Notiziario CDP 248

Libri da leggere

Antonio Schina 

Antimoderati

A cura di Gian Paolo Serino, Luciano Bianciardi. Il precario esistenziale, Clichy 2015, pp. 110
    7,90

Oreste Pivetta, Franco Basaglia,  il dottore dei matti,  La biografia, Baldini&Castoldi 2014, pp. 320
  € 14,90

Alberta Basaglia, Le nuvole di Picasso. Una bambina nella storia del manicomio liberato, Feltrinelli 2014, pp. 92   € 10,00

Nico Naldini, Pasolini, una vita, Tamellini editore 2014, pp. 508   € 24,00

Franco Ricordi, Pasolini filosofo della libertà. Il cedimento dell’essere e l’apologia dell’apparire, Mimesis 2013, pp. 254   € 20,00

  

Franco Fortini, Tutte le poesie, a cura di Luca Lenzini, Oscar Mondadori 2014, pp. 882
  € 22,00

Ugo Basso, Lelio Basso. Un socialista tra diritto e utopia, Cittadella editrice 2014, pp. 152
  € 13,80

Una serie di testi, più o meno recenti, che hanno in comune figure che si possono tutte ascrivere a quell’ambito dell’antimoderatismo che è sempre stato al centro dell’attenzione del Centro di documentazione e ora della sua collana Quaderni dell’Italia antimoderata. 

Il più recente è un piccolo testo a cura di Gian Paolo Serino che parte dal presupposto secondo cui Bianciardi è più commentato che letto, per cui non ha senso scrivere un saggio critico o un panegirico sullo scrittore ma documentare con sue citazioni che «Bianciardi è stato il primo romanziere, ben prima di Umberto Eco e di Pier Paolo Pasolini, a intuire – e scrivere – come la società dei consumi sia soltanto una mera illusione. Oggi ne vediamo, attraverso gli schemi della nostra vita ultrapiatta, le conseguenze. La cementificazione di quegli anni ha asfaltato non soltanto i nostri cuori, trasformandoci da lettori della vita a “tele-spettatori”, ma anche le nostre città, le nostre coste, i nostri migliori panorami» (p. 21). 

Bianciardi «descrisse per primo come in un mondo che continua a progredire nessuno progredisce veramente» (p. 22).

E allora le parole e le immagini documentano in maniera efficace proprio questi aspetti  e queste caratteristiche. Una per tutte: 

«Essere “di sinistra” non significa nulla. Tutti sono di sinistra, dai cattolici ai socialdemocratici ai socialisti, ai comunisti e a quelli che si dicono, con felice neologismo “extraparlamentari” (come a significare che si sono prenotati un posto in parlamento per l’indomani). Io sono anarchico, nel senso che auspico una società basata sul consenso e non sull’autorità» (p. 95).

Ottima la bibliografia in appendice. 

Oreste Pivetta, con Franco Basaglia, il medico dei matti, ha scritto una biografia davvero completa che si muove dalla adolescenza veneziana per poi arrivare, attraverso l’antifascismo, il secondo dopoguerra, lo studio, l’avvio di una possibile carriera universitaria, al momento centrale, quello della direzione degli ospedali psichiatrici a Gorizia, Parma, Trieste, Roma. 

Ed è logico che questa sua vicenda personale si intrecci con i grandi avvenimenti della società e della cultura italiana, come i primi governi di centrosinistra, le lotte operaie e studentesche, lo stragismo e il terrorismo. C’è a questo proposito una coincidenza temporale significativa nel 1978, tra l’approvazione della legge 180, conosciuta appunto come legge Basaglia, che porterà alla chiusura dei manicomi, e il ritrovamento, pochi giorni prima, del cadavere di Aldo Moro, in via Caetani, a Roma. 

Avendo scritto una vera e propria biografia, Pivetta non si pone il problema di ricostruire i percorsi della psichiatria di quegli anni, bensì quello di raccontare i dettagli di una vita intensa, veloce, veramente impegnativa. E gli sono d’aiuto i libri di Basaglia che riportano gli interventi nelle varie fasi del suo percorso (in particolare le conferenze tenute in Brasile, qui citate nella edizione di Raffaele Cortina, anche se andrebbe ricordato che la prima edizione del libro, con il titolo Conferenze brasiliane fu proprio del Centro di Documentazione di Pistoia nella collana dei Fogli di Informazione, a cura di Agostino Pirella e di Paolo Tranchina, che avrebbero meritato anch’essi una segnalazione), le testimonianze di chi l’ha conosciuto. 

E ovviamente, raccontando di Basaglia, si parla del cambiamento epocale che sta avvenendo e che ruota sempre, nelle azioni e nei pensieri di Basaglia attorno al concetto di follia e non di malattia mentale: «Quello che voglio dire è che per noi la follia è vita, tragedia, tensione. È una cosa seria. La malattia mentale invece è il vuoto, il ridicolo, la mistificazione di una cosa che non c’è, la costruzione a posteriori per tenere celata, nascosta, l’irrazionalità. Chi può parlare è solo la Ragione, la ragione del più forte, la ragione dello Stato e mai quella del diseredato, dell’emarginato, di chi non ha». (p. 309).

In questa prospettiva Basaglia non voleva chiudere semplicemente i manicomi, come si è andato dicendo per anni fino ad oggi, sottolineando una sorte di sua “irresponsabilità”, ma lavorava, prima, per progettare sperimentare costruire, una rete di assistenza, accompagnando verso la società l’individuo che ne era stato respinto, restituendogli dignità e responsabilità, diritti e doveri, ridandogli appunto un po’ della sua voce, delle sue ragioni. 

La figlia di Franco Basaglia, Alberta, ha scritto, assieme alla giornalista Giuliana Raccanelli, Le nuvole di Picasso, a 34 anni dalla morte del padre. 

Si potrebbe dire una giusta distanza per parlare del padre e della madre e anche delle esperienze di Gorizia e di Trieste, attraverso lo sguardo prima di una bambina, poi di una adolescente. Ma soprattutto della vita quotidiana in una famiglia molto particolare, impegnata in attività veramente originali, per quell’epoca, che si riflettono anche nei particolari della vita di Alberta: un modo strano di vestire, un modo particolare di organizzare le attività casalinghe, con certe regole rigorose, come quella di non possedere e quindi di non guardare mai la televisione. 

E paradossalmente è proprio attraverso un programma della televisione cui Alberta assiste per caso perché a casa della nonna a Venezia si tratta de I giardini di Abele di Sergio Zavoli, in cui si racconta diffusamente dell’esperienza della comunità terapeutica avviata dal padre che Alberta si sentirà finalmente a suo agio nella realtà in cui ha vissuto fino ad allora: «Solo il fatto di essere diventata una storia a portata degli ormai tanti fortunati possessori di tivù mi faceva pensare che allora a Gorizia si stava incidendo davvero su ciò che prima era stato sempre ignorato…Che sollievo poi capire che tutta questa loro nostra vicenda, diventata pubblica, non era più conosciuta da pochi ma apparteneva a tutti. Voleva dire che non ero poi tanto diversa». (p. 61).
È da lì che poi si muoverà per definire le sue scelte, come la frequenza alla facoltà di psicologia a Padova, la tesi sui bambini in manicomio, storie dimenticate e nascoste, capendo alla fine interamente non solo le azioni ma anche la figura del padre nella sua interezza. E in qualche modo riconciliandosi completamente con lui e riuscendo a rispondere alla domanda che i bambini le fanno spesso: “Ma tu non avevi paura dei matti?” “E tuo papà cosa diceva?”. 

Riappare finalmente l’edizione riveduta ed ampliata con documenti inediti, che sono alcune lettere degli anni Cinquanta e i disegni del poeta appena ritrovati, di Pasolini, una vita, di Nico Naldini, suo cugino, edito per la prima volta da Einaudi nel 1989 e poi uscito, sembrava definitivamente, dal catalogo. 

Scrive Massimo Bray nella presentazione che il libro evidenzia «l’esistenza di un intellettuale antagonista sin dagli esordi, il senso profondo del pensiero e dell’azione… Ripercorrere i cinquantatre anni che trascorrono dalla nascita di Pasolini a Bologna alla morte a Lido di Ostia significa rivivere… la trasformazione più profonda del paese: da nazione con poco meno di quaranta milioni di abitanti in un contesto prevalentemente rurale… l’Italia diventa una realtà popolata da cinquantacinque milioni di abitanti in gran parte inurbati, caratterizzata da un’economia industriale manifatturiera». 

Pasolini si occupa di denunciare la mutazione antropologica del Paese, non limitandosi alla denuncia, bensì cercando di contrastare questa mutazione. Tutte le sue opere hanno questo riferimento sempre presente: e questo avviene sia nella poesia sia nel teatro sia nel cinema e nella narrativa. La ricostruzione della sua vita e delle sue opere nella biografia di Naldini serve proprio a documentare questo incessante lavorio in cui è sempre presente il senso etico e civile. 

Si può completare la conoscenza o la riscoperta autentica di Pasolini con la lettura di Pasolini filosofo della libertà di Franco Ricordi, che esce nella collana Filosofie dell’editore Mimesis. 

Per capire la crisi di identità politica e culturale dell’Italia, Ricordi assume a riferimento Pasolini, che si può considerare il riferimento poetico più importante del XX secolo. 

La sua poesia civile ha anche una valenza filosofica: è un uomo contro, «una personalità che si oppone ad un sistema italiano che, in una maniera o nell’altra, è proteso ad opprimere quella libertà peraltro tanto ricercata ed esaltata… Pasolini ricerca, e si fa alfiere di una libertà diversa, evidentemente più autentica, e si scontra palesemente con una realtà che nel nostro paese è e rimane ostile a se stessa». (p. 12). 

Pasolini denuncia per primo il potere dell’apparire, che si è imposto in maniera totalitaria e devastante, soprattutto attraverso il fenomeno televisivo: «Pasolini ha compreso per primo… il senso più intimo di questa nuova dittatura ontologica per l’umanità, la possibilità di una nuova forma di totalitarismo fondata sul senso dello spettacolo di ogni giorno; quello spettacolo “del tutto e del nulla” verso il quale, con indifferenza e con una triplice benda negli occhi, ci stiamo sempre più inoltrando: l’epoca del totalitarismo spettacolare». (p. 173). 

Luca Lenzini ha curato con grande precisione e passione l’uscita di Tutte le poesie di Franco Fortini, che per la prima volta sono raccolte insieme, in un percorso durato oltre cinquant’anni. 

Fortini si è sempre confrontato con gli avvenimenti della storia. Lenzini ricorda nell’introduzione come appunto «le raccolte fortiniane sono sempre attente a testimoniare i crinali in cui la storia personale incontra quella collettiva – ovvero gli eventi in cui si riassume un’epoca – entro coordinate amplissime: dalla Russia all’Ungheria alla Cina, da Praga al Vietnam e da Stammheim all’Iraq, ogni luogo è una data, ogni paese un’allegoria… riportare i testi ai contesti significa rifare la storia degli ultimi cinquant’anni – ed è forse questo che l’autore vorrebbe: purché quella storia sia rivista dal basso, ex novo, disseppellendo e non rimuovendo il possibile che non è stato». (p. 7). 

Ci piace qui riportare, ovviamente per scelta puramente personale questa poco conosciuta poesia tratta da Versi primi e distanti (1937-1957): 

                       Tu sai che questo…

Tu sai che questo anno Cinquanta illumina 

la cima degli anni, la metà nostra. Da ora

ogni giorno è più corto e sui cammini

della campagna più lunghe e sui muri le ombre. 

Ma più della sera di insegne ove dormo

ricche d’odio e sul treno

che i ponti sfracella dei monti

mai più nella parola che incido con pena per te, 

amico che mi ricordi solo se ti ricordo, 

mai più sarà senza aria di morte la mente. 

Ma il più raro tesoro è questa luce. 

1950 

Il libro del nipote Ugo Basso ricorda meritoriamente la figura di Lelio Basso, scomparso nel 1978, un esponente importante della sinistra socialista, dentro e fuori al Psi. 

Il libro comprende una nota biografica, una sintetica ricostruzione della sua esperienza politica e della sua elaborazione teorica, un’ampia antologia che si articola in tre parti dedicate a Concreta utopia, Costituzione sì, Concordato no e a La fede di un marxista. 

Quello che Ugo Basso chiama il marxismo liberamente elaborato di Lelio Basso consiste in un modello dialettico che non sopporta irrigidimenti dogmatici: «proprio perché studiato all’interno di un blocco storico, il modello marxiano deve evolversi per fornire chiavi interpretative capaci di trasformare altri blocchi storici. Nessuna interpretazione e nessuna realizzazione storica, né là dove il socialismo è diventato il fondamento dello Stato, né dove alimenta la speranza dei movimenti operai di opposizione, può essere considerata definitiva. Dunque come scrive Walter Tobagi – nel necrologio del “Corriere della Sera” del 17 dicembre 1978  – “la sua biografia politica può essere riletta come la storia di una lunga eresia, la ricerca di un socialismo tutto da inventare”». (pp. 20-21). 

Segnalazioni

Acqua e beni comuni

Pollicino gnus, n. estate-2014 €       3,00

Un brindisi vi seppellirà

Resoconto di sette anni di lotte per difendere l’acqua bene comune a Reggio Emilia. 

A cura di E. Somaini, I beni comuni oltre i luoghi comuni, Ibl 2015, pp. 280 €     18,00

Importante questo libro non tanto per quello che dice ma per le critiche che suscita e questo lo fa egregiamente Riccardo Petrella nel numero di febbraio del 2016 di «Nigrizia», sottoliando come gli autori del libro denuncino come “belle parole”, “ideali ingenui”, “concetti che non hanno nessun legame con la realtà”, ciò che spinge tanti esseri umani a battersi e anche a morire: la giustizia, la solidarietà, l’uguaglianza, la democrazia partecipativa. 

Riportiamo le conclusioni dell’articolo di Petrella: «Gli autori del libro non hanno capito che i beni comuni pubblici necessitano di punti di riferimento e d’inquadramento fondamentalmente nuovi e diversi dai meccanismi e dispositivi economici dell’accumulazione privata, della competitività, di rivalità ed esclusione e della finalizzazione speculativa – e c’è bisogno di un ripensamento profondo del ruolo della proprietà privata e dei beni comuni privati che non conduce necessariamente a un superamento della dicotomia stato/mercato, ma a una nuova forbice meno stato/diritti e uguaglianza e più mercato/libertà e auto-organizzazione. La stessa cecità, infine, li ha indotti a una penosa pirouette a proposito di quanto è scritto sui beni comuni nell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco. 

Pur rendendosi conto che l’enciclica è strutturalmente favorevole ai beni comuni pubblici e non alle logiche di mercato, gli autori – probabilmente di fede o di cultura cristiana – hanno cercato di non opporsi apertamente alle tesi di Francesco, affermando che le analisi dell’enciclica si situano a livello di principi di ordine generale morale e che esse non si traducono in indicazioni prescrittive politiche e socioeconomiche concrete. 

Esempio flagrante di quel che si dice arrampicarsi sugli specchi».

Alimentazione

Il becco, n.1-gennaio 2016 

Abbonamento annuo €     10,00

La fame nelle orecchie e la paura della modernità alimentare. 

Articoli di R. Capizzi: Contro il luddismo alimentare; L. Rezende Moreira: Il luddismo agricolo; a cura S. D’Amato Avanzi un’ampia intervista a Dario Bressanini ricercatore autore del libro Contro natura pubblicato da Rizzoli. 

D. Bressanini e B. Mautino, Contro natura, Dagli Ogm al “bio”, falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola, Rizzoli 2015, pp. 302 €     17,50 

Argomento centrale sono i tanto discussi Ogm ma, in generale, gli autori puntano anche a sfatare i troppi luoghi comuni e i falsi allarmi che circolano da tempo sul cibo che portiamo in tavola. «Ma la natura non è né benigna né maligna. − scrivono − La natura c’è, con tutto il suo bagaglio che si porta appresso, fatto di eventi straordinari, incroci apparentemente impossibili, mutazioni che danno vita a nuove specie e geni che saltano da un organismo all’altro.

L’intervento umano, che sia di semplice selezione, che sia invece volto a produrre mutazioni o che, ancora, consista nel prendere geni e spostarli artificialmente non si discosta poi molto da quello che avviene regolarmente in natura. Non stiamo cercando di dimostrare che questi prodotti siano innocui a prescindere, ma ci piacerebbe che non fossero considerati colpevoli senza un regolare processo».

Molte sono le notizie strane che ci vengono raccontate come che l’84% dei mangimi usati negli allevamenti italiani sono fatti con soia e mais Ogm, che il colore naturale delle carote è il viola scuro, mentre le carote arancioni sono frutto di una mutazione genetica, che il glutine non è il nuovo veleno moderno e l’intolleranza ad esso è più una psicosi che una malattia scientificamente provata o che il riso nero fu creato da un genetista cinese e tante altre sono le curiosità raccontate nei vari capitoli, tutte poco conosciute per i non addetti ai lavori. 

Il libro fa divulgazione scientifica seria con dati puntuali e fornisce a chiunque gli strumenti necessari per formarsi un’opinione senza però forzare il lettore verso una posizione o un’altra. 

M. Pizzuti, Scelte alimentari non autorizzate, Dai cibi di distruzione di massa a una nuova coscienza agroalimentare, Il punto d’incontro 2015, pp. 391 €     15,90 

Purtroppo il cibo che compriamo ha cambiato sapore ed aspetto in questi ultimi decenni ed inoltre in ogni alimento troviamo tracce di sostanze tossiche all’origine di molte patologie.

Quasi tutta la mangimistica dei nostri allevamenti è già stata sostituita con prodotti geneticamente modificati e i generi alimentari di eccellenza italiani sono stati contaminati da ciò che mangiano gli animali. I ricercatori della nutrigenomica stanno guidando una rivoluzione scientifica e culturale sugli eccezionali effetti di una corretta alimentazione. La salute è il bene più prezioso che abbiamo ed è opportuno conoscere i pericoli del cibo industriale, gli alimenti da evitare e come applicare le nuove scoperte per la vita di tutti i giorni.

