Notiziario CDP 250

Riviste

Lo straniero
«Lo straniero» ha vent’anni, e vent’anni per una rivista sono tanti. Nel Polonio dei letterati, un saggio dei primi anni quaranta dello scorso secolo, il grande critico statunitense Edmund Wilson scrisse che gli anni buoni di una rivista sono più o meno cinque, poi essa comincia a invecchiare. È difficile essere intelligentemente presenti al proprio tempo – a un tempo che cambia – molto a lungo. Resistere vent’anni, come a noi è capitato, non invecchiando – ce lo diciamo da noi, e ne siamo seriamente convinti – e riuscendo a mantenere un passo decoroso, a fronteggiare serenamente la mutazione del mondo, a studiarne le cause e a vederne gli effetti e le sofferenze che provocano, a individuare i nemici e le faticose risposte di gruppi sociali e gruppi politici o intellettuali, a indicarne i prodotti non indegni, le riflessioni necessarie e soprattuto attive, non è stato sempre facile. Abbiamo avuto i nostri momenti di sconforto e i nostri momenti di rabbia, e abbiamo sempre reagito con una certa fermezza, guidati dalla persuasione di fare una cosa piccola ma utile per noi stessi e per i nostri quattro lettori.

Quattro, appunto. La nostra decisione nasce dalla constatazione che i nostri lettori sono più o meno sempre gli stessi, generoso e costante è il dialogo con loro che ci ha sostenuto in questi anni e ci ha spinti a continuare. Ce ne sono probabilmente tra di loro alcuni che ci usano come una sorta di cibo genuino, di consumo alternativo da “tribù dei lettori”, e siamo grati anche a loro del sostegno anche se abbiamo sempre preferito i più reattivi, quelli che, in qualche modo, sanno meglio tramutare le letture (le idee) in comportamenti e in azioni. Ma non sono sufficienti i nuovi lettori, forse per il motivo, bene individuato da un nostro scrittore molti anni fa, che «i giovani che scrivono si fanno una cultura leggendo i propri articoli», ed è anche per questo che la risonanza delle nostre posizioni è minima, e incide ben poco sull’andamento della società e della cultura italiana. Ci rendiamo ovviamente conto che questo non è un problema solo nostro, ma di tutta una società nella quale  si consumano tante idee mentre le azioni sono poche, anche in confronto con le societâ che ci sono vicine… I media dominanti svolgono quasi tutti una funzione servile, gridano una indipendenza menzognera, sono parte di un meccanismo già scritto e servono un potere nelle sue varie facce, o servono a distrarre con l’abuso della chiacchiera consumistica, sempre aggiornatissima. Il gioco non vale la candela, e alla fine ci si stanca di faticare per realizzare un prodotto decoroso e soprattutto utile; utile per chi, visto che l’idea dell’utile che hanno i leggenti-e-scriventi italiani è così diversa dalla nostra? Rivendichiamo, come sempre abbiamo fatto, la nostra fedeltà a un’idea di rivista che aiuti noi, e i collaboratori, e i lettori, a capire la nostra società e questo tempo e questo mondo e ad agirvi con onestà e coerenza secondo principi chiari, senza megalomani narcisismi, senza esser supini a nessun dio, e aborrendo carrierismi e riconoscimenti perversi, con le sole incertezze originate dalla difficoltà di riuscire a capire il nuovo e le sue direzioni, i suoi effetti a breve e lunga scadenza, e a scegliere al suo interno quanto si muove nella direzione del giusto e non dell’ingiusto e del manipolato, non del superficiale e del transitorio.

