inevitabile rivivere le ultime vicende della Seconda guerra mondiale in Italia: cambiando fronte, i soldati italiani si erano affiancati agli alleati anglo-americani, e anche il popolo prese le difese della sua patria formando squadre di Resistenza, guidate dai saldi princ\u00ecpi di libert\u00e0 e giustizia.<\/p>\n<p>In queste pagine si pu\u00f2 scoprire come il nazismo mosse gli abitanti di Brembio, Secugnago e dintorni a insorgere.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>L. Salvatorelli<\/i>, <b>Nazionalfascismo<\/b>, Edizioni di storia e letteratura 2016, pp. 224 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Si tratta della ristampa di un volume uscito nel 1923 contemporaneamente alla nascita del movimento fascista. Ci racconta la vicenda politica, dai primi lineamenti fino all\u2019instaurazione del totalitarismo che port\u00f2 l\u2019Italia a fianco dei tedeschi nella prima parte della Seconda guerra mondiale, fino al 1943.<\/p>\n<p>L\u2019autore si occupa di descrivere realisticamente i tratti di questo movimento, fino alla famosa marcia su Roma, dopo la quale il fascismo sal\u00ec al potere, e la reazione europea a riguardo.<\/p>\n<p><i>U. Santino<\/i>, <b>La strage rimossa<\/b>. Nola, 11 settembre 1943. La Sicilia e la Resistenza, Di Girolamo 2016, pp. 133 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>9,90<\/p>\n<p>Dopo l\u2019armistizio annunciato dal generale Badoglio nel settembre del 1943, i nazisti attuarono la prima strage contro l\u2019esercito italiano ormai nemico. Avvenne nella citt\u00e0 di Nola, dove furono fucilati alcuni ufficiali dell\u2019esercito italiano, e tra essi il capitano palermitano Mario De Manuele. La tragedia per\u00f2 non ha mai ottenuto la memoria e il rispetto meritato e Santino, scrivendo questo libro, spera di riportare alla luce quegli ingiusti spari e quelle ingiuste vittime.<\/p>\n<p><i>A. Pagliaro, M. Capecchi, F. Poggi<\/i>, <b>La banda dello zoppo. Storie di Resistenza armata al fascismo<\/b>, 2016 Coessenza, pp. 221 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>I fatti narrati ci portano nel 1921, in Toscana. Qui dall\u2019inizio dell\u2019anno si verificano episodi di squadrismo fascista. Il 27 febbraio arriva la notizia dell\u2019assassinio da parte dei fascisti di Spartaco Lavagnini, sindacalista comunista. Proprio il giorno dopo, nella piazza di Certaldo, scoppia una rissa che coinvolge alcuni carabinieri e due fratelli della famiglia degli Scarselli, anarchici, conosciuti nel territorio dell\u2019Empolese Valdelsa. Nella stessa sera, all\u2019ingresso di Certaldo, vengono erette barricate, ci sono duri scontri con i carabinieri, con morti e feriti. Gli Scarselli, col gruppo libertario di Certaldo, si danno alla macchia e iniziano la resistenza armata contro il fascismo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Le gesta della \u201cBanda dello zoppo\u201d, come ormai vengono identificati i fratelli Scarselli essendo uno di questi effettivamente claudicante, entrano nella storia e nella leggenda popolare, come tra i primi in Italia a essersi opposti al fascismo con le armi.<\/p>\n<p><i>G.E. Ferraris<\/i>, <b>Fascismo Resistenza Liberazione<\/b>. La grande Storia e i ricordi di un tredicenne 70 anni dopo, Graphot 2016, pp. 208<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di questo libro \u00e8 soprattutto quello di far conoscere alcune delle persone che hanno contribuito, a volte anche con la vita, a ridare all\u2019Italia l\u2019antica dignit\u00e0, perch\u00e9 possano essere di esempio, di stimolo e di aiuto per tutti.<br \/>\nIl nucleo centrale del libro, dopo aver tratteggiato la nascita e l\u2019affermazione del Fascismo, descrive le dinamiche che hanno portato all\u2019armistizio dell\u20198 Settembre 1943, e ancor prima alla guerra imposta al nostro Paese.<\/p>\n<p>Nella seconda parte l\u2019autore descrive episodi decisivi della Resistenza e della Liberazione dall\u2019oppressione nazi-fascista.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il volume \u00e8 corredato da un\u2019accurata cronologia degli avvenimenti descritti, dalla nascita del Fascismo alla Liberazione; \u00e8 inoltre presente la cronologia delle opere di Piero Gobetti.<br \/>\nL\u2019autore accompagna la narrazione con poesie e canzoni che descrivono un personaggio, illustrano una situazione, fotografie dei protagonisti dell\u2019Antifascismo e della Liberazione, e delle prime pagine dei giornali dell\u2019epoca. (<i>l.c.)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>S. Micheli<\/i>, <b>Giorni di fuoco<\/b>. Le grandi battaglie della Resistenza, RedStarPress 2016, pp. 265<br \/>\n\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>19,00<\/p>\n<p>Che si sia combattuta tra gli impervi sentieri di montagna o nelle insidiose vie delle citt\u00e0, la guerra di Liberazione seppe scrivere pagine di acceso eroismo arrivando a sfidare il nemico in campo aperto e sostenendo battaglie condotte da partigiani inquadrati in reparti regolari. Silvio Micheli raccoglie le testimonianze dei partigiani e racconta le loro imprese direttamente dalle loro voci. Il libro<i> <\/i>\u00e8 un resoconto in presa diretta delle tante, eroiche, e spesso sconosciute, vicende che consentirono ai partigiani di concludere vittoriosamente la loro lotta per la giustizia e la libert\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>S. Ferrara<\/i>, <b>Il \u201cgioved\u00ec nero\u201d di Milano<\/b>.<b> <\/b>Quando i fascisti uccisero l\u2019agente Antonio Marino, RedStarPress 2016, pp. 207<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>Il 12 aprile 1973 il Movimento Sociale Italiano e il Fronte della Giovent\u00f9 indicono a Milano una manifestazione contro la &#8220;violenza rossa&#8221;. A tenere il comizio fu chiamato l\u2019On. Ciccio Franco, il leader e l\u2019emblema della rivolta di Reggio Calabria. Dopo la tentata strage sul treno Torino-Roma del 7 aprile precedente, la manifestazione venne vietata. Si radunarono comunque nel centro di Milano centinaia di militanti del Msi e delle principali organizzazioni della destra extraparlamentare, tra loro i cosiddetti \u201csanbabilini\u201d, che si scontrarono violentemente per ore nel centro cittadino con le forze dell\u2019ordine. Nel corso degli incidenti furono incendiate automobili, assaltati luoghi di ritrovo della sinistra, sparati colpi di pistola e lanciate bombe a mano. Una di queste colp\u00ec al petto l\u2019agente di polizia Antonio Marino, che rimase ucciso all\u2019istante. Quel 12 aprile 1973 sar\u00e0 ribattezzato come il \u201cGioved\u00ec nero\u201d di Milano. I responsabili dell\u2019uccisione dell\u2019agente furono arrestati e condannati. Gli organizzatori della manifestazione incredibilmente assolti.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Ripercorrendo gli atti giudiziari e le cronache del tempo, il libro, corredato da diverse fotografie inedite, ricostruisce quella giornata, e la realt\u00e0 del neofascismo milanese di quegli anni, con la sua sistematica violenza, l\u2019intreccio con la criminalit\u00e0 comune e gli ambienti del terrorismo nero, protagonista di primo piano della strategia della tensione in Italia.<\/p>\n<p><i>M. Bresciani<\/i>,<b> Quale antifascismo?<\/b> Storia di Giustizia e Libert\u00e0, Carocci 2017, pp. 307<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>27,00<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 agosto 1929, Carlo Rosselli arriv\u00f2 a Parigi con il treno della sera, insieme a Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti. I tre noti oppositori del fascismo erano riusciti a evadere dal confine di Lipari dove erano detenuti dal 1927. Per il regime di Mussolini fu una grave sconfitta \u201cmediatica\u201d. Di l\u00ec a qualche giorno quel piccolo gruppo di esuli avrebbe cominciato a discutere dell\u2019idea di costituire un nuovo movimento politico che combattesse il fascismo e rinnovasse l\u2019Italia; in ottobre fu costituita Giustizia e Libert\u00e0.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 avanti Rosselli affermava che un solo pensiero lo guidava in esilio: fare della libert\u00e0 personale conquistata uno strumento per la riconquista della libert\u00e0 di tutto un popolo.<br \/>\nMa come combattere il fascismo? Come ripensare la politica nel vortice della crisi che sconvolse la societ\u00e0 italiana ed europea degli anni Trenta? Come progettare un nuovo ordine post-fascista, a partire dalla cesura della Grande guerra e delle sue tragiche conseguenze?<\/p>\n<p>A queste e altre domande Giustizia e Libert\u00e0 offr\u00ec risposte tanto originali quanto radicali nel panorama dell\u2019antifascismo internazionale, intrecciando in forme innovative le tradizioni socialiste e liberali. Il gruppo rivendic\u00f2 diverse concezioni della nazione e dell\u2019Europa, e matur\u00f2 una riflessione lucida sulle tirannie, senza rinunciare a molteplici prospettive rivoluzionarie. Cogliendo la lezione durevole di Gl, l\u2019antifascismo costitu\u00ec l\u2019irrinunciabile presupposto ideologico, ma l\u2019originalit\u00e0 del suo esperimento deriv\u00f2 dalla non comune disponibilit\u00e0 a imparare dal nemico, per meglio opporsi a esso. In questo atteggiamento si racchiudeva la cifra pi\u00f9 significativa dei giellisti. Nel pieno della lotta antifascista affior\u00f2 la loro fondamentale lezione etica e intellettuale: l\u2019intransigenza verso se stessi e l\u2019indulgenza verso gli altri, la capacit\u00e0 di apertura al futuro e di sperimentazione antidogmatica del presente.<\/p>\n<p>La storia di Gl \u00e8 sempre rimasta ai margini del dibattito pubblico e della ricerca accademica nei primi tre decenni successivi alla Seconda guerra mondiale e ignorata da una storiografia che si focalizzava sulla lotta armata della Resistenza. Il volume colma questa lacuna, proponendo la prima lettura complessiva della vicenda di Giustizia e Libert\u00e0 e delle sue reti transnazionali nell\u2019emigrazione e nella cospirazione. I percorsi e i dibattiti dei giellisti sono inquadrati nella storia politica e intellettuale del Novecento italiano e europeo, seguendone le sotterranee e controverse eredit\u00e0 fino a oggi. <i>(l.c.<\/i>)<br \/>\n<b>Handicap<\/b><\/p>\n<p><b>Haccaparlante<\/b>, n. 9, 2017 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p><b><i>La quinta parete.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>Manuale per spettatori inattesi<\/i><\/b><\/p>\n<p>\u00abLa monografia \u2013 spiega Lucia Cominoli, curatrice del numero e del progetto \u2013 racconta il percorso che ha coinvolto gli educatori e gli animatori del Progetto Calamaio sullo stesso livello, incominciando a interrogarsi sull\u2019esperienza teatrale e i suoi aspetti, dallo spazio alla struttura scenica, dai temi offerti dagli spettacoli fino alla riflessione sull\u2019accessibilit\u00e0 degli spazi, complici giochi, attivit\u00e0 di scrittura creativa e incontri, che si sono avvalsi ogni volta di strumenti diversi, non ultimo il contributo di critici e artisti\u00bb.<\/p>\n<p>Il numero si compone di tante voci (compagnie teatrali, artisti, critici, illustratori, scrittori, spettatori&#8230;) e di tante emozioni dal \u201cbuio della sala\u201d: un vero e proprio \u201cmanuale alla visione\u201d, sia che vi sentiate pi\u00f9 spettatori inattesi o pi\u00f9 habitu\u00e9.