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FERNAND DELIGNY I vagabondi efficaci

Il prossimo appuntamento di Prendere la parola sabato 19 giugno 2021, ore 17:00:
 
I vagabondi efficaci e altri scritti di Fernand Deligny (Edizioni dell’Asino, 2020)
con Federica Lucchesini e il curatore Luigi Monti
 
* in presenza: negli spazi all’aperto della Biblioteca San Giorgio di Pistoia *
* in diretta: su www.centrodocpistoia.it e www.fangoradio.com *
 
 
Si definiva un deragliatore, uno che lavorava per far saltare i binari di quei bambini che condizioni di vita opprimenti conducevano precocemente verso riformatori, case di rieducazione e manicomi. Educatore anomalo, defilato, antiaccademico, di impronta libertaria, Fernand Deligny ha lasciato molti scritti ma nessuno che intendesse “sistemare” la sua pedagogia. Quest’antologia ripercorre la prima metà della parabola “antipedagogica” di un grande, e in Italia pressoché sconosciuto, educatore e scrittore, che decise di passare la sua vita in mezzo a ragazzini disadattati, caratteriali, delinquenti, randagi e autistici.
 
Educatore più per caso che per vocazione, Fernand Deligny (1913-1996) diventa maestro a venticinque anni, in una “classe differenziale” di Parigi. Nel 1939 viene assunto al Padiglione 3, l’ala riservata ai bambini del manicomio di Armentières, che lui cerca di “aprire” sperimentando tecniche dell’educazione attiva. Nel 1945 gli viene affidata una comunità per minori delinquenti a Lille. Dopo poco più di un anno, l’insofferenza verso il sistema educativo per “l’infanzia in pericolo morale” lo costringe a chiudere. Nei successivi quindici anni costruisce La Grande Cordata, una struttura per la presa in carico “in cura libera” di adolescenti caratteriali e delinquenti. Nel 1967, l’incontro con Janmari, adolescente “encefalopatico grave”, gli offre il pretesto per dare avvio al suo ultimo “tentativo”: una “zattera sui monti” delle Cévennes dove Deligny rimarrà fino alla morte, condividendo le giornate con ragazzini autistici e mutacici, ma senza alcun intento terapeutico o riabilitativo.
 
«Pullulano attorno ai bambini in pericolo ‘morale’, delinquenti o disadattati. Subdoli partigiani di un ordine sociale marcio e ovunque in disfacimento, si affannano sulle vittime più colpite dal crollo: i bambini miserabili. Importuni e tenaci, si radunano come mosche e la loro attività ronzante e benefica camuffa il semplice bisogno di instillare in questa carne fresca i loro desideri d’obbedienza servile, di fiacco conformismo e di moralismo da strapazzo.»
 
Federica Lucchesini è insegnante della scuola secondaria di primo grado e redattrice della rivista «Gli asini»; Luigi Monti, redattore de «Gli asini» e insegnante di italiano nella scuola per stranieri “Frisoun” del comune di Nonantola (MO), ha curato questa nuova edizione de I vagabondi efficaci, che esce con la traduzione di Chiara Scorzoni.

IVAN ILLICH Celebrare la consapevolezza

Torniamo a parlare di Ivan Illich nel terzo appuntamento di Prendere la parola: Luigi Monti intervista Fabio Milana, curatore di Ivan Illich, Celebrare la consapevolezza. Opere complete – Volume I (Neri Pozza 2020).

* In diretta radio su questo sito e su Fangoradio sabato 22 maggio, ore 17.00 *

 

 

La scuola come nuova religione universale [pp. 663-671]

 

 

«Cosa sia autentica religione, io non so. Ma voglio parlare di una specifica cattiva religione, una struttura rituale, che caratterizza il nostro tempo: della scuola e del suo potere mitogenetico.

 

I riti hanno lo scopo di occultare agli occhi dei loro partecipanti la discrepanza tra fini e realtà sociali.

 

Io credo che la scuola — l’andare a scuola, il percorso scolastico, la scolarizzazione — fa per noi esattamente questo. Il suo fine è uguale libertà di fratellanza per tutti. La realtà di cui essa ci rende schiavi è esattamente l’opposto.