M. Ciot, Consumare carne, Problematiche ambientali, sociali, salutistiche, Libri di Gaia 2016, pp. 155                      5,00

Con questa tesi di laurea Mario Ciot − che ha vinto il primo premio della 16° edizione del concorso nazionale Icu-Laura Conti − mette in luce il legame tra globalizzazione e consumo internazionale di carne, due facce della stessa medaglia unite dal guadagno economico. Sono ettari ed ettari il suolo usato per coltivare mangimi per animali che crea profonde disuguaglianze a livello planetario perché toglie spazio a coltivazioni che potrebbero sfamare miliardi di persone. «Per questo – conclude – Ciot dobbiamo, noi abitanti del mondo sviluppato, promuovere un nuovo stile di vita meno dipendente dalle proteine animali dato che una moltitudine di studi scientifici provano ormai i danni del suo abuso nella dieta».

M. Di Massimo, Ritorno alle radici, Le piante spontanee per l’alimentazione e la salute,  Aboca 2015, pp. 415                             29,00 

Questo libro è un manuale agevole e di facile consultazione per una conoscenza delle numerose piante spontanee commestibili e facilmente reperibili nelle nostre campagne.

Gli autori intendono stimolare il ritorno all’uso di piante selvatiche di lunga tradizione che sono una grande risorsa nutrizionale e culturale, giocando un ruolo chiave nella salvaguardia della salute.

Corredato di numerose e suggestive immagini fotografiche a colori, il volume è costituito da una prima parte a carattere introduttivo e generale, e da una seconda parte che propone le schede di circa 80 piante selvatiche. Alle descrizioni botanicotecniche, gli autori affiancano Storia, miti, leggende e usi particolari delle singole piante, le modalità di raccolta e i loro impieghi alimentari e salutari. (dalla quarta di copertina) 

C. Micheli, Cucina naturale in 30 minuti, 25 menu vegetariani a base di prodotti di stagione, Aam-Terra Nuova 2008, pp. 139 €     12,00

Il libro propone menu nel pieno rispetto della stagionalità tutto da preparare in poco tempo, appunto in trenta minuti, il tutto arricchito di consigli, spunti, informazioni e riflessioni.

G. Aiello, Il mistero (solubile) dello zucchero assassino, Una storia di cibo, dominio, denaro e scienza, Nautilus 2016, pp. 160 €     11,00 

Lo zucchero raccontato dal punto di vista storico, antropologico e medico. 

Basandosi su numerose fonti internazionali l’autore propone una panoramica delle principali scoperte relative allo zucchero, ai meccanismi economici e sociali più o meno chiari sottesi alla sua diffusione che ne fanno oggi un alimento considerato “naturale” e “tradizionale” e, soprattutto, alle “amare” conseguenze del suo (ab)uso sulla salute. Ma il problema è anche un altro e sorge quando sull’etichetta è scritto “senza zucchero aggiunto” ma il sapore risulta dolcissimo; cosa avranno messo? Meglio non chiederselo o non indagare, perché poi risulta che i dolcificanti fanno male anche loro e risultano essere cancerogeni, neurotossici, e portano danni al cuore, alla circolazione, ecc.

Lucio Anneo Seneca, La dieta del saggio, A cura di L. Coco, Edb 2016, pp. 56         6,80

Scritto più di 2000 anni fa questo testo è un inno alla frugalità ed indica uno stile di vita che risulta tanto più innaturale oggi, in una società che fa dei consumi e dello spreco la sua regola. In questi stralci di lettere scritte per l’amico Lucilio, Seneca fornisce dettagli della sua vita privata e delle sue abitudini: dall’esercizio fisico, alle letture e alla alimentazione.

M. Riefoli, Il rapporto mente cibo, La guida più completa sui meccanismi mentali in relazione all’alimentazione dal concepimento alla vecchiaia, Armando 2016, pp. 319      20,00 

Il rapporto mente-cibo è il primo libro che tratta le ragioni delle nostre scelte alimentari a partire da un modello di analisi del funzionamento della mente diverso da quello della psicologia e della psicoanalisi. Il testo spiega come nascono gli schemi mentali che si sostituiscono alla coscienza nel gestire le scelte alimentari e comportamentali e rivela come queste siano quasi sempre determinate dal fisiologico funzionamento della mente e non da particolari patologie.

Ambiente

Documenti wilderness, n. 41-ottobre/dicembre 2015          s.i.p.

A nome di Franco Zunino, direttore della rivista, un ampio articolo sulla presenza del lupo nelle nostre montagne, sui danni che arreca e sulla insipienza dei nostri “esperti” che sul lupo hanno lucrato fino ad oggi. Riporta un documento dell’Aiw (Associazione italiana per la Wilderness) sulla problematica del lupo in Italia e l’impegno dell’associazione per una seria politica di conservazione della biodiversità originaria del lupo. Sono tante le favole che vengono raccontate sul lupo e così conclude lo Zunino: «Ci vengono poi a raccontare la favola manualistica del lupo che controlla i branchi di cinghiali, cervi e caprioli: una verità valida solo per le vaste e selvagge lande nordiche dove non esiste, come da noi, l’anello più debole della loro catena alimentare che è sempre e comunque l’animale domestico, cani compresi. Né ci dicono che comunque le predazioni sulla fauna selvatica non sono mai tali da mantenere in equilibrio le specie erbivore (lo si legge solo nei manuali dei naturalisti). La verità è che il numero dei cinghiali e dei lupi va mantenuto basso con azioni dell’uomo, che significa abbattimenti mediante controlli venatori e dopo censimenti super-partes. La storia insegna; tutto il mondo insegna, ma al solito gli italiani sono ciechi e sordi a questi insegnamenti e propongono i soliti metodi palliativi, facendo sì che il problema lupo, così come l’altrettanto e più grave problema cinghiale, si aggravi sempre di più, fino a portare all’esasperazione chi di questi animali ha paura, specie leggendo dei sempre più frequenti casi di aggressioni o di incidenti, anche mortali; per non dire dei milioni di euro di danni che nessuno paga, se non chi li subisce!»

Nunatak, n. 41-inverno 2015 €       2,50 

C. Cavalleri nell’articolo Perché brucia la Sardegna spiega le cause e le finalità di un fenomeno in merito al quale il sensazionalismo di Tv e giornali non chiariscono mai nulla.

Malamente, n. 1-settembre 2015 €       3,00

Trivelle in Adriatico intervento di A. De Sanctis. Il mare Adriatico, dalla Puglia all’Emilia-Romagna, si trova al centro di una serie di progetti energetici che riguardano in particolare l’installazione di piattaforme per l’estrazione di idrocarburi e le perforazioni per lo stoccaggio in profondità di biossido di carbonio prodotto dalle emissioni industriali, con tutto il corollario di impianti di gestione e di logistica. Anche senza doversi interrogare su cosa farne dell’energia, di quanta e per quale modello di sviluppo avremo bisogno, è evidente che progetti di questo tipo presentano un significativo impatto inquinante sull’ambiente, tan-
to più in un mare piccolo e chiuso come l’Adriatico, oltre a fat-
tori di rischio non prevedibili. In gioco ci sono grandi profitti per le multinazionali che fanno girare l’economia del petrolio, agevolati dal decreto Sblocca Italia del governo Renzi che, individuando in questi progetti delle attività “di interesse strategico nazionale”, li impone dall’alto ai territori e alle comunità che vi abitano.

Malamente, n. 2-gennaio 2015                        3,00

Intervista al collettivo Squola di Pergola sul Parco nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna. Da oltre dieci anni diversi soggetti hanno avviato una campagna di sensibilizzazione e si stanno battendo per la costituzione del Parco nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna: una vasta area protetta a cavallo di Marche, Toscana e Umbria che racchiude gran parte dei massicci montuosi della provincia di Pesaro e Urbino. Si tratta di zone riconosciute come altamente significative dal punto di vista geologico, ambientale e della biodiversità. L’iniziativa è nata dal basso, grazie alla spinta generosa di tanti soggetti che hanno interesse a tutelare e valorizzare questo comprensorio montano e che in tutti questi anni hanno cercato di stimolare le comunità locali, di informarle, di far sì che la mobilitazione sia il più possibile partecipata e condivisa.

Fuori binario, giornale di strada di Firenze
n. 178-gennaio 2016                    offerta libera

Da un paio di anni qualche centinaia di persone presidia terreni e case di proprietà della Città metropolitana di Firenze, situati a Mondeggi nel comune di Bagno a Ripoli. In queste pagine le ragioni della lotta, la vita quotidiana e gli ideali dei contadini mondeggiardi. I nodi politici, ecologici ed alimentari della questione. Mondeggi è una fattoria di 170 ettari gestita oggi senza padroni da un’eterogenea comunità di circa 200 persone che si impegna a coltivare la terra in modo sostenibile praticando un’agricoltura conta-
dina rispettosa delle risorse naturali e della dignità delle persone del lavoro.

Projet, n. 350-février 2016 €     13,00

Climat: Jusqu’où repoussera-t-on les limites? Le risque est de considérer la question reglée apres la Cop di M. Colombier,
M. Combes et A. Mazounie; Biosphère: poser un interdit di F-P. Piguet; Le pape François ouvre la voie de la social-écologie di  E.  Laurent;
«Laudato si’»:  accueillir nos
limites
di J. Merckaert;
Sobriété: ce que les pauvres ont a nous dire di B. Vilalba; Pour des quotas territoriaux d’énergie fossile di P. Calame et P. Lusson; Maîtriser les esprits animaux de la  finance  di J-C.  Hourcade; Quelle demande pour les politiques climatiques? di A. Pottier; Transition énergétique: le syndrome de l’éléphant blanc di J. Theys; Libérons nos imaginaires! di M. Drique.

Esprit, n. 420-décembre 2015 €    20,00 Habiter la Terre autrement

Le récit de l’anthropocène. Les sciences humaines face au changement climatique. Discours savants et choix démocratiques. Interventi di: J. Chalier e L. Schmid, P. Descola, D. Jamieson, P. Charbonnier, C. Larrère.

Aam-terra nuova, n. 315-aprile 2016 €       4,00

Il dossier Detox, una rivoluzione del tessile a cura di M. Rafanelli, parla del distretto tessile di Prato, il più grande d’Europa, che ha firmato la campagna Detox di Greenpeace per mettere al bando 11 gruppi di sostanze tossiche che venivano utilizzate dall’industria del tessile.

Starhawk, Il sentiero della terra, Integrarsi con i ritmi della natura, Venexia 2015, pp. 309
€ 22,00 In questo libro di grande attualità, la celebre strega ed eco-femminista americana intreccia le più recenti scoperte nel campo della scienza ambientale con incantesimi, meditazioni, consigli pratici ed esercizi individuali e di gruppo per creare un nuovo rapporto con la terra, mostrando in che modo il rispetto per la natura rappresenti il primo passo verso la spiritualità. Starhawk sprona il lettore a intraprendere un percorso interiore che gli consenta di aprire gli occhi sul pianeta e di rispettarne il delicato equilibrio, avvalendosi al contempo degli immensi poteri della Terra al fine di rinnovare il proprio spirito e ritrovare le fonti di forza e di rinnovamento.

F. Beldi, Difendere l’orto con i rimedi naturali, Fitosanitari, macerati, trappole e altre soluzioni bio per coltivare senza veleni, Terra Nuova 2015, pp. 150 € 13,00 Rivolto a hobbisti e professionisti, questo agile manuale vuole aiutare i coltivatori a riconoscere le principali patologie degli ortaggi e a combatterle con metodi naturali. Nel primo capitolo sono presentati i parassiti più frequenti in ordine di importanza e nel secondo sono raggruppate le avversità comuni a più piante. I capitoli finali sono dedicati ai mezzi di difesa: come agiscono, come devono essere impiegati, quali controindicazioni pre-sentano e dove è possibile procurarseli.

F. Beldi, Curare gli alberi da frutto senza chimica, Fitosanitari, macerati, trappole e altre soluzioni bio per coltivare senza veleni, Terra Nuova 2016, pp. 185 € 14,00 Le piante da frutto sono spesso attaccate da parassiti che possono compromettere la quantità e la qualità del raccolto. Questo manuale aiuta a riconoscere i patogeni, le condizioni del loro sviluppo, i metodi e i prodotti per la difesa ammessi in agricoltura biologica. Una guida pratica pensata sia per i frutteti familiari che per quelli professionali.

L. Martin, P. Martin e E. Prédine, Fare il compost, Trasformare gli scarti della cucina e dell’orto in ottimo concime. I segreti del lombricompostaggio e del compost sul balcone, Terra Nuova 2013, pp. 80 € 13,00 Senza mosche né cattivi odori è possibile produrre in meno di un anno un vero e proprio compost ovunque: in città, in campagna, in giardino o sul balcone, ricavandone una materia ricca e fertile da utilizzare come ottimo fertilizzante per le proprie piante.

Il libro illustra a piccoli passi le diverse fasi dell’arte del compostare e soprattutto invita a servirsi di una pratica utile allo smaltimento dei propri rifiuti domestici organici.

V. Bonaria, Storia della Diga di Molare, Il Vajont dimenticato prefazione di L. Mercalli, Erga 2013, pp. 332 €     25,00

Molare è un comune nella parte centro meridionale della provincia di Alessandria, in una zona collinare che porta rapidamente al versante piemontese dell’Appennino a ridosso di Genova. L’Orba è un torrente che nasce in provincia di Savona, a metà strada tra questa città e Genova, e che scorre sul versante piemontese dell’Appennino. Oltre a Molare, tange la cittadina di Ovada per poi distendersi in pianura. Confluirà nella Bormida a monte di Alessandria, la quale sfocia a valle di questa città nel Tanaro che, a sua volta, confluisce nel Po pochi chilometri oltre. 

A partire dal 1898 sono stati presentati vari progetti per costruire una diga sull’Orba, sia per produzione di energia elettrica necessaria allo sviluppo dell’industria genovese sia come riserva idrica per Genova. Per l’erezione della prima diga si scelse un meandro incassato, a forma di C quasi chiuso, in territorio di Molare, e la diga fu realizzata tra il 1919 e il 1925, con modifiche ancora nel 1926. Gli ultimi progetti furono modificati in vari particolari, anche in corso d’opera. Il particolare più rilevante è la sopraelevazione della diga, in due momenti progettuali successivi, per un totale di una quindicina di metri. Ciò comportò la costruzione di una diga secondaria in cemento armato collocata a monte di mezzo chilometro dalla diga principale, nella zona chiamata Sella di Bric Zerbino, in quanto le acque dell’invaso avrebbero tracimato la sella. Ma questa diga fu progettata e costruita come non tracimabile, e quindi priva sia di scolmatori sia di un paramento a valle con un adeguato scivolo, sia di uno studio geologico appropriato sulla roccia di fondazione. Nella prima mattina di martedì 13 agosto 1935 nel bacino appenninico e collinare dell’Orba, e zone limitrofe, si scatenò un nubifragio di difficile valutazione per la scarsità dei pluviometri. Comunque nella valle dell’Orba piovve una media di 400 mm. nella giornata e, verso le 10,30 o le 11 secondo le testimonianze, l’invaso della diga iniziò a tracimare, anche per lo scarso o mancato funzionamento dei vari tipi di scolmatori della diga principale. La diga secondaria fu scavalcata da una massa d’acqua di 2,4 metri e cedette assieme alla roccia di fondazione. 

Nel punto l’Orba aprì, oltre al profondo varco, un nuovo percorso che evitò la diga principale, la quale rimase intatta, generando un’onda di piena che devastò la valle inferiore dell’Orba, causando oltre un centinaio di morti, tra cui una sessantina nella sola Ovada. 

Il libro di Bonaria è un complesso studio basato su libri e scritti che hanno affrontato l’argomento; su fondamentali interviste a testimoni sopravvissuti prima al disastro e poi al tempo, ma soprattutto sui materiali del processo che terminò nel 1938, assolvendo assurdamente tutti: il responsabile fu Giove Pluvio. Inoltre l’autore narra del più recente tentativo di riattivare la diga di Molare, che fortunatamente è stato definitivamente abbandonato, sostituito da un progetto in corso di valutazione, a costi assai minori, per trasformare la diga principale e il suo ex invaso in un ambiente protetto a fini ecologici, ambientali e turistici. Il libro termina con interessanti percorsi escursionistici e schede per raggiungere la diga di Molare e invogliare a visitare i luoghi. (g.d.z.)

L. Menegon, Canto per il Vajont, La tragedia di 31 trevigiani a Longarone, interventi di M. Corona e T. Sirena, Dbs 2013, pp. 125 €       8,80

Dei 31 morti trevigiani non si è mai saputo nulla. Si sa dei morti di Casso, di Erto, di Longarone, di Castellavazzo. di Pirago ma di Caerano San Marco, un laborioso paese in provincia di Treviso non si sapeva nulla. 

Questo libro ci racconta invece la storia, le testimonianze delle persone che lavoravano alla Filatura del Vajont azienda tessile sorta allo sbocco della valle. Spazzati via anche loro uomini, donne, bambini. Il libro narra le esperienze personali dei parenti e dei superstiti e queste memorie terribili aiutano a riflettere sulle responsabilità e sulle colpe di una macchina omicida che nessuno volle fermare in tempo.

D. Bonanni, Il buon selvaggio, Vivere secondo natura migliora la vita, Marsilio 2015, pp. 287
€ 17,00 Dal suo rifugio montano l’autore tenta una via più autentica e meno immediata alla sostenibilità. Il suo percorso parte dall’esperienza di contadino in felice decrescita per elaborare il manifesto del buon selvaggio. Nel suo podere, un frutteto che ricorda il Giardino dell’Eden fa da cornice a campi di cereali e legumi. Sulla tavola porta un’alimentazione scarna, integrale e frugale a prevenzione delle malattie del benessere. Tra le sue priorità il senso di appartenenza ai luoghi e alla comunità e tempo per annoiarsi. Il buon selvaggio non rifiuta la tecnologia ma accetta la sfida di un suo uso equilibrato; non lancia dogmi come macigni ma si pone domande e sperimenta uno stile di vita sempre aperto al confronto. Si districa tra gli inganni del vivere quotidiano elaborando una personalissima via alla felicità. 