Ce la siamo cavata da soli, senza aiuti di sorta, grazie alla generosità di un piccolo editore amico e al contributo assolutamente gratuito di tanti collaboratori, di tanti amici. E in un’epoca in cui le riviste languono e in cui dominano i blog con il loro narcisismo (le eccezioni sono rare e fragili) e in cui le riviste “importanti” che sopravvivono sono schierate nel racconto difesa-accettazione del mondo così com’è e protette da sponsor dell’area dei potenti, essere riusciti a realizzare 200 numeri per quasi altrettanti fascicoli densi di idee e riflessioni (e di poesia) forse non è poco, e possiamo chiudere il nostro consuntivo abbastanza soddisfatti di quel che siamo riusciti a fare, e anzi con un certo orgoglio.  Da organo di una minoranza informale e decorosa – minoranza sempre attiva, e coerente e avvertita, curiosa e amante del mondo e indignata dalle sue ingiustizie. «Lo straniero» chiuderà con il numero doppio di fine anno e con un ultimo numero speciale la sua storia non breve. Chi intende abbonarsi ora è pregato di rinunciare. Chi ha abbonamenti in corso che non scadranno prima della fine dell’anno verrà rimborsato con splendidi libri della casa editrice Contrasto, che ci ha sostenuto in questi anni (ed era disposta a continuare a farlo). Forse (forse) altre iniziative editoriali nasceranno da questa morte, delle quali avvertiremo i nostri abbonati che ringraziamo di vero cuore per la fiducia che ci hanno dimostrato in questi vent’anni più torbidi che allegri.

Buona fortuna a voi e buona fortuna anche a noi».

La redazione

La critica sui giornali in via d’estinzione, la lezione di due riviste

Ho ricevuto in questi ultimi giorni due riviste che più diverse è difficile immaginare, «Lo straniero», fondata e diretta da Goffredo Fofi, e «Allegoria», fondata e diretta da Romano Luperini. Sia Fofi che Luperini vengono dalla sinistra radicale o estrema o extraparlamentare degli anni Sessanta e per entrambi fra letteratura, arti, idee, società e politica devono correre più relazioni, per quanto “dialettiche”, che distinzioni e separazioni.
Sia Fofi che Luperini sono sempre stati animati da una vocazione organizzativa, politica, educativa orientata a mettere in discussione le ideologie dominanti che sono (secondo la formula di Marx) ideologie della classe dominante. Ma Fofi è un critico giornalista e un pubblicista che si definirebbe anarchico, Luperini è un critico e professore universitario che si definisce comunista. Lo stile delle loro riviste ormai, più che diverso, appare distante e incompatibile. In quest’ultimo numero (il 193) dello «Straniero», Fofi annuncia la prossima chiusura della rivista, mentre ho l’impressione che «Allegoria», di fatto diretta da Pietro Cataldi e Raffaele Donnarumma, goda di buona salute e prometta di marciare, con la sua periodicità semestrale, verso un futuro senza problemi. Perché questo? Perché, credo, la saggistica e la critica di tipo giornalistico resiste a malapena sui giornali più coraggiosi, mentre gli studi universitari hanno un destino assicurato. Studiare è senza dubbio un dovere istituzionale per ogni studioso, laureando e dottorando. Pensare e giudicare, non da esperti, ma da profani, dilettanti, lettori curiosi e appassionati autodidatti, non è un’attività qualificabile, è un’opzione personale inqualificabile. L’essere umano e il moderno cittadino pensanti e leggenti non sono professioni ma, nello stesso tempo, dati di fatto e libere scelte. L’università è prevista, più o meno ipocritamente, da ogni organizzazione statale. La libera scelta culturale e la passione per il sapere, presupposto teorico della democrazia, sono continuamente minacciate, ostacolate o in via di sparizione nonostante il soggettivismo selvaggio e fatuo della rete. La cosiddetta formazione delle coscienze non è più prevista e non è in linea di principio necessaria né per lavorare all’università né (tanto meno) per fare politica. Nel conciso editoriale in cui Fofi annuncia che la sua rivista «cesserà presto le pubblicazioni» viene citato un grande critico giornalista come Edmund Wilson. Non credo che questo nome sia mai comparso sulle pagine di «Allegoria».
Alfonso Berardinelli. (da: “Avvenire” del 29 luglio 2016)