<\/p>\n<p><i>M. Marcantoni<\/i>, <b>Vivere al buio<\/b>. La cecit\u00e0 spiegata ai vedenti, Erickson 2013, pp. 118<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>14,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Per coloro che amano definirsi normodotati non \u00e8 facile comprendere cosa significhi essere un non vedente. Nella cultura dell\u2019immagine, dove la percezione visiva \u00e8 il perno di qualsiasi attivit\u00e0 o interazione, il solo immaginare, e quindi comprendere, come sarebbe una vita al buio, \u00e8 niente di pi\u00f9 che una fantasia. Mauro Marcantoni, autore del libro e non vedente, spiega come, per entrare nel mondo di una persona cieca, sia necessario rielaborare i nostri schemi mentali, modificando il concetto stesso di handicap. Una persona handicappata ha uno svantaggio da compensare, ha bisogno quindi di un ambiente, fisico e sociale, inclusivo. Tanto pi\u00f9 l\u2019ambiente sar\u00e0 idoneo ad appianare le difficolt\u00e0 della persona, tanto minore sar\u00e0 l\u2019handicap. Il soggetto non vedente \u00e8 costretto ad affrontare diverse problematiche perch\u00e9 vive in un mondo strutturato per chi pu\u00f2 avvalersi dei cinque sensi, chi non li possiede tutti viene isolato e stigmatizzato. Questo accade perch\u00e9 il senso comune dice che costoro sono persone che differiscono da ci\u00f2 che pu\u00f2 definirsi normale. Ma chi decide cosa \u00e8 normale? Noi consideriamo ordinaria tutta la realt\u00e0 che possiamo percepire attraverso i cinque sensi, chi differisce da noi e non \u00e8 in grado di farlo, non \u00e8 normale. Cos\u00ec facendo, senza neanche accorgercene, creiamo pregiudizi e barriere. Mauro Marcantoni spiega come, attraverso la malattia, la persona handicappata viene depersonalizzata: la malattia non viene considerata una delle caratteristiche della persona, ma diventa la persona stessa; da aggettivo diviene sostantivo, e quindi soggetto. Chi osserva si dimentica che oltre l\u2019handicap c\u2019\u00e8 un individuo unico e irripetibile. Queste tematiche, e molto altre, sono trattate minuziosamente nel primo capitolo del libro, che funge da propedeutico per poter affrontare il testo muniti della giusta chiave di lettura. Nei capitoli a seguire, fino al quarto, che conclude la prima parte del libro, si parla della realt\u00e0 sociale del soggetto non vedente, esaminata sia dal suo punto di vista che da quello delle persone che lo circondano. Innanzitutto l\u2019autore spiega il giusto modo di rapportarsi con una persona cieca, onde evitare di incappare in situazioni imbarazzanti che possano minare il rapporto interpersonale. Marcantoni fa notare come anche le persone pi\u00f9 incuriosite e volenterose di scoprire la diversit\u00e0 spesso commettono il medesimo errore di rapportarla al senso comune. Il consiglio che viene dato \u00e8 semplicemente quello di accertarla in quanto tale. Ci\u00f2 che un soggetto cieco ricerca, in quanto persona, \u00e8 l\u2019autonomia e la realizzazione. Ovviamente in questo caso il cammino \u00e8 pi\u00f9 arduo. I capitoli terzo e quarto spiegano come questi obbiettivi siano perseguibili solamente attraverso il connubio tra la volont\u00e0 e perseveranza del non vedente stesso e il supporto delle persone che lo circondano. La seconda parte del libro vuole essere un breve manuale di consigli pratici. Partendo dal presupposto che ogni teoria \u00e8 valida solo se regge alla prova dei fatti, la seconda sezione del testo propone una visita guidata all\u2019interno di episodi e vicende riguardanti persone cieche. Tali racconti intrecciano culture, percezioni e aspettative di persone cieche con quelle di persone vedenti. Con questo testo Mauro Marcantoni<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>insegna a pensare da soli, fornisce gli strumenti per decifrare la realt\u00e0 da un altro punto di vista, nuovo, personale, e quindi unico.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span> <i>(s.p.)<\/i><\/p>\n<p><i>D. Guarino<\/i>, <b>Gli occhi dentro<\/b>, Piagge 2014, pp. 105 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Otto ragazzi normali e al contempo speciali, con in comune la medesima caratteristica di vederci poco o niente, si raccontano in otto interviste realizzate dall\u2019autore, per svelare la loro vita. Giusi, Danilo, Giulia, Pino, Gianluca, Vanessa e Selida attraverso le loro storie fanno capire che l\u2019identit\u00e0, la normalit\u00e0 e la felicit\u00e0 si trovano partendo dalla diversit\u00e0 e ribaltano quindi il concetto di omologazione. Danilo evidenzia che le persone vedenti danno tutto<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>per scontato e si soffermano poco sui particolari, usando troppo la vista e molto meno gli altri sensi, che invece possono offrire momenti di curiosit\u00e0, scoperta e gioia.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Selida riesce a capire dalla voce se una persona \u00e8 sincera oppure no e, se prima si emozionava per un tramonto, adesso gli succede con la musica e con i film. Pino ha capito che i normovedenti si concentrano troppo sul particolare, mentre gli ipovedenti, non potendo zoomare, riescono a tirare fuori l\u2019essenza dalla composizione. Gianluca nel suo racconto sottolinea quanto sia di aiuto l\u2019informatica ai non vedenti. Giulia \u00e8 innamorata della cultura giapponese, del modo di vivere che hanno i nipponici e spera di recarsi a visitare il paese. Poi c\u2019\u00e8 Vanessa, che<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>ha imparato che per accettare la diversit\u00e0 e superare le barriere c\u2019\u00e8 bisogno di conoscenza. Nadia \u00e8 nata ad Alessandria di Egitto e vive in Italia, dove lavora suo padre. Per lei la felicit\u00e0 sono i figli, per i quali fa i salti mortali. Infine c\u2019\u00e8 Giusi che adora la musica rock e ama andare ai concerti. <i>(s.m.)<\/i><\/p>\n<p><i>Franco Vestri<\/i>, <b>Diario di un difettoso<\/b>, Apice libri 2015, pp. 120 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>L\u2019autore, funzionario della Soprintendenza alle Belle Arti di Firenze, Pistoia e Prato, ha partecipato alla progettazione e direzione di numerosi cantieri di restauro architettonico. Vestri in questo racconto autobiografico narra con <i>humour<\/i> la sua vita, parla della malattia, ma soprattutto svela con quale sguardo riesce ad accettarsi ed essere felice, aiutato anche dalla pratica buddista.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Nella prima parte dellibro l\u2019autore ripercorre la sua vita, ventisei anni scivolati via \u201csenza troppi scossoni\u201d, con un\u2019infanzia trascorsa a Montevarchi, di cui ha pochi ma vivissimi ricordi. Le cose peggiorano quando, qualche anno dopo l\u2019esame di maturit\u00e0 conseguito nel 1971, la malattia manifesta i primi sintomi, con le gambe che non gli rispondono pi\u00f9 molto bene ai comandi, con il passo che non risulta pi\u00f9 coordinato, ma steppante, come gli dicono i medici consultati. Da qui una serie di peripezie fra ospedali, diagnosi o esami sbagliati, visite con luminari ecc. L\u2019unica sicurezza \u00e8 una lesione alla spina dorsale con decorso cronico e degenerativo. Nel 1987 affronta un viaggio della speranza negli Stati Uniti, sente che la sua vita \u00e8 a una svolta e decide di essere felice, comunque vada in futuro. Nemmeno il medico americano purtroppo pu\u00f2 fare qualcosa riguardo la degenerazione della malattia di Vestri; quest\u2019ultimo, rientrato a Firenze, incontra la filosofia e la pratica buddista e la sua vita comincia a cambiare in meglio, perch\u00e9 muta il punto di vista sulle cose.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00abNella vita non \u00e8 importante l\u2019assenza dei problemi, ma avere una grande condizione vitale che permetta di affrontare qualsiasi problema\u00bb scrive l\u2019autore.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Col progredire della malattia le difficolt\u00e0 aumentano: \u00e8 costretto su una sedia a rotelle e guida la macchina con adattamenti speciali. Oggi anche le attivit\u00e0 quotidiane semplici sono difficili da affrontare per Vestri; lui si riconosce nella categoria dei difettosi e ritiene che questo mondo di normodotati, che spesso hanno comportamenti da diversamente disabili, come chi parcheggia negli spazi riservati ai portatori di handicap, non sia assolutamente pronto e attrezzato per accogliere la vita di un difettoso. <i>(s.m.)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>P. Molteni<\/i>, <b>Autismo a scuola<\/b>, Pensa Multimedia 2015, pp. 229 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00<\/p>\n<p>\u00c8 molto difficile gestire a scuola i ragazzi che presentano il disturbo dello spettro autistico. Non basta la normale progettazione di attivit\u00e0 di classe. Un lavoro corretto d\u2019\u00e9quipe e di rete migliora sicuramente la collaborazione fra gli insegnanti, aumenta le capacit\u00e0 di integrazione dell\u2019alunno affetto dal disturbo, coinvolge, oltre alla scuola e alla famiglia, gli enti e le istituzioni preposti alla cura del ragazzo e offre ai familiari un supporto nel loro difficile percorso. Da questa complessa e delicata collaborazione \u00e8 nato il progetto <i>Fare Rete<\/i>, attuato nella provincia di Monza e Brianza. Il libro guarda anche pi\u00f9 lontano: presenta un progetto inglese attuato nel West Midlands nel 2012 e immagina infine una rete europea a favore di una nuova cultura dell\u2019inclusione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>R. Cerbo<\/i>, <b>Il paese della realt\u00e0 elastica<\/b>. Tanti modi di relazionarsi con ragazzi dello spettro autistico, Tecnodid 2015,<br \/>\npp. 159 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<\/p>\n<p><i>Il paese della realt\u00e0 elastica<\/i> (con questa metafora si vuole rappresentare il mondo chiuso nel quale vivono gli autistici) \u00e8 una guida pensata soprattutto per chi, per motivi familiari o scolastici, \u00e8 a contatto con bambini e ragazzi che mostrano la sindrome dello spettro autistico, ma apre una finestra utilissima anche a chi non sa nulla di questo particolare disturbo pervasivo dello sviluppo. Il bambino con lo spettro autistico non \u00e8 un malato, ha semplicemente una modalit\u00e0 differente di concettualizzare la realt\u00e0 e tutti gli aspetti della vita quotidiana. Il testo, rivolto a insegnanti e educatori, \u00e8 diviso in due parti. Nella prima Renato Cerbo spiega i disturbi dello spettro autistico (Asd), propone modalit\u00e0 di diagnosi, si addentra nei vari tipi di disturbo che accompagnano l\u2019autismo, dal disturbo dell\u2019emotivit\u00e0 al ritardo mentale, ai disturbi dell\u2019apprendimento. L\u2019autore offre alcuni criteri di buona prassi e consigli pratici su come redigere il piano educativo individualizzato e una guida pratica per favorire l\u2019interazione sociale dell\u2019alunno nella classe. La prima parte si conclude con una riflessione sui rapporti scuola-famiglia e con una bibliografia sull\u2019argomento.<\/p>\n<p>La seconda parte si concentra sulla formazione degli insegnanti abruzzesi coinvolti in progetti che riguardano l\u2019Asd e offre la preziosa esperienza di una insegnante che racconta la sua storia con un ragazzo autistico. Conclude il libro un approfondimento sulla figura dell\u2019insegnante di sostegno. <i>(c.p.)<\/i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Aa.Vv, <b>Disabilit\u00e0 sensoriale a scuola<\/b>. Strategie efficaci per gli insegnanti, Erickson 2016, pp. 410 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,50<\/p>\n<p>Sono sempre di pi\u00f9, nella scuola di oggi, gli alunni che presentano <i>bisogni educativi speciali<\/i>, a causa di disturbi specifici di apprendimento o altre difficolt\u00e0. Questo testo si pone l\u2019obbiettivo di fornire agli insegnanti le conoscenze, concernenti le varie forme di disabilit\u00e0 sensoriali. Oltre alla parte prettamente teorica e nozionistica, il libro propone metodi operativi e interventi, attuabili direttamente nel contesto scolastico. Il testo, quindi, andr\u00e0 a integrare le conoscenze e a contribuire allo sviluppo delle competenze fondamentali degli insegnanti. L\u2019opera \u00e8 articolata in quattro specifiche sezioni, con il fine di trattare nel dettaglio le varie fasi del rapporto alunno-insegnante. La prima sezione introduce il lettore alle disabilit\u00e0 sensoriali, indicandone la classificazione diagnostica e gli aspetti eziologici, senza trascurare la normativa nell\u2019ottica della tutela.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>La seconda sezione ci presenta la parte operativa, vengono elencate strategie e interventi a cui le figure professionali possono fare ricorso, tenendo conto delle specifiche peculiarit\u00e0 e sfruttando a pieno la strumentazione a disposizione, compreso l\u2019utilizzo della tecnologie. La terza sezione mette a nudo le difficolt\u00e0 che il soggetto deve affrontare ogni giorno, sottolineando anche le enormi potenzialit\u00e0 di cui tali persone dispongono, che, se stimolate adeguatamente, possono essere sviluppate e trasformate in abilit\u00e0 significative. Nella quarta e ultima sezione viene spiegato come, per il raggiungimento degli obbiettivi prefissati e la corretta applicazione delle metodologie e strategie, sia necessaria l\u2019azione condivisa di tutte le figure, professionali e non, che ruotano attorno all\u2019alunno e che con lui si relazionano. <i>(s.p.)<br \/>\nE. Grandi, <\/i><b>Costruire la storia di vita con la persona con demenza<\/b>. Attivit\u00e0 pratiche per la stimolazione delle funzioni cognitive residuali, Erickson 2016, pp. 167<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>22,00<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che fonda e caratterizza ogni persona \u00e8 la sua identit\u00e0. L\u2019identit\u00e0 \u00e8, a sua volta, in buona parte costituita dai ricordi, che, piccoli o grandi che siano, sono da considerare i frammenti della nostra vita. Nel caso delle persone che soffrono di demenza senile, il ricordo, e quindi l\u2019identit\u00e0, \u00e8 seriamente compromesso. Elena Grandi spiega come sia possibile, attraverso la segnalazione di svariate metologie operative, creare una memoria esterna, un deposito per i ricordi a cui il soggetto con demenza senile pu\u00f2 far ricorso per recuperare quella memoria residuale che gli permetta di vivere il pi\u00f9 ancorato possibile alla sua identit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><i>(s.p.)