Anarchici

A-rivista anarchica, n. 403-dicembre 2015/gennaio 2016 €       4,00

Dossier su Carlo Doglio, un urbanista anarchico a cura di S. Proli e G. Landi con scritti di F. Bunčuga, D. Doglio, M. Ilari, F. La Cecla, G. Landi, L. Montalbano, G. Nebbia, S. Proli e M. Salsi, due articoli di Carlo Doglio e una bibliografia curata da S. Proli. 

Carlo Doglio (Cesena 1914 -Bologna 1995), è una figura stimolante nella storia del pensiero anarchico del secondo dopoguerra. Urbanista, docente universitario, per un intenso periodo anche militante anarchico ed editore, ha contribuito a far conoscere in Italia le riflessioni e le opere dell’urbanista e sociologo statunitense Lewis Munford, ispirate a nuove e più avanzate forme di socialità. Ha avuto come riferimento generale l’anarchico russo Petr Kropotkin.

Ha numerose frequentazioni con Danilo Dolci e Adriano Olivetti. Per ricordarlo, si sono tenute nei mesi scorsi due iniziative, a Bologna (in occasione del centenario della nascita) e a Parma (per il ventennale della morte). 

Spagna contemporanea, n. 47-2015 

    27,50

Marco Novarino nell’articolo Spagna indomita. parla dei rapporti tra anarchismo italiano e spagnolo nell’immediato secondo dopoguerra. 

Nel 1945, con la definitiva sconfitta del nazifascismo, il movimento anarchico italiano rinacque su base nazionale e riprese i contatti fraterni con quello spagnolo che continuava a combattere contro la dittatura franchista sia in esilio sia all’interno della Spagna, lotta che ebbe il suo apogeo tra il 1945 e il 1950. La presenza di reduci della Guerra civile spagnola tra i maggiori esponenti dell’anarchismo italiano, ma soprattutto gli echi di quanto era successo dal luglio 1936 al maggio 1937, catalizzarono il dibattito in Italia e le relazioni tra i due movimenti. Fin dall’inizio apparvero chiare alcune divergenze strategiche, in particolare sul ruolo delle strutture organizzate all’interno dell’anarchismo e sulla presenza nel movimento operaio di un sindacato d’ispirazione libertaria. I dissensi però non inficiarono né il sentimento né l’attività solidale nei confronti del Movimiento Libertario Español e della lotta antifranchista in generale che si manifestarono attraverso la partecipazione ad associazioni di solidarietà arrivando persino a rispolverare la cosiddetta «propaganda con il fatto», come avvenne nel 1949 con l’attacco dimostrativo contro il Consolato spagnolo di Genova.

E. Malatesta, Lo sciopero armato, il lungo esilio londinese 1900-1913, saggio introduttivo di Carl Levy, La fiaccola 2015, pp. 288 

    25,00

Malatesta vive la maggior parte della sua vita adulta all’estero, in paesi di forte emigrazione italiana a impronta anarchica. Gli scritti raccolti in questo volume riguardano il terzo dei suoi esili londinesi, dal 1914 al 1919. 

Questo esilio corrisponde al periodo di più lunga durata e di produzione malatestiana: dalla rivoluzione sociale agli elementi essenziali della sua tattica: il movimento operaio come base fondamentale dell’anarchismo e l’insurrezione come passo fondamentale verso l’emancipazione. 

A differenza del decennio precedente, in cui lo sciopero generale era considerato come arma rivoluzionaria, adesso la sua tattica si focalizza sullo sciopero armato. In questa fase di estraniamento dal movimento anarchico in patria, Malatesta elabora le linee-guida per il suo successivo ritorno in Italia. A  cavallo  di questi anni, dopo le morti del re Umberto I e del presidente Mc Kinley, nelle interviste rilasciate alla stampa, Malatesta era riconosciuto  come “il capo” dell’anarchismo mondiale.

Franti, perché era lì: antistoria da una band non classificata. A cura di Cani bastardi, Nautilus 2015, pp. 320 €     18,00

Nel Settantasei tre studenti a Torino crearono una band. La chiamarono Franti. Suonavano mettendo dentro tutto quello che incontravano e vivevano. Suonavano e incidevano dischi non solo per libertà e indipendenza ma per vivere la vita senza forzature né scadenze. 

Franti, oltre che una band, rappresenta la cultura dello spirito rivoluzionario della Torino anni Ottanta. Franti sperimenta varie forme espressive, senza alcuna preferenza verso qualunque stile o moda. Oltre a parlare della band, il libro parla di anarchia, di sogni, di montagne ribelli, di posti occupati, di uno spirito che ha attraversato cortei, club, scantinati. 

M. De Agostini e F. Schirone, Per la rivoluzione sociale, Gli anarchici nella Resistenza a Milano (1943-1945), Zero in condotta 2015, pp. 366 € 20,00 Questo studio ricostruisce, per la prima volta in modo organico e completo, le vicende del movimento anarchico milanese dagli anni della dittatura fino ai mesi immediatamente successivi alla Liberazione. 

«La Resistenza – scrive Giorgio Sacchetti nella prefazione – quale fenomeno storico ormai inesorabilmente lontano nel tempo, fagocitata e depotenziata di tutta la sua carica sovversiva

dalla retorica istituzionale, oppure attaccata in blocco dalla società dei consumi culturali veloci e dei talk show, dai nuovi fascismi (più che dal vecchio “revisionismo” del buon De Felice), ha man mano esaurito la sua funzione pedagogica e di appeal tra le giovani generazioni e non solo. 

Tuttavia anche lavori come questo – peraltro estremamente ricchi dal punto di vista delle fonti utilizzate e ben organizzati sul piano del racconto – ci richiamano almeno un paio di riflessioni sulla metodologia di indagine da adottare, sulle necessarie letture storiche da effettuare sul lungo periodo. Tutte questioni che, allo stato, appaiono ancora irrisolte nel milieu storiografico. Occorrerebbe, in sostanza, passare davvero dalla attuale visione strettamente singolare e univoca della Resistenza (ma quale memoria condivisa!) ad una visione invece davvero plurale delle molteplici Resistenze. Occorrerebbe inoltre superare senza remore la cronologia ristretta del 1943-1945, discorso che ci pare debba valere anche per le vicende dell’anarchismo».

N. Schicchi, Paolo Schicchi, Storia di un anarchico siciliano, Arianna 2015, pp. 255
  € 22,50 Paolo Schicchi, anarchico individualista, da Collesano, nel petto delle Madonie siciliane, ha attraversato la storia d’Italia, tra monarchia, dittatura e repubblica, testimone dei principali avvenimenti dell’Ottocento-Novecento. Pubblicista, fondatore di periodici d’area, intellettuale eccentrico e dalla vasta cultura, bombarolo per magistrati e benpensanti, girovagò da clandestino, tra espulsioni e inseguimenti delle polizie di mezza Europa, trascorrendo in galera buona parte della sua vita. 

Animalisti

Liberazioni, n. 23-inverno 2015 

      5,00

Nell’articolo De profundis per la cultura vegan, l’autore, A. Sottofattori, spiega bene, in occasione di un convegno tenuto a Finale Ligure Vegan friendly, why not?, che essere vegano non è una scelta alimentate, ma è la semplice conseguenza di una visione del mondo antispecista che implica la battaglia per la liberazione animale, il che è molto diverso di quello che Finale propone e di conseguenza l’attenzione pubblica si sposta su una pratica alimentare per cui un ristoratore basta che scriva “abbiamo piatti vegani ”per mettere tutti d’accordo e conclude purtroppo che «il popolo dei vegani è ormai una sorta di effetto perverso di un’intenzione nobile posta in essere negli ultimi quindici anni dagli attivisti del movimento per la liberazione animale. Abbandonare a se stessi i discorsi sul veganismo, lasciare che questo si propaghi per le sue vie e cercare nuove strade per avanzare sulla strada della liberazione animale. È questo il compito impellente del movimento antispecista.»

Animot, n. 2-dicembre 2015 €     15,00

Questo numero monografico su Cinema: animale razionale a cura di Silvio Alovisio e Enrico Terrone si propone di indagare la capacità del cinema di far emergere la dimensione animale dell’umano inteso aristotelicamente come “animale razionale”. Nella prima sezione si considera quel che vi è di animale, oltre che di razionale, nel funzionamento del cinema stesso. Nella seconda e nella terza sezione si considerano rispettivamente peculiari film e generi cinematografici, capaci di far risaltare la dimensione animale costitutiva dell’essere umano.

M. Filippi e F. Trasatti, Crimini in tempo di pace, La questione animale e l’ideologia del dominio, Elèuthera 2013, pp. 295 €     18,00

Il saggio può essere letto come un viaggio, un excursus filosofico e storico, un itinerario politico che conduce il lettore dai bassifondi dei mattatoi industriali fino agli spazi siderali in compagnia di Laika, la cagnetta lanciata in orbita a bordo del satellite sovietico Sputnik 2.
Il libro ci porta in un viaggio dove si combinano le strutture del potere sugli animali e sulla specie umana, fino a vedere le fondamenta della struttura piramidale del dominio che gerarchizza il vivente dividendolo per categorie, senza dimenticare gli spazi smaterializzati dell’arte. Il sottotitolo del libro recita La questione animale e l’ideologia del dominio ed è infatti questa la traccia che ci fornisce la chiave di lettura. 

Se l’identità della specie umana e la sua presunta diversità suprematista, il suo proprio, si fonda sull’opposizione umano/animale considerandole categorie politiche piuttosto che biologiche, allora queste differenze di specie legittimano quell’ideologia del dominio su cui si focalizzano le analisi degli autori. 

Le figure funzionali al disvelamento delle architetture del dominio e dell’oppressione dell’altro animale e dell’altro animalizzato che attivano quel meccanismo storico, quella macchina antropocentrica in cui anche l’uomo può essere incluso/escluso, sono i mattatoi, i campi di concentramento e di detenzione, la nuova epocale guerra che crea milioni di involontari migranti, gli allevamenti intensivi, le gabbie, i laboratori dove si sperimenta sulle vite animali. Ma, contemporaneamente, l’incontro con il volto e lo sguardo del cane Bobby e altri diventano i segni di un divenire animale bandito. 

Il saggio si apre e si chiude facendo ricorso alla soglia come espediente retorico in grado di fornire un segno, un’indicazione per attraversare questo mondo intriso di passioni tristi e poter immaginare la sua liberazione seguendo l’ineluttabile, fragile e vulnerabile flusso della vita animale. In pratica, una delle tesi di questo saggio è che gli animali hanno diritto di ribellarsi e che un giorno può accadere. 

Ed è l’immagine del gatto che, all’inizio del libro, balza da un dipinto di Lorenzo Lotto ad annunciarcelo e che poi torna nelle ultime pagine uscendo da un altro quadro del Lotto, rivelandoci questa volta che un altro mondo è possibile. Non è facile da leggere, ma questo lavoro dimostra la crescita culturale della cultura antispecista. E la sua diffusione; mentre lo stavamo leggendo è uscita la seconda edizione. (i.b.)

P. Bottali, Animalismo e antropocentrismo, Manifesto per una nuova etica verso gli animali, Marte editrice 2012, pp. 143 €     13,00 

L’autore in questo saggio affronta con forza la necessità di rivedere l’etica che ha posto l’uomo al centro dell’insieme degli esseri viventi. Dichiarandosi unico “Sapiens” si assolve per tutte le crudeltà, le violenze, le privazioni che impone non solo a milioni di esseri umani in tutti i continenti ma anche a milioni di esseri viventi non umani, nonostante la scienza abbia ormai riconosciuto la loro capacità di provare piacere, dolore, paura e siano in grado di comunicare tra loro e anche tra specie diverse. 

Ma c’è una caratteristica che, al di là di tutte le differenze tra gli umani e gli altri esseri viventi, noi umani non abbiamo: l’innocenza genetica che impedisce agli animali di distruggere scientemente, innocenza che ormai l’uomo non ha più da millenni. 

Considerare gli animali non come creature inferiori ma come altri abitanti del pianeta Terra è una buona occasione per passare da esseri bruti ad esseri “umani”; ma certamente i passi politici che sono stati fatti come nel 1978 la Dichiarazione Universale dei diritti degli animali, hanno – per ora – cambiato molto poco nei nostri comportamenti quotidiani. Si pensi alla pratica della caccia, agli animali scuoiati per le pellicce, ecc… 

È un libro molto interessante, un nuovo manifesto per una nuova e diversa etica verso gli altri animali. (m.b.)

J-A McArthur, Noi animali, We animals, Safarà 2015, pp. 239 € 29,90 Jo-Anne McArthur, fotoreporter, scrittrice e attivista originaria di Toronto, Canada, ha fotografato la drammatica situazione in cui versano gli animali nei sette continenti per più di dieci anni. 

Il suo progetto We Animals, del quale il libro rappresenta una selezione, documenta la presenza degli animali in contesti umani allo scopo di abbattere le barriere che questi ultimi hanno eretto e che permettono di trattare gli animali non-umani come oggetti, e non come esseri la cui vita ha un significato morale. 

Il libro contiene più di 100 fotografie selezionate tra le migliaia di immagini che costituiscono We Animals, un archivio di ritratti di animali in allevamenti, laboratori, circhi, acquari, mercati, insieme a quelli di animali ospiti in santuari e immortalati nei loro habitat naturali.

Le storie e le fotografie di We Animals hanno contribuito a più di cento campagne contro la crudeltà verso gli animali.

A. Fragano, Proposte per un manifesto antispecista, Teoria, strategia, etica e utopia per una nuova società libera, Nfc 2015, pp. 55 €       5,90 

Il progetto del Manifesto antispecista nasce con il preciso intento di divenire un punto d’incontro per discutere di antispecismo nella accezione più ampia del termine.

Lo scopo ultimo del progetto è quello di proporre al pubblico una serie di principi e di punti salienti che permettano a chi è sensibile a tali tematiche di potersi orientare e di poter fornire il proprio consapevole contributo alla lotta per la liberazione animale. 

Lungi dal voler imporre dogmi o stilare principi assoluti, la volontà di chi ha creato tale progetto è solo ed esclusivamente orientata al confronto ed alla crescita di una nuova coscienza, finalmente coadiuvata da fondamenta teoriche solide e condivise.

Arte arti visive e fumetti graphic novel

ApARTe, n. 6-dicembre 2015 €     18,00

Come sempre anche questo numero è ricco di proposte e testi. Si va dall’articolo di Franco Buncuga Arte per quattro gatti che parla della Biennale di Venezia chiusa il 22 novembre 2015 e delle mostre: Addio Lugano bella: anarchia tra storia e arte tenutasi a Mendrisio in Svizzera; Disegno e dinamite: le riviste illustrate tra satira e denuncia a Lecco e dell’altra mostra tenuta al Palazzo dei diamanti di Ferrara dal titolo Rosa di fuoco. dove “la rosa di fuoco” era Barcellona con i protagonisti della pittura e della scultura catalana, come Ramon Casas, Santiago Rusiñol, Joaquim Mir, Hermen Anglada Camarasa, Isidre Nonell, Julio González e il giovane Picasso. Il numero continua con il racconto di una bella esperienza che ha coinvolto i cittadini del paese di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, per il recupero di un teatro più volte sinistrato, il Teatro Sociale e con un contributo per la celebrazione del sindacalista ucciso Iww Joe Hill. 

A questo numero è allegato un Cd del festival internazionale dei poeti del 1980.

Stagioni inquiete, Immagini e poesia, Opere fotografiche di Roberto Pestarino, poesie di Salvatore Corvaio e Raffaella Calorio, reportage fotografico del meeting Valter Ravera e  Maria Vittoria Pigollo, Zero in condotta 2015, pp. 75 € 20,00 Nel mese di giugno 2014 l’Associazione “Gli Scamiciati” organizzò nella città di Alessandria, presso i locali del Laboratorio Anarchico PerlaNera, un meeting multimediale di creatività a tema dal titolo I Senza Stato. In quell’occasione ci furono esibizioni teatrali, poesia, cortometraggi, performances e ambientazioni che ebbero come contorno estetico quadri, sculture, opere grafiche e fotografie.

Questo libro è composto dalle foto che sono state esposte in quell’occasione e dai componimenti poetici di Salvatore Corvaio e di Raffaella Calorio.

J. Merizzi, Terre alte di Valtellina, Bellavite 2015, pp. 111 € 39,00 Questo volume è il catalogo della mostra inaugurata in occasione della Mountain Week, la settimana tematica dedicata alle aree di montagna allestita tra i Palazzi storici del centro di Tirano, Palazzo Marinoni (Municipio) e Palazzo Merizzi e rimasta aperta fino all’ottobre del 2015.
Le foto sono state scattate da Jacopo Merizzi, guida alpina, da una prospettiva inusuale – dall’alto di un super leggero – ed esprimono tutta la bellezza e la dimensione naturale di un territorio davvero fantastico, molte volte anche sconosciuto agli stessi valtellinesi.

B. Boz e G. De Donà, inCanto, Vita selvaggia nelle Dolomiti Bellunesi, Dbs 2015, pp. 189
    30,00 

Si tratta di oltre duecento fotografie spettacolari per raccontare la vita più selvaggia e nascosta delle Dolomiti Bellunesi. 

Dal Piave ai grandi altopiani dolomitici, un viaggio per immagini alla scoperta di un mondo bellissimo ed incontaminato fermato negli scatti di due giovani fotografi bellunesi, Bruno Boz e Giacomo de Donà. 

Il libro è impreziosito dai contributi testuali del biologo e fotografo Bruno D’Amicis, del Direttore del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi Antonio Andrich, dell’esperto di fauna selvatica Michele Cassol e del dottore forestale Mauro Varaschin.

