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Festival Digitale delle Riviste

Martedì 27 aprile, alle ore 17.00.

Per partecipare, registrati direttamente a: periodicamente.comune.pistoia.it

 
A cura del Centro di Documentazione di Pistoia, della Fondazione Valore Lavoro e dell’Istituto Storico della Resistenza di Pistoia

Ultimo incontro di “Periodicamente”. Festival digitale delle riviste – 6–27 aprile 2021

Le riviste e l’impegno culturale: una rassegna

Motivazioni, modi, formati e pubblico delle riviste di ricerca storiografica
Un confronto fra riviste, alcune delle quali “rinate” o che sono in fase di rilancio e ridefinizione identitaria, tutte accomunate dall’intendere l’operazione storiografica come forma di attivismo culturale. La discussione ruoterà intorno a due domande strettamente intrecciate fra loro: che senso ha oggi fare una rivista, anche alla luce delle questioni poste dalla public history, e come si fa, con che struttura, con quali formati (elettronici o cartacei), a che pubblico ci si rivolge.
Con Paolo Bagnoli («Rivista storica del socialismo»), Stefano Bartolini («Farestoria»), Andrea Bottalico («Officina Primo Maggio»), Donata Cei (Centro di Documentazione di Pistoia), Francesco Cutolo («Storia locale»), Carlo De Maria («Clionet»), Antonio Fanelli («Il De Martino»), Omar Salani Favaro («Venetica»), Francesca Tacchi («Passato & Presente»)
 

LA SINTASSI DELLA LIBERTÀ — arte, pedagogia, anarchia

Per il secondo appuntamento della rassegna di Prendere la parola presenteremo La sintassi della libertà — arte pedagogia, anarchia di Pietro Gaglianò (Gli Ori 2020); ne parleremo con l’autore.

* In diretta sul nostro sito sabato 3 aprile, ore 17.00 *

«È opportuno chiedersi cosa sia a guidare l’arte e l’attivismo sociale e cosa dovrebbe sempre orientare l’educazione. La risposta più generale che possiamo darci è che l’aspirazione comune a tutti e tre gli ambiti corrisponde allo stesso disegno che ha sempre ispirato il pensiero anarchico: un desiderio di libertà perseguito nella convinzione che tale libertà possa funzionare solo in uno spazio di uguaglianza».
Partendo dal libro La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia (Gli Ori, 2020), ripercorreremo gli ultimi due secoli di storia intrecciando le principali voci anarchiche con quelle dell’educazione libertaria, viste alla luce di esperienze pedagogiche alternative ed esperienze artistiche contemporanee che mettono in discussione i luoghi tradizionali dell’arte, il mito dell’artista e il suo ruolo in una società che voglia liberare il proprio potenziale di emancipazione.

Pietro Gaglianò (1975) è critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in architettura ha approfondito il rapporto tra l’estetica del potere e le contronarrazioni agite dall’arte, prediligendo il contesto urbano e sociale come scena dei linguaggi contemporanei, con una particolare attenzione per i sistemi teorici della performance. Nei suoi libri e nelle sue mostre è centrale la sperimentazione di formati ibridi tra arte e scienze sociali per coltivare la percezione politica dello spazio pubblico e della comunitàSu questo tema ha pubblicato, oltre a numerosi saggi, La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia (Gli Ori, 2020) e Memento. L’ossessione del Visibile (Postmedia Books, 2016). Insegna in istituzioni italiane e statunitensi ed è attivo in progetti e reti internazionali che sperimentano pratiche di arte e pedagogia non formale per l’educazione contro la discriminazione.

Edizioni CDP: è uscito il nuovo libro

CON TUTTO L’AMORE DI CUI SIAMO CAPACI
IL NOSTRO MODO DI ESSERE PRETI

Conversazioni di Beppe Pratesi e Lucia Frati con Antonio Schina

PREFAZIONE DI ALBERTO BRUNO SIMONI OP, della redazione di Koinonia

POSTFAZIONE DI VALERIO GIGANTE, della redazione di Adista
Centro di Documentazione di Pistoia Editrice, gennaio 2021, pagine 154, euro 12

