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Edizioni CDP: è uscito il nuovo libro di Antonio Schina!

 CON TUTTO L’AMORE DI CUI SIAMO CAPACI

 IL  NOSTRO  MODO  DI ESSERE PRETI

 Conversazioni di Beppe Pratesi e Lucia Frati con Antonio Schina

 PREFAZIONE  DI  ALBERTO  BRUNO  SIMONI OP,  della redazione di Koinonia

 POSTFAZIONE DI VALERIO  GIGANTE, della redazione di Adista

 Centro di Documentazione di Pistoia Editrice, gennaio 2021, pagine 154, euro 12

 

            Una rivisitazione a tutto campo di un periodo, di personaggi, del sorprendente mondo fiorentino a cavallo del Concilio Vaticano II, ma in ultima analisi una lenta ed efficace operazione di laicizzazione della fede e di de-clericalizzazione della chiesa, tanto invocata ai nostri giorni da Papa Francesco ma difficilmente raggiungibile. 

            I campi di azione e i mestieri in cui Beppe Pratesi si è trovato ad impegnarsi – sempre nella linea della naturalezza al di fuori di ogni ideologismo – sono davvero molteplici: la fabbrica, la terra, la sanità, il sindacato, la scuola, il volontariato, l’accoglienza, la famiglia ecc…, in luoghi sempre diversi: sfaccettature di una esistenza tanto variegata, quanto lineare ed unitaria nel suo orientamento e nella sua coerenza. Ma a fare da filo conduttore tra tanta varietà di situazioni rimane il suo essere “prete” sempre e comunque, a cominciare dal fronte dei “preti operai” o di “operai preti” fino all’incontro e all’unione con Lucia Frati, anche lei coinvolta  in questa intervista, e alla paternità  di cinque  figli. (dalla prefazione di Alberto Bruno Simoni op)

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            Se c’è un fenomeno della modernità che va rinnegato, combattuto e vinto (ma è sostanziale ai rapporti sociali e alla struttura economica, quindi è impresa difficilissima) è l’individualismo competitivo. Un mondo nuovo viene dalla lotta di tutti contro questa alienante deformazione di ciò che costituisce l’essenza della nostra dimensione umana, ossia l’essere-con, la relazione con l’altro, la costruzione di comunità. Libri come questo ci aiutano a comprenderlo perché ci collegano all’esperienza di chi questo impegno lo ha assunto prima di noi. E ci rende più chiaro il cammino. E il modo per proseguirlo. (dalla postfazione di Valerio Gigante)

 

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           Il 20 ottobre 1964 Lorenzo Milani scrive una breve lettera a un giovanissimo prete, che in quel momento è cappellano a San Salvi, quartiere fiorentino, invitandolo a firmare il documento, da lui promosso insieme a Bruno Borghi, contro la rimozione di monsignor Gino Bonanni da rettore del seminario, in cui si  pone, per la prima volta, la questione della necessità di un dialogo autentico, non formale, tra vescovo, parroci e fedeli, mettendo  in discussione lo stesso  rapporto con il vescovo, fino ad allora  di dipendenza assoluta.

            Lorenzo usa una espressione tipicamente sua: “Sei uscito da poco di seminario e saresti un ingrato se ti disinteressassi”.

            Quel giovanissimo prete è Beppe Pratesi, che non si disinteressa allora e non si disinteresserà più, sempre schierato dalla parte degli ultimi. È tra i pochissimi firmatari di quel documento, fondamentale per la Chiesa fiorentina e  italiana:  “Su certe cose non si torna indietro” dice Beppe, riflettendo cinquant’anni dopo.

Beppe appartiene alla generazione appena successiva a quella di Milani e Borghi: in seminario, a Firenze, ha avuto come rettore appunto Gino Bonanni, vivendo l’esperienza del rinnovamento da lui promosso. Ha avuto come insegnanti, tra gli altri, Enrico Bartoletti, Giovanni Vannucci, Luigi Rosadoni, ha seguito le iniziative del sindaco Giorgio La Pira, è stato partecipe del confronto e delle discussioni che ha suscitato l’uscita, nel 1958, del  libro “Esperienze pastorali” di Milani.  

            Cappellano prima a Palazzuolo sul Senio, poi a San Salvi, poi a Montelupo Fiorentino,  ottiene dal vescovo di andare a lavorare, assieme a Beppe Socci, come bracciante agricolo a Castiglioni, comune di Montespertoli, nella tenuta dei Frescobaldi,  avviando nello stesso tempo una comunità, che ha  a riferimento i Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld e che suscita interesse e partecipazione. 