Scrive nell’introduzione all’opera Bruno D’Amicis: «Dopo averle percorse in lungo e in largo, gli autori ci hanno regalato infatti una vera e propria dichiarazione d’amore a queste montagne dimenticate, molto meno accessibili e blasonate delle loro “cugine” d’Ampezzo o del Brenta, ma di certo ben più selvagge e con l’aura (come la intendeva Walter Benjamin) ancora perfettamente intatta».

S. Unterthiner, Il sentiero perduto, Ylaios 2015, pp. 160 €     42,00 

Le edizioni Ylaios nascono nel 2009 dalla volontà del fotografo Stefano Unterthiner con l’intento di creare libri di qualità, capaci di emozionare e raccontare, di andare oltre la semplice contemplazione delle fotografie. Ylaios, in greco, significa “selvaggio”. Un richiamo alla natura incontaminata, ecco che cosa sono  i volumi finora pubblicati. 

Questo volume è il lavoro di due anni e descrive le montagne del Parco del Gran Paradiso e soprattutto quelle aspre e quasi ostili della Valsavarenche. Raccontano degli incontri con gli animali che le popolano e il tempo che scorre tra queste valli, da un autunno a quello successivo. 

Oltre a questo Stefano Unterthiner ha pubblicato anche i seguenti libri fotografici: Gli angeli dell’inverno nel 2010, Le notti dell’orso nel 2009, L’Odissea del re, l’avventuroso viaggio del pinguino reale nel 2008, Fred, storia di una volpe di montagna nel 2004, Camosci nel 2002 e Boschi, camosci, fiori rossi e ghiacciai nel 2000.

V.incenzo Filosa, Viaggio a Tokyo, Canicola 2015, pp. 260 €     18,00 

È il viaggio di un occidentale un po’ sprovveduto nella capitale del Giappone e un omaggio agli eroi del manga. Viaggio a Tokyo è un’avventura allucinata sulle orme dei grandi autori del fumetto gekiga Tsuge Tadao e suo fratello Yoshiharu. Un diario sgangherato alla ricerca di un senso per una vita di rese e sconfitte. Un racconto onirico e grottesco delle abitudini dei suoi abitanti tra quartieri a luci rosse, foreste dei suicidi, karaoke, manga kissaten, love hotel, templi buddhisti e negozi di jeans. 

Un viaggio e un’educazione sentimentale in una grande metropoli e nell’immaginario del fumetto giapponese, tra grandi icone pop e autori meno celebrati. La storia di un paradiso trovato, rinnegato e perduto per sempre. 

Giacomo Nanni, Prima di Adamo, Canicola 2015, pp. 52 € 15,00 Un bambino tormentato da un sogno preistorico. Un suo antenato del Popolo degli Alberi, Grande Orecchio e Rapida, suoi compagni di avventura. Un vagabondaggio nel tempo lirico e crudele, dove fiaba e mistero si spingono fino alle origini della storia dell’uomo. Nel centenario della scomparsa di Jack London un omaggio visionario a uno dei suoi racconti meno conosciuti.

Koren Shadmi, Love addict, Confessione di un seduttore seriale, Bao Publishing 2015, pp. 220
    21,00 

Protagonista della storia è K, un giovane che vive a New York che è stato da poco lasciato dalla sua fidanzata. 

Il suo coinquilino gli consiglia di iscriversi al sito di incontri online Lovebug, dove K si ritroverà di fronte a un mondo fino a quel momento per lui inimmaginabile, un mondo fatto di promiscuità, incontri bollenti, e molto altro ancora. 

Quella che potrà sembrare un’esagerazione è, invece, la triste realtà di oggi. Love Addict, racconta proprio questo: ci si sceglie in base alla foto e alla breve descrizione che si dà di sé, ci si contatta tramite messaggio privato e, se c’è interesse reciproco, ci si vede per un appuntamento, e ci si ritrova poi con la misantropa alcolizzata, quella che mette foto fasulle per ottenere più appuntamenti e quella che vuole sposarsi al più presto. È davvero questo fast-love, alla maniera degli hamburger di McDonald, appagante a rendere interessante un rapporto tra persone?

Daniel Clowes, Patience, Bao Publishing 2016, pp. 180 € 25,00 Una storia d’amore, di viaggi nel tempo, paradossi (non solo temporali) e profondo senso di perdita. Daniel Clowes, l’indimenticabile autore di Ghost World e Come un guanto di velluto forgiato nel ferro torna con un romanzo grafico – il più lungo della sua carriera – al quale ha lavorato meticolosamente per cinque anni.
Asaf Hanuka, K.O. a Tel Aviv, Diario di un realista, Bao Publishing 2015, pp. 96 € 14,00 Asaf Hanuka vive a Tel Aviv, ma la sua esistenza potrebbe appartenere a qualunque metropoli del mondo. Con una tavola a settimana, da oltre cinque anni riflette sul suo blog a fumetti su ciò che gli succede, dell’ipocrisia della politica e della guerra, della difficoltà di tenere insieme una famiglia, della lotta impari per accettare le proprie meschinità. 

Asaf Hanuka, K.O. a Tel Aviv 2, Bao Publishing 2015, pp. 96 € 14,00 Nelle sue tavole, tanto più eloquenti quanto meno parole impiegano nella narrazione, il quotidiano di una moderna famiglia si intreccia all’inquietudine di vivere in una metropoli sempre sull’orlo della guerra. Il suo segno, sontuoso nella propria rigorosa essenzialità, esaltato da un uso del colore senza pari, fa di questi volumi oggetti inaspettatamente preziosi e profondi.

Campi di concentramento

A cura di R. Badii e D. D’Andrea, Shoah, modernità e male politico, Mimesis 2014, pp. 351
      28,00

Quest’opera nasce dal contributo di venti studiosi di fama nazionale e internazionale che spaziano in vari campi. 

Il testo riesce, non senza un certa difficoltà visto la profondità delle riflessioni, a far avvicinare, e quindi a dare strumenti per comprendere, anche a chi è scarso conoscitore dello sterminio di massa perpetrato dai nazisti. Strumenti non solo storiografici che permettono di accostarsi a quell’operato umano che permise una violenza contro il prossimo ritenuto “altro” e che forse non ha eguali nella storia. Il campo d’azione si estende ben oltre il 1945 per arrivare agli anni più recenti a dimostrazione non solo di una costante infamia della politica che ha permesso la non punizione di numerosi responsabili, ma anche delle difficoltà che le camere a gas impongono per una valutazione dell’io umano e quindi la difficoltà a inserirle in un contesto storico nonostante questo sia stato segnato da un’immane e nuova violenza quali la guerra industriale di massa. Una difficoltà che quindi incide anche nel campo dell’educazione alle nuove generazioni.

Per questo il testo, oltre ad essere un buon manuale, si rivela un saggio utile ad approfondire molti degli aspetti più complessi e ancora aperti sullo sterminio burocratico e industriale di una categoria di essere umani disumanizzati alla luce anche di un bilancio temporale che ha ormai abbondantemente superato cinquant’anni di storia europea e soprattutto mondiale dove gli studi umanistici hanno avuto ampio campo di ricerca e dibattito. (m.c.)

H. Arendt e J. Fest, Eichmann o la banalità del male, Intervista, lettere, documenti, Giuntina 2013, pp. 214 €     14,00

La Banalità del male di Hannah Arendt è oggi una pietra miliare degli studi e delle riflessioni sullo sterminio degli ebrei d’Europa operato dai nazisti con la collaborazione attiva di numerosi cittadini non tedeschi. Quando la mente acuta di questa ebrea tedesca emigrata negli Stati Uniti prima che la furia hitleriana si abbattesse sul mondo pubblicò il volume, si scatenò un terremoto non solo nelle coscienze di chi ancora aveva il coraggio e il dovere morale di guardare al passato recente, ma anche e soprattutto di chi si riteneva l’erede di una tragedia che andava testimoniata nell’unico modo che pareva opportuno a prescindere dalle ricerche degli storici che tuttavia, in quel tempo, erano più concentrate sul secondo conflitto mondiale tout court che sul suo aspetto più oscuro che lo ha reso l’evento non solo più nefasto della storia umana, ma forse il più disumanizzante per come la violenza era potuta diventare normalità.
Parlare di un Male che trovava nella banalità burocratica e nell’irresponsabilità di un semplice maggiore delle SS la linfa necessaria al suo proliferare rischiò non solo di minare la demonizzazione del nazionalsocialismo, e quindi il suo essere “altro” dall’umanità, ma dimostrava come anche una persona semplice, e caratterialmente insignificante, potesse, in consorzio con suoi simili, operare massacri su scala mai vista. 

Insomma, la possibilità che le camere a gas di Auschwitz potessero risorgere in altro luogo e con forme diverse non risultava una possibilità remota, soprattutto nell’era atomica e della decolonizzazione che nascondeva una guerra per procura da parte delle due superpotenze mondiali. 

Inaspettatamente Hannah Arendt vide su di sé scatenarsi una veemente reazione da parte di ebrei e non ebrei per quanto aveva maturato al processo di Gerusalemme contro Eichmann. Processo su cui si abbatté la critica della filosofa.
Il testo in questione aggiunge un ulteriore e importante tassello in quello che è diventato un bestseller della storiografia contemporanea sulle difficoltà umane a comprendere lo sterminio ebraico e che vede nell’esperienza della Arendt una protagonista consapevole ma tutt’altro che volontaria. 

L’allora giornalista iniziò un rapporto epistolare e anche personale con uno storico del calibro di Joachim Fest. In questa lunga e incostante intervista vengono approfonditi quegli aspetti filosofici e storiografici presenti all’interno della Banalità del male e si sviluppano ulteriori riflessioni a partire da quelle polemiche che costelleranno la vita della brillante pensatrice tedesca naturalizzata statunitense. Riflessioni che spingono il lettore più sensibile a non guardare allo sterminio degli ebrei come a uno dei tanti massacri che costellano la storia umana, ma a un evento unico nella sua tragicità per la genesi e la forma che lo ha visto concretizzarsi.  (m.c.)

J. Le Bitoux, Triangolo rosa, La memoria rimossa delle persecuzioni omosessuali, Manni 2013, pp. 266 € 18,00 Con l’avvento del nazismo si scatena l’odio contro gli omosessuali. I Tedeschi hanno bisogno di figli, futuri combattenti per la grandezza della Germania e della razza e i gay diventano nemici da identificare ed eliminare. Inasprite le leggi, 100.000 omosessuali sono vittime di delazione, marchiati e perseguitati dalla polizia e dalle SS. Più di 10.000 finiscono nei campi di concentramento e le persecuzioni si estendono via via nei territori annessi dalla Germania. 

Finita la guerra, vittime, testimoni e storici tacciono. La deportazione omosessuale è rimossa dalla memoria collettiva, spesso le commemorazioni dei triangoli rosa sono osteggiate dalle altre categorie di deportati. In questo libro Jean Le Bitoux, utilizzando le fonti più varie, da testimonianze dirette a conversazioni e interventi di Sartre e Foucault, ci restituisce questa storia dimenticata e indaga le ragioni della rimozione e dell’oblio.

B.  Pahor, Triangoli rossi, I campi di concentramento dimenticati, Bompiani 2015,
pp. 230                        13,00

La storia dei Triangoli rossi, com’erano soprannominati i detenuti politici arrestati per attività antinaziste e condotti forzatamente nei campi di lavoro, è poco nota, ma torna alla luce in questa testimonianza di Boris Pahor. «Ogni Giorno della memoria – scrive – si ripete sempre nello stesso modo: si parla molto di Auschwitz, si parla di Birkenau o Treblinka, di Buchenwald o di Mauthausen, ma quasi mai di Dora-Mittelbau, di Natzweiler-Struthof e altri campi riservati ai Triangoli rossi, i deportati politici. E spesso mi risentivo, non perché sono stato un  anch’io, bensì perché avere sul petto il triangolo rosso, significava che ero stato catturato perché avevo scelto di oppormi in nome della libertà. Ecco, bisognava ricordare come l’opposizione si fosse organizzata anche in resistenza attiva, certo soprattutto clandestina, ma non solo». 

Economia

Fuori binario, n. 175-luglio/agosto 2015 €     10,00

L’ultima porcata della Comunità europea è servita: hanno firmato, in segreto, il T-tip (trattato internazionale di,libero scambio). Questo segna l’inizio della fine per le aziende biologiche italiane: due terzi delle imprese del settore esportano appena in Italia, al massimo in Europa e, così, non avendo alcuna possibilità di aprire commerci con gli Usa, gli scaffali dei nostri mercati potrebbero riempirsi di prodotti a minore costo ma anche di bassa qualità. 

Inoltre per proteggere negli Usa un numero molto ristretto di prodotti a denominazione d’origine italiani, saremo costretti ad ammettere anche nel nostro mercato la circolazione delle copie di tutti gli altri, ma anche di tutti quei prodotti che sono stati registrati fino ad oggi con un marchio che somigli a quelli italiani più famosi: cereali, olio, latte, frutta, verdura, carni e salumi subirebbero una concorrenza terribile sia negli Usa sia in Europa sia in Italia.

Indipendenza, n. 38 luglio/agosto 2015        5,00

A cura di A. Santisi, viene riportata una intervista a Alessandra Algostino, docente di diritto comparato all’Università di Torino, a proposito del più grande accordo commerciale il T-tip (Transatlantic trade and investiment partnership). Algostino sostiene questo essere «un disegno imperiale, che sottende la volontà di creare un colosso economico guidato da Washington capace di mantenere l’egemonia mondiale, imponendosi su gli Stati cosiddetti “emergenti”, i cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). In modo particolare – continua –  saranno toccate le normative di tutela dei criteri in materia di sicurezza, salute, ambiente».

M. Chevalier, P. Lu e R. Crespi, Luxury China, Sfide e opportunità per le imprese del lusso e della moda, Brioschi 2012, pp. 241
      16,00

Così dice Santo Versace nella prefazione: «La Cina è certamente uno dei temi di maggiore importanza per noi imprenditori e operatori della moda e del lusso: rappresenta il mercato con il più alto tasso di crescita, in forte e veloce espansione, con una base di consumatori potenziali senza precedenti in un unico Paese. […] Credo che Luxury China aiuti ad avvicinare il lusso dell’Occidente a quello dell’Oriente, nella prospettiva di un vero lusso globale che sia espressione delle eccellenze e delle tradizioni di ciascuna cultura». 

Questo libro fa un’analisi dei comportamenti e delle preferenze del consumatore cinese del lusso, illustra e spiega quali strategie applicare per entrare con carte vincenti in questo mercato, il terzo a livello mondiale. 

M. Della Luna e A. Miclavez, €uroschiavi dalla Truffa alla Tragedia. Signoraggio, debito pubblico e banche centrali, Arianna 2013, pp. 455 €    12,90

Quarta edizione rivista e aggiornata di questo libro sul potere monetario e sui mali della moneta, le cui tesi, allora bollate come eresia quando apparvero, vengono ormai drammaticamente confermate dai più recenti sviluppi della crisi.

Dopo un capitolo introduttivo per spiegare concetti come Stato, mercato, valore di scambio, denaro e signoraggio, si passa ai successivi capitoli i cui titoli sono: Le Banche Centrali di Emissione, Banche e sovranità, Debito pubblico e signoraggio bancario, Disinformazione e controinformazione, Progetti di riforma monetaria e Rivolgersi ai giudici per rivendicare la sovranità. 

A. Bizzocchi, Euroballe, Il punto d’incontro 2014, pp. 281 €     10,90

La finalità del libro si concentra nel sottotitolo: La favola che non si può uscire dall’euro e perché farlo prima di affondare definitivamente. Importanti rivelazioni sul potere che controlla la moneta unica. 

L’autore sostiene la necessità di uscire quanto prima dall’euro e di tornare alla lira. Giustifica questa sua opinione svelando con dovizia di particolari le falsità che hanno fatto dell’euro un simbolo di integrazione culturale, sociale, politica ed economica, nascondendo invece la reale natura sottesa a questa moneta: quella di essere uno strumento al servizio di poteri forti globali che mirano al controllo delle risorse del pianeta e dei popoli: Banche, Governi, Bce, Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, multinazionali… ecco alcuni dei protagonisti che fanno vacillare intere nazioni. 

P. Becchi e A. Bianchi, Oltre l’euro, Le ragioni della sovranità monetaria, Arianna 2015,
pp. 255 €     12,90 

Da sempre i media gettano un velo di omertà sulla spinosa questione dell’euro. Fornendoci informazioni falsificate contribuiscono soltanto ad aumentare la confusione sull’argomento. Ci viene ripetuto continuamente che la crisi è ormai finita, che i Paesi della zona euro hanno iniziato la ripresa e che le proclamate “riforme strutturali” sono state un trionfo. (siè tirato un sospiro di sollievo perché la Grecia è rimasta nella zona euro). Ma è proprio vero? 

Oltre l’euro ha il merito di raccogliere alcuni degli autori più prestigiosi nel panorama della riflessione critica sulla moneta unica e fornisce risposte a molte domande offrendoci una lettura controcorrente.

J. Robert, Crisi, La rapina impunita, Come evitare che il rimedio sia peggiore del male, Hermatena 2014, pp. 239 €    18,00

Questo libro è una riflessione critica sullo sviluppo della crisi e sulla interpretazione del suo contesto: non pretende di offrire una soluzione irrisoria, ma propone alcune piste da percorrere, per lo più aperte da altri (specialmente pensatori indigeni e contadini). 

Il primo capitolo ricorda gli avvenimenti che hanno avuto luogo nel mondo delle finanze a partire dagli ultimi mesi del 2008 fino ad oggi; il secondo capitolo vaglia le interpretazioni della crisi fornite dai più ferrati professori in economia e finanza; il terzo pone l’enfasi sui difetti esplicativi della crisi finanziaria; il quarto presenta la crisi attuale come un aspetto della guerra contro la sussistenza che è l’essenza del capitalismo; infine il quinto capitolo approfondisce il concetto di territorialità e dello studio della guerra contro la sussistenza e delle strategie di lotta.