<\/i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>G. Guaraldi, E. Guidoni, E. Genovese,<\/i> <b>Genetica e ambiente nella dislessia<\/b>. Strategie per favorire l\u2019apprendimento a scuola e all\u2019universit\u00e0 e l\u2019ingresso nel mondo del lavoro, Erickson 2016, pp. 135 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Il libro si pone come obbiettivo quello di costruire un ponte tra le capatic\u00e0 di apprendimento e la crescita di autostima delle persone affette da disturbi specifici di apprendimento. Per far ci\u00f2, il testo, prima di tutto, isola ogni singolo aspetto caratteristico della patologia, esaminandolo a fondo. Il fine ultimo di questo metodo analitico \u00e8 giungere a una soluzione che rivaluti la posizione, all\u2019interno della societ\u00e0, del soggetto affetto da Dsa.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Dopo aver illustrato minuziosamente il fattore genetico ed epigenetico, il testo si concentra sul fattore ambientale, esaminando i vari contesti con cui l\u2019individuo pu\u00f2 trovarsi a interagire e viene illustrato il ruolo fondamentale che ricoprono le figure, professionali e non, con cui il soggetto si relaziona.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Appare quindi evidente che, in presenza di stimoli ambientali adeguati, il soggetto che soffre di Dsa pu\u00f2 non solo minimizzare le conseguenze della patologia, perch\u00e9 non \u00e8 questo il fine che il testo si prefigge, ma rappresentare un individuo con caratteristiche e competenze uniche nel suo genere. Nella terza e ultima parte del testo, gli autori affrontano, sempre nella stessa ottica, il tema del lavoro, fornendo consigli pratici, rivolti ai soggetti con Dsa, per destreggiarsi con successo nel mondo lavorativo. <i>(s.p.)<br \/>\n<\/i><b>Infanzia e adolescenza<\/b><\/p>\n<p><b>Minorigiustizia<\/b>, n. 2 2016 &nbsp; \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>21,50&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>I sistemi di cura nell\u2019abuso all\u2019infanzia<\/i><\/b><\/p>\n<p>Numero dedicato alle modalit\u00e0 di cura dei minori vittime di esperienze difficili; le terapie, le competenze necessarie per intervenire, la cura per gli aggressori, i genitori maltrattanti, le mutilazioni genitali femminili, l\u2019abuso sessuale, le sentenze della Corte di Cassazione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Il sogno della farfalla<\/b>, n. 4<br \/>\nottobre 2016<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>Nell\u2019articolo <i>L\u2019infanzia e i diritti violati: furto di neonati e pedofilia nella Chiesa<\/i>,&nbsp;Federico Tulli descrive il rapimento di bambini in America latina e Spagna sotto le dittature, avvenuto con la collaborazione e il silenzio di figure ecclesiastiche; affronta anche il tema della pedofilia nella Chiesa partendo dalla denuncia dell\u2019Onu e soffermandosi anche sull\u2019idea cattolica di aborto e sessualit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n<p><b>Altroconsumo<\/b>, n. 306 settembre 2016<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>11,00<\/p>\n<p>Matteo Metta nell\u2019articolo <i>Bambini senza infanzia<\/i> mette il dito nella piaga dei bambini che scappati dalle zone di guerra e sopravvissuti allo sbarco in terra turca, vengono arruolati nelle fabbriche turche; sono sconvolgente le testimonianze che gli operatori di <i>Terre des Hommes<\/i> hanno raccolto, dalla viva voce dei bambini che raccontano come la loro vita sia stata sconvolta.<\/p>\n<p><i>G.M. Bouqui\u00e9<\/i>, <b>Bullismo e Cyberbullismo<\/b>, Maggioli 2016, pp. 202 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>30,00<\/p>\n<p>Bullismo e cyberbullismo sono purtroppo ormai diventate realt\u00e0 molto vicine a noi, e si stanno diffondendo ovunque. Da tempo media e studiosi stanno interessandosi a questo tema. Mauro Famigli infatti gi\u00e0 nel 2008 fond\u00f2 la <i>Scuola Interregionale di Polizia locale<\/i>, attiva<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>in Emilia Romagna, Toscana e Liguria nel tentaiva di comprendere le caratteristiche di questo fenomeno, in modo tale da saperlo affrontare.<\/p>\n<p><i>R. D\u2019Alessandro<\/i>, <b>Giovent\u00f9 ribelle a Londra<\/b>.Dai teddy boys alla psichedelia (1956-1967), DeriveApprodi 2016, pp. 130<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>15,00<\/p>\n<p>La giovent\u00f9 come categoria sociale, politica, commerciale, culturale nasce a Londra tra il 1956 e il 1967. Nel giro di quei dieci anni la capitale inglese diventa una sorta di \u201claboratorio di giovani moderni\u201d, dove nascono, confluiscono e si acutizzano le principali tendenze controculturali. Esplodono fenomeni musicali che innovano il modo di vivere; la moda diventa un fattore di identificazione; i costumi sessuali si adeguano alla <i>vague<\/i> giovanilistica statunitense; si ascoltano i poeti <i>beatniks<\/i>; nel cinema si consolida la <i>nouvelle vague<\/i> inglese; vengono allestiti spettacoli teatrali e di improvvisazione.<\/p>\n<p>La giovent\u00f9 si presenta come soggetto indipendente, come soggetto politico a pieno titolo, e come portatrice di nuovi valori e nuove esigenze. Mentre in molti altri paesi europei si prepara un \u201968 tutto politico, la Gran Bretagna non vive una stagione di contestazione studentesca capillare; ma la coscienza nazionale si sveglia, e le campagne contro l\u2019armamento nucleare, la sensibilit\u00e0 anticolonialista, l\u2019antirazzismo, le manifestazioni per la pace in Vietnam, sono tutte realt\u00e0 che anticiperanno le lotte del \u201968. <i>(l.c.)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>G. Manca, <\/i><b>La grande bellezza. L\u2019adolescente e il proprio corpo<\/b><i>, <\/i>Pensa multimedia 2015,<i> <\/i>pp. 236 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>22,00<\/p>\n<p>Giusy Manca spiega il rapporto che gli adolescenti di oggi hanno con il loro corpo e descrive modalit\u00e0 di cura, manipolazione e attacco al corpo effettuate da parte di ragazzi \u201cemo\u201d per offrire una visione completa della situazione in cui versano e svelare i motivi del rapporto autolesionistico che presentano con il proprio corpo.<\/p>\n<p><i>M. Manca, <\/i><b>Generazione hashtag. Gli adolescenti dis-connessi<\/b><i>, <\/i>Alpes 2016,<i> <\/i>pp. 190 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>La generazione <i>hashtag<\/i> \u00e8 la generazione degli adolescenti che comunicano attraverso i <i>tag <\/i>usando la piattaforma digitale. Lo <i>smartphone <\/i>\u00e8 una protesi della loro identit\u00e0, le <i>chat<\/i> e i <i>social network<\/i> un\u2019estensione della personalit\u00e0. Il concetto di privacy e identit\u00e0 \u00e8 diventato condiviso e quindi diventa quasi scontato che utilizzino tutti i mezzi tecnologici a loro disposizione per trovare uno spazio personale, una dimensione che troppe volte non si riesce a creare nel mondo reale. <i>Selfie<\/i>, <i>grooming <\/i>(Adescamento di un minore in internet tramite tecniche di manipolazione psicologica volte a superarne le resistenze e a ottenerne la fiducia per abusarne sessualmente), <i>cyberbullismo<\/i>, <i>sexting <\/i>(L&#8217;invio di testi o immagini sessualmente esplicite tramite internet o telefono cellulare), <i>social mode<\/i>, in cui alcol e corpi magrissimi sono i protagonisti, stanno diventando i compagni di viaggio di questi adolescenti.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A. Pellai <\/i>e<i> B. Tamborini<\/i>, <b>L&#8217;et\u00e0 dello tsunami<\/b>. Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente,<i> <\/i>De Agostini 2017,<i> <\/i>pp. 254 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>14,90<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il primo libro interamente dedicato alla preadolescenza, raccontata e indagata da due grandi esperti di psicologia dell\u2019et\u00e0 evolutiva, con il rigore scientifico e il tono divulgativo che li ha resi celebri. Barbara Tamborini e Alberto Pellai ne sanno qualcosa: esperti di psicologia dell\u2019et\u00e0 evolutiva e genitori di due figli preadolescenti (e di altri due che stanno per diventarlo), sapranno introdurvi alle meraviglie di quest\u2019et\u00e0 e darvi i consigli giusti per ritrovare un canale di comunicazione che vi sembra impossibile. Non solo. Vi aiuteranno anche a guardarvi dentro e a capire che tipo di genitori siete e vorreste diventare, per essere mamme e pap\u00e0 \u201csufficientemente buoni\u201d, capaci di riflettere sui propri errori e aggiustare il tiro. Senza prendersi troppo sul serio, perch\u00e9 la perfezione non \u00e8 di questo mondo. <i>(dalla quarta di copertina)<\/i><\/p>\n<p><b>Lavoro<\/b><\/p>\n<p><b>Malamente<\/b>, rivista di lotta&nbsp;e critica del territorio, n. 6, febbraio 2017 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>3,00<\/p>\n<p><i>La morte della falegnameria nell\u2019epoca della produzione industriale<\/i>&nbsp;\u00e8 la prima traduzione in italiano di alcuni brani di un testo di Bertrand Louart. Una riflessione sulla diversit\u00e0 della concezione che sta dietro alla falegnameria artigianale e industriale, sulla parte artistica e affascinante di questo antico mestiere e sulla sua trasformazione (con l\u2019esempio dei pannelli in legno ristrutturato), sulla natura del legno e sulla nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p><i>A cura di A. Murgia e E. Armano, <\/i><b>Mappe della precariet\u00e0<\/b>. Vol. 1. Spazi, rappresentazioni, esperienze e critica delle politiche del lavoro che cambia, I libri di Emil 2012, pp. 261<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00<\/p>\n<p><i>A cura di A. Murgia e E. Armano, <\/i><b>Mappe della precariet\u00e0<\/b>. Vol. 2. Knowledge workers, creativit\u00e0, saperi e dispositivi di soggettivazione, I libri di Emil 2012, pp. 310 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Mappe della precariet\u00e0<\/i> propone un\u2019analisi critica delle forme di produzione e delle politiche del lavoro contemporanee, mirata soprattutto a comprendere ed elaborare nuove pratiche di azione dei soggetti di fronte alla precariet\u00e0 che attraversa in maniera peculiare la societ\u00e0 odierna, nella molteplicit\u00e0 dei suoi contesti.<\/p>\n<p>Al centro del primo volume \u00e8 innanzitutto l\u2019analisi dei rapporti tra precarizzazione del lavoro e forme del capitalismo contemporaneo, disuguaglianze sociali e trasformazioni degli spazi urbani, fino ai processi di domesticazione del lavoro.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il secondo volume offre un insieme di contributi incentrati sulle retoriche di <i>womenomics<\/i> e auto-attivazione delle risorse, tra professionalit\u00e0 e meritocrazia dove i soggetti sono chiamati a immedesimarsi e auto-posizionarsi in un campo di intenti e aspirazioni interiorizzato che costituisce l\u2019identit\u00e0 precaria dell\u2019essere umano neoliberale.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>M. Sai, <\/i><b>Vento dell&#8217;Est<\/b>. Toyotismo, lavoro, democrazia, Ediesse 2015, pp. 171 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>12,00<\/p>\n<p>Il sistema di produzione della Toyota, con il principio \u201cavere a disposizione ci\u00f2 che serve solo quando serve\u201d, compresa la forza lavoro, \u00e8 stato il modo per riorganizzare anche in Italia tantissime imprese, grandi e medie, nell\u2019edilizia, nella logistica, in uffici comunali e ospedali, nei trasporti e nella banche; si \u00e8 cos\u00ec innescato il vasto processo di precarizzazione del lavoro e con l\u2019idea che i lavoratori<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>devono identificarsi con la loro azienda, avendone in cambio consistenti <i>benefit<\/i>, ha fatto crescere il <i>welfare <\/i>aziendale a detrimento di quello per tutti.<\/p>\n<p><i>A cura di A. Gramolati e G. Mari, <\/i><b>Il lavoro dopo il Novecento. Da produttori ad attori sociali<\/b>. <i>La citt\u00e0 del lavoro<\/i> di Bruno Trentin per \u00abun\u2019altra sinistra\u00bb, Firenze University press 2016, pp. 494 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>19,90<\/p>\n<p>Oggi, a quasi vent\u2019anni di distanza dalla pubblicazione del libro di Bruno Trentin, <i>La citt\u00e0 del lavoro<\/i>, Alessio Gramolati, responsabile delle politiche industriali della Cgil nazionale, e Giovanni Mari, professore di storia della filosofia all\u2019universit\u00e0 di Firenze, hanno coinvolto trentaquattro tra studiosi ed esponenti sindacali per confrontarsi con la straordinaria ricchezza delle idee e del progetto politico e sindacale di Bruno Trentin. Il risultato che ne \u00e8 scaturito \u00e8 questo corposo volume, il cui approccio multidisciplinare lo rende particolarmente interessante per comprendere i mutamenti impetuosi che non solo stanno coinvolgendo il mondo della produzione industriale e del lavoro in generale ma che stanno anche rivoluzionando l\u2019idea stessa di societ\u00e0 e di convivenza.