 

In linea di principio, per nessuno le porte della scuola si schiudono senza offrire almeno una chance. È appunto questa la colpa del non scolarizzato, qualora non si avvalga dell’insegnamento.

 

Possiamo dunque vedere nella scuola un gioco rituale, il rituale di una promozione progressiva e competitiva attraverso cui il mito della società dei consumi si coltiva e conserva allo stesso modo presso i consumatori e i non consumatori, gli eletti e i dannati. Sulla carta la scuola sembra un processo perfettamente razionale. Ma in realtà non fa che diffondere con successo in tutto il mondo il mito della possibilità di un paradiso terrestre fatto di consumi continuamente crescenti.»

 

 

 

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Fabio Milana è stato curatore degli Scritti diversi di Michele Ranchetti (Ed. di Storia e Letteratura, 1999-2000, 2009) e della raccolta documentaria L’operaismo degli anni Sessanta. Da «Quaderni rossi» a «classe operaia» (DeriveApprodi 2008, con Giuseppe Trotta). Sta curando per Neri Pozza la pubblicazione integrale delle opere di Ivan Illich, di cui esce, con Celebrare la consapevolezza, il primo volume.

 

 

Luigi Monti, attraverso l’associazione Giunchiglia-11, insegna italiano nella scuola di italiano per stranieri “Frisoun” di Nonantola (Modena). È redattore della rivista Gli asini. Per le Edizioni dell’asino, ha curato di recente l’antologia di scritti pedagogici di Fernand Deligny I vagabondi efficaci.

LA SINTASSI DELLA LIBERTÀ — arte, pedagogia, anarchia

Per il secondo appuntamento della rassegna di Prendere la parola presenteremo La sintassi della libertà — arte pedagogia, anarchia di Pietro Gaglianò (Gli Ori 2020); ne parleremo con l’autore.

* In diretta sul nostro sito sabato 3 aprile, ore 17.00 *

«È opportuno chiedersi cosa sia a guidare l’arte e l’attivismo sociale e cosa dovrebbe sempre orientare l’educazione. La risposta più generale che possiamo darci è che l’aspirazione comune a tutti e tre gli ambiti corrisponde allo stesso disegno che ha sempre ispirato il pensiero anarchico: un desiderio di libertà perseguito nella convinzione che tale libertà possa funzionare solo in uno spazio di uguaglianza».
Partendo dal libro La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia (Gli Ori, 2020), ripercorreremo gli ultimi due secoli di storia intrecciando le principali voci anarchiche con quelle dell’educazione libertaria, viste alla luce di esperienze pedagogiche alternative ed esperienze artistiche contemporanee che mettono in discussione i luoghi tradizionali dell’arte, il mito dell’artista e il suo ruolo in una società che voglia liberare il proprio potenziale di emancipazione.

Pietro Gaglianò (1975) è critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in architettura ha approfondito il rapporto tra l’estetica del potere e le contronarrazioni agite dall’arte, prediligendo il contesto urbano e sociale come scena dei linguaggi contemporanei, con una particolare attenzione per i sistemi teorici della performance. Nei suoi libri e nelle sue mostre è centrale la sperimentazione di formati ibridi tra arte e scienze sociali per coltivare la percezione politica dello spazio pubblico e della comunitàSu questo tema ha pubblicato, oltre a numerosi saggi, La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia (Gli Ori, 2020) e Memento. L’ossessione del Visibile (Postmedia Books, 2016). Insegna in istituzioni italiane e statunitensi ed è attivo in progetti e reti internazionali che sperimentano pratiche di arte e pedagogia non formale per l’educazione contro la discriminazione.

Una fiamma nel buio

* in diretta sul nostro sito sabato 20 febbraio, ore 17.00 *


Inauguriamo la rassegna di Prendere la parola con Una fiamma del buio. Conversazioni di Ivan Illich e David Cayley (Eleuthera 2020); ne parleremo col curatore Giacomo Borella e Luigi Monti.