T. Konicz, Exit, Ideologie della crisi, Stampa alternativa 2015, pp. 158 € 14,00 Per Tomasz Konicz il capitalismomin sé è uno scandalo. Nessuno è colpevole della crisi che però intensifica il proprio effetto proprio perché gli attori del mercato soddisfano in modo esemplare le esigenze della valorizzazione del capitale: così facendo portano alle estreme conseguenze le contraddizioni inerenti al sistema di produzione capitalistico. 

Eppure non stiamo assistendo — è la tesi del libro – ad una lotta fra sistemi contrapposti: Occidente contro Eurasia anticapitalista. Russia e Cina sono parte integrante del capitalismo, pur essendone la “semiperiferia” statale, corrotta e oligarchica. 

Tra le pagine del libro tuttavia ogni tanto occhieggia anche la possibilità che, in questa bellum omnium contra omnes, «la disgregazione delle strutture sociali apra margini per un superamento consapevole ed emancipatore del regime capitalistico al collasso»

L. Gallino, Il denaro, il debito e la doppia crisi, Spiegati ai nostri nipoti, Einaudi 2015, pp. 200 € 18,00 Causa fondamentale della sconfitta dell’uguaglianza è stata, per Gallino, dagli anni Ottanta in poi, la doppia crisi, del capitalismo e del sistema ecologico, strettamente collegate tra loro. La stessa crisi del capitalismo ha molte facce: l’incapacità di vendere tutto quello che produce; la riduzione drastica dei produttori di beni e servizi; il parallelo sviluppo del sistema finanziario al di là di ogni limite. 

A questa crisi il capitalismo ha reagito accrescendo lo sfruttamento irresponsabile dei sistemi che sostengono la vita – il “sistema ecologico” – con il ferreo sostegno di un’ideo-logia, il neoliberalismo che, riducendo tutti a mere macchine contabili, dà corpo a una povertà dell’azione politica mai vista nella storia.

D. Graeber, La rivoluzione che viene, Come ripartire dopo la fine del capitalismo, Manni 2012, pp. 179 €    10,00

Le tesi di Graeber – famoso antropologo e attivista anarchico, noto soprattutto in Italia per la sua partecipazione ai movimenti di protesta contro il Forum economico mondiale – è che il neo-liberismo non ha funzionato e non può funzionare.  Tutto ciò è dovuto anche al buon lavoro svolto dagli oppositori del liberismo che ne hanno messo a nudo le contraddizioni.

Il volume è pieno di esempi attinti non soltanto dall’esperienza del movimento per la giustizia globale ma anche dal movimento antinuclearista, da quello per i diritti civili e da quello femminista. 

E dimostra che ripartire non è così impossibile come sembra, che alcune pratiche comuniste e anarchiche, sono già insite nell’uomo nella società. Si può solo ricominciare: creare un nuovo linguaggio, un nuovo sentire comune, una strategia di sviluppo sostenibile, un’altra solidarietà. La lezione dell’antropologo espulso da Yale non potrebbe essere più chiara: non c’è bisogno di ingannarsi per non farsi passare il desiderio di agire. Anzi.

G. Mazzetti, Critica della decrescita, Punto rosso 2014, pp. 56 €      8,00

L’autore è docente di Politica economica dello sviluppo, è tra i fondatori dell’Associazione per la ridistribuzione del lavoro, fa parte del Consiglio di amministrazione dell’Istituto internazionale per il consumo e l’ambiente. 

Con questo suo libro Mazzetti esprime le proprie riserve sul movimento della decrescita. «Che la nostra società sia gravida di problemi è fuori di dubbio. 

Che per risolvere questi problemi sia necessario individuare un nuovo orientamento del procedere sociale è certo. Che i sostenitori di quell’orientamento culturale e politico che si è dato il nome di “decrescita” siano convinti di offrire un progetto che affronti coerentemente entrambi i nodi è altrettanto innegabile. Il problema che mi pongo, e che dovremmo tutti porci, è se essi siano effettivamente in grado di svolgere il compito che hanno deciso di darsi o se, invece, le loro stesse intenzioni e aspettative non travalichino ampiamente le loro capacità». 

S. Zargar, Reddito di cittadinanza, Italia e Ecuador, due modelli a confronto, Eif 2015, pp. 134 €    12,00 

Il salario minimo garantito e il cosiddetto reddito di cittadinanza sono argomenti ormai oggetto di discussione e di grande attenzione in tutto il mondo. Anche in Italia se ne discute molto, poiché è l’unico paese all’interno dell’Unione europea, oltre alla Grecia, a esserne privo. 

Il testo esamina il concetto di dignità umana con particolare riguardo, come scrive il prof. Luca Mezzetti nella sua introduzione, a «principi e politiche che pongano al centro degli interventi normativi la vita umana per la cui felicità, secondo l’autrice, devono essere concepite le politiche del lavoro e di conseguenza quelle economiche». Per questa ragione, anche in relazione alla Dichiarazione dei diritti umani emergenti di Monterrey, viene confrontata la situazione europea con un caso esemplare: l’Ecuador, che, insieme ad altri paesi sud americani, propone il buen vivir.

A. Staid, I senza Stato, Potere, economia e debito nelle società primitive, Beberit 2015, pp. 110
€ 10,00 Sempre più la popolazione non si riconosce nelle scelte dei governi; sempre meno persone, soprattutto giovani, credono alle soluzioni vendute dai politici.

Partendo da queste premesse, il libro analizza la gestione del potere, dell’economia, del concetto di debito nelle società primitive e ci propone una visione alternativa della società, appunto senza Stato. 

Un libro attuale che illustra una diversa prospettiva sul meccanismo di indebitamento, sulla concezione del lavoro e sul concetto di surplus e povertà. 

Le società primitive sono, in definitiva, una proposta per ripensare l’organizzazione delle attuali società occidentali. 

Escursionismo e sport

R. Mantovani, La conquista degli ottomila, Una splendida follia,  Alpine studio 2015, pp. 169
  € 18,00 Dopo decenni di audaci tentativi, dal 1950 al 1964 parte la corsa alla conquista delle quattordici montagne più alte della Terra: i quattordici Ottomila. La corsa ad esse si trasformò in una strana competizione tra le grandi potenze. Ognuna di esse possedeva infatti la propria montagna di riferimento: i francesi scelsero l’Annapurna; i tedeschi optarono per il Nanga Parbat; i britannici  corteggiavano l’Everest e ne calcarono la cima nel 1953; gli italiani la spuntarono per primi sul K2 nel 1954. La sfida tornò poi definitivamente in mano agli alpinisti che impiegarono però anni per liberarsi dei modelli gerarchici e autoritari che caratterizzarono le prime spedizioni himalayane. Ripercorrendo la storia dei quattordici anni che hanno segnato in profondità l’himalaysmo, l’autore propone una lettura degli eventi che, accanto ai fatti alpinistici, affianca analisi e contesti utili per allargare la comprensione.

J. Porter, Un giorno da leoni, Alex MacIntyre e la nascita dell’alpinismo leggero e veloce, Alpine studio 2015, pp. 293 €      19,00

La storia di Alex è stata breve, è morto a 28 anni nel 1982 per un sasso fatale che, staccatosi dall’Annapurna, lo uccise sul colpo. Alex si trovò  negli anni d’oro dell’alpinismo britannico himalayano (1972-1982), molto lontano dall’attuale sistema di sponsorizzioni e pacchetti per l’Everest.

Questo libro è la biografia che John Porter ha scritto per ricordare Alex MacIntyre, suo amico, suo compagno di ascensioni e di avventure in ogni parte del mondo e della cui tragica fine è stato testimone. 

P. Buzzoni, G. Camozzini e R. Melesi, Alpinismo pionieristico, Tra Lecco e la Valsassina, Bellavite 2015, pp. 205 € 29,00 Raccontare la Valsassina attraverso le sue caratteristiche più importanti (alpinismo, sci, attività mineraria e arte casearia) è lo scopo del progetto editoriale nato da A. Sala e G. Camozzini, curato da Bellavite Editore: quattro volumi dedicati alla Valsassina, alla sua storia fatta di eccellenze, leggende, uomini e amore per la terra. Il primo libro ad uscire è stato questo dedicato all’alpinismo pionieristico che ripercorre le tante storie degli inizi esplorativi dell’arrampicata tra Lecco e la Valsassina.
Scrive così Ruggero Melesi, uno degli autori del libro: «Questo libro racconta di quelle persone che hanno potuto vivere, nella piccola wilderness in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere o di viaggiare, delle avventure che non sono state solamente sportive, ma anche spirituali o letterarie e, per un lungo periodo, addirittura scientifiche».

Lia e M. Beltrami, Zanzara e labbra d’oro, Roberto Bassi e la nascita del free climbing in Valle del Sarca, Versante sud 2015, pp. 244 €      19,90 

Dopo il film di Lia Giovanazzi Beltrami del 2014, esce ora il libro che  racconta la vita di Roberto Bassi, primo campione italiano di arrampicata sportiva e pioniere nella scoperta delle falesie della Valle del Sarca, morto nel 1984 a causa di un incidente stradale. La vita di Roberto viene raccontata nelle sue fasi: dalle Dolomiti allo Yosemite, dalla nascita del free climbing ad Arco e in Italia, allo stile di vita del climber, le gare, con la testimonianza degli amici più cari: Manolo, Corona, Moffatt, Glowacz, Furlani, Gogna, Bisson, Stenghel, Larcher e tanti altri che lo hanno conosciuto.

A. De Zordi, L. Chiodero, L. Faccin e P. Verri, Passione verticale, Settanta arrampicate scelte in Dolomiti e alcune storie degli autori, Dbs 2013, pp. 261 €     22,00 

Il libro è dedicato alle ascese meno note, su tracciati insoliti e selvaggi, dove la sfida alla conquista delle cime va di pari passo con il brivido di essere tra i pochi ad averla compiuta.

Gli autori sono quattro appassionati scalatori delle vette Dolomitiche, tutti veneti e residenti nella zona del trevigiano. «L’obiettivo – spiegano – è di far scoprire attraverso la nostra esperienza gli itinerari più ricchi d’avventura delle Dolomiti: quelli meno noti, quelli della porta accanto. Spinti da questa idea comune è iniziato un lavoro di ricerca, di ripetizioni, di nuove aperture per giungere poi alla messa su carta. Il tutto con il piacere di trasmettere ad altri le nostre idee ed i nostri “gusti” in fatto di arrampicata e di alpinismo».

M. Bernardi, Arrampicare nelle Dolomiti, Le più belle vie per principianti e progrediti di III e IV grado, Athesia 2013, pp. 183 €      24,00

80 itinerari alpinistici suddivisi per difficoltà e dislivello. Le zone interessate vanno dalla Val Gardena al Catinaccio e a Cortina d’Ampezzo; le descrizioni sono accurate e l’apparato iconografico interessante. 

Bernardi, che risiede in Val Gardena, è un grande alpinista e conosce molto bene i suoi monti. Con la stessa casa editrice ha pubblicato anche altre guide non meno interessanti.

M. Franceschini e F. Recchia, Toscana e isola d’Elba, Falesie e vie moderne, Versante Sud 2016, pp. 391 €     33,00

Esce finalmente questa nuova guida  aggiornata sulle falesie e le moltissime nuove vie multipitch. Le zone di arrampicata sono dislocate in posti bellissimi, come le vie sulle Apuane o quelle sul mare dell’isola d’Elba.

La guida è abbastanza esaustiva anche se sono state tralasciate le descrizioni di alcune falesie a causa dei difficili rapporti con i proprietari dei fondi o perché alcuni chiodatori hanno preferito non divulgarli per motivi di sicurezza.Belle le foto e accurate le descrizioni degli avvicinamenti.

S. Steinegger, M. Hilbert e M. Polig, Arram-picata sportiva in Sudtirolo, Vertical life 2015, pp. 605 €      38,90

S. Steinegger, M. Hilbert e M. Polig, Bouldering nel Sudtirolo, Vertical life 2015, pp. 381 €      34,90

Poiché la terza edizione del 2008 è ormai introvabile ed obsoleta, bene ha fatto Alpen-verein a prendersi l’impegno di realizzare queste guide: la zona considerata è un vero e proprio paradiso per le arrampicate e per il boulder. 

Le zone sono bellissime da un punto di vista paesaggistico e le diversità delle strutture geologiche: gneis, porfido, calcare, granito, dolomia, conglomerato, permettono una grande varietà di stili  e offrono opportunità di arrampicata di tutti i gradi di difficoltà per la soddisfazione dei climbers.

Le zone descritte sono le Valli Venosta, Passiria, Isarco, Gardena, Pusteria, Badia.

Up 2015, annuario di alpinismo europeo, Versante sud 2016, pp. 195 €       9,90

Ricco anche questo nuovo numero dell’annuario che ci racconta di 4 vie mitiche dell’arrampicata: Tempi moderni in Marmolada, raccontata da Heinz Mariacher; la Diretta mericana al Dru di Marco Vegetti che parla anche del salvataggio di due tedeschi che si trovarono incrodati; la Via del vecchiaccio  aperta da Luigi Bini al Corno piccolo del Gran Sasso e per finire Brutamato Yé Yè, una via di placca di difficoltà estrema. Ricche anche le relazioni delle nuove vie su ghiaccio, misto e roccia. Un numero da non perdere.

V. Di Lorenzo, Un viaggio, un uomo, un cane, Cleup 2016, pp. 79 €     10,00

Il libro di Vito Di Lorenzo è il racconto della sua esperienza di viaggio svoltasi nella seconda settimana di agosto del 2014, in simbiosi alla sua fedele amica a quattro zampe Olivia. Non è il solito libro di descrizione di un percorso a tappe ma è la scoperta intensa di un rapporto con il proprio amico, un setter irlandese, e con la natura, dove l’autore dice di sentirsi a casa sua. E aggiune: «Sono un bambino, un ragazzo, un uomo, un esploratore, un viaggiatore, un sognatore, sono amore ma anche odio, sono pace ma sono anche guerra, sono gioia e sono tristezza, sono forte e sono fragile, e sono sempre più consapevole di essere tutto ed essere nulla, e con questo pensiero voglio fluire nel grande torrente della vita che porta verso il grande mare. Ho aperto un mutuo trentennale per una casa che non sento mia; sono a 2336 metri e solo adesso mi sento veramente a casa. Credo di essere vittima delle regole della società (soprattutto italiana) che vede le realizzazioni dei sogni nella casa, nel lavoro, nella famiglia, nei bambini e così via: e se fosse una grande menzogna? Una menzogna per renderci schiavi del meccanismo?»

M. Boni, Solo per un giorno, 66thand2nd 2015, pp. 171 €      16,00

Uno scrittore e una maratona, un impegno sportivo non indifferente e nello stesso tempo un’opera letteraria. Questo diario, non soltanto  di preparazione sportiva, è un modo per ricordare e raccontare arte, sport, letteratura e vicende familiari, un libro che riporta i pensieri di un atleta durante gli allenamenti , allenamenti che si svolgono nelle zone di Roma e dintorni in preparazione della maratona capitolina.

M. Patucchi, Maratoneti, Storie di corse e di corridori 2013, pp. 189 €       8,99

La maratona è una corsa completa che richiede mesi di allenamento, costanza, sopportazione al dolore. La maratona è una lotta passo dopo passo, e tutti dal primo all’ultimo, devono combattere in una solitudine affollata. 

Questo libro racconta storie di maratoneti noti e meno noti di quella della maratoneta svizzera che Giannni Brera chiamò «spettacolo inverecondo» dimostrando la propria ignoranza abissale, a Miguel Benancio Sanchez venticinquenne argentino fatto sparire dalla dittatura, passando per la tragica vicenda di John Maina keniota suicida a Parigi dopo che la propria domanda di asilo venne rifiutata, e quella di Mamo Wolde, etiope, oro nella maratona del ’68, morto nel 2002 dopo nove anni di carcere ingiusto.  Come dimenticare le bellissime parole  di Luca Coscioni, professore universitario e maratoneta, colpito in seguito dalla sclerosi laterale amiotrofica, che scrive: «in quei 42 chilometri e 195 metri non c’è solo una competizione sportiva. C’è molto di più. C’è tutta una vita, lungo quei 42 chilometri e 195 metri, si nasce, si muore, si odia e si ama, si spera e si dispera, si piange e si ride».

D. Sapienza, Camminando, Lubrina 2014, pp. 115 €      12,00

Sapienza, scrittore, giornalista del «Corriere della Sera», traduttore e documentarista, compie in questo testo un riassunto e approfon-
dimento della sua esperienza di autore viaggia-tore ma essenzialmente essere umano.

Qui vengono descritti paesaggi e percorsi sperimentati (soprattutto camminando).

Miscelando i luoghi esterni e interni, ci porta in una dimensione interiore in cui si sente fortemente l’influsso dell’acqua come elemento vitale ma anche simbolo di rinnovamento e connessione con l’universo. 


J. Muir, Mille miglia in cammino fino al golfo del Messico, Edizioni dei cammini 2015, pp. 182 € 16,50 «John Muir, pianeta Terra, universo»: così l’autore scrive sulla copertina interna del suo taccuino prima di mettersi in cammino. Poche parole che però rivelano immediatamente il temperamento e la vastità del suo pensiero. Questa camminata verso il Golfo del Messico è certamente la più impegnativa esplorazione intrapresa da Muir nel corso della propria vita. Egli descrive con grande intelligenza e sensibilità anche il contesto socio-economico in cui viaggia.