<\/p>\n<p><i>C. Olivetti<\/i>, <b>Tre scritti sulla fabbrica, la formazione e la solidariet\u00e0<\/b>, Edizioni di comunit\u00e0 2016, pp. 64 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>8,00<\/p>\n<p>Tre scritti per comprendere le radici dell\u2019impresa Olivetti, diventata grande sotto la guida di Adriano, ma che ebbe origine dal padre Camillo. Si leggono le riflessioni di quest\u2019ultimo sulla vita di una fabbrica per conoscerne da vicino il cuore. Nel primo scritto, <i>Organizzazione industriale, tecnica e commerciale<\/i> Camillo Olivetti fra le varie cose evidenzia l\u2019importanza di un direttore generale, che distribuisca, sotto la sua responsabilit\u00e0, il lavoro al personale e dia loro norme, vigilando che queste siano eseguite. Un altro dei punti per lui importante \u00e8 che non si debba cercare di vendere pi\u00f9 di quanto si possa convenientemente produrre e che sotto questo rispetto la parte tecnica debba avere precedenza sulla parte commerciale. In <i>Appunti sull\u2019insegnamento industriale<\/i>, Olivetti afferma che un\u2019organizzazione industriale che presuppone una certa specializzazione dell\u2019industria, debba avere una grande competenza tecnica teorica e pratica e un\u2019attivit\u00e0 grandissima nella direzione. Riflette inoltre sulla mancanza di buon personale nelle officine ed esprime la necessit\u00e0 di riformare l\u2019ammissione alle scuole e integrare scuola con lavoro negli istituti professionali, perch\u00e9 gli operai che vengono dagli istituti tecnici o professionali sono poco attivi, e qualche volta poco coscienziosi, con un\u2019infarinatura di sapere che spesso \u00e8 peggiore dell\u2019ignoranza. Olivetti sostiene che, l\u2019insegnamento industriale, per essere proficuo, dev\u2019essere integrato col lavoro industriale e ci\u00f2 non vale solo per l\u2019operaio, ma soprattutto per quelli che occupano posizioni pi\u00f9 elevate.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Nel terzo e ultimo scritto, <i>Domenico Burzio<\/i>, \u00e8 riportato un discorso pronunciato da Camillo Olivetti davanti al personale della ditta in occasione del primo anniversario della morte di Burzio, che Olivetti defin\u00ec il miglior collaboratore: \u00abA me insegn\u00f2 una cosa gi\u00e0 fin da quando lo conobbi, che l\u2019esperienza della vita mi conferm\u00f2, e cio\u00e8 che gli studi giovano solamente se chi li imprende ha intelligenza sufficiente per assimilarli e che persone poco istruite, ma che hanno l\u2019intelligenza pronta e buona voglia d\u2019imparare, possono riuscire meglio di gente molto pi\u00f9 istruita, ma meno intelligente e volenterosa\u00bb. <i>(s.m.)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>F. Ferrarotti<\/i>, <b>Per l\u2019autonomia operaia<\/b>, Solfanelli 2016, pp. 199<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>15,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Franco Ferrarotti, a partire dal 1948 fino alla scomparsa di Adriano Olivetti, nel febbraio del 1960, \u00e8 stato uno dei suoi pi\u00fa stretti collaboratori, in un incontro avvenuto sulla \u00abstrada dell\u2019utopia\u00bb. L\u2019utopia era legata a una grande sfida progettuale: industrializzare Ivrea senza distruggere l\u2019ambiente, sviluppare il Canavese senza stravolgerne l\u2019anima contadina. Una sfida \u201clocale\u201d che incontrava tuttavia i grandi scenari \u201cglobali\u201d: lo sviluppo della democrazia industriale in Europa, la politica delle grandi fondazioni americane, la crescita della cultura delle scienze sociali come strumento di innovazione nella societ\u00e0 e nell\u2019impresa.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00abGli scritti che qui di seguito si pubblicano coprono un arco di tempo che supera il mezzo secolo e riguardano, in primo luogo, la classe operaia. [&#8230;] Non v\u2019ha dubbio infatti che la classe operaia, come del resto gli altri ceti e strati sociali, sia venuta trasformandosi sotto la pressione di un\u2019evoluzione tecnica da molti ormai considerata il principio-guida della trasformazione di una societ\u00e0 che troppo facilmente scambia i valori strumentali per quelli finali: dall\u2019operaio all\u2019operatore; dalla tuta blu al camice bianco. Resta in piedi la contraddizione fondamentale di una struttura produttiva come struttura di dominio, che per\u00f2 non pu\u00f2 funzionare senza la collaborazione di tutti coloro che vi partecipano\u00bb. <i>(dalla premessa)<\/i><\/p>\n<p><b>Il \u201ccolpo\u201d di Pomigliano<\/b>, Cronaca ed<br \/>\neffetti di un\u2019offensiva padronale, Prospettiva marxista 2016, pp. 84 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>s.i.p.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019entit\u00e0 dell\u2019urto dell\u2019offensiva padronale rappresenta anche uno straordinario materiale storico, cio\u00e8 una concatenazione di fatti che mostrano le linee fondamentali di una fase storica, di una situazione storica.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Un materiale che pu\u00f2 alimentare e sollecitare, in settori di classe inevitabilmente contenuti, un confronto con la realt\u00e0 sociale, con i processi politici e sostanziare una migliore messa a fuoco della propria condizione proletaria in questo contesto, in questi processi. Anche le sconfitte possono avere un significato positivo, un\u2019utilit\u00e0, se accompagnate da una seria riflessione, dallo sforzo di analisi e di bilancio. La vicenda di Pomigliano va oltre il concetto di sconfitta, per il quale si presuppone una lotta che a Pomigliano di fatto \u00e8 mancata. Tuttavia anche i fatti di Pomigliano possono essere un momento significativo in un processo di crescita di una coscienza all\u2019interno della nostra classe. Tutto questo a patto di affrontare i fatti senza paure, imbarazzi, reticenze o puerili abbellimenti della realt\u00e0. Nella formazione di autentici militanti operai e a maggior ragione di chi vuole lavorare al partito rivoluzionario la capacit\u00e0 di guardare la realt\u00e0 per quello che \u00e8<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>rappresenta un elemento irrinunciabile\u00bb <i>(dalla prefazione)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>A cura di E. Armano e A. Murgia<\/i>, <b>Le reti del lavoro gratuito<\/b>. Spazi urbani e nuove soggettivit\u00e0, Ombre corte 2015, pp. 124 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>12,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il volume aiuta a capire il rapporto tra lavoro e trasformazioni dello spazio urbano contemporaneo in sette brevi saggi di vari autori che hanno come sfondo le recentissime trasformazioni del mondo del lavoro cognitivo nella metropoli milanese. Interessante il saggio di Sergio Bologna, fondatore proprio a Milano di Acta, la prima e pi\u00f9 importante organizzazione dei <i>freelance<\/i> in Italia, che riporta l\u2019attenzione dal contesto al soggetto, ricordando come le forme peggiori di sfruttamento, come il lavoro gratuito, siano rese possibili dalla mancanza di coscienza o dalla confusione dei lavoratori della conoscenza rispetto alle proprie aspirazioni e al proprio ruolo sociale.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A cura di C. Michelin e T. Pizzamiglio<\/i>, <b>Io sono il cantiere!<\/b> Amianto mai pi\u00f9 con un racconto inedito di L. Macchiavelli, Fuorilinea 2011, pp. 198 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<\/p>\n<p>Il libro riporta le testimonianze di quindici vite violentate dall\u2019incontro con la pi\u00f9 subdola delle cause di morte industriale: l\u2019esposizione all\u2019amianto che, in attesa di diventare \u201cufficialmente\u201d malattia, stravolge vite e famiglie, futuro e speranza. Gli autori dei racconti formano un tutt\u2019uno logico con alcuni brevi saggi, due poesie e un racconto <i>noir<\/i> inedito di Loriano Macchiavelli, e sono accompagnate da straordinarie foto in bianco e nero di Isabella Balena.<br \/>\nUna domanda aleggia: perch\u00e9 l\u2019amianto malgrado il fatto che numerosi studi ne abbiano confermato la cancerogenicit\u00e0 continua a essere estratto, commercializzato, lavorato dalle industrie manifatturiere nel Sud del mondo mettendo a repentaglio le vite di milioni di persone?<\/p>\n<p><i>E. Simonetti<\/i>, <b>Morire come schiavi<\/b>, Imprimatur 2016, pp. 142 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>13,00<\/p>\n<p>Questo libro \u00e8 una testimonianza sulla piaga del caporalato. Come filo conduttore c\u2019\u00e8 la storia di Paola Clemente, morta a quarantanove anni nei campi di Andria per il troppo lavoro, sotto una cappa di calura estiva, silenzi e omert\u00e0. Ma si raccontano anche le storie di tante donne o immigrati, arrivati in Italia con la promessa di un lavoro sicuro. Il caporalato non esiste solo al Sud, inoltre lo sfruttamento dei braccianti causa un\u2019enorme evasione contributiva in Italia. Paola toglieva gli acini dai grappoli d\u2019uva, lo faceva da tempo, cos\u00ec come si prendeva cura della casa e della famiglia. Se Paola non fosse morta nessuno si sarebbe occupato di lei e degli altri. Paola prendeva ventisette euro al giorno, contro i quarantanove che sarebbero legali, e lavorava ogni giorno, mentre invece in busta venivano segnati solo alcuni giorni.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Uomini e donne viaggiano nei pulmini all\u2019alba verso le campagne, italiani insieme agli immigrati, che non hanno nemmeno un tetto sotto il quale riposarsi al ritorno. La Puglia e la Basilicata, ma anche molte zone del Nord Italia, sono piene di baracche improvvisate, accampamenti senza servizi igienici, acqua e dignit\u00e0. Purtroppo da quando scoppi\u00f2 la rivolta dei raccoglitori di arance di Rosarno, nel 2010, poco \u00e8 cambiato. \u00abUn raggio di speranza poteva esserci col processo \u201cSabr\u201d \u2013 scrive l\u2019autrice \u2013 avviato nel 2013, chiamato cos\u00ec per il nome dell\u2019operazione anticaporalato scattata nel 2011 e terminata con ventidue arresti. Nel giudizio la novit\u00e0 importante fu che si costituirono parte civile quattro braccianti stranieri ribellatisi allo sfruttamento a Nard\u00f2 nell\u2019estate del 2011\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Purtroppo per\u00f2 dopo poco tempo negli stessi campi morirono altri due braccianti stranieri. I sindacalisti e le associazioni continuano a battersi ogni giorno per i diritti di questi lavoratori: ora esistono le liste di collocamento pubbliche, ma non \u00e8 obbligatorio per gli imprenditori pescare i lavoratori solo da l\u00ec, quindi ancora oggi si affidano ai caporali. Si deve far leva sull\u2019indignazione e sulla compattezza dei lavoratori per fornire testimonianza e sull\u2019applicazione di leggi e condanne.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>L\u2019autrice prosegue il suo viaggio inchiesta a Rosarno, dove ottiene l\u2019invio di una lettera ai ministri di Interno, Politiche Agricole e Lavoro, in cui si chiede subito un\u2019etichettatura etica delle arance e di tutti gli altri prodotti ortofrutticoli italiani, nonch\u00e9 una riforma efficace della distribuzione dei prodotti agricoli che oggi arrivano al consumatore dopo troppi passaggi intermediari. Nel settembre 2015 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella esprime il suo sostegno alla lotta al caporalato. A fine dicembre dello stesso anno arriva la tanto attesa legge che inasprisce le condanne al caporalato con pene patrimoniali: il ddl prevede un Piano di accompagnamento dei lavoratori stagionali con ingaggio del Terzo Settore, a partire dal Piano di accoglienza dei lavoratori stagionali. Bisogna tuttavia credere nella Rete del lavoro agricolo di qualit\u00e0, che per\u00f2 conta l\u2019adesione di appena un\u2019impresa su mille. Nel frattempo c\u2019\u00e8 la risposta dell\u2019autopsia su Paola Clemente e si apprende che la morte fu causata da un infarto dopo tre ore di lavoro e due di viaggio notturno. Le verit\u00e0 cominciano a venire a galla e per la prima volta emerge il ruolo di un\u2019agenzia interinale e nel registro degli indagati finiscono anche le sorelle di Paola, accusate di truffa ai danni dello Stato e sfruttamento del lavoro; una delle due deve rispondere anche di concorso in intermediazione illecita.