Segnalazioni

Alimentazione

Adista-documenti, n. 20, 28 maggio 2016 Abbonamento annuale €     70,00
Intervista a W. Alijure (attivista  del Conpaz Comunidades Construyendo Paz en los territorios) in prima linea contro l’impresa italo-spagnola Poligrow che in Colombia ha in progetto di produrre olio di palma nel comune di Mapiripán, comune che è stato vittima di uno dei peggiori massacri fatto nel 1997 da paramilitari. La produzione intensiva di olio di palma suscita perplessità perché associata all’accaparramento di terra nel Sud del mondo. È l’accusa che viene mossa a Poligrow che fa pressioni sui contadini per convincerli a vendere i terreni.  Fino ad oggi è riuscita ad accaparrarsi qualcosa come 6800 ettari di terreno.

R. Tolicetti, Pensa mangia agisci!, Sonda 2016, pp. 142 €     11,90
Il libro è diviso in due parti. Nella prima l’autrice, Raffaella Tolicetti racconta la sua esperienza come capocuoco a bordo della Sea shepherd, organizzazione che si occupa della salvaguardia della fauna e degli ambienti marini. L’autrice e molti altri coinvolti nella salvaguardia dei fondali, le cui interviste sono riportate nel libro, mostrano in che cosa consista avere realmente a cuore l’ambiente e quanto sia importante vivere in un mondo dove l’essere umano sa condividere con gli altri esseri viventi i vantaggi che la Terra offre. Per questo a bordo della Sea Shepherd non può che vigere un menù totalmente vegano, ma non per questo meno appetitoso. Nella seconda parte del libro l’autrice svela ai lettori tante ricette vegan da poter adottare in cucina. 

C. Risé, Sazi da morire, Malattie dell’abbondanza e necessità della fatica, San Paolo 2016, pp. 165 €     14,50 Il libro racconta la più diffusa malattia dell’Occidente: un continuo oscillare dal delirio di onnipotenza e dalla volontà di godimento illimitato a una sostanziale impotenza e depressione.
«Presenterò  − scrive Risé nella introduzione − alcuni aspetti, fisici psichici e simbolici, che caratterizzano questo disagio: il gusto per l’eccesso e la perdita del senso della misura; la rimozione della funzione della fatica (anche dal punto di vista fisico e intellettuale); l’abitudine e il piacere della dipendenza, in particolare verso gli oggetti e la tecnologia ma anche verso cibo e sostanze; l’arroganza verso l’altro, il diverso che osa guardare al mondo in un altro modo. Soprattutto il riferire costantemente tutto a se stessi, con una scarsissima consapevolezza del mondo attorno e degli altri».

P. Barberi, La fame e la sete nel mondo al tempo dell’Expo, Le responsabilità umane, Mimep-docete 2015, pp. 367 €     15,00 Un’ampia riflessione sul tema della fame articolata in quindici capitoli. 
La parte La nutrizione ideale, raccoglie alcuni spunti che mettono in luce i numerosi valori impliciti nella nutrizione umana, sottolineandone non solo la necessità ma anche la bellezza; una visione che stride fortemente con la situazione mondiale attuale. Alla realtà effettiva dello stato della nutrizione oggi è dedicata un’altra parte, La nutrizione reale che, attraverso l’analisi dei dati ufficiali più recenti sul tema, presenta il quadro della sete e della fame nel mondo. Con Le responsabilità umane, l’autore si interroga su quali siano le cause di questa situazione e, soprattutto, su quali siano i comportamenti umani da cui partire per cercare di invertire la rotta. L’indagine passa in rassegna vari problemi della nostra società globalizzata: lo sviluppo umano in rapporto alla demografia, il debito estero dei Paesi in via di sviluppo, lo spreco alimentare, la speculazione finanziaria sui generi alimentari, i cambiamenti climatici, il landgrabbing, i biocarburanti ecc. Per ognuno di questi argomenti viene condotta un’indagine accurata e ricca di dati e fornita una bibliografia che aiuta il lettore a comprendere la gran parte delle responsabilità dell’uomo per questo andamento di cose. Chiude il volume il capitolo sulle Iniziative sociali e individuali in cui  Barberi dà suggerimenti perché ciascuno possa contribuire al cambiamento. 