Nel 1989, David Cayley ha convinto Ivan Illich a concedergli un’intervista di otto giorni, che troviamo fedelmente riportata in Una fiamma nel buio: qui Illich, che da decenni rifiutava di farsi registrare («Chi vuole può leggermi, io non voglio raggiungere nessun altro») ripercorre le tappe più significative  del suo percorso biografico e intellettuale tra almeno quattro continenti, una decina di lingue e una costellazione di saperi, nella sua sferzante critica alle istituzioni, al progresso e ai persuasivi e pervasivi miti che alimentano.

Leggi l’introduzione di Una fiamma nel buio.

L’intervista originale (in inglese) è disponibile in podcast sul sito di David Cayley.

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Ivan Illich (Vienna, 1926 – Brema, 2002) si è definito in molti modi:

«Io sono un po’ luna e un po’ commesso viaggiatore, cerco chi ha perduto il suo orologio», ha detto citando la poesia 11 della raccolta di Vicente Huidobro Tout à coup (Parigi 1925)

♣ «Sono uno che sta a cavallo di una siepe, uno Zaunreiter, che è un vecchio termine per dire stregone. Con un piede sto sul mio terreno, quello della tradizione filosofica cattolica, su cui più di una ventina di generazioni hanno devotamente coltivato un giardino sui cui alberi hanno innestato con cura i germogli pagani, greci e romani. L’altro piede, che penzola all’esterno, è appesantito dal fango aggrumato e profuma delle erbe esotiche tra cui ho scarpinato»

«Talvolta ci chiedono cos’è che siamo [qui al CIDOC]. Io rispondo che siamo fantasmologi: studiamo i fantasmi della gente»

♥ «Penso che qui dobbiamo preoccuparci di essere degli umoristi. Ossia gente continuamente consapevole dei vincoli e dei limiti delle categorie con cui pensiamo, continuamente cosciente che sviluppando l’immaginazione e osservando i fiori si possa immaginare un analogo di ogni sistema sociale che leggermente stonato, e che perciò ti fa sorridere»

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Giacomo Borella, architetto, lavora all’interno dello studio Albori, che ha fondato con altri amici una trentina di anni fa, e si occupa di varie altre cose.

È autore del libro Per un’architettura terrestre (Lettera Ventidue 2016), ha tradotto dall’inglese e curato la raccolta di scritti di Colin Ward Architettura del dissenso (Eleuthera 2016) e le nuove edizioni di Il mutuo appoggio di Pëtr Kropotkin (Eleuthera 2020) e delle conversazioni con Ivan Illich raccolte da David Cayley, Una fiamma nel buio (Eleuthera 2020).

Ha collaborato con diverse riviste e testate tra cui il Corriere della Sera, Radio Popolare, Linea d’ombra, Lo straniero, Gli asini.

Luigi Monti, attraverso l’associazione Giunchiglia-11, insegna italiano nella scuola di italiano per stranieri “Frisoun” di Nonantola (Modena). È redattore della rivista Gli asini. Per le Edizioni dell’asino, ha curato di recente l’antologia di scritti pedagogici di Fernand Deligny I vagabondi efficaci.

Prendere la parola

Prendere la parola è un’iniziativa del Centro di Documentazione di Pistoia, con la collaborazione di CEDEI ItaliaEditrice EleutheraEdizioni dell’AsinoFango Radio, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia — Per la cultura #iorestoattivo.

Prendere la parola è il nuovo programma culturale del Centro di Documentazione — Pistoia:

da febbraio a settembre ’21, ci occuperemo di libertà e scuolaeducazione e pedagogia, con libri, film, laboratori, giornate di studio.

In risposta alla dittatura dei rettangoli video, abbiamo optato per un formato radio: adesso che la corporeità è assente, privilegeremo l’udito, l’ascolto, l’oralità.

Gli eventi saranno in diretta radio e in podcast su www.centrodocpistoia.it.

Il progetto grafico di Prendere la parola ha visto la partecipazione di Codice 667 e Jackid_13: l’illustrazione che accompagna la rassegna è di Codice 667, mentre la copertina del prossimo numero del «Notiziario CDP» ospiterà l’illustrazione di Jackid_13.