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Grazie alle indagini il muro di omert\u00e0 inizia a sgretolarsi e decine di braccianti sentite dagli investigatori contribuiscono a far luce su ci\u00f2 che accade nei campi della Puglia. I nuovi caporali hanno cambiato gli strumenti ma non il metodo: adesso stipulano contratti, creano false cooperative, adescano lavoratori attraverso le agenzie interinali. Ci sono vere e proprie organizzazioni criminali al vertice. Dopo la morte di Paola Clemente si sta muovendo qualcosa anche sulla questione ghetti dove vivono i braccianti immigrati e la Regione Puglia ha stanziato un milione di euro contro il caporalato. Ma c\u2019\u00e8 ancora molto da fare, perch\u00e9 \u00abil capitalismo strisciante e pericolosissimo \u2013 afferma l\u2019autrice \u2013<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>continua a schiacciare chi non pu\u00f2 ribellarsi, nell\u2019aberrante logica del ti sfrutto e lo faccio perch\u00e9 so che ne hai bisogno, non dissimile dallo sfruttamento delle multinazionali\u00bb. <i>(s.m.)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>M. Mariani<\/i>, <b>Ezio Gallori<\/b>, Ancora in marcia 2017, pp. 64 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>s.i.p.<\/p>\n<p>In questo volume, Matteo Mariani, responsabile dal 2009 di \u00abAncora in marcia\u00bb, la rivista autogestita dei macchinisti italiani intervista il grande macchinista e sindacalista Ezio Gallori. Nell\u2019intervista si ha modo di apprendere quanto Gallori si sia battuto per i macchinisti: nella sua visione si fa sindacato aggregando dal basso, partendo dai problemi di categoria. Fra le varie cose Ezio parla dei suoi maestri, Ottavio Fedi e Augusto Castruccio, di Fiorillo, parla della sua convinzione riguardo il bisogno di un polo unitario alternativo ai sindacati confederali e di come ha vissuto l\u2019espulsione dalla Cgil dopo aver fondato il CoMu \u2013 Coordinamento macchinisti uniti, del quale \u00e8 stato leader universalmente riconosciuto fino al 1996, anno del suo pensionamento. Da allora non ha mai smesso di combattere: sempre col cuore legato ad \u00abAncora in marcia\u00bb, ha dato vita anche alla rivista \u00abLe lotte dei pensionati\u00bb e si impegna per i diritti di questi ultimi. Ha ricevuto la \u201cStella al merito del lavoro\u201d dal Presidente della Repubblica Napolitano.<\/p>\n<p><i>G. Di Luzio<\/i>, <b>La fabbrica della felicit\u00e0<\/b>, Romanzo avvelenato, Stampa Alternativa 2016, pp. 147 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>14,00<\/p>\n<p>Il romanzo racconta la storia dell\u2019operaio Maurizio Russo, impiegato nella nuova fabbrica di concimi Chimica Locatelli, definita la \u201cfabbrica della felicit\u00e0\u201d dai figli di contadini e pescatori che abbandonano la terra e la pesca per entrarvi a lavorare. L\u2019apertura della nuova azienda sembra portare prosperit\u00e0 in questo imprecisato paese del Sud Italia, ma nel 1976 lo scoppio di un impianto rilascia in paese tonnellate di arsenico portando malattia e morte fra gli operai e gli abitanti della zona.<\/p>\n<p>Anche Maurizio Russo si ammala, ma con l\u2019aiuto di un giovane medico infranger\u00e0 i muri della rassegnazione e dell\u2019ingiustizia per cercare la verit\u00e0 sulle cause della sua malattia.<\/p>\n<p>La giustizia dei pi\u00f9 forti calpester\u00e0 la verit\u00e0 storica e una nuova stagione di emigrazione si aprir\u00e0 per i pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p>Il romanzo \u00e8 tratto da fatti realmente accaduti sul Gargano in Puglia; quasi tutti i personaggi sono realmente esistiti e qui presenti con altre generalit\u00e0. Il sodalizio di un operaio e di un medico resta l\u2019asse portante dell\u2019opera, in cui l\u2019autore affida la voce narrante al figlio del protagonista.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Il tema centrale dell\u2019opera \u00e8 la solitaria corsa per la verit\u00e0 e la giustizia che Russo compie, ma questa ricerca rappresenta anche un\u2019esperienza di amore per il prossimo, la vita, il futuro.<br \/>\nUn romanzo di formazione i dove ogni pagina restituisce al lettore il pathos delle scelte coraggiose e sentimentali dei personaggi, in un crescendo di emozioni che lo inducono a un confronto serrato con i contenuti dell\u2019opera, imponendogli una riflessione etica e consegnandogli un senso di inquietudine e di corresponsabilit\u00e0 di fronte all\u2019esistente. (<i>l.c.)<\/i><\/p>\n<p><b>Narrativa critica poesia<\/b><\/p>\n<p><b>Allegoria<\/b>, Per uno studio materialistico della letteratura, n. 74 luglio-dicembre 2016<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>19,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Negli anni del centenario del primo conflitto mondiale gli studi dedicati alla letteratura della Grande Guerra si sono moltiplicati. In questo fascicolo \u00abAllegoria\u00bb presenta una serie di saggi che tentano di ridefinire una serie di questioni chiave: il rapporto tra letteratura e contenuti ideologici; l\u2019impatto della storia sull\u2019immaginario; le dinamiche di negoziazione delle identit\u00e0 sociali e di genere che la letteratura di guerra lascia emergere in maniera plastica; la relazione tra il canone del modernismo e l\u2019esperienza della guerra; la definizione dei confini di ci\u00f2 che possiamo considerare \u201cletteratura di guerra\u201d.<\/p>\n<p><b>Storia ribelle<\/b>, Rassegna di studi, ricerche e memorie, n. 44 inverno 2016-2017 &nbsp;<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac 10,00<\/p>\n<p>La rivista presenta la poesia anarchica di Luigi Valsoano, il primo poeta piemontese di mestiere \u201coperaio\u201d: nato a Pont Canavese nel 1862, cittadina all\u2019epoca sede di industrie tessili, Luis Valsoan \u00e8 un personaggio che dimostra tutta la sua potente carica umana e ci racconta della condizione di vita nella quale si trovava la classe operaia, trasformando tutto in parole poetiche. Roberto Gremmo nell\u2019introduzione afferma che \u00able poesie di quest\u2019intellettuale dimenticato conservano una forza ideale notevole e sono d\u2019un\u2019impressionante attualit\u00e0 in un mondo d\u2019ingiustizie e d\u2019oppressione\u00bb.<\/p>\n<p><b>Fermenti<\/b>, n. 245 2017&nbsp;<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>26,00<\/p>\n<p>Numero pregevole per interventi di critica letteraria, saggistica, interviste, rievocazioni e molto altro.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Noi lo segnaliamo per aver proposto la lettura di dieci poeti cileni, un piccolo contributo per conoscere meglio la realt\u00e0 letteraria di un paese che ha prodotto in questi ultimi decenni una poesia di altissima qualit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Kamen<\/b>, n. 51 2017&nbsp;<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>Piccola antologia di testi poetici editi e inediti di Paolo Febbraro.<\/p>\n<p><i>Cesare Bianco<\/i>, <b>Il papa santo e assassino<\/b>, Leucotea 2014, pp. 229 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>14,90<\/p>\n<p>Si tratta di una raccolta di quattro racconti ambientati nel 1500 e presenta con tono romanzesco, sulla base dei verbali delle udienze e altri documenti di archivio, i processi voluti dall\u2019Inquisizione.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>I protagonisti dei primi due racconti sono Giovanni Maria Tagliati detto il Maranello e Pietro Antonio da Cervia, ricaduto nell\u2019eresia, entrambi giudicati e condannati sotto il pontificato del papa \u201csanto e assassino\u201d.<br \/>\nIl protagonista del terzo racconto, diviso in dodici parti, <i>Il papa santo e assassino<\/i>, \u00e8 proprio lui: il teologo Michele Ghislieri, Pio V, canonizzato nel 1712, creatore dell\u2019<i>Indice dei libri proibiti<\/i>, che in veste di commissario generale dell\u2019Inquisizione romana process\u00f2 l\u2019umanista Pietro Carnesecchi e che fu spietato persecutore dei valdesi, dei riformati e degli ebrei.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>In pochi anni riuscir\u00e0 a distruggere il movimento eretico italiano. Il quarto racconto narra di un processo avvenuto nel 1519 contro Chiara, la strega di Campogalliano, pentita di aver adorato il diavolo e condannata alla prigione perpetua. Con uno stile avvincente l\u2019autore racconta la triste realt\u00e0 come un romanzo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il libro si conclude con una interessante bibliografia essenziale. <i>(c.p.)<\/i><\/p>\n<p><i>Saadat Hasan Manto<\/i>, <b>Il prezzo della libert\u00e0<\/b>, <b>e altri racconti<\/b>, Fuorilinea 2009, pp. 191 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>Manto (1912-1955) \u00e8 considerato uno dei maggiori scrittori in lingua urdu. \u00c8 stato giornalista, traduttore, sceneggiatore per la radio e il cinema di Bollywood. In questi quindici racconti, a causa dei quali sub\u00ec alcuni processi per oscenit\u00e0, Manto individua nel quotidiano l\u2019odio e l\u2019intolleranza anche in relazione alla sua esperienza personale. Nel 1948 si trasfer\u00ec nel Pakistan appena nato dalla partizione con l\u2019India, partizione di cui era stato l\u2019araldo, ma che gli dimostr\u00f2 di quanto fanatismo ideologico e crudelt\u00e0 poteva essere capace l\u2019uomo. Il mondo protagonista delle sue pagine \u00e8 fatto di assurde azioni di guerra, di follia, di personaggi sconfitti, di sfruttatori e prostitute, di ras di quartiere, individui violenti e imbroglioni ma capaci di una loro purezza. La scrittura cruda, realistica, priva di moralismo, ci porta con ironia e tecnica cinematografica nei bassifondi dell\u2019India che diventano il simbolo delle nostre zone oscure. <i>(c.p.)<\/i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Anna Castellino<\/i>, <b>La bimba di madame frans\u00e9<\/b>, Aipsa 2015, pp. 317 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>\u00c8 una saga familiare che parte dalla Sardegna, con la matassa dei ricordi che la nipote, a sua volta nonna, racconta, come se donasse un tesoro, ai nipoti incantati delle sue parole, e della saga ha lo stile, fatto di frasi ricche e scolpite. Cesira \u00e8 \u201cla bimba di madame frans\u00e9\u201d, mitica protagonista, capostipite e dispensatrice di magica sapienza. Da lei, che ha un passato di bambina sull\u2019appennino pistoiese fatto di povert\u00e0 e riservatezza, ha origine una fitta stirpe di discendenti, ognuno dei quali deve qualcosa alla sua generosit\u00e0 e al suo amore. Il racconto, che si sviluppa attraverso le due guerre mondiali, fotografa attraverso la memoria della narratrice i cambiamenti di quartieri e edifici di Cagliari dai primi del Novecento a oggi. <i>(c.p.)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>Jaan Kross<\/i>, <b>Il pazzo dello zar<\/b>. Postfazione di Goffredo Fofi, Iperborea 2016, pp. 433 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>19,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il pazzo dello zar \u00e8 il barone Timotheus von Bock, raffinato intellettuale, amico di Goethe e dello zar Alessandro, confinato nel 1816 nella sua tenuta sul mar Baltico dallo stesso zar, che intende cos\u00ec salvarlo dalla morte. Lo zar non gli perdona la follia di aver sposato Eeva, una contadina, di averle fatto studiare il francese, il tedesco, il russo, insieme al fratello Jakob, e di avere con lei avuto un figlio, Juri.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Ma soprattutto non dimentica il discorso nel quale il barone lo insulta, dichiarandosi pentito per le infamit\u00e0 che gli aristocratici compiono sui contadini. Soltanto per l\u2019amicizia che li lega, commuta la pena di morte nell\u2019esilio a vita, dopo nove anni di carcere. La storia \u00e8 narrata in forma epistolare da Jakob, fedele osservatore di ogni vicenda, riconoscente per i benefici ottenuti.<\/p>\n<p>Il romanzo, considerato il capolavoro della letteratura estone, arriv\u00f2 in Italia nel 1994 ed era uscito in patria nel 1978. Era costato allo scrittore la condanna a otto anni da scontare in un gulag siberiano. I due sovversivi, scrittore e personaggio, dividono la stessa sorte. In piena guerra fredda, l\u2019Urss, come lo zar Alessandro, non perdon\u00f2 a Kross di incarnare l\u2019irrequietezza dell\u2019Estonia nei confronti delle decisioni prese da Mosca. Su questo romanzo, scrive Fofi nella postfazione, \u00abaleggia o balena\u00bb il modello pi\u00f9 alto di romanzo storico, <i>Guerra e Pace<\/i>. \u00c8 un\u2019opera che attrae per la potenza della scrittura, la luminosit\u00e0 delle figure descritte, la forza dei sentimenti. <i>(c.p.)<\/i><\/p>\n<p><i>Olivier Bleys<\/i>, <b>Discorso di un albero sulla fragilit\u00e0 degli uomini<\/b>, Clichy 2017,<br \/>\npp. 268<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>17,00<\/p>\n<p>Il romanzo, finalista al premio Goncourt nel 2015, \u00e8 ambientato ai nostri tempi, nella Cina nord-orientale, tra i capannoni industriali della periferia di Shenyang, una citt\u00e0 da otto milioni di abitanti. Al centro della storia si alza un vecchio sommacco, detto anche albero della lacca.