F. Riva, Filosofia del cibo, Castelvecchi 2015, pp. 234 €     19,50
«Il fatto che la filosofia si occupi dell’alimentazione è un passaggio quasi obbligato – osserva Franco Riva –. Fin dalla sua origine questa scienza si è interessata al rapporto dell’uomo con il suo corpo e, di conseguenza, con il cibo». Riva propone una rassegna delle posizioni principali che la filosofia ha assunto nei confronti dell’alimentazione, in particolare dall’Ottocento in poi. Spiega che la filosofia ha tre vie di azione per rispondere alle sfide che la società contemporanea mette in campo. «In primo luogo deve denunciare le contraddizioni, pratiche e teoriche […] Per usare un’immagine biblica, noi viviamo contemporaneamente nella stagione delle vacche grasse e delle vacche magre. La filosofia deve denunciare questa incoerenza, altrimenti rischia addirittura di giustificarla correndo dietro ora al gusto ora alla salute».  La seconda via d’azione è rilevare l’ironia nel rapporto tra filosofia e cibo. La terza via che la filosofia può praticare è quella della responsabilità nei confronti del mondo, degli altri e della giustizia. «Il cibo ci pone di fronte a grandi questioni globali e ci costringe a prendere sul serio la nozione di corpo. L’alimentazione ci ricorda costantemente che siamo un corpo e che dobbiamo rapportarci con gli altri esseri viventi, con i territori, con le risorse naturali. Il cibo porta a chiedersi se vivere voglia dire aggredirsi reciprocamente per sopravvivere. Stare cioè in una guerra alimentare perpetua per assicurarsi territori e monopoli del cibo».

M. Ferrara, Orti sospesi, come coltivare un orto-giardino sul balcone tutelando la biodiversità, Età dell’Acquario 2015, pp. 133 €     14,00
Questo piccolo manuale ci dà indicazioni e consigli per realizzare un orto-giardino sul balcone sia per ridurre l’impatto ambientale che per autoprodursi frutta e verdura. Vi sono suggerimenti per coltivare in maniera biologica e naturale utilizzando materiali di recupero per costruire compostiere o mangiatoie. A completare l’opera c’è una parte speciale dedicata al birdgardening e altre pratiche per accogliere e nutrire la piccola fauna dell’ambiente urbano soprattutto farfalle, uccelli e pipistrelli. 

Ambiente

F. Pratesi, Storia della natura d’Italia, Rubbettino 2010, pp 236 €     14,00
Partendo dalla rivoluzione neolitica, passando attraverso l’era cristiana, l’epoca romana, il Medioevo, il Rinascimento, la rivoluzione industriale fino ad arrivare ai giorni nostri, il libro analizza quella che è stata la natura sviluppatasi nel nostro Paese ed espone i rapporti che l’uomo ha stabilito con essa durante i millenni. Pratesi, uno dei primi fondatori del Wwf in Italia, attraverso le varie epoche, pone l’attenzione sulla figura dell’uomo, in gran parte responsabile delle modificazioni dei vari scenari ambientali. 

N. Klein, Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile, Rizzoli 2015, pp. 733 €     22,00
Fluviale come nel suo stile, poiché frutto di un gruppo di ricerca e di una rete di contatti su scala mondiale davvero impressionante, Una rivoluzione ci salverà è quanto di meglio si possa leggere per comprendere la natura distruttiva e nichilistica del capitalismo globale ma anche per prospettare una lunga transizione ad un nuovo modo di produrre e consumare non più fondato sulla dissipazione consumistica. Un discorso quanto mai attuale e addirittura preveggente quello della Klein, se si considera l’incendio di dimensione epocale in corso nell’Alberta e divampato da Fort Mc Murray, ove è situato il più importante giacimento di sabbie petrolifere, nonché la previsione di un innalzamento delle temperature del globo tra i 4 e i 6 gradi Celsius, al di là degli impegni presi a Parigi nella conferenza mondiale sul clima del novembre 2015. Le conseguenze catastrofiche per via del cambiamento climatico sono oramai letteratura ben nota.