            Dopo l’intervento del cardinale Florit, che ordina l’interruzione di questa esperienza “nè lì, né altrove, né in nessun altro luogo”, vive nella comunità del Porto di Viareggio fondata da Sirio Politi, mentre è operaio metalmeccanico alla F.E.R.V.E.T., azienda di riparazione e manutenzione di carri ferroviari. È a lungo delegato sindacale, impegnato in vertenze e mobilitazioni, di carattere politico e sociale. Nel frattempo, conosce Lucia Frati, con cui va a vivere: avranno 5 figli e, come racconta Beppe, “continua a fare il prete assieme a lei”.

            Farà l’esperienza di una cooperativa agricola nel pisano, di un’altra in Mugello, terra delle sue origini, in cui ritorna a vivere alla fine degli anni ’70, è poi vivaista e giardiniere. Fa un’esperienza di volontariato in Burundi.

            In Mugello, tra le tante iniziative in cui è coinvolto, è attivo nelle lotte ambientali contro l’alta velocità e impegnato nel sociale, soprattutto sul tema della salute mentale, con l’associazione Astolfo, di cui sarà tra i fondatori e poi in solidarietà con le vittime della comunità del Forteto.

            Una vita intensa, senza mai smettere di considerarsi prete, al di là del rapporto interrotto, non per sua volontà, con la gerarchia, e con un modo che si potrebbe definire “naturale” di risolvere la questione del celibato.

            In appendice al libro, l’originale della lettera di Borghi e Martini, articoli sulla esperienza di prete operaio, il programma della cooperativa “Il Bosso”, un ricordo di Beppe Bossi, due interventi sulla visita di papa Francesco a Barbiana.

Sommario

 Alberto Bruno Simoni op, introduzione

CONVERSAZIONI

ho sempre fatto le cose alla rovescia

Io non ho avuto una speciale  chiamata

In seminario

Luigi Rosadoni

A Palazzuolo sul Senio

Cappellano a San Salvi

Non pensavo di fare nulla di strano

Su certe cose non si torna indietro

In bocca una amarezza

Bracciante a Castiglioni

La processione del Corpus Domini

I tre Beppi

Nè lì, né altrove, né in nessun altro luogo

A Viareggio con Beppe Socci

In fabbrica

Vorrà dire che a Pasqua si mangerà sbadigli

io ho continuato a fare il prete assieme a lei

Tra i contadini di Pontasserchio e Vecchiano

Il coordinamento dei preti operai

Babbo, ma questo ce l’ha con te

Il  ritorno in Mugello

Una casa aperta

Nel Burundi

Volontari per la salute mentale

Casa al  Giogo: un rifugio per la consapevolezza

La rete regionale toscana utenti salute mentale

Un manicomio dentro se stessi

Alta velocità: le lotte per l’ambiente, gli operai

Ho vissuto nella naturalezza

Si son fatte tante battaglie

L’incontro fu bello

 

Valerio Gigante, postfazione

 

DOCUMENTI

Lettera di Bruno Borghi e Lorenzo Milani sulla rimozione di Mons. Bonanni (1964)

(copia dell’originale)

Storie di lavoro: una giornata in fabbrica (1971)

Sacerdozio e scelta di classe (1971)

Cooperativa agricola Bosso,  Presentazione  (1983)

Una persona speciale: Beppe Socci (2004)

Grazie a Francesco, grazie  a Lorenzo, da  “Il Galletto” (2017)

Non so se don Lorenzo (2017)

 

Il libro si può richiedere a:

Centro di Documentazione di Pistoia Editrice, via S. Pertini s.n.c. 51100 Pistoia,

telefono 0573 371785

e-mail: cdp@comune.pistoia.it, centrodocpistoia@gmail.com

www.centrodocpistoia.it

 

Pagamento:

  • con bonifico bancario utilizzando le seguenti coordinate bancarie IT92Y0306913830100000001643
  • ccp 12386512 intestato a Centro di Documentazione di Pistoia

 

Spese di spedizione a carico dell’Editore.

Una fiamma nel buio

* in diretta sul nostro sito sabato 20 febbraio, ore 17.00 *


Inauguriamo la rassegna di Prendere la parola con Una fiamma del buio. Conversazioni di Ivan Illich e David Cayley (Eleuthera 2020); ne parleremo col curatore Giacomo Borella e Luigi Monti.

Nel 1989, David Cayley ha convinto Ivan Illich a concedergli un’intervista di otto giorni, che troviamo fedelmente riportata in Una fiamma nel buio: qui Illich, che da decenni rifiutava di farsi registrare («Chi vuole può leggermi, io non voglio raggiungere nessun altro») ripercorre le tappe più significative  del suo percorso biografico e intellettuale tra almeno quattro continenti, una decina di lingue e una costellazione di saperi, nella sua sferzante critica alle istituzioni, al progresso e ai persuasivi e pervasivi miti che alimentano.