<br \/>\nL\u2019albero, il bene pi\u00f9 prezioso della famiglia Zhang, \u00e8 un diario del tempo, con la corteccia tagliata per estrarre la lacca ma incisa anche dai nomi degli innamorati, dai segni degli incendi e delle alluvioni e dai colpi delle baionette dei soldati giapponesi e cinesi. Ma l\u2019elemento che lo rende ancora pi\u00f9 importante \u00e8 che ai suoi piedi sono sepolti i genitori, Bao e Fang, a cui Wei ha promesso di diventare proprietario della baracca affogata tra le fabbriche abbandonate, dove vive con la moglie, la figlia e i suoceri. I soldi raggranellati grazie a piccoli furti e ai sussidi, basterebbero per attuare il progetto ma il capitalismo, nella persona degli \u201cinfami dal cuore di ghiaccio\u201d, si mette di traverso perch\u00e9 sotto il terreno che circonda la baracca \u00e8 stato scoperto qualcosa che fa gola.<\/p>\n<p>Le edizioni Clichy propongono questo libro, ricco di poesia, di metafore e di informazioni, nella collana <i>Gare du Nord<\/i> perch\u00e9 qui come in quella stazione si respira la multicultura intesa come rispetto della diversit\u00e0 e delle radici contro il progresso distruttore. <i>(c.p.)<\/i><\/p>\n<p><i>Davide Bregola<\/i>, <b>Lezioni di vita del Piccolo Principe per disillusi<\/b>, Tlon 2017,<br \/>\npp. 96 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>8,00<\/p>\n<p>Davide Bregola in questa preziosa raccolta riporta tutte le citazioni che compaiono all\u2019inizio e alla fine di ogni capitolo nel libro <i>Il piccolo principe<\/i> dello scrittore e aviatore Antoine de Saint-Exup\u00e9ry, datato 6 aprile 1943. Tutte queste citazioni servono ad argomentare le tesi: per ogni capitolo c\u2019\u00e8 una citazione d\u2019apertura e poi lo svolgimento di un\u2019interpretazione per meditare e ragionare sui grandi significati e sulle sfumature del romanzo. Ad esempio nel primo capitolo, dalla citazione, \u201cTutti i grandi, una volta, sono stati bambini, ma pochi se lo ricordano\u201d, Bregola ne ricava che l\u2019intelligenza che rimane innocente rappresenta una delle pi\u00f9 grandi qualit\u00e0 che possono avere gli uomini e le donne.<br \/>\nCe n\u2019\u00e8 per tutti i gusti e per chi non crede pi\u00f9 a nulla, quei disillusi che l\u2019autore cita nel titolo di questo libro, si pu\u00f2 prendere in prestito la gemma del piccolo principe alla fine del secondo capitolo: \u201cIo non parlavo di serpenti boa, di foreste primitive o di stelle. Sceso al loro livello, conversavo di bridge, golf, politica e cravatte\u201d. <i>Il piccolo principe<\/i> \u00e8 un libro in cui si riflette sui temi dell\u2019amicizia, della fantasia, dei sentimenti, dell\u2019amore, del senso della morte.<br \/>\n<i>Il piccolo principe<\/i> si presenta come una successione di parabole. L\u2019unit\u00e0 della storia si mantiene attraverso la voce narrante dell\u2019aviatore e il tema centrale \u00e8 quello della solitudine che riesce a mitigarsi nell\u2019amicizia. La citazione pi\u00f9 famosa si trova nel capitolo tredici: \u201cNon si vede bene che col cuore. L\u2019essenziale \u00e8 invisibile agli occhi\u201d. <i>(s.m.)<\/i><\/p>\n<p><i>Gesuino N\u00e9mus<\/i>, <b>La teologia del cinghiale<\/b>, Elliot 2015, pp. 238 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>17.50<\/p>\n<p>Una storia dalle tinte gialle umoristico e fantasioso con una suspence che incuriosisce e avvince. I protagonisti sono due ragazzini, un prete gesuita, Don Cossu e il maresciallo dei carabinieri De Stefani.<\/p>\n<p>Ambientato in un paesino della Sardegna all\u2019epoca dello sbarco sulla luna, la storia si evolve con aspetti misteriosi e imprevedibili fra antiche colpe, segreti e rivelazioni nello sfondo di un\u2019isola misteriosa e magica.<\/p>\n<p><i>Mauro Corona e Luigi Maieron<\/i>, <b>Quasi niente<\/b>, Chiarelettere 2017, pp. 173 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>14,00<\/p>\n<p>Mauro Corona parla della sua dura infanzia con la ferita del Vajont e le botte che prendeva da suo padre. Servendosi della sua esperienza di uomo e alpinista, cita i personaggi e le storie dei suoi libri per riportare insegnamenti e lezioni di vita. Luigi Maieron, che di mestiere fa il cantante e musicista, comincia a dialogare con Corona attingendo a una storia vera che riguarda la sua famiglia, che gli era stata raccontata da sua nonna, la parabola di Anna, che ha fatto rivivere anche in una canzone, <i>La neve di Anna<\/i>. Con le storie di Mauro a Luigi si apre un mondo e i due dibattono su vari temi della vita, andando in profondit\u00e0 a sondare l\u2019animo umano. <i>(s.m.)<\/i><\/p>\n<p><i>Fiston Mwanza Mujila<\/i>, <b>Tram 83<\/b>, Nottetempo 2014, pp. 243<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>In una Citt\u00e0-Paese caotica governata da un Generale megalomane, in cui si possono notare delle somiglianze con la Repubblica Democratica del Congo, esiste un locale chiamato Tram 83.<br \/>\nQuesto \u00e8 l\u2019epicentro di un mondo stravolto, in cui si riuniscono persone come prostitute di ogni et\u00e0, minatori alcolizzati, ribelli, bambini-soldato, turisti a scopo di lucro e cos\u00ec via. Per\u00f2 questo locale non rappresenta un luogo di perdizione, ma un mondo alla portata di tutti per poter arrivare alla felicit\u00e0. In particolare vengono raccontate le vicende di due personaggi: quella di Lucien, laureato in storia<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>apprendista scrittore idealista, e Requiem, un ex soldato che vive solo nel presente fregandosene del passato e del futuro.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Emanuele Cavarra<\/i>, <b>Non dire il mio nome<\/b>, Nulla Die 2015, pp. 261 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>20,00<\/p>\n<p>Due siciliani, Ettore Bonforti e Filippo Florio, si incontano casualmente in una clinica in Germania. I due scoprono di avere alcune cose in comune, come l\u2019amore per la loro terra, e in pi\u00f9 entrambi sono stati costretti ad andare via dalla loro amata isola, anche se per motivi differenti.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Cos\u00ec Ettore e Filippo decidono di architettare un piano per potersi vendicare, coinvolgendo in questa missione improbabile un medico, una spia russa, un maggiordomo, un pubblicitario e tre carabinieri.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i><br \/>\nPasquale Nocera, <\/i><b>La maledizione del castello, <\/b>Il canneto 2016, pp. 168 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>13,00<\/p>\n<p>Dopo l\u2019esordio narrativo nel 2013 con <i>Fotografia di una giustizia malata<\/i>, Pasquale Nocera, detenuto nel carcere genovese di Marassi, pubblica questa seconda opera, un racconto a met\u00e0 strada tra realt\u00e0 e fantasia. Nocera intreccia romanzo e diario autobiografico rifacendosi a un episodio accaduto nel 1970 nell\u2019antico Castello di Palizzi (Reggio Calabria). L\u2019evento in questione, il furto delle armi del castello, \u00e8 realmente avvenuto e da qui Nocera \u00e8 partito introducendo altri episodi di vita quotidiana. Amicizia, amore, violenza e giustizia sono i temi principali che vengono affrontati e analizzati all\u2019interno di quest\u2019opera, con un messaggio morale molto importante: sbaglia, se vuoi, ma impara dai tuoi sbagli.<\/p>\n<p><i>Susanna Fioretti,<\/i> <b>Quattro al secondo<\/b>, Stampa alternativa 2016, pp. 219 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<\/p>\n<p>Sulla Terra nascono oltre 135 milioni di bambini all\u2019anno, circa 256 al minuto e 4 al secondo. Susanna Fioretti trae spunto da questo dato reale per raccontare la vita di 5 bambine nate contemporaneamente in luoghi lontani, ma legate da un filo invisibile. Questo libro riflette sul destino, mostrando quanto si possa essere influenzati dalla famiglia e dal luogo in cui si nasce e si cresce.<\/p>\n<p><i>A cura di Paola Azzolini, <\/i><b>L\u2019amore al tempo della guerra<\/b>, Lettere di Ottavia Arici ad Aleardo Aleardi, Il poligrafo 2015, pp. 287 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>23,00<\/p>\n<p>Ottavia \u00e8 una trentenne che, dopo essere stata abbandonata dal marito, vive con i suoi tre figli a Padova, nel quartiere di Carmini, affittando stanze agli studenti. Una sera di dicembre del 1846 si ritrova come ospite Aleardo Aleardi e tra loro nasce subito una intensa passione. Durante l\u2019esilio di Aleardo, Ottavia gli scrive lunghe lettere che oggi si rivelano essere preziose per poter ascoltare una delle rarissime confessioni d\u2019amore dell\u2019Ottocento.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>David Clerc, <\/i><b>L\u2019urlo del silenzio, <\/b>Artestampa 2017, pp. 173 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>David racconta in prima persona del viaggio intrapreso dopo una delusione amorosa, un viaggio dalla Grecia fino a Brindisi, decisivo per potersi preparare a un nuovo approccio con gli altri e con la vita.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>A cura di Tiziano Broggiato<\/i>, <b>Le citt\u00e0 dell\u2019anima<\/b>. I luoghi dei poeti, Pellegrini 2016, pp. 218<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>13,99<\/p>\n<p>Tiziano Broggiato, poeta, nell\u2019introduzione descrive le motivazioni che lo hanno portato a far nascere il volume. Broggiato invita amici poeti a fornire una loro testimonianza per capire quale sia la propria citt\u00e0 dell\u2019anima, quella della propria formazione e non solo. Le loro testimonianze si dipanano tra le pagine del testo con entusiasmo e sincerit\u00e0; con toni, stili dei contributi diversi, certo, ma con una partecipazione emotiva totale. Si percepisce immediatamente una scrittura che rispecchia i luoghi sia descrivendoli, sia in senso pi\u00f9 profondo, riflettendoli in una forma, assorbendoli nel proprio respiro. In questo senso, \u00e8 il paesaggio stesso a dettare le parole, a tradursi in ritmo, pensiero, identit\u00e0. Perch\u00e9 ci sono luoghi che aspettano di essere nominati; sono luoghi carichi di aspettative dove si riuniscono e trovano unit\u00e0 i frammenti dispersi di un\u2019esistenza. <i>(l.c.)<\/i><\/p>\n<p><i>Nanni Balestrini,<\/i> <b>Come si agisce e altri procedimenti<\/b>, Poesie complete volume primo (1954-1969), DeriveApprodi 2015, pp. 471 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>25,00<\/p>\n<p>Questo volume, primo di un progetto editoriale che comprende l\u2019intera produzione poetica di Balestrini sino agli anni Duemila, testimonia un percorso coerente, mai interrotto.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Perch\u00e9 tra scissioni e attriti, tecniche di montaggio e ricomposizione, la poesia di Balestrini agisce in tutte le sue fasi sul linguaggio e con il linguaggio, mettendo a nudo e smascherando i meccanismi di controllo e costrizione, in un rapporto dialettico testo-realt\u00e0 pilotato da una vena ludica e feroce, estrosa ed eversiva: in sintesi, un linguaggio come opposizione, sempre. Fertilmente rivoluzionario.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Sonia Bergamasco,<\/i> <b>Variazioni da Amelia Rosselli<\/b>, Sossella 2014, pp. 56 + CD<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>Un audiolibro dove Sonia Bergamasco recita le<br \/>\npoesie di Amelia Rosselli; una recitazione difficile, come scrive Maria Antonietta Grignani nella prefazione, \u00abperch\u00e9 sintassi e ritmo non di rado risultano estranei all\u2019orecchio italiano, con illegato e la natura pesantemente polisillabica [&#8230;] mentre il lessico si muove tra lapilli di \u201cfonti\u201d talvolta molte esibite (tra gli italiani poniamo Campana e Montale) e singolarit\u00e0 di coniazione per interferenze con l\u2019inglese e il francese\u00bb.<\/p>\n<p><i>A cura di Stefano Guerriero<\/i>,<b> I nostri poeti<\/b>.Antologia civile essenziale dell\u2019Italia Repubblicana, Edizioni dell\u2019asino 2016, pp. 167<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>Goffredo Fofi nell\u2019introduzione spiega che l\u2019idea del volume era quella di raccogliere le poesie pubblicate sulle riviste di cui \u00e8 stato codirettore, dai \u00abQuaderni piacentini\u00bb a \u00abOmbre rosse\u00bb, da \u00abLa terra vista dalla luna\u00bb a \u00abLo straniero\u00bb. Ma il discorso si \u00e8 ampliato con una scelta di poesie che mostrassero la vitalit\u00e0 di quel super-io civile che ha guidato i migliori poeti e artisti italiani del secondo dopoguerra.<\/p>\n<p>Gli autori delle poesie raccolte in questo libro non furono soltanto poeti o soltanto narratori, ma si preoccuparono delle sorti del Paese, della giustizia sociale, secondo criteri che non intendevano distinguere tra etica e politica, e che si sono riflessi nella loro ispirazione poetica.<\/p>\n<p>Le poesie sono state scelte secondo criteri non di propaganda o di \u201cimpegno\u201d in senso tradizionale, ma ben sapendo che una poesia \u00e8 efficace soltanto se \u00e8 una bella poesia, se \u00e8 una poesia. I versi sono di tutti; il fine del volume \u00e8 quello di farli conoscere e di farli amare da chi ancora non li conosce e non li ama.