Una rivisitazione a tutto campo di un periodo, di personaggi, del sorprendente mondo fiorentino a cavallo del Concilio Vaticano II, ma in ultima analisi una lenta ed efficace operazione di laicizzazione della fede e di de-clericalizzazione della chiesa, tanto invocata ai nostri giorni da Papa Francesco ma difficilmente raggiungibile.
I campi di azione e i mestieri in cui Beppe Pratesi si è trovato ad impegnarsi – sempre nella linea della naturalezza al di fuori di ogni ideologismo – sono davvero molteplici: la fabbrica, la terra, la sanità, il sindacato, la scuola, il volontariato, l’accoglienza, la famiglia ecc…, in luoghi sempre diversi: sfaccettature di una esistenza tanto variegata, quanto lineare ed unitaria nel suo orientamento e nella sua coerenza. Ma a fare da filo conduttore tra tanta varietà di situazioni rimane il suo essere “prete” sempre e comunque, a cominciare dal fronte dei “preti operai” o di “operai preti” fino all’incontro e all’unione con Lucia Frati, anche lei coinvolta in questa intervista, e alla paternità di cinque figli. (dalla prefazione di Alberto Bruno Simoni op)

Se c’è un fenomeno della modernità che va rinnegato, combattuto e vinto (ma è sostanziale ai rapporti sociali e alla struttura economica, quindi è impresa difficilissima) è l’individualismo competitivo. Un mondo nuovo viene dalla lotta di tutti contro questa alienante deformazione di ciò che costituisce l’essenza della nostra dimensione umana, ossia l’essere-con, la relazione con l’altro, la costruzione di comunità. Libri come questo ci aiutano a comprenderlo perché ci collegano all’esperienza di chi questo impegno lo ha assunto prima di noi. E ci rende più chiaro il cammino. E il modo per proseguirlo. (dalla postfazione di Valerio Gigante)

Il 20 ottobre 1964 Lorenzo Milani scrive una breve lettera a un giovanissimo prete, che in quel momento è cappellano a San Salvi, quartiere fiorentino, invitandolo a firmare il documento, da lui promosso insieme a Bruno Borghi, contro la rimozione di monsignor Gino Bonanni da rettore del seminario, in cui si pone, per la prima volta, la questione della necessità di un dialogo autentico, non formale, tra vescovo, parroci e fedeli, mettendo in discussione lo stesso rapporto con il vescovo, fino ad allora di dipendenza assoluta. Lorenzo usa una espressione tipicamente sua: “Sei uscito da poco di seminario e saresti un ingrato se ti disinteressassi”.
Quel prete è Beppe Pratesi, che non si disinteressa allora e non si disinteresserà più, sempre schierato dalla parte degli ultimi. E’ tra i pochissimi firmatari di quel documento, fondamentale per la Chiesa fiorentina e italiana: “Su certe cose non si torna indietro” dice Beppe, riflettendo cinquant’anni dopo.
Beppe appartiene alla generazione appena successiva a quella di Milani e Borghi: in seminario, a Firenze, ha avuto come rettore appunto Gino Bonanni, vivendo l’esperienza del rinnovamento da lui promosso. Ha avuto come insegnanti, tra gli altri, Enrico Bartoletti, Giovanni Vannucci, Luigi Rosadoni, ha seguito le iniziative del sindaco Giorgio La Pira, è stato partecipe del confronto e delle discussioni che ha suscitato l’uscita, nel 1958, del libro “Esperienze pastorali” di Milani.
Cappellano prima a Palazzuolo sul Senio, poi a San Salvi, poi a Montelupo Fiorentino, ottiene dal vescovo di andare a lavorare, assieme ad un altro sacerdote, suo compagno in seminario, Beppe Socci, come bracciante agricolo a Castiglioni, comune di Montespertoli, nella tenuta dei Frescobaldi, avviando nello stesso tempo una comunità, che ha a riferimento i Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld e che suscita interesse e partecipazione.
Dopo l’intervento del cardinale Florit, che ordina l’interruzione di questa esperienza “nè lì, né altrove, né in nessun altro luogo”, vive nella comunità del Porto di Viareggio fondata da Sirio Politi, mentre è operaio metalmeccanico alla F.E.R.V.E.T., azienda di riparazione e manutenzione di carri ferroviari. E’ a lungo delegato sindacale, impegnato in vertenze e mobilitazioni, di carattere politico e sociale.
Nel frattempo, conosce Lucia Frati, ad un certo punto decidono di andare a vivere insieme, avranno 5 figli e, come racconta Beppe, “continua a fare il prete assieme a lei": “condividere il sacerdozio con una sposa non solo non è tradimento o abbandono, ma è viverlo con sensibilità femminile, sotto lo sguardo materno e paterno del Padre”.
Farà l'esperienza di una cooperativa agricola nel pisano, di un'altra in Mugello, terra delle sue origini, in cui ritorna a vivere alla fine degli anni '70, è poi vivaista e giardiniere.
Fa un’esperienza di volontariato in Burundi. In Mugello, tra le tante iniziative in cui è coinvolto, è attivo nelle lotte ambientali contro l’alta velocità e impegnato nel sociale, soprattutto sul tema della salute mentale, con l’associazione Astolfo, di cui sarà tra i fondatori e poi in solidarietà con le vittime della comunità del Forteto.
Una vita intensa, senza mai smettere di considerarsi prete, al di là del rapporto interrotto, non per sua volontà, con la gerarchia, e con un modo che si potrebbe definire "naturale" di risolvere la questione del celibato. In appendice al libro, l’originale della lettera di Borghi e Milani, articoli sulla esperienza di prete operaio, il programma della cooperativa “Il Bosso”, un ricordo di Beppe Socci, due interventi sulla visita di papa Francesco a Barbiana.