Leggi l’introduzione di Una fiamma nel buio.

L’intervista originale (in inglese) è disponibile in podcast sul sito di David Cayley.

* * *

Ivan Illich (Vienna, 1926 – Brema, 2002) si è definito in molti modi:

«Io sono un po’ luna e un po’ commesso viaggiatore, cerco chi ha perduto il suo orologio», ha detto citando la poesia 11 della raccolta di Vicente Huidobro Tout à coup (Parigi 1925)

♣ «Sono uno che sta a cavallo di una siepe, uno Zaunreiter, che è un vecchio termine per dire stregone. Con un piede sto sul mio terreno, quello della tradizione filosofica cattolica, su cui più di una ventina di generazioni hanno devotamente coltivato un giardino sui cui alberi hanno innestato con cura i germogli pagani, greci e romani. L’altro piede, che penzola all’esterno, è appesantito dal fango aggrumato e profuma delle erbe esotiche tra cui ho scarpinato»

«Talvolta ci chiedono cos’è che siamo [qui al CIDOC]. Io rispondo che siamo fantasmologi: studiamo i fantasmi della gente»

♥ «Penso che qui dobbiamo preoccuparci di essere degli umoristi. Ossia gente continuamente consapevole dei vincoli e dei limiti delle categorie con cui pensiamo, continuamente cosciente che sviluppando l’immaginazione e osservando i fiori si possa immaginare un analogo di ogni sistema sociale che leggermente stonato, e che perciò ti fa sorridere»

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Giacomo Borella, architetto, lavora all’interno dello studio Albori, che ha fondato con altri amici una trentina di anni fa, e si occupa di varie altre cose.

È autore del libro Per un’architettura terrestre (Lettera Ventidue 2016), ha tradotto dall’inglese e curato la raccolta di scritti di Colin Ward Architettura del dissenso (Eleuthera 2016) e le nuove edizioni di Il mutuo appoggio di Pëtr Kropotkin (Eleuthera 2020) e delle conversazioni con Ivan Illich raccolte da David Cayley, Una fiamma nel buio (Eleuthera 2020).

Ha collaborato con diverse riviste e testate tra cui il Corriere della Sera, Radio Popolare, Linea d’ombra, Lo straniero, Gli asini.

Luigi Monti, attraverso l’associazione Giunchiglia-11, insegna italiano nella scuola di italiano per stranieri “Frisoun” di Nonantola (Modena). È redattore della rivista Gli asini. Per le Edizioni dell’asino, ha curato di recente l’antologia di scritti pedagogici di Fernand Deligny I vagabondi efficaci.

Prendere la parola

Prendere la parola è il nuovo programma culturale del Centro di Documentazione — Pistoia:

da febbraio a settembre ’21, ci occuperemo di libertà e scuola, educazione e pedagogia, con libri, film, laboratori, giornate di studio.

In risposta alla dittatura dei rettangoli video, abbiamo optato per un formato radio: adesso che la corporeità è assente, privilegeremo l’udito, l’ascolto, l’oralità.

Gli eventi saranno in diretta radio e in podcast su www.centrodocpistoia.it.

Il progetto grafico di Prendere la parola ha visto la partecipazione di Codice 667 e Jackid_13: l’illustrazione che accompagna la rassegna è di Codice 667, mentre la copertina del prossimo numero del «Notiziario CDP» ospiterà l’illustrazione di Jackid_13.

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Prendere la parola è un’iniziativa del Centro di Documentazione di Pistoia, con la collaborazione di CEDEI Italia, Editrice Eleuthera, Edizioni dell’Asino, Fango Radio, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia — Per la cultura #iorestoattivo.

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La rassegna si aprirà sabato 20 febbraio, ore 17.00 con la presentazione di Un fiamma nel buio. Conversazioni di Ivan Illich e David Cayley; ne parleremo con Luigi Monti e il curatore della nuova edizione Giacomo Borella.

Apertura del Centro

A seguito dell’ultimo DPCM, il Centro di Documentazione di Pistoia riapre al pubblico lunedì 14 dicembre 2020 (orario: dalle ore 15 alle ore 19 da lunedì a venerdì). L’ingresso al Centro per motivi di ricerca e consultazione sarà solo su appuntamento, nel rispetto delle norme che prevedono la presenza di soli due utenti in contemporanea.

Rimane attivo il servizio di riproduzione digitale e cartacea dei documenti richiesti e il supporto per ricerche bibliografiche e ogni altro quesito utile per il lavoro di studio e ricerca.

Il servizio di prestito è effettuato dal personale della Biblioteca San Giorgio.

Le prenotazioni e le richieste di documenti devono pervenire tramite e-mail all’indirizzo cdp@comune.pistoia.it.

Telefono: 0573 371785 — 392 8943430