<\/p>\n<p>Da Saba a Luzi, da Sereni a Pasolini, le poesie raccolte sono opera di quasi tutti i maggiori poeti attivi nel secondo Novecento, o di autori pi\u00f9 marginali, ma che si occupano di realt\u00e0 trascurate e rimosse. (<i>l.c.)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>Amedeo Anelli<\/i>, <b>Oltre il Novecento, Guido Oldani e il realismo terminale<\/b>. Con sei poesie inedite e un\u2019intervista a Guido Oldani, Libreria Ticinum<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>2016, pp. 59 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>9,00<\/p>\n<p>Un dialogo serrato sulle idee, la poetica e il pensiero di Guido Oldani, i fondamenti di un lavoro poetico che rivela i movimenti pi\u00f9 drammatici della nostra epoca.<\/p>\n<p><i>Anna Maria Giancarli<\/i>, <b>E cambia passo il tempo<\/b>. Poesie su L\u2019Aquila, Robin 2014, pp. 84<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>Questa raccolta \u00e8 un viaggio emotivo che ricorda e affronta le ferite ancora aperte de L\u2019Aquila, devastata dal terremoto del 6 Aprile 2009: \u00abOre tre e trentadue della vita&#8230;\/ma come dormivi mentre tutto\/proprio tutto\/ballava ruotava si dimenava\/stringeva urlava sussultava\/e tu, noi\/caldi nei letti\/morsi da una storia sbalordita&#8230;\u00bb. Per Anna Maria Giancarli la citt\u00e0 \u00e8 sospesa, un tempo metafisico l\u2019avvolge e s\u2019impadronisce del suo corpo mutato. Nella raccolta fra le varie testimonianze sono presenti anche fotografie della citt\u00e0 ancora ingabbiata, buia e silenziosa, disabitata e il suo enorme centro storico \u00e8 in attesa di una rinascita. <i>Tu sei pianto di pietra<\/i>, che gi\u00e0 dal titolo esprime la pi\u00f9 efficace metafora del dolore lasciato dalle perdite e dalle rovine del terremoto, \u00e8 una delle poesie. Rammenta l\u2019urgenza di veder rinascere le sue bellezze artistiche e architettoniche secolari: \u00abTu sei natura viva\/sosta cammino intanto\/il resto \u00e8 segreto pianto\/tu sei cultura da salvare\/&#8230;\u00bb. <i>Sei una storia molto italiana<\/i> e <i>Dissonanze\/resistenze<\/i> sono due poesie dove l\u2019autrice esprime invece come L\u2019Aquila oggi rappresenti un\u2019icona del degrado culturale, civile e umano di tanta parte del nostro paese che non tutela la sua memoria, la sua ricchezza identitaria, il suo ingente patrimonio artistico, tra scandali, rapine e indifferenza. Da <i>Sei una storia molto italiana<\/i>: \u00abQuesto \u00e8 il ritornello dei quattro governi\/tra rassicurazioni promesse e delusioni\/anche tu puoi vedere il fango oltre le parole&#8230;\u00bb; da <i>Dissonanze\/resistenze<\/i>: \u00abDentro l\u2019infernale rumore\/che spiazza\/in scena stanno\/le vie dell\u2019inganno&#8230;\u00bb. Le parole di Anna Maria Giancarli, come lei stessa scrive, vogliono essere un caldo materiale ricostruttivo e legarsi a quelle di coloro che ritengono insopportabile tale declino nazionale. Varie sono le citazioni di frasi di poeti famosi, ad esempio Ungaretti: \u201cE nella notte ti rivelerai\/Trasfigurata in un\u2019altra bellezza\u201d. In fondo al libro \u00e8 presente un poemetto dove un coro di voci del passato e del presente dialogano con la citt\u00e0, che appare nelle vesti di una fanciulla, ripercorrendo la sua storia e incitandola a risorgere. <i>(s.m.)<\/i><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>William Cliff<\/i>, <b>Poesie scelte<\/b>. A cura di Fabrizio Bajec, Fermenti 2015, pp. 188 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>William Cliff, pseudonimo di Andr\u00e9 Imberechts \u00e8 nato a Gembloux il 27 dicembre 1940, \u00e8 un poeta belga francofono, ha scritto libri di viaggi e memorie, alcuni testi teatrali e una quindicina di raccolte poetiche.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>\u00abLeggendolo,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u2013 scive Bajec nella prefazione \u2013 abbiamo la sensazione di trovarci di fronte al compimento di un processo biologico, all&#8217;amplificazione del battito cardiaco o del respiro umano. La sua prosodia rigorosa \u00e8 cio\u00e8 attraversata da qualcosa che manca drammaticamente alla maggior parte dei poeti viventi in Europa: la manifestazione della vita stessa in moto; non la mera imitazione della vita o la registrazione dei fatti quotidiani osservati o vissuti in diretta\u00bb.<\/p>\n<p><i>Sergejk Zav&#8217;jalov<\/i>, <b>Il digiuno natalizio<\/b>. A cura di Paolo Galvagni, Fermenti 2016, pp. 147 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>18,00 Nato il 18 maggio 1958 a Carskoe Selo. Ha all\u2019attivo numerose pubblicazioni e prestigiosi riconoscimenti. L&#8217;ultimo di questi: il premio Piero Bigongiari<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>nel 2016 a Pistoia. La sua poesia, unica nella produzione russa contemporanea,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u00e8 come un grande manifesto in difesa dei diritti civili di ogni nazione oppressa, in ogni tempo e spazio.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>S. Giorgino<\/i>, <b>L\u2019ultimo trovatore<\/b>, Le opere letterarie di Carmelo Bene, Milella 2014, pp. 390 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>25,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Nel libro vengono analizzate criticamente le opere letterarie di Carmelo Bene. Nella prima parte si \u00e8 voluto ricostruire, attraverso un\u2019analisi intertestuale, la \u201cbiblioteca ideale\u201d dell\u2019autore, mettendo in luce un complesso meccanismo di influenze che ne hanno determinato la formazione culturale e letteraria.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Nella seconda si \u00e8 scelto di studiare, fra le opere narrative, soltanto quelle espressamente licenziate dall\u2019autore come \u201cromanzo\u201d o \u201cracconto\u201d. Nella terza e ultima parte, dopo una sintetica riflessione sui rapporti fra scrittura e voce, indispensabile per cogliere gli aspetti pi\u00f9 originali e peculiari di un artista che, proprio per rimarcare la straordinaria attenzione riservata ai caratteri sovrasegmentali della comunicazione, si \u00e8 voluto presentare come \u201cl\u2019ultimo trovatore\u201d, si sono passate in rassegna le opere poetiche pubblicate in vita, cio\u00e8 <i>Pentesilea. Ovvero della vulnerabile invulnerabilit\u00e0<\/i> e <i>Necrofilia in Achille<\/i> (1994) e <i>Il mal de\u2019 fiori poema <\/i>(2000). Il volume si conclude con la presentazione del poema <i>Leggenda<\/i>. <i>(dal risvolto di copertina)<\/i><\/p>\n<p><i>Guido Fink<\/i>, <b>Nel segno di Proteo, da Shakespeare a Bassani<\/b>, Guaraldi 2015, pp. 414 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>24,00<\/p>\n<p>Il testo raccoglie una selezione di scritti, apparsi in riviste e convegni tra il 1968 e il 2006, di Guido Fink, critico letterario, cinematografico e teatrale, la cui metodica \u00e8 quella di porre in relazione la letteratura con il teatro, il cinema e la radio secondo il metodo comparativistico e multidisciplinare, dando contributi fondamentali su scrittori, intellettuali e registi inglesi, statunitensi e italiani.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><b>Salute e malattia<\/b><\/p>\n<p><b>Medicina democratica<\/b>, n. 231-232, gennaio-aprile 2017 Quota associativa \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>35,00<\/p>\n<p>Oltre a riportare gli atti del convegno di Medicina democratica tenutosi a Milano dal 20-21 gennaio 2017, un ampio articolo sui vaccini a cura della redazione: s\u00ec quando servono, no quando sono l\u2019imposizione di un pensiero unico.<\/p>\n<p><b>Millennium<\/b>, n. 5 settembre 2017 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>3,90<\/p>\n<p>Ampio dossier <b><i>Il vaccino dell\u2019obbligo<\/i><\/b> con interventi di: <i>D. Patitucci, G. Pipitone, L. Franco, S. Ceriotti, E. Mattioni, G. Trinchella<\/i>.<\/p>\n<p>\u201cTra l\u2019albagia dei sapienti, la pochezza dei burocrati, la separatezza delle caste, l\u2019infuriare di ciarlatani, profittatori e mestatori, ogni spazio di sensata discussione e qualche ragionevole dubbio (quanti e quali vaccini? Tutti per forza obbligatori e tutti insieme? E perch\u00e9 per esempio non reintrodurre l\u2019antitbc, a fronte degli inediti flussi migratori?) viene annichilito in un manicheismo assai poco dialettico. Intanto le folle rispolverano torce e forconi e il povero don Lisander si ritrova sussunto da qualche fattucchiera del web come lobbista al soldo di Big Pharma\u201d. <i>(dall\u2019editoriale di Paolo Soraci)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>D. Kirby<\/i>, <b>Vaccini e bambini<\/b>. Gli effetti dei metalli pesanti sulla salute dei pi\u00f9 piccoli, Macro Edizioni 2015, pp. 470 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>11,50<\/p>\n<p>A partire dal decennio scorso, in America, i casi di autismo fra i bambini hanno avuto un\u2019impennata vertiginosa. Ci\u00f2 coincide con l\u2019introduzione nel programma vaccinale nazionale di numerosi nuovi vaccini. Nella gran parte di queste dosi \u00e8 presente un eccipiente chiamato<i> thimerosal<\/i>, contenente metalli pesanti quali mercurio e alluminio. La domanda sorge spontanea: questi vaccini, ricchi di metalli potenzialmente dannosi a cui noi tutti sottoponiamo i nostri bambini, possono essere deleteri per la loro salute al punto tale da diventare la causa principale dell\u2019autismo? Purtroppo a questa domanda non \u00e8 possibile dare una risposta certa. L\u2019autore David Kirby, in questo libro, descrive molti episodi documentati di genitori che hanno visto i loro figli, pur essendo nati sani, spronfondare nel tunnel dell\u2019autismo. Seguendo da vicino le vicissitudini di queste famiglie, l\u2019autore ci racconta di persone che hanno deciso di opporsi al potere di aziende sanitarie, giganti farmaceutici, politici e dirigenti irresponsabili. Battaglie che, nella maggior parte dei casi, non hanno avuto la gloria che meritavano, evidenziando l\u2019impotenza delle persone di fronte a enti sanitari nazionali e internazionali, interessati pi\u00f9 al bilancio delle loro aziende che all\u2019efficacia dei loro prodotti. Il testo prende in considerazione entrambe le parti coinvolte nella controversia, limitandosi per\u00f2 a raccontare il punto di vista soggettivo dei genitori. Dall\u2019altra parte ci sono istituzioni sanitarie e mediche decise a negare le prove inerenti il collegamento fra autismo e vaccini.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>Vaccini e bambini<\/i> racconta gli ostacoli e le difficolt\u00e0 che persone disperate, ma determinate, si sono trovate ad affrontare. Nell&#8217;<i>Epilogo<\/i> Kirby ci spiega come tutte queste questioni siano ancora aperte e ben lontane dall\u2019avere una conclusione. <i>(s.p.)<\/i><\/p>\n<p>A.M. Gatti, S. Montanari, <b>Vaccini: Si o No?<\/b> Le analisi e foto di laboratorio delle sostanze presenti nei vaccini con il microscopio elettronico, Macro 2015, pp. 92 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>7,90<\/p>\n<p>In Italia sono sempre meno le persone che si sottopongono alla somministrazione dei vaccini. L\u2019opinione pubblica \u00e8 spaccata in due: da una parte vi sono coloro che, per reali convinzioni o per paura, si schierano dalla parte dei servizi sanitari, vaccinandosi in massa contro qualunque malattia e minacciando di allontanare coloro che non lo fanno, dall\u2019altra vi \u00e8 chi si batte contro l\u2019utilizzo dei vaccini, compresi numerosi medici, ritenendo che questi non siano realmente validi, anzi, potrebbero anche causare effetti collaterali peggiori della malattia stessa. Vi \u00e8 infine una terza categoria: coloro che, non sapendo a chi dare ascolto, si sentono confusi e spaventati, dato che ognuna delle due opzioni presenta, secondo una fetta dell\u2019opinione pubblica, potenziali conseguenze nefaste. Gli autori del testo, Stefano Montanari e Antonietta Gatti, in quanto scienziati, ci promettono di analizzare la questione con occhio critico e attento, senza schierarsi a favore n\u00e9 dell\u2019una n\u00e9 dell\u2019altra fazione, limitandosi a raccontare ci\u00f2 che \u00e8 accertato, episodi verificatisi ritenuti illuminanti o quanto meno degni di nota e riportando i dati raccolti.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Chi ha scritto questo libro ci dice che la medicina non \u00e8 una religione: vaccinarsi non \u00e8 un atto di fede. In questo capitolo vengono analizzate tutte le implicazioni sociologiche e psicologiche che possono sorgere. La verit\u00e0 \u00e8 che riguardo ai vaccini vi \u00e8 molta disinformazione e molte notizie prive di fonti certe vengono prese per vere.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 che l\u2019opinione pubblica sia spaccata, ma il fatto che non vi \u00e8 alcun dialogo costruttivo basato su dati certi. Il consiglio ultimo \u00e8 che ognuno dovrebbe sentirsi libero di fare ci\u00f2 che vuole. La scelta deve tuttavia essere ben ponderata, informarsi \u00e8 sia un diritto che un dovere e nessuno deve sentirsi obbligato a mettere la propria vita alla cieca nelle mani di qualcuno. <i>(s.p.)