Sommario
Alberto Bruno Simoni op, introduzione
CONVERSAZIONI
ho sempre fatto le cose alla rovescia
Io non ho avuto una speciale chiamata
In seminario
Luigi Rosadoni
A Palazzuolo sul Senio
Cappellano a San Salvi
Non pensavo di fare nulla di strano
Su certe cose non si torna indietro
In bocca una amarezza
Bracciante a Castiglioni
La processione del Corpus Domini
I tre Beppi
Nè lì, né altrove, né in nessun altro luogo
A Viareggio con Beppe Socci
In fabbrica
Vorrà dire che a Pasqua si mangerà sbadigli
io ho continuato a fare il prete assieme a lei
Tra i contadini di Pontasserchio e Vecchiano
Il coordinamento dei preti operai
Babbo, ma questo ce l’ha con te
Il ritorno in Mugello
Una casa aperta
Nel Burundi
Volontari per la salute mentale
Casa al Giogo: un rifugio per la consapevolezza
La rete regionale toscana utenti salute mentale
Un manicomio dentro se stessi
Alta velocità: le lotte per l’ambiente, gli operai
Ho vissuto nella naturalezza
Si son fatte tante battaglie
L’incontro fu bello
Valerio Gigante, postfazione

DOCUMENTI
Lettera di Bruno Borghi e Lorenzo Milani sulla rimozione di Mons. Bonanni (1964)
(copia dell’originale)
Storie di lavoro: una giornata in fabbrica (1971)
Sacerdozio e scelta di classe (1971)
Cooperativa agricola Bosso, Presentazione (1983)
Una persona speciale: Beppe Socci (2004)

Grazie a Francesco, grazie a Lorenzo, da “Il Galletto” (2017)
Non so se don Lorenzo (2017)

Il libro si può richiedere a:
Centro di Documentazione di Pistoia Editrice, via S. Pertini s.n.c. 51100 Pistoia,
telefono 0573 371785
e-mail: cdp@comune.pistoia.it , centrodocpistoia@gmail.com
www.centrodocpistoia.it
Pagamento:
 con bonifico bancario utilizzando le seguenti coordinate bancarie
IT92Y0306913830100000001643
 ccp 12386512 intestato a Centro di Documentazione di Pistoia
Spese di spedizione a carico dell’Editore.

Una fiamma nel buio

* in diretta sul nostro sito sabato 20 febbraio, ore 17.00 *


Inauguriamo la rassegna di Prendere la parola con Una fiamma del buio. Conversazioni di Ivan Illich e David Cayley (Eleuthera 2020); ne parleremo col curatore Giacomo Borella e Luigi Monti.

Nel 1989, David Cayley ha convinto Ivan Illich a concedergli un’intervista di otto giorni, che troviamo fedelmente riportata in Una fiamma nel buio: qui Illich, che da decenni rifiutava di farsi registrare («Chi vuole può leggermi, io non voglio raggiungere nessun altro») ripercorre le tappe più significative  del suo percorso biografico e intellettuale tra almeno quattro continenti, una decina di lingue e una costellazione di saperi, nella sua sferzante critica alle istituzioni, al progresso e ai persuasivi e pervasivi miti che alimentano.

Leggi l’introduzione di Una fiamma nel buio.

L’intervista originale (in inglese) è disponibile in podcast sul sito di David Cayley.