Se negli anni ’70 si erano registrati 600 eventi meteorologici estremi, negli anni 2000 se ne sono verificati 3322.   Naturalmente sono molteplici gli ostacoli che si frappongono all’idea di decelerare il corso anarchico dell’accumulazione capitalistica, rilanciando il concetto di pianificazione sociale per invertire la tendenza ecocida. Al di là dell’ideologia dominante, che celebra il trionfo del libero mercato nonostante le reiterate bolle finanziarie e la perdurante crisi da sovrapproduzione, qualsiasi visione alternativa deve fare i conti sia con i negazionisti sul piano informativo del cambiamento climatico sia con le bizzarrie della geoingegneria ambientale. 

Cricca che lautamente finanziata da magnati come Bill Gates vorrebbe raffreddare la temperatura attraverso la gestione delle radiazioni solari, mediante le più disparate soluzioni tecnologiche. Al contempo Naomi Klein non concede alcun credito né alla retorica dello sviluppo sostenibile, né ai palliativi connessi alla green economy, così come non elude le contraddizioni che investono i cosiddetti “socialismi petroliferi” (Chavez, Correa, Morales, ecc.). 

Infatti, nel capitolo più teorico del libro, Klein, confrontandosi con il pensiero del filosofo Francesco Bacone, del teologo William Derham e dell’ingegnere scozzese James Watt, annota come l’estrattivismo sia «una relazione con la terra imperniata sul dominio», in quanto, saccheggiando indiscriminatamente la natura, determina, riprendendo le intuizioni di Karl Marx, «una grave frattura del capitalismo con le leggi naturali della vita».   

Per queste ragioni Klein ritiene che l’opzione per le energie rinnovabili sia la via maestra per ribaltare il rapporto con la natura, in quanto le stesse sono intrinsecamente informate ad una logica rigenerativa. In quest’ottica, e facendo tesoro delle esperienze sviluppatasi nell’Ontario, in Danimarca ed in Germania, la transizione all’energia pulita, decentrata e condivisa in forma cooperativa e democratica, può avvenire attraverso la definizione di un “conto energia globale” su scala internazionale. Ciò che depone a sostegno di questa transizione – ed è quindi il messaggio di speranza che questo libro ci consegna – è la crescita di un movimento di resistenza globale la cui ampiezza, in termini di conflitti insorti tra multinazionali e comunità locali rispetto all’appropriazione delle materie prime, è ricostruita meticolosamente, e con contagiosa empatia, da questa coraggiosa attivista canadese. (Gian Marco Martignoni)

D. Pernigotti, Con l’acqua alla gola. Tutti i responsabili dell’emergenza climatica in cui viviamo, Giunti 2015, pp. 188 €     10,00
Il global warming è una grande emergenza che coinvolge tutto il mondo ormai da anni e i responsabili sono molti e vari: gli scienziati negazionisti, le false notizie dei media, la scarsa educazione ambientale, le lobby petrolifere.Fermare tutto questo è compito di ogni singolo cittadino e il consulente ambientale, Daniele Pernigotti,  con questo libro ci offre una serie di cose che occorre fare subito per consegnare alle generazioni future un mondo sano e vivibile: implementare energie alternative, salvaguardare le biodiversità, stimolare pratiche sostenibili. 

F. Santolini, Un nuovo clima, Come l’Italia affronta la sfida climatica, Rubbettino 2015, pp. 187 € 15,00
Ghiacciai che si sciolgono, foreste annientate dalla siccità, oceani sempre più inquinati sono immagini che compaiono talvolta nei telegiornali e che rappresentano l’emergenza del cambiamento climatico che sta interessando il globo terrestre da circa due secoli. Bisogna portare in primo piano nel nostro Paese la gestione del cambiamento climatico. L’emergenza climatica non riguarda solo l’ambiente ma anche altri settori tra cui l’economia e la politica: investire oggi nell’adattamento ai cambiamenti climatici significa prevenire eventuali danni futuri che potrebbero avviare una pesante crisi economica. A tale proposito, la politica deve saper coinvolgere la popolazione, le organizzazioni della società civile e promuovere costantemente azioni di monitoraggio. Il testo è rivolto a tutti i cittadini. 