<\/i><\/p>\n<p><i>G. Carrera<\/i>, <b>Non solo una paziente, La mia lotta all\u2019endometriosi<\/b>, Bellavite 2016,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>pp. 35 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>8,00 L\u2019endometriosi \u00e8 una patologia benigna ma invalidante che colpisce le donne e a tutt\u2019oggi non esiste nessuna cura risolutiva. Nel 40% delle donne affette l\u2019endometriosi \u00e8 anche causa di infertilit\u00e0. L\u2019autrice ne \u00e8 affetta da molti anni e in questo libro racconta le difficolt\u00e0 che ha incontrato per arrivare alla diagnosi, la necessit\u00e0 di cure continue e come la malattia abbia influito sulla sua vita e su quella dei suoi familiari.<\/p>\n<p><i>L. Baldassini, <\/i><b>Mi porti a casa?<i> <\/i><\/b>Claudiana 2015, pp. 88 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>9,50<\/p>\n<p>La sindrome di Alzheimer,<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>una malattia degenerativa della sostanza grigia che colpisce soprattutto le persone anziane \u00e8 una realt\u00e0 purtroppo molto frequente. Laura Baldassini, che dal 1987 lavora quotidianamente con la disabilit\u00e0, analizza le varie fasi della malattia, raccontando la personale esperienza con la madre. Con l\u2019inserimento di preziosi aforismi di famosi letterati del presente e del passato, l\u2019opera \u00e8 un invito a combattere il pi\u00f9 possibile contro la malattia, a farsi trovare pronti ad accudire un genitore, un parente, un amico malato, e a cercare di continuare a vivere emozioni con lui e farle vivere a lui, per quanto possibile.<\/p>\n<p><i>T. N. Hanh<\/i>, <b>Camminare in consapevolezza<\/b>, Aam-Terra Nuova 2017, pp. 128 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>10,00<\/p>\n<p>In questo saggio di meditazione il maestro zen Thich Nhat Hanh ci invita a essere presenti in un\u2019azione quotidiana, banale all\u2019apparenza: camminare. Essere presenti a noi stessi, respirare, concentrarci sul \u201cqui\u201d e \u201cora\u201d per mettere in atto la camminata meditativa.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Attraverso perle di saggezza e parole semplici e umili, Thich Nhat Hanh invita a prenderci cura di noi, a trasformare le nostre camminate quotidiane in una possibilit\u00e0 per stare al meglio con noi stessi, respirando, accogliendo tutto il nostro universo senza giudicarlo.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il testo \u00e8 diviso in vari capitoli, dove il maestro orientale alterna storie, meditazioni, insegnamenti e aneddoti, per incrementare, passo dopo passo, la nostra concentrazione, il benessere e la gioia di vivere. <i>(s.m.)<\/i><\/p>\n<p><i><br \/>\nB. Baudouin<\/i>, <b>Medito e sono felice<\/b>, Sonda Edizioni 2017, pp. 130 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>14,00<\/p>\n<p>La meditazione \u00e8 alla portata di tutti, non richiede tecniche particolari: \u00e8 la via per accedere alla consapevolezza e all\u2019autostima. Grazie a concentrazione e respiro, anche i bambini possono connettere mente e corpo per migliorare l\u2019equilibrio interiore e di conseguenza le relazioni e il rapporto con il mondo. Nel libro sono presenti trenta esercizi di meditazione che i bambini possono fare a scuola e in famiglia.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>Sono riportati anche i benefici confermati dalla ricerca scientifica, derivanti della pratica di quest\u2019arte antica, riguardo la prevenzione dello stress e malattie o disturbi legati ad esso. <i>(s.m.)<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>A cura di V. Schmid<\/i>, <b>Partorire dopo un cesareo<\/b>. Esperienze e strumenti per una scelta informata, Terra nuova 2017, pp. 210 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,50<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>In Italia avvengono pi\u00f9 parti cesarei che nel resto d\u2019Europa. Questo libro sostiene che una donna precesarizzata sana e motivata, se assistita in modo fisiologico, ha pi\u00f9 possibilit\u00e0 di partorire normalmente rispetto a una primipara.<br \/>\nA partire dalla propria esperienza e da numerosi studi scientifici le autrici \u2013 ostetriche, medici, avvocate e filosofe \u2013 smontano i luoghi comuni e offrono molteplici strumenti per conoscere e per contrattare i propri diritti, e per decidere come scegliere una nascita ben assistita e ben vissuta. Il volume \u00e8 rivolto alle ostetriche, ai medici e alle future mamme e pap\u00e0 che vogliono informarsi; perch\u00e9 un parto vissuto con le proprie forze pu\u00f2 assumere per la donna un valore di riscatto e di guarigione dal trauma precedente.<\/p>\n<p><i>S. Arend<\/i>, <b>Yin yoga<\/b>, La via gentile verso il proprio centro interiore con 46 esercizi dolci e rilassanti, Il punto d\u2019incontro 2017, pp. 174 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>13,90<\/p>\n<p>Lo Yin Yoga \u00e8 la chiave per aumentare l\u2019agilit\u00e0 e completare la pratica dello yoga. I tipi di yoga popolari e tradizionali, come l\u2019Ashtanga Yoga, si concentrano prevalentemente sulla muscolatura. Al contrario, lo Yin Yoga agisce sui tessuti connettivi profondi, mantenendo pi\u00f9 a lungo le singole posizioni (asana) e rilassando la muscolatura (ossia riducendo la forza).<\/p>\n<p>Unendo le conoscenze anatomiche agli insegnamenti del Dao Yoga e ai meridiani della medicina tradizionale cinese, Yin Yoga insegna ad armonizzare il flusso dell\u2019energia <i>qi<\/i>, stimolando le fasce connettivali e la rigenerazione delle articolazioni, per un profondo benessere fisico alla portata di tutti. Inoltre gli esercizi, dolci e rilassanti, favoriscono la meditazione. Grazie al suo approccio pratico, alle immagini esemplificative a colori e alle chiare descrizioni, Yin Yoga permette di rigenerarsi in tutta dolcezza e consente di armonizzare le asana con la struttura del proprio corpo!<\/p>\n<p><i>L. Bottino e L. Speciani<\/i>, <b>Food sensitivity<\/b>. Segnale infiammatorio, salute e prestazione, Correre 2017, pp. 240 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>16,00<\/p>\n<p>L\u2019argomento dell\u2019infiammazione da cibo e delle ipersensibilit\u00e0 alimentari (food sensitivities) \u00e8 da tempo al centro di mille polemiche tra chi ne nega l\u2019esistenza e chi invece, sulla base di lavori scientifici degli ultimi 10-12 anni, ne utilizza i princ\u00ecpi per curare e spesso guarire patologie allergiche o autoimmuni attraverso modifiche semplici ed efficaci nell&#8217;alimentazione e nello stile di vita, riducendo al minimo l\u2019utilizzo di farmaci. Gli autori, facendo riferimento al loro lavoro quotidiano, con esempi e casi clinici sia di pazienti allergici sia di sportivi, espongono con chiarezza le basi scientifiche che supportano il loro lavoro, e le scelte metodologiche con cui affrontano la cura di patologie a base immunologica.<\/p>\n<p><i>M.R. Aita<\/i>, <b>Elementi di acufenologia<\/b>, L\u2019approccio psicologico multintegrato al paziente con acufene, Cleup 2015, pp. 195 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>17,00<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il testo \u00e8 il risultato di anni di ricerca e intervento che l\u2019autrice ha svolto con persone afflitte da acufene. Maria Rosa Aita \u00e8 psicologa-psicoterapeuta e la sua attivit\u00e0 principale \u00e8 quella di lavorare con l\u2019adolescente e l\u2019adulto, specialmente nel trattamento di patologie a carico dell\u2019orecchio quali acufeni e sordit\u00e0.<\/p>\n<p><i>A. Mariotti<\/i>, <b>Gestire lo stress<\/b>, Il punto d\u2019incontro 2017, pp. 127 \u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>9,90 Gli effetti dello stress sul nostro corpo sono deleteri e includono tra l\u2019altro dermatiti, malattie cardiovascolari, obesit\u00e0, diabete, depressione e cancro. Attraverso tecniche come la <i>mindfulness<\/i>, il respiro, la meditazione, l\u2019attivit\u00e0 fisica, il massaggio e altri metodi, Agnese Mariotti incoraggia ad affrontare lo stress, anzich\u00e9 subirlo, e accompagna passo a passo con leggerezza verso una maggiore serenit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>I temi affrontati sono: <i>Che cos\u2019\u00e8 e come si manifesta lo stress<\/i>; <i>La reazione dell\u2019organismo allo stress<\/i>; <i>Malattie e disturbi legati allo stress cronico<\/i>; <i>Rilassamento, meditazione, terapie fisiche ecc.<\/i>;<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span><i>Riconoscere la fame da stress<\/i>; <i>Terapia cognitivo-comportamentale, biofeedback e ipnosi<\/i>.<\/p>\n<p><i>G. Dobrilla<\/i>, <b>Cinquemila anni di effetto placebo<\/b>. Nella pratica clinica, negli studi controllati e nelle medicine non convenzionali, Edra 2017, pp. 274 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>19,90<\/p>\n<p>Il libro di Giorgio Dobrilla, uno dei massimi esperti di questa materia, ci fornisce quanto di pi\u00f9 completo e aggiornato sia possibile sapere su questa affascinante ed estremamente complessa materia, sia sotto il profilo delle ricerche e dei contenuti sia per quanto riguarda l\u2019aspetto dell\u2019aggiornamento bibliografico.<\/p>\n<p>Scritto in maniera chiara e accessibile a tutti, ma assolutamente rigoroso nel modo di argomentare, <i>Cinquemila anni di effetto placeb<\/i>o \u00e8 organizzato in maniera tale da essere facilmente leggibile e consultabile in maniera assai pratica<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>a seconda dell\u2019argomento di interesse. <b>Sessualit\u00e0<\/b><\/p>\n<p><b>Esprit<\/b>, n. 436, juillet-ao\u00fbt 2017 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>20,00<\/p>\n<p><b><i>Le sexe apr\u00e8s sa r\u00e9volution<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>Introduction<\/i><\/b>: Une r\u00e9volution sans r\u00e9volutionnaires? di <i>J. Chalier<\/i>; <b><i>Les normes du d\u00e9sir<\/i><\/b><span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>con articoli di: <i>M. Bozon, E. Illouz e D. Kaplan<\/i>; <b><i>Des corps d\u00e9senchant\u00e9s<\/i><\/b> con articoli di: <i>T. Laqueur, J. Mazaleigue-Labaste, B. Delmotte<\/i>; <b><i>Anatomie de nos plaisirs<\/i><\/b> con articoli di: <i>M. F\u0153ssel, V. Nahoum-Grappr, J-L. Nancy<\/i>.<\/p>\n<p><b>Non credo<\/b>, n. 39, gen-feb. 2016 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>8,00<\/p>\n<p>P. D\u2019Arpini nell\u2019articolo <i>Religione, sessualit\u00e0 e mortificazione della donna<\/i> riprende il discorso che aveva iniziato nel numero precedente, dove aveva mostrato come la sessualit\u00e0 e il femminismo sono parte integrante dell\u2019induismo. In questo numero esamina la sessualit\u00e0 e la condizione femminile come \u00e8 stata espressa nella matrice giudaica e quindi negli altri due credi che ne derivano: quello cristiano e quello musulmano.<\/p>\n<p><i>C. Mangone<\/i>, <b>Il corpo esplicito<\/b>. Breve storia critica dell\u2019erotismo occidentale, paginauno 2016, pp. 155 <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>\u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; <\/span>14,50<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Il saggio tratta la materia dell\u2019amore, osservandone l\u2019evoluzione nella societ\u00e0 occidentale a partire dalla preistoria, passando dalle esperienze nell\u2019antico Egitto, in Grecia, nel mondo cristiano. Sono presi in esame Sade e Bataille, le avanguardie storiche e la liberazione sessuale, la pornografia di massa nell\u2019epoca della rete.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p><i>F. Facchini<\/i>, <b>Sviluppo dell\u2019affettivit\u00e0 e cultu-ra del genere<\/b>, EDB 2016, pp. 157 \u20ac <span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp; &nbsp; <\/span>15,00<\/p>\n<p>L\u2019autore analizza, citando pensatori, critici, psicanalisti e scienziati, il genere in relazione a identit\u00e0, sessualit\u00e0 e affettivit\u00e0 del singolo individuo sottolineando l\u2019importanza dell\u2019edu-cazione a partire dall\u2019identit\u00e0 biologica.<\/p>\n<p>Facchini evidenzia come sia fondamentale riconoscere i sessi nelle differenti prestazioni e ruoli, senza che venga meno la dignit\u00e0 e la parit\u00e0 dei diritti.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>L\u2019autore passa poi ad analizzare il ruolo chiave dell\u2019adolescenza nella sviluppo dell\u2019af-fettivit\u00e0 e nella costruzione del s\u00e9. Nei capitoli successivi mette a confronto maschile e fem-minile per una lettura pedagogica.<span class=\"Apple-converted-space\">&nbsp;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marzo-Ottobre 2017 Alimentazione Memoria e ricerca, n. 2, maggio-agosto 2016 \u20ac&nbsp; &nbsp; 27,00 Nell\u2019articolo di E. 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