* * *

Ivan Illich (Vienna, 1926 – Brema, 2002) si è definito in molti modi:

«Io sono un po’ luna e un po’ commesso viaggiatore, cerco chi ha perduto il suo orologio», ha detto citando la poesia 11 della raccolta di Vicente Huidobro Tout à coup (Parigi 1925)

♣ «Sono uno che sta a cavallo di una siepe, uno Zaunreiter, che è un vecchio termine per dire stregone. Con un piede sto sul mio terreno, quello della tradizione filosofica cattolica, su cui più di una ventina di generazioni hanno devotamente coltivato un giardino sui cui alberi hanno innestato con cura i germogli pagani, greci e romani. L’altro piede, che penzola all’esterno, è appesantito dal fango aggrumato e profuma delle erbe esotiche tra cui ho scarpinato»

«Talvolta ci chiedono cos’è che siamo [qui al CIDOC]. Io rispondo che siamo fantasmologi: studiamo i fantasmi della gente»

♥ «Penso che qui dobbiamo preoccuparci di essere degli umoristi. Ossia gente continuamente consapevole dei vincoli e dei limiti delle categorie con cui pensiamo, continuamente cosciente che sviluppando l’immaginazione e osservando i fiori si possa immaginare un analogo di ogni sistema sociale che leggermente stonato, e che perciò ti fa sorridere»

* * *

Giacomo Borella, architetto, lavora all’interno dello studio Albori, che ha fondato con altri amici una trentina di anni fa, e si occupa di varie altre cose.

È autore del libro Per un’architettura terrestre (Lettera Ventidue 2016), ha tradotto dall’inglese e curato la raccolta di scritti di Colin Ward Architettura del dissenso (Eleuthera 2016) e le nuove edizioni di Il mutuo appoggio di Pëtr Kropotkin (Eleuthera 2020) e delle conversazioni con Ivan Illich raccolte da David Cayley, Una fiamma nel buio (Eleuthera 2020).

Ha collaborato con diverse riviste e testate tra cui il Corriere della Sera, Radio Popolare, Linea d’ombra, Lo straniero, Gli asini.

Luigi Monti, attraverso l’associazione Giunchiglia-11, insegna italiano nella scuola di italiano per stranieri “Frisoun” di Nonantola (Modena). È redattore della rivista Gli asini. Per le Edizioni dell’asino, ha curato di recente l’antologia di scritti pedagogici di Fernand Deligny I vagabondi efficaci.

Prendere la parola

Prendere la parola è un’iniziativa del Centro di Documentazione di Pistoia, con la collaborazione di CEDEI ItaliaEditrice EleutheraEdizioni dell’AsinoFango Radio, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia — Per la cultura #iorestoattivo.

Prendere la parola è il nuovo programma culturale del Centro di Documentazione — Pistoia:

da febbraio a settembre ’21, ci occuperemo di libertà e scuolaeducazione e pedagogia, con libri, film, laboratori, giornate di studio.

In risposta alla dittatura dei rettangoli video, abbiamo optato per un formato radio: adesso che la corporeità è assente, privilegeremo l’udito, l’ascolto, l’oralità.

Gli eventi saranno in diretta radio e in podcast su www.centrodocpistoia.it.

Il progetto grafico di Prendere la parola ha visto la partecipazione di Codice 667 e Jackid_13: l’illustrazione che accompagna la rassegna è di Codice 667, mentre la copertina del prossimo numero del «Notiziario CDP» ospiterà l’illustrazione di Jackid_13.

Apertura del Centro

A seguito dell’ultimo DPCM, il Centro di Documentazione di Pistoia riapre al pubblico lunedì 14 dicembre 2020 (orario: dalle ore 15 alle ore 19 da lunedì a venerdì). L’ingresso al Centro per motivi di ricerca e consultazione sarà solo su appuntamento, nel rispetto delle norme che prevedono la presenza di soli due utenti in contemporanea.

Rimane attivo il servizio di riproduzione digitale e cartacea dei documenti richiesti e il supporto per ricerche bibliografiche e ogni altro quesito utile per il lavoro di studio e ricerca.

Il servizio di prestito è effettuato dal personale della Biblioteca San Giorgio.

Le prenotazioni e le richieste di documenti devono pervenire tramite e-mail all’indirizzo cdp@comune.pistoia.it.

Telefono: 0573 371785 — 392 8943430