La conversione dell’abitare, Libreria editrice fiorentina 2015, pp. 265 €     20,00
Si tratta del dodicesimo volume della collana Ecologist italiano dedicato alla trasformazione delle città e delle campagne per ricostruire un habitat a misura di una comunità con la libertà di avere i piedi sulla terra, di praticare la fraternità con le piante, gli animali e gli altri esseri umani, riscoprendo il sapore della vita.
Questo volume è un passo nella direzione del cambiamento dei modi di vivere necessari a capovolgere la direzione devastante della modernità in architettura e urbanistica. Il libro è arricchito dalle riflessioni e dalle esperienze di: Gandhi, Goldsmith, Illich, Shiva, Krier, Paquot, Arminio, Garnier, Jaccaud, Portoghesi.

J-P. Garnier, Architettura e anarchia, Un binomio impossibile, e Lo spazio indifendibile, La pianificazione urbana nell’epoca della sicurezza, Nautilus 2016, pp. 61 € 4,00
L’architettura fin dalle sue origini si è messa al servizio dell’ordine, come testimoniato dall’edificazione di templi per onorare gli dei, di palazzi per proteggere i potenti o di monumenti per glorificare i tiranni.  Sognare di «democratizzarla», come fecero studenti «contestatari» della disciplina una trentina di anni fa, è un non-senso?  Il libro si interroga se può esistere un punto di vista anarchico che non sia puramente negativo, per non dire iconoclasta. L’architettura sarebbe votata per l’eternità solo a servire il Principe? Come rompere il legame più che secolare che associa il potere dei luoghi ai luoghi del potere? Per cambiare le cose bisogna restituire alla maggioranza degli esseri umani ciò di cui sono stati spossessati: la capacità di auto-istruirsi, individualmente o collettivamente, la loro relazione con l’abitare.

P. Berg, Alza la posta!, Saggi storici sul bioregionalismo, selezione a cura di G. Moretti, Mimesis 2016, pp 148 €     14,00
Con questo libro lo scrittore Peter Berg presenta una sua ipotesi sviluppata in anni di attivismo ecologico: quella del bioregionalismo.  L’idea di Berg è quella di un approccio etico, politico, ideologico che lega l’uomo al territorio in cui vive, considerato come un insieme omogeneo morfologico e antropologico. L’attenzione alla natura, portarla nelle città tramite politiche localmente appropriate, può fare delle metropoli luoghi più verdi e più sani per tutti. Il libro si conclude con un’intervista all’ambientalista Richard Evanoff per chiarire meglio gli argomenti trattati.

O. Beuvelet, J. Nossiter, Insurrezione culturale, Per una nuova ecologia della cultura, DeriveApprodi 2016, pp. 235 €     16,00
Questo libro ci porta a riflettere sulla ribellione di alcuni contadini contemporanei, artigiani della terra che hanno portato a termine una piccola rivoluzione pacifica e commovente. Sono i contadini del movimento del vino naturale, un esempio di insurrezione culturale proveniente dalle campagne che potrebbe risultare utile agli abitanti delle città. A loro dovrebbero guardare autori, cineasti, artisti, scrittori e gli abitanti delle metropoli contemporanee, come a un’avanguardia gioiosa capace di ridarci speranza per lottare, reagire, immaginare di nuovo il senso della libertà intellettuale, etica, sociale… e anche gustativa!

Lato selvatico, n. 48 equinozio di primavera  2016 €       5,00
In questro numero gli articoli sono: Ritorno alla terra: tanto genuino quanto clandestino, intervista a Roberta Borghesi; Abbiamo superato il trauma del passaggio alla vita agricola?; Danzando col salmone, intervista a David Simpson e Jane Lapiner impegnati nel ripristino del bacino idrografico del fiume Mattole in Alta California; Albero… Avatar; Gli Elfi della valle dei Burroni.