M. Aime, Le radici nella sabbia, Viaggio in Mali e Burkina Faso, Edt 2013, pp. 181€  12,00
Sahel in arabo significa sponda, riva. Quella riva è tanto agognata dai viaggiatori medioe-vali del Sahara, che attendevano di vedere comparire all’orizzonte il verde di Timbuctu o di Gao, per approdare alle città ricche e colte che popolavano i racconti di tanti mercanti e cronisti dell’epoca.  Oggi il Sahel è una delle terre più aride del pianeta, il mondo degli ultimi, eppure ciò che colpisce il viaggiatore è la “leggerezza” delle popolazioni che ci vivono, una leggerezza che si contrappone alla gravità della nostra società ricca, e che oggi più che mai rappresenta una lezione di adattamento e di strategie per la sopravvivenza. E quello che racconta l’antropologo e scrittore Marco Aime in un lungo viaggio che da Bamako, la capitale del Mali, porta a Ouagadougou, in Burkina Faso, attraverso le piste sabbiose del deserto maliano, le acque limacciose del Niger, le strade dell’altopiano burkinabè. L’incontro con le moschee di Djenné, le biblioteche di Timbuctu, ciità sospesa tra lo splendore del mito e l’asprezza del presente, e poi Gao, i villaggi dogon, il mercato di Gorom-Gorom e la miniera d’oro di Markoy completano infine l’opera dell’autore.

M. Loche, Per via di terra, In treno da Hanoi a Mosca, Voland 2014, pp. 141 €      13,00

Il viaggio che Massimo Loche racconta in questo libro offre la possibilità di tuffarsi in un sud est asiatico lontano. In questo volume Loche ci fa rivivere quei viaggi in treno dal sapore leggendario con la puntualità del cronista e una prosa avvincente.

A. Cogo, Medicina e salute in montagna, Prevenzione, cura e alimentazione per chi pratica gli sport alpini, Hoepli 2015, pp. 1239 €      22,90 

Il volume affronta tutti i più importanti argomenti riguardanti la salute in montagna: le caratteristiche del clima e le risposte  dell’orga-nismo alle mutate condizioni ambientali; le differenze nella capacità di esercizio tra la bassa e l’alta quota; il mal di montagna e altre
 patologie legate all’ambiente; la  preparazione, l’allenamento e l’alimentazione, sia per  affron-tare semplici escursioni, sia per trekking più impegnativi; la possibilità per persone con patologie croniche di andare in montagna; gli accorgimenti necessari per far vivere bene la montagna ai bambini.

Il testo è accompagnato da un centinaio di immagini, grafici e tabelle che rendono l’opera ancora più pratica e visuale.

R. Giacomelli e A. Manzo, Nemeton, Guida pratica agli sport del coraggio, Mediterranee 2015, pp. 170 € 13,50 Gli sport del coraggio si distinguono dalle altre discipline per la loro capacità di generare un’accresciuta percezione della realtà e di se stessi: lo sport è un luogo dell’anima che può essere un ponte verso la propria dimensione più profonda e vera.

Per questo motivo gli sport del coraggio sono stati associati simbolicamente agli antichi Nemeton, i luoghi delle foreste dove le antiche popolazioni pensavano di ritrovare energie per accrescere la propria forza interiore e affrontare le sfide di tutti i giorni. 

La pratica costante di tali discipline è un terreno fertile per una consapevole e volontaria attività di superamento dei propri piccoli o grandi limiti, sia dal punto di vista fisico/corporeo che mentale.

Il testo guida i lettori a raggiungere l’ideale della corretta azione sportiva e mostra il cammino per rendere unica tale esperienza con benefici anche per la propria vita quotidiana, lavorativa e familiare.

Un intero capitolo è dedicato inoltre al training autogeno per gli sport del coraggio con esempi di tecniche applicative particolarmente efficaci per le discipline trattate, con utili consigli legati anche all’alimentazione e ad alcuni aspetti terapeutici delle discipline del coraggio.

Fascismo, Antifascismo, Resistenza

Il presente e la storia, n. 87 giugno 2015 €     20,00

Vengono qui riportati gli Atti della Giornata di studio tenuta a Saluzzo nel novembre del 2014 su: I carabinieri nella Resistenza e nella guerra di liberazione 1943-1945.

Negli interventi, in cui si affrontano tematiche sia sul piano locale che nazionale, emerge la complessità di una scelta difficile, spesso in bilico tra fedeltà monarchica e consolidato ruolo di garanti dell’ordine. I percorsi della scelta mutano in relazione alla collocazione geografica, e dunque casi locali come la provincia di Piacenza, l’area lombarda, l’Astigiano, il Vercellese e il Cuneese sono analizzati nei loro aspetti peculiari. Oltre a questi, particolarmente significativa risulta l’analisi di una realtà singolare come il Trentino, già appartenente al Reich.

M.L. Andriola, La nuova destra in Europa, Il populismo e il pensiero di Alain de Benoist, Paginauno 2014, pp. 336 €     19,50

Tema e scopo del libro di Matteo Luca Andriola è evidenziare i rapporti fra le idee che sviluppatesi negli ambienti europei, hanno portato ad una rivoluzione ideologica di destra, iniziata negli anni settanta. Rivoluzione che ha gradualmente portato alla nascita dell’attuale Nuova Destra. Oltre a effettuare un confronto fra Vecchia e Nuova Destra, questo libro inchiesta analizza le cause che hanno determinato tale rinnovamento ideologico e al tempo stesso studia i motivi che hanno portato la Vecchia Destra ad abbandonare i caratteri totalitaristici per abbracciare alcune idee appartenenti alla Sinistra storica. 

G. Mieggie, La chiesa valdese sotto il fascismo, Claudiana 2015, pp. 129 €     13,50

Tradotto in italiano questo testo di Giovanni Miegge è uscito nel 1946, subito dopo la guerra per le Ḗditions Labor et Fides di Genève. 

Il libro è diviso in due parti. Nella prima si parla della posizione assunta dai valdesi  tra il 1929 (data del Concordato)  e il 1943 nei confronti del fascismo,  mentre nella seconda parte della storia della Resistenza nelle valli valdesi (Val Pellice, Val Germanasca e la bassa Val Chisone). 

La testimonianza di Miegge rende giustizia al sentire più autentico e diffuso tra i valdesi durante il “ventennio”, che da opposizione passiva e serpeggiante andò crescendo fino a sfociare in un’ampia partecipazione alla Resistenza.

N. Fasano e M. Renosio, Un’altra storia, La Rsi nell’astigiano tra guerra civile e mancata epurazione, Israt 2015, pp. 445 €     20,00 

L’importanza di questa ricerca è quella di capire le strategie di occupazione e repressione messe in atto anche sul  territorio astigiano. Un obiettivo reso possibile attraverso un meticoloso esame di documenti  tedeschi e fascisti inediti, provenienti da vari archivi italiani e della Germania.  Spiegano gli autori: «Questa non è una storia della Resistenza, anche se nel volume si ripercorrono  molti dei passaggi fondamentali della lotta di Liberazione nell’astigiano. È un’altra storia: quella  degli ultimi due anni e mezzo di guerra, ricostruita dal punto di vista del fascismo repubblicano, sulla base della documentazione prodotta dai protagonisti e dalle istituzioni di Salò e dal loro  alleato tedesco. Un’ottica inedita e inusuale che offre una diversa lettura della lotta partigiana in cui  prevale l’aspetto militare e di lotta per il controllo del territorio, e ne viene sottolineata la capacità di  aggregazione e di progettualità delle diverse anime e culture politiche della società».

F. Ferrarotti, Futurismo come prefascismo, Emozione contro Ragione, Il filo rosso della storia italiana, Solfanelli 2016, pp. 139 €     12,00

Il movimento futurista, che riflette la crisi della società elitaria, ha indubbie ricadute sociali e politiche e implica il passaggio da una liberal-democrazia di notabili a un regime democratico di massa, trovando paradossalmente nel fascismo il suo sbocco mortale, giacché finisce per giustificare la dittatura.

Il dialogo dei futuristi con i fascisti è intenso. Con il prevalere e il consolidarsi dei Fasci (dai quali Marinetti e altri futuristi si distaccheranno nella primavera del 1920) prende inizio la dissoluzione del futurismo in quanto effettivo movimento d’avanguardia. Anche il flirt tra Marinetti e Mussolini alla lunga non durò. 

Il libro di Ferrarotti contiene, tra l’altro, testi di Marinetti, quasi fosse una piccola antologia per meglio orientarsi in un movimento di rivoluzione anti-borghese, tramite opere d’arte visive, teatrali, letterarie. Un can-can di parole in libertà e proclami arci-italiani che non ha avuto eguali nelle successive sperimentazioni artistiche nazionali.

M. Ottolenghi e A. Re, L’alveare della Resistenza, La cospirazione clandestina delle toghe piemontesi 1929-1945, Giuffrè 2015, pp. 204
    27,00

All’età di 100 anni è morto nell’aprile del 2016 nella sua casa torinese l’avvocato Massimo Ottolenghi, uno dei protagonisti della Resistenza nelle Valli di Lanzo. Ottolenghi prese parte alla Resistenza quale esponente del Partito d’Azione con il nome di battaglia di “Bubi”. Con altre persone, nelle Valli di Lanzo, creò una rete che riuscì a mettere in salvo circa 200 ebrei. Nella rischiosissima impresa si era impegnato a fondo anche il suo amico e noto filatelico torinese Giulio Bolaffi che avrebbe poi costituito, in Val di Viù, la famosa Brigata autonoma “Stellina”. 

Questo libro è il diario di un valoroso avvocato che combatté la dittatura, perseguitato al contempo dalle discriminazioni razziali. È una narrazione di eventi effettuata dall’avvocato Alessandro Re attraverso la ricostruzione degli anni difficili della dittatura, della guerra, della Resistenza e della Liberazione. 

C. Costa, Razza partigiana, Storia di Giorgio Marincola, 1923-1945, Iacobelli 2015, pp. 189
    15,00 Questa è la storia di un liceale che viveva in Italia alla fine degli anni Trenta e dell’incontro con Pilo Albertelli, suo insegnante poi trucidato alle Fosse Ardeatine. In seguito all’evento Marincola diventò un partigiano, l’unico partigiano italo-somalo decorato alla memoria. 

È la storia della vita e delle scelte di un ragazzo che si trovò in Italia in un periodo di leggi razziali che consideravano «il meticcio un essere moralmente e fisicamente inferiore, facile vittima di gravi malattie e inclinato ai vizi più riprovevoli… ». I due curatori, studiosi e appassionati della Resistenza romana, hanno scavato negli archivi e parlato con parenti e amici di Giorgio Marincola per poter raccontare la sua storia.

Sono da poco usciti in libreria i primi tre volumi degli atti dei convegni promossi dall’Insmli in occasione del 70° anniversario della Liberazione. Si tratta di tre volumi incentrati sul 1943 e sui convegni che ne hanno studiato i differenti aspetti.

A cura di F. Soverina, 1943. Mediterraneo e Mezzogiorno d’Italia, Viella 2015, pp. 311 €     29,00

Promosso dall’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi”. 

A cura di L. Alessandrini e M. Pasetti, 1943. Guerra e società, Viella 2015, pp. 234 €     26,00

Promosso dall’Istituto veneto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (ora Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea). 

A cura di M. Fioravanzo e C. Fumian, 1943. Strategie militari, collaborazionismi, Resistenze, Viella 2015, pp. 289 €     29,00

Promosso dall’Istituto dell’Emilia-Romagna per la storia e le memorie del Novecento “Parri”
 Lavoro

Inchiesta, n. 189-luglio/settembre 2015
  € 11,00 Gianni Rinaldini nell’articolo Quale deriva sindacale dietro imbrogli e balletti di cifre, vede la trasformazione del sindacato in sindacato aziendalista, corporativo, al servizio di ogni singola impresa. Rinaldini scrive: “Non può essere questa la Cgil” e Alberto Burgio, nell’intervento che segue, gli risponde documentando la crisi storica della sinistra in Italia. Gli interventi che seguono documentano la perdita dei diritti nei luoghi di lavoro in Italia e la fine di antichi patti tra capitale e lavoro. Loris Campetti documenta i licenziamenti di persone qualificate con più di cinquanta anni che si aggiungono alle cifre imponenti della disoccupazione giovanile.

Una città, n. 225-ottobre 2015 €       8,00

Intervista con Vittorio Verascina delegato sindacale Cisl che lavora in Sata a Melfi dal 1993. Verascina ci parla del Wcm (World Class Manufacturing), un’evoluzione del modello di produzione usato in Giappone dalla Toyota) che permette di incrementare la produzione a livelli mai visti. L’organizzazione del lavoro è gestita da due figure: quella del team leader  che controlla 5-6 lavoratori e quella del  Shift manager, il vecchio capoturno, che gestisce invece i team leader, circa 150 persone; il team leader gioca un ruolo importante nella gestione del personale a lui sottoposto: l’erogazione di ferie e permessi sempre nell’ottica della massima produzione finalizzata all’ottenimento di un riconoscimento importante. L’idea è quella di una fabbrica dove si lavora tutti i giorni 24 ore al giorno (escluso mezza giornata la domenica per le pulizie), dove i laureati sono contenti di fare gli operai. Leggendo attentamente l’intervista si comprende che tutto ciò è stato previsto per un tipo di lavoro privo di contestazione, che farebbe invece inceppare tutto il meccanismo del Wcm.

La rivista delle politiche sociali, n. 4 ottobre/ dicembre 2014 €     20,00

In questo numero  la rivista ha deciso di esaminare l’ultima riforma del mercato del lavoro (la terza in poco più di dieci anni) – il cosiddetto Jobs Act – cercando di inserire le questioni specifiche in un contesto economico caratterizzato da anni di declino industriale e produttivo e dalla complessità delle trasformazioni in atto in Europa, sia dal punto di vista strutturale sia da quello delle politiche di sviluppo. 

Dai vari contributi pubblicati si evince il quadro di un’evoluzione anomala del mercato del lavoro italiano che riguarda il tasso di disoccupazione e gli indicatori relativi all’inclusione sociale, o ancora relativamente all’eguaglianza delle garanzie e delle tutele. Non è possibile poi slegare questo discorso poi da un ripensamento profondo delle politiche industriali, vero anello mancante delle riforme finora attuate. 

Italia contemporanea, n. 278-agosto 2015 €    33,00 

Una concreta utopia. La costruzione sociale del lavoro fra conflitto industriale e contrat-

tazione sindacale 1968-1974.

A quarant’anni dalla conclusione del ciclo di lotte, (1968-1974), il mondo del lavoro ha drasticamente cambiato la propria fisionomia. I modelli e gli orientamenti di allora paiono ormai estranei all’oggi. Può essere utile dunque ripensare e verificare il senso di quegli avvenimenti e le conseguenze di quei processi sociali e politici.

Gli interventi sono di: F. Loreto, X. Vigna, J. Torre Santos, G. Mellinato, U. Pavan Dalla Torre, e P. Causarano.

Zapruder, n. 37-maggio/agosto 2015 €     12,00

In paradiso?

Inserto fotografico a cura di William Gambetta e Ilaria La Fata che ripropone le fotografie della classe operaia pubblicate dal “Quotidiano dei lavoratori”. 

Oltre a questo inserto la rivista riporta altri tre articoli sulla classe operaia: M. Badaró Mattos: Rotte atlantiche. Lotte abolizioniste e formazione della classe lavoratrice; P. Fontes: A baianada: Lavoro, migrazione e identità a San Paolo; M. Reisch: Coazione o conflitto. Lavoro sociale e classe lavoratrice negli Stati uniti.

S. Valenti, La fabbrica del panico, Feltrinelli 2015, pp. 119 € 11,00 i

Tra gli anni ’50 e i ’70 del Novecento, la Breda Fucine era la fabbrica più grande di Sesto San Giovanni, la Stalingrado d’Italia. Alla fine degli anni sessanta contava 20.000 operai. Di quella fabbrica oggi non resta pressoché nulla. È una storia privata, quella che Stefano Valenti racconta ne La fabbrica del panico. Un dolore che si tramanda da padre in figlio. È la storia di un giovane uomo che arriva a Milano, da un piccolo paese della Valtellina, per lavorare come operaio. Operaio metalmeccanico non specializzato. Quel ragazzo ama la pittura ma deve lavorare per vivere. Una stanza loculo in condivisione con altri operai turnisti. Un reparto – camera a gas – in cui si soffoca d’amianto. I turni sfiancanti, il sistema concetrazionistico e impenetrabile della fabbrica, l’umiliazione e la paura di perdere il lavoro – che il corpo ceda –, le lotte per i salari e per turni più umani, i compagni. Lottavano per la dignità, gli operai, ma non sapevano che sarebbero morti di quel lavoro. I primi casi di malattia, la dirigenza insabbia le carte, il muro di omertà, il mezzo litro di latte per la “bronchite cronica”. Avevano paura che il corpo non avrebbe retto alla fatica di turni massacranti ma non sapevano che stavano iniziando a morire. Mesotelioma pleurico è il nome del cancro ai polmoni causato dall’esposizione alle fibre di amianto. Il corpo di chi sa che la fabbrica è un’offesa continua alla vita. Il figlio ha bisogno di conoscere cosa è successo in quel luogo, a quegli uomini. Ricostruisce un mosaico di storie, di testimonianze dirette dei sopravvissuti, incrocia dati e carte dei processi per ripercorrere le tappe di un calvario collettivo in cui si compongono le linee di una pagina di storia italiana che ancora attende giustizia. Per questo non ha mai voluto accettare l’idea di un armistizio, di una pace separata con quanti allora, e ancora, gli chiedono di recedere. Questo odio è la sua unica ricchezza, la mia eredità, il suo lascito. Esasperato dalla malattia e dal disgusto nei confronti di un’organizzazione sociale che ha prodotto e produce un simile disagio, il suo odio, non soltanto di classe, è diventato la sua redenzione”. (Maria Camilla Brunetti)

F. Beradi Bifo, L’anima al lavoro, Alienazione, estraneità, autonomia, DeriveApprodi 2016, pp. 285 €     16,00 Lo sfruttamento del lavoro industriale si esercitava sui corpi, i muscoli, le braccia. Oggi si esercita sul linguaggio, l’intelligenza, gli affetti. Siamo nell’epoca dell’anima al lavoro. […]Nel panorama filosofico degli anni Sessanta e Settanta il processo di sussunzione del lavoro fu definito a partire dal concetto hegeliano di alienazione. 

L’«operaismo» italiano rovesciò tale prospettiva, sostituendo la nozione di “estraneità” al lavoro a quella di “alienazione del lavoro”. Parallelamente, nel contesto del post-strutturalismo francese, venne operato un rovesciamento della visione tradizionale dell’alienazione psichica: la schizofrenia, fino allora considerata come perdita di coscienza, fu riproposta da Félix Guattari in termini totalmente diversi: la forma di una coscienza molteplice, proliferante e nomadica. Oggi che nuove forme di sofferenza e di alienazione emergono nei processi di precarizzazione, occorre ripercorrere l’evoluzione del pensiero critico italiano e francese nel tentativo di aprire vie di fuga ai recinti dell’anima. (dal risvolto di copertina)

F. Lordon, Capitalismo, desiderio e servitù, Antropologia delle passioni nel lavoro contemporaneo, Derive approdi 2015, pp. 213 € 16,00 Come può prendere vita quel fenomeno paradossale per cui molti lavoratori sfruttati siano d’accordo con chi li sfrutta e felici di esserlo? Questa domanda è il punto focale da cui si dirama la riflessione proposta in questo saggio, nel tentativo di svelare uno degli arcani della modernità lavorativa. 

S. Polvani, Ribolla 1954-2014, La tragedia mineraria nella cronaca dei quotidiani, Effigi 2013, pp. 234 € 18,00 Questo libro ci consente di tornare a riflettere su come il lavoro, quando è un “qualsiasi lavoro”, quando è privato dei diritti, quando è piegato esclusivamente alle spietate leggi del profitto e della produttività a qualsiasi costo, diventa uno strumento attraverso il quale umiliare la dignità di un’esistenza. Questo libro ci aiuta a ricordare e a non dimenticare le condizioni di vita dei minatori nella Maremma toscana, in particolare la strage di Ribolla. 

G. Baglioni, Un racconto del lavoro salariato, Il Mulino 2014, pp. 252 €     21,00

Il tema cruciale del libro è quello della tutela e della valorizzazione del lavoro. Rispetto alle soluzioni antagonistiche, nel secondo dopoguerra si sono affermate le concezioni che miravano al miglioramento costante e negoziale delle condizioni dei lavoratori nell’impresa e nella società industriale.

 Tra il vecchio e il nuovo secolo l’equilibrio si è alterato. Con l’esplodere della crisi, il problema non è tanto il rapporto di lavoro quanto la mancanza di lavoro, che si gioca soprattutto sulla ripresa e sulla qualità della crescita economica. 

Le soluzioni possibili esistono, si dovrà puntare su efficienza, innovazione e serietà per poter ridurre disuguaglianza e povertà. 

A cura di E. Nocifera, Quasi schiavi, Paraschiavismo e super-sfruttamento nel mercato del lavoro del XXI secolo, Maggioli 2014, pp. 152
    19,00 Il libro compie un’analisi sintetica ed intelligente delle molteplici cause del fenomeno di grave imbarbarimento delle relazioni lavorative caratterizzante il mercato del lavoro, altamente globalizzato, di inizio del XXI secolo. 

Dalla lettura delle tendenze in atto, contrassegnate dal costante ricatto del posto di lavoro, dal conseguente clima di selvaggia competizione sociale e dalla crisi dell’intero sistema del Welfare state novecentesco, gli Autori formulano anche alcune idee per tentare una “inversione di tendenza”, pur nella consapevolezza della grande difficoltà di una simile impresa.

Collettivo editoriale delle Éditions de la Roue, Prospettive antindustriali, Nautilus 2015, pp. 60 € 4,00 Nell’odierno sistema di domino lo Stato assume un ruolo nuovo e preponderante, rendendo sempre più stretto il legame tra difesa dell’idea di progresso e giustificazione della servitù.

Confrontandosi con la realtà attuale e con le prospettive che essa delinea, in questo scritto vengono analizzate alcune forme di lotta nate dalla resistenza alla sottomissione e dalle esigenze della difesa del territorio, considerato come il risultato dei rapporti spazio-temporali tessuti tra un gruppo umano e l’ambiente in cui vive; e questa lotta viene concepita come la messa in pratica di quell’antidoto contro la disperazione contenuto in una riflessione fondamentale di Lewis Mumford: la mega-macchina è un elefante che ha paura del topolino.

Mafia

G. Savatteri, I ragazzi di Regalpetra, Melampo 2016, pp. 329 €     16,00

Il giornalista e scrittore Savatteri intervista i protagonisti della guerra di mafia scoppiata a Racalmuto nel 1991. Prima di diventare adulti e aver scelto la  vita della malavita, sono stati i ragazzi con cui ha condiviso strade e giochi.  Egli è tornato a cercarli per capire cosa li abbia spinti su quella strada e come sia possibile che lo stesso paese abbia dato i natali al contempo anche a Leonardo Sciascia. A Racalmuto Savatteri, mentre i coetanei imboccavano la via della mafia, ha mosso i primi passi creando con altri un piccolo giornale. L’autore si interroga sui motivi che portano a scegliere il male, attraverso un viaggio in un paese nucleo di contraddizioni, metafora dell’Italia e dell’animo umano. Il libro è coinvolgente come un romanzo e il lettore entra dentro il mondo descritto anche grazie all’uso del dialetto e della punteggiatura che rendono spedita la narrazione. (m.i.) 

S. Uccello, Generazione Rosarno, Melampo 2015, pp. 258 €     16,00

Il volume racconta l’esperienza di ragazzi e ragazze del liceo Piria di Rosarno, gestito da una coraggiosa preside. Qui convivono figli di boss della ’Ndrangheta, di testimoni di giustizia e di vittime della malavita. L’autrice ci mostra senza pregiudizi le storie di ognuno, assieme a sogni e dolori. Questi giovani imparano che esistono anche altre scelte oltre a quelle dei padri, che il loro destino non è segnato e si può vivere senza sentirsi per forza diversi. 

N. Dalla Chiesa, Passaggio a Nord, La colonizzazione mafiosa, Gruppo Abele 2016, pp. 268
    16,00

Il libro si propone di fare il punto sulla presenza delle organizzazioni criminali al Nord partendo dall’obbligo di parlarne e dalla difficoltà riscontrata in Italia in questo ambito, cercando di combattere la rimozione e l’idea che affrontare certi argomenti offra un’immagine negativa del nostro Paese e ispiri sfiducia e pessimismo. L’autore traccia la storia della criminalità organizzata al Nord da quando è iniziata a come e dove è diffusa e quali sono le sue attività, proponendo inoltre soluzioni al fenomeno. 
F. La Torre
, Sulle ginocchia, Pio La Torre, una storia, Melampo 2015, pp. 200 €     15,00

Pio La Torre era un politico siciliano, sindacalista, figlio di braccianti, parlamentare comunista. Il figlio Franco ne racconta la storia di emancipazione e il suo impegno con la Cgil e il Pci a fianco dei braccianti del palermitano, la lotta contro la politica corrotta e la mafia sfociata nella legge, che porta il suo nome, sul reato di associazione mafiosa (il noto art. 416 bis) e sulla confisca dei beni alla criminalità organizzata, approvata pochi mesi dopo il suo omicidio. Vengono ripercorse la vita pubblica e privata dell’uomo, ricordato con la tenerezza del figlio e la consapevolezza di chi ben conosce la materia da dirigente dell’associazione “Libera”. L’autore, amaramente, non trova nell’attuale classe politica di destra e sinistra la determinazione che vorrebbe e nota una sottovalutazione dell’antimafia sociale che coinvolge ed entusiasma anche moltissimi giovani; il suo intento è quindi conservare la memoria in un’epoca di smarrimento e confusione nell’ambito dell’impegno politico. Il testo raccoglie anche una preziosa selezione degli scritti del dirigente comunista. 

R. Giuè, Vescovi e potere mafioso, Cittadella 2015, pp. 184 €     14,90

Rosario Giuè, ex parroco di Brancaccio, analizza in modo lucido e spietato, senza sconti, il comportamento dei vescovi italiani nei confronti delle mafie. Egli nota come il tema abbia fatto fatica ad acquistare importanza nella Chiesa nonostante le stragi che hanno scosso il Paese intero e le denunce di figure ecclesiastiche (a differenza di altre questioni su cui la Cei ha dettato orientamenti). L’autore parte da testi ufficiali e cita nomi, date e situazioni per sottolineare una posizione generalmente troppo prudente e di sottovalutazione del fenomeno e cerca di capire i motivi di un tale atteggiamento in contrasto anche con le parole degli ultimi tre papi. Giuè vede in questo un ritardo culturale e si augura una maggiore attenzione, perché il problema delle mafie riguarda la dignità di tutti noi e dunque affrontarlo deve diventare priorità etica, sociale e politica. 

M. Patriciello, Vangelo dalla Terra dei fuochi, Imprimatur 2013, pp. 203 €     14,00

A Caivano, in un quartiere povero della provincia di Napoli, si trova la parrocchia di padre Patriciello, prete di strada e per anni caporeparto in ospedale. Egli descrive con rabbia, amore e dolore questo territorio così degradato e squallido e accusa le istituzioni di trascurare i giovani di questi luoghi, lasciarli senza lavoro e abbandonarli alla camorra, potente calamita per chi si ritrova senza occupazione e senza stato. Anche il tema dei rifiuti industriali ha colpito l’attenzione di Patriciello e lo ha portato a scrivere molto sull’argomento. 

Uomini della criminalità organizzata e industriali senza scrupoli hanno avvelenato la bellissima terra in cui opera il parroco, che vi accompagna con ostinazione amministratori e politici affinché vedano con i propri occhi e diano un contributo per cambiare la situazione smettendo di ignorarla, nonostante sia una tragedia evidente ad ognuno di noi. 

Si chiede inoltre perché in una civiltà democratica si permetta che regni la legge del più forte e offre tutte le proprie forze per riportare bellezza e vita in quella terra ed estirpare la povertà di coloro che vi abitano.

R. Di Giovacchino, Stragi, Quello che Stato e  mafia non possono confessare, Castelvecchi 2015, pp. 368 €     22,00

Con questo libro, Rita Di Giovacchino analizza le stragi di mafia degli anni Novanta in cui persero la vita Falcone e Borsellino e sostiene che non si sia trattato di una guerra di mafia, bensì di un golpe architettato da istituzioni e servizi segreti italiani e stranieri per ristabilire gli equilibri dopo la Guerra fredda. L’autrice scava nel passato torbido del nostro Paese e dichiara la colpevolezza di un sistema criminale che ha condizionato passaggi importanti della storia d’Italia con trattative tra boss e uomini di Stato. Il racconto è appassionato e coinvolgente, frutto della lunga esperienza della Di Giovacchino come giornalista d’inchiesta.

F. Minervini, Non la picchiare così. Sola contro la mafia, La meridiana 2016, pp. 88 €     14,50 Maria è una testimone di giustizia. Non una pentita. Non una collaboratrice. Non ha commesso reati, non è stata complice di niente, non ha sbagliato davanti alla legge. 

Ha solo visto l’impossibile, l’incredibile che non ha voluto accettare subito, l’impensabile per una ragazza innamorata. 

È una storia, come scrive Nichi Vendola nella prefazione, “di violenza a cerchi concentrici”. Il primo cerchio è quello che chiama in causa la “violenza di genere”: la subordinazione del corpo e del lavoro delle donne alla signoria patriarcale del genere maschile. Maria è adescata, manipolata, stuprata, picchiata, svuotata di soggettività. Gli uomini che usano e abusano di Maria sono mafiosi in carriera, sono rapinatori, usurai, narcotrafficanti, E questo è l’altro cerchio concentrico: la mafia.

Migranti

Indipendenza, n. 39-novembre/dicembre 2015
      5,00

L. Riboli, nell’articolo L’Italia dentro l’immigrazione, dopo aver preso in considerazioni le posizioni della sinistra sul fenomeno migratorio e analizzato il problema dell’emigrazione e dell’accoglienza, così si esprime: «In realtà questa improvvisa ma non proprio imprevedibile ondata di profughi in arrivo ha il merito non ricercato di dimostrare quanto in disaccordo e tutt’altro che unita è l’Unione Europea e quanto falsi sono gli ideali sbandierati di apertura e solidarietà tra i suoi Stati e al di fuori di essi. Questo potrebbe perfino rivelarsi utile per accelerare la sua disgregazione la liberazione dei popoli all’interno delle varie nazioni, anche se c’è il rischio concreto ed evidente di un prevalere delle forze più retrive della destra xenofoba». 

Nunatak, 41-inverno 2015/2016 €       2,50

L. Odiardo interviene sulle deportazioni dei migranti nelle località di montagna e racconta dell’uso dei migranti per lavori di pubblica utilità non  remunerati. 

Questo avrebbe un senso − scrive −  solo se fosse preliminare all’inserimento dei richiedenti asilo all’interno di progetti di lavoro socialmente utili propriamente intesi, dunque remunerati, ed invece sembra più rivolta al rafforzamento dell’immagine del migrante obbediente, quindi “buono”, che piace tanto alla maggioranza silenziosa, anziché una tappa nel percorso verso l’emancipazione.

Pedagogika, n.4-2015 €       9,00

Migranti

Dall’editoriale di M. Piacente: «In un recente saggio, Luce Irigaray; una delle più importanti filosofe contemporanee scrive: “Per costruire una cultura universale abbiamo bisogno di differenze irriducibili, non quantitative. In altre parole, abbiamo bisogno di differenze che aprano il nostro orizzonte a un oltre, a una trascendenza nei confronti del nostro stato e del nostro essere nei quali già siamo, una trascendenza che sia rispettosa del nostro amor di sé  condivisibile con tutta l’umanità, senza alcuna gerarchia, dominazione o soggezione tra esseri umani”. 

[…]

Allora riprendiamo i nostri ragionamenti, riflettiamo sulle identità che sono sempre in “movimento”, in divenire, sulle Culture che sono sempre “meticciate”, diamo la parola alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, ai quali abbiamo rivolto delle domande, troveremo qualche contraddizione, ma dentro ci sono buoni germogli.»

L’editoriale della Piacente si conclude riportando la poesia  di Giulia Colombo pubblicata nel libro Coordinate delle Edizioni Giovane Holden 2015 che volentieri ripubblichiamo.

La rivista delle politiche sociali, n. 2/3-aprile/
settembre 2015 €     20,00

Migranti, rifugiati e politiche sociali.

Il numero prende in considerazione le tematiche più rilevanti riguardanti le diverse dimensioni della condizione degli emigranti e dei rifugiati e le affronta con l’aiuto della documentazione empirica disponibile, facendo riferimento alle indagini di campo, e dando attenzione alla realtà di altri Paesi e alla letteratura internazionale sul tema allo scopo di fornire un quadro il più ricco possibile riguardante migranti, rifugiati e politiche sociali.

No Tav e altri No

Germinal, n. 120-maggio 2015 €       2,00

Muos abusivo … e nocivo.

Sicilia libertaria, n. 351-giugno 2015

      2,00

Muos. Le starategie Usa per uscire dall’impasse. Ora è guerra psicologica. Dopo le sentenze del Tar sulla abusività del Muos è iniziata la campagna psicologica degli americani per dire che il Muos non è nocivo facendo pressione anche sul governo italiano.

Umanità nova, 23-luglio 2015 €       1,50

Articoli di M. Matteo su No tav Prive e di P. Gurrieri su No Muos, la lotta deve continuare; Agosto No Muos Campeggio al presidio e manifestazione.

Umanità nova, 27-settembre 2015 €       1,50

M. Matteo: No Tav. Quelli che non mollano. 

Nunatak, n. 40 2015 €       2,50

La rivista riporta le posizioni di chi non vuole la Tht (trasporto energetico ad altissima tensione), l’arteria che la Francia vuole usare per esportare l’energia delle sue centrali nucleari. L’articolo indica anche le alternative e prevede che la linea ucciderà ancora di più la valle dove passa: essa, infatti, serve solo allo stato ed ai grandi capitali. 

Purtroppo il progetto di linee ad altissima tensione avanza poco a poco ed un moderno pilone ad Argentiere è stato inaugurato  con  la dichiarazione di pubblica utilità firmata da ministri e prefettura.

Lo Stato e la società elettrica pensano di aver vinto la partita e di poter rovinare una piccola valle, ma senza fare i conti con gli abitanti della valle stessa e delle vicinanze, i loro amici e tutti coloro che non vogliono che questo progetto venga realizzato e che distruggeranno il loro “bel pilone di design”.

Dante Alighieri, L’incredibile manoscritto, Canto XXXIII bis ritrovato in Valsusa, Tabor 2013, pp. 60 €       6,00

Un divertente testo in terzine che ci porta nell’abisso del peccato più grave e imperdonabile in cui l’umanità si appresta a sprofondare: il tradimento della natura e della specie, un abisso di abbrutimento, avidità che si compie nel territorio valsusino. 

M. Ravarino, Terzo valico, L’altra Tav, Round Robin 2015, pp. 127 €     12,00

Al di fuori delle zone interessate, pochi sanno, anche tra gli ambientalisti, cosa sia il Terzo Valico, l’assurdo progetto (in fase di attuazione a spicchi) di collegamento ad alta velocità Genova-Milano che, peraltro non giunge più a Milano fermandosi a Tortona. 

Quindi è benvenuto il libro di Mauro Ravarino, simpatizzante No TAV della Torino–Lione della Valle di Susa, che a pagina 9, la prima delle due pagine dell’introduzione, scrive: “fino a inizio al 2012 ne sapevo quasi niente”; ciò indica l’intenzionale opacità dei media a proposito della vicenda.

Il suo è un libro divulgativo, piano e accattivante, talora dal taglio sbarazzino, ma assai documentato, e diretto a chi del Terzo Valico ne sa poco o nulla. Per fare la storia del Terzo Valico, Mauro Ravarino ha utilizzato alcuni libri sull’argomento, articoli di giornale, la carente e imprecisa documentazione presentata dai propugnatori dell’opera, e soprattutto molte fondamentali interviste di NO Terzo Valico.

Concludo citando il capoverso con cui Mario Ravarino, a p. 10, chiude la sua prefazione: «Parlare di Terzo valico non significa solo parlare di binari, cunicoli esplorativi e locomotive, ma anche discutere di trasparenza, giustizia, democrazia, ambiente, corruzione diffusa, salute, lavoro e di un futuro sostenibile. E di politica, nel modo migliore».  (g.d.z)

Storie d’Italia

Maitardi, n. 2 2015           s.i.p.

Riporta gli atti del convegno Siena nella grande guerra: la società e l’economia organizzato dall’Istituto storico della Resistenza senese e dell’età contemporanea. 

Il convegno ha inteso dare un contributo originale agli studi sul primo conflitto mondiale focalizzando l’attenzione su aspetti fino ad oggi poco studiati, relativi ad un luogo, quale il territorio senese, lontano dai combattimenti ma comunque retrovia attiva e pienamente coinvolta nello sforzo bellico, ma anche sugli effetti complessi, contraddittori, comunque molto meno univoci di quanto si sarebbe indotti a pensare, nelle condizioni sociali e nell’economia.

Il margine, n. 5 2015 €       2,50

Cesare Battisti: la tragedia, la memoria, l’eredità. Cent’anni dopo il 24 maggio 1915  

Questo numero curato da Vincenzo Cali vuole ripercorrere le vicende di Cesare Battisti e della sua tormentata memoria. Ricordare Battisti è ricordare la tragedia di un socialismo che (così come il cattolicesimo) di fronte alla prova decisiva non seppe disinnescare le contrapposizioni nazionali, lasciando a isolati testimoni il compito di esercitare una critica radicale.

Qsc-Quaderno di storia contemporanea, n. 58
2015 €     13.00 A. Bravo, nel saggio La guerra nel centenario,  propone una riflessione critica sulle celebrazioni dell’anniversario della Prima Guerra mondiale, apprezzando le nuove ricerche sulla storia sociale, sulla storia della mentalità e delle culture con protagonisti i soldati, sottolineando altresì che la scuola, che ha avuto un ruolo centrale nelle rievocazioni, ha privilegiato l’aspetto pedagogico rispetto a quello della ricostruzione della complessità del conflitto e della sua contestualizzazione storica. 

Sottolinea anche la necessità di ricordare alcuni elementi significativi avvenuti durante il conflitto mondiale, spesso trascurati, come la spontanea tregua tra i soldati dei fronti contrapposti del Natale del 1914, le strategie tacite per risparmiare vite umane, le motivazioni interiori dei disertori, la fraternizzazione e altri episodi che possono mettere in evidenza le pratiche di pace in tempo di guerra.

G. Ceccarelli,  Lettere e diari, Dal fronte e dalla prigionia (1915-1918), Iacobelli  2015, pp. 404 €     18,00 Le lettere e i diari si configurano tra gli strumenti più preziosi e affascinanti di indagine e conoscenza e si rivelano particolarmente significativi se riferiti a un evento deflagrante come la guerra, laddove, al fragore delle armi e all’urgenza della grande storia, si affianca la più sommessa ma non meno forte voce delle vicende umane. È quanto avviene nelle Lettere e nei diari inediti, dal fronte e dalla prigionia, di Giuseppe Ceccarelli (Ceccarius).

Peppino, così si firma, è un uomo giovane, che parte per la guerra lasciandosi alle spalle una delicata situazione familiare. Il suo rigoroso impegno a servire la patria e la prepotente e impaziente speranza di tornare a casa si mescolano e si intrecciano in un racconto coinvolgente, inevitabilmente doloroso, a volte persino ironico, ma che nulla concede all’autocommiserazione o alla retorica.

A. Orsi,  Affonda la verde gioventù…, Schegge di storia valsesiana negli anni che precedono, accompagnano e seguono la Grande guerra, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia  2015, pp. 327 €     20,00 Il volume restituisce, con intensità e partecipazione emotiva, un quadro articolato e vivido della tragedia della Grande guerra. 

Attingendo a un ricco patrimonio bibliografico, ma soprattutto memorialistico, costituito da cartoline, lettere dal fronte, diari di guerra, struggenti canti nati dalla precarietà della vita in trincea, raccolti con un certosino lavoro di ricerca, Alessandra Orsi ripercorre vicende umane individuali  e costituisce un importante tassello nel recupero della memoria, locale e nazionale, di una guerra lontana ormai un secolo, ma resa doverosamente viva e presente nella propria tragicità.

A. Fornari, E se dovrò partire anch’io?, La verità sulla Grande guerra raccontata ai ragazzi: tutto quello che non si dice, Dbs  2016, pp. 141 €     10,00

La Grande guerra vista dai soldati, la vita in trincea, la terra di nessuno, gli alloggi, il cibo, le malattie, la corrispondenza, la presenza dei cappellani, inframezzati da alcuni racconti, testimonianze. Il tutto narrato, molto leggermente evitando, la descrizione di orrori e di errori, rimanendo molto nel generale: forse questo non è molto educativo ma era poi in fondo l’intento del libro.

A cura di S. Neri Serneri, 1914-1945. L’Italia nella guerra europea dei trent’anni, Viella  2016, pp. 371 €     33,00 Le due guerre mondiali e i due decenni interposti composero un conflitto trentennale che sconvolse e trasformò in profondità la società europea. Non solo per la portata distruttiva delle vicende militari, ma anche perché l’ordine politico ed economico, l’organizzazione e la vita sociale furono fortemente plasmati dalle esperienze e dalle culture belliche. Le politiche nazionaliste e belliciste prevalsero a lungo su quelle democratico-sociali e solo al termine di quel lungo conflitto, cui parteciparono attori diversi e mutevoli nel tempo, il progetto di una modernità militarizzata e aggressiva soccombette di fronte a quello di una società rispettosa della pluralità degli interessi sociali. 

M. Tomelli, L’Italia dei movimenti, Politica e società nella Prima repubblica, Carocci 2015, pp. 256 €     17,00 A fronte di una storiografia orientata a fare del Sessantotto il movimento che più di ogni altro ha segnato sviluppi sociali, politici e culturali nella seconda metà del Novecento, l’autrice propone una lettura dei movimenti collettivi nell’Italia repubblicana in un più ampio orizzonte temporale, spaziando dalla seconda metà degli anni Cinquanta per giungere alla prima metà degli anni Ottanta. Ne risulta una ricostruzione che rivisita, ponendoli sotto una nuova luce, alcuni snodi fondamentali dei processi di mobilitazione della società civile e i rapporti che ne scaturirono con le istituzioni – partiti e sindacati in primis – offrendo nuovi spunti di riflessione sul ruolo dei movimenti all’interno della “Repubblica dei partiti”.

Italia contemporanea, n. 279-2015 €     33,00

M. Gaiffré nell’articolo Una storia da dimenticare? analizza le difficoltà e i limiti che caratterizzano la riflessione sulla lotta armata e sulla violenza politica di sinistra, che non è sostanzialmente riuscita a dialogare con la storiografia sull’Italia degli anni Settanta. Ragioni politiche e generazionali si sono sommate ad alcune sollecitazioni poste dalla svolta del 1989 e dalla fine del secolo breve, che in Italia hanno rafforzato l’immagine degli anni Settanta e degli anni Ottanta come una lunga fase di incubazione. Ma è solo leggendo nella violenza politica e nel terrorismo di sinistra uno dei frutti della complessa transizione italiana che si possono compiere significativi passi in avanti e affrontare su un piano compiutamente storiografico un nodo ancora dolente del nostro recente passato.

I. Buttignon e M. Zenoni, M.S.I. e terrorimo nero tra verità e montature, I collateralismi tra il partito neofascista e le organizzazioni armate di estrema destra, Solfanelli 2014, pp. 186
    14,00

Il testo dà un’ottima panoramica generale sulla nascita, lo sviluppo e la fine del Msi, partito neofascista che si affermò fin dall’immediato secondo dopoguerra come rifugio di numerosi reduci della Rsi ma anche del fascismo del ventennio. In questa storia evidenti sono i suoi legami con la vasta e complessa area delle organizzazioni armate di estrema destra. Organizzazioni spesso collaterali alle correnti più “pure” e meno istituzionali del Movimento Sociale (anche se non mancò un certo coinvolgimento del condottiero storico, Giorgio Almirante). Si passa poi a uomini di più ferrea tenuta ideologica quali Pino Rauti.

Tenendo ben presente il viscerale anticomunismo del Msi come in generale dello Stato italiano e dei suoi apparati più lealisti è anche vero che a partire dagli anni Quaranta fino ai primi Cinquanta, quindi subito dopo la conclusione di una guerra con ferite e rancori tutt’altro che sopiti, ci fu una certa ricerca di consenso da parte di alcuni membri del Pci, tra cui un giovane Enrico Berlinguer già allora ai vertici di partito, verso quei giovani e meno giovani reduci della Rsi che guardavano a una rivoluzione sociale e anticapitalista. Una strategia che però si rivelò fallimentare sul piano elettorale e disastrosa su quello giudiziario con le mancate condanne di soggetti che si erano resi colpevoli di violenze contro civili e partigiani. Insomma, una strategia che insieme al contesto della Guerra fredda permise la promulgazione della nota “amnistia Togliatti” che rientrava in una lotta politica di ricerca del consenso da parte dei due schieramenti politici italiani. Quello che però non convince è il punto di partenza di questo lavoro ricco d’informazioni, ossia lo spunto storico e sociologico di Ernst Nolte che semplicisticamente vede il fascismo come l’altra faccia della medaglia del marxismo e che a livello europeo ha portato lo storico tedesco a parlare del nazismo come semplice reazione alla Rivoluzione d’Ottobre catalizzando su quest’ultima una specie di colpa a trecentosessanta gradi per tutti gli eventi post 1918. Parlare di un fascismo, come fanno gli autori, quale dottrina originariamente di sinistra – rifacendosi al periodo ante marcia – è una conclusione che s’infrange sulla natura e sulla storia stessa del movimento, nato sì con una generica funzione antimodernista, ma anche per questo antisocialista e anticomunista. Un fascismo che fin dagli albori ricoprì un ruolo antirivoluzionario utile alla borghesia italiana, quando quest’ultima stava perdendo presa su una società uscita prostrata dalla Grande guerra, vittoriosa solo per la grande industria e la grande finanza che aveva reso ancora più povero e in fermento il proletariato industriale e contadino italiano. Associare corporativismo e socialismo solo perché entrambi non capitalisti è più che opinabile. Parlare di una Rsi socializzatrice quando il capo e fondatore del fascismo aveva per venti anni operato una politica a favore dei vertici industriali e bancari vuol dire guardare il dito invece della luna. Che poi il Msi, come gran parte del fascismo, fosse ideologicamente ben poco strutturato rispetto al complesso marxismo e allo stesso liberismo politico, chiarisce solo che è stato facile per molti fascisti passare dalla Rsi al Pci, in quanto le loro stesse rivendicazioni erano sì semplici ma anche profondamente contraddittorie rispetto a un’analisi marxista o liberale della società. Non stupisce quindi neanche la presenza di un’ala spiritualistica e antirazionale all’interno dei gruppi più ideologizzati del Msi. Tuttavia rimane il fatto che il testo ha il pregio di segnalare una certa commistione tra chi aspirava a una rivoluzione sociale radicale internazionale e chi cercava un’altrettanto forte cambiamento sociale ma legato a concetti nazionalisti e di comunità chiusa. Commistione che tuttavia non significava una radice comune, come domostrano i fallimentari abboccamenti di alcuni elementi di spicco della lotta armata neofascista nei confronti di quelli di sinistra. (m.c.)

S. Zoppi, Pietre di confine, Personali apprendimenti, Rubbettino  2015, pp. 219€     15,00

Giulio Andreotti, Massimo Annesi, Corrado Dami, Anna De Lauro Matera, Gabriele De Rosa, Amintore Fanfani, Massimo Severo Giannini, Giorgio La Pira, Antonio Maccanico, Giovanni Marongiu, Giulio Pastore, Nicola Pistelli, Manlio Rossi-Doria, Pasquale Saraceno e Giovanni Spadolini: sono questi i quindici protagonisti di questo libro che è insieme memoria e interpretazione, a partire dai primi anni Quaranta del secolo scorso, e rappresentazione di un’Italia fatta di aneddoti, curiosità, dettagli inediti.

M. Paci, Passaggi di stagione, Ediesse 2015, pp. 151 €     12.00

Il testo costituisce una sorta di diario, con cui l’autore, Massimo Paci, professore di Sociologia economica alla Sapienza, racconta della sua esperienza fuori dall’università e ci fornisce un quadro della situazione politica italiana.

Il titolo del libro rimanda alle varie fasi, chiamate stagioni, della vita del protagonista. Le prime due (L’autunno della politica e L’inverno della burocrazia), costituiscono un diario pubblico mentre la terza (L’estate interiore) è un vero e proprio “diario privato”. Le vicende narrate nel diario pubblico corrispondono agli ultimi mesi del governo Prodi e ai primi di quello berlusconiano. Il protagonista si limita a narrare le vicende accadute, fatti storici e politici, rimanendo sempre distaccato nei confronti della politica, dalla quale è attratto ma da cui non vuole restare deluso. I fatti narrati nell’ultima stagione, invece, rimandano ai tempi attuali, corrispondenti alla maturità dell’autore, intrisi di saggezza, maturità e senso di pace. In quest’utima fase l’autore scopre che esistono altre vie per conoscere il mondo circostante.

U. Serafini,  Adriano Olivetti, E il movimento comunità, Edizioni Comunità  2015, pp. 509 €     35,00 Il volume è una raccolta di scritti editi e inediti di Umberto Serafini, a lungo dirigente del movimento politico fondato nel 1947 da Adriano Olivetti per promuovere una riforma dello Stato e della società in senso comunitario. Attraverso saggi, interventi d’occasione e articoli di una vita, il volume ripercorre da vicino la vicenda del Movimento Comunità e del suo fondatore, ricostruendo la storia di un’idea che rappresenta ancora oggi un’anticipazione scomoda e lungamente incompresa.

R. Perrotta,  Mario Capanna, Storie di un impegnato, Ipoc  2015, pp. 319 €     18,00 Dalla resistenza contro le derive sociali e politiche alla difesa dei diritti fondamentali dell’uomo, dall’attività parlamentare all’incontro e confronto costanti con studenti e giovani, dalle missioni di pace a quelle ecologiste, dalla tutela della biodiversità all’apicoltura, dall’attività di saggista a uomo del dialogo e del confronto con credenti e non credenti. 

M. Prospero, Il nuovismo realizzato, L’antipolitica dalla Bolognina alla Leopolda, Bordeaux  2015, pp. 417 €     26,00 Il libro ricostruisce, in maniera critica, alcuni dei passaggi decisivi degli ultimi venticinque anni della sinistra italiana e lega la irresistibile ascesa di Matteo Renzi alle modalità con le quali il gruppo dirigente comunista guidato da Occhetto si avventurò per la via della società civile, dell’antipartitismo, dei referendum, della repubblica dei cittadini, dei governi tecnici, dell’elezione diretta dei sindaci, del maggioritario. Anziché trionfare, Occhetto fu il primo a essere travolto dall’onda nuovista. Arrivò, infatti, Berlusconi che governò vent’anni.

In questa storia Renzi rappresenta non un’eccezione, ma un punto di arrivo prevedibile e naturale. Il libro, approfondito il nesso storico, passa alla critica del presente e mette magistralmente a nudo Matteo Renzi che non ha una cultura delle regole, degli ordinamenti e delle istituzioni; egli punta insomma al potere per il potere, senza visione. Per fare ciò utilizza ogni mezzo, come l’inganno, il tradimento, la spietatezza, la congiura, la faida. Lo scopo è la vittoria personale e della propria fazione. Perciò Renzi impone un conflitto distruttivo permanente che accompagnerà il sistema verso un mesto declino storico.

M. Parisi, Il patto del nazareno, 18 gennaio 2014- 31 gennaio 2015,   Rubbettino  2016,  pp. 259
      19,00 Questo libro è un racconto delle vicende politiche relative al cosiddetto “Patto del Nazareno”, ricostruite da un osservatore privilegiato, giornalista e deputato di Forza Italia, che ha seguito il percorso parlamentare della legge elettorale (l’Italicum) e delle riforme costituzionali. Con documenti inediti (la corrispondenza intercorsa, i report riservati inviati a Silvio Berlusconi da Denis Verdini, ecc.) e testimonianze personali.

F. Saverio Parisi e G. Longo, Sulla mia pelle il caso Divania-Unicredit, Imprimatur  2015, pp. 199 €     17,00 Un’azienda del Sud, sana e in crescita, viene dichiarata fallita nel 2011: il più grande stabilimento della zona industriale di Bari diventa preda dei vandali e più di quattrocento dipendenti perdono il lavoro.  È la sconcertante storia del più grave scandalo italiano di malafinanza creativa. Il libro riporta documenti e responsabilità della Unicredit i cui amministratori delegati  sono imputati dei reati di bancarotta fraudolenta ed estorsione aggravata.

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D. Buzzetti, Leaving Italy, Diario di un viaggio per sciogliere un dubbio: decidere se lasciare o meno l’Italia, Effigi  2016, pp. 159 €     12,00 

Davide Buzzetti, 35 anni, laureato in sociologia alla Sapienza di Roma, master in Governance politica a Pisa, disoccupato, racconta il suo ultimo viaggio all’estero (durato oltre tre mesi) e mette in piazza una scelta di vita coraggiosa: lasciare la propria città, la famiglia, gli impegni politici, per andare a vivere e lavorare all’estero, definitivamente. Racconta in una intervista rilasciata a un giornale locale:  «Amo profondamente l’Italia e la mia città ma la mia scelta ormai è matura; sento che qua non è più il mio posto. Ho voglia di conoscere il mondo e contaminarmi, ma ammetto che nella decisione incide anche lo stato di arretratezza del nostro paese, che a volte mi deprime molto. Quindi, unendomi a un lungo elenco di giovani già migrati, vado via».