A-rivista anarchica, n. 406-aprile 2016 €       4,00
Documentazione di una nuova esperienza autogestita nel territorio sardo, una pratica di riappropriazione a cura di Genuino Clandestino, la sperimentazione di un modello di economia che impegna reciprocamente produttori, artigiani e consumatori per sovvertire le catene di distribuzione, ridurre la distanza alimentare, valorizzare le relazioni sociali, sensoriali e gustative.

Per un nuovo paradigma, Il messaggio di Edward Goldsmith, Libreria Editrice Fiorentina 2011, pp. 157      10,00
Il volume intende ricostruire la figura di Edward Goldsmith e il suo insegnamento attraverso interventi e ricordi di personalità come la sua seconda moglie Katherine e l’economista Stiglitz. Goldsmith è stato un precursore di molte battaglie e ha lanciato per primo molti allarmi; oggi più che mai ci rendiamo conto di quanto caro sia costato non ascoltarlo. Egli non cedeva a compromessi e per questo è stato ignorato e guardato con sospetto da molti, sempre impegnato a diffondere il suo messaggio in difesa di ambiente, natura e popolazioni indigene minacciate dall’arroganza e dallo sfruttamento del “mondo sviluppato”, a proteggere le piccole realtà dell’agricoltura. Vengono ricordate la sua determinazione, la passione, la fiducia sconfinata e l’instancabile voglia di lottare per la realtà diversa in cui fermamente credeva. 

A-rivista anarchica, n. 408 giugno 2016                  4,00
Nel dossier I rifiuti rifiutati è riportata, oltre ai testi di Z. Carloni, R. Gimmi, A. Paolella, M. Salsi, un’intervista  a Giorgio Nebbia. Noi produciamo una quantità enorme di rifiuti con un impatto ambientale devastante e una gestione sociale problematica; rifiuti che invece potrebbero essere considerati una risorsa. L’intero sistema capitalistico propone di fare soldi con lo smaltimento dei rifiuti in discariche e negli inceneritori e ottenere sovvenzioni pubbliche come premio per la vendita dell’elettricità. Bisogna conoscere meglio i cicli della natura e chiudere quelle soluzioni create dall’avidità dei soldi.

Alpinismo triestino, n. 155-maggio/giugno 2016 €       1,00
L’articolo di D. Donat e F. Viezzoli: La grotta ritrovata: Abisso Federico Prez (VG 687), evidenzia un esempio di degrado e di inciviltà. L’abisso Federico Prez, che raggiunge la ragguardevole profondità di 420 metri, oggi è ridotto ad una discarica dell’impianto di depurazione fognaria della cittadina di Klana in Croazia. Evidentemente non c’è più un limite al degrado dell’ambiente.

G. Vassallo, D. De Crescenzo, Così vi ho avvelenato, Il grande affare dei rifiuti tossici raccontato da un manager della camorra, Sperling & Kupfer 2016, pp. 203 €     19,00
L’ ex-camorrista Gaetano Vassallo racconta la sua esperienza nel mondo nella mafia, quello che era stato il suo ruolo di “ministro dei rifiuti” del boss Francesco Bidognetti.  Seguendo le tappe più importanti della sua vita, riusciamo a ricostruire un quadro della situazione della “Terra dei fuochi” negli anni Ottanta: un territorio devastato dai rifiuti tossici lì scaricati illegalmente che hanno ucciso i suoi abitanti. Un tassello fondamentale per completare questo puzzle di devastazione e illegalità è la corruzione che regna sovrana nello Stato e che ha reso possibile la realizzazione di un simile disastro a insaputa di tutti.  La giornalista Daniela De Crescenzo raccoglie le testi-monianze del malavitoso e racconta come tutto ciò sia stato possibile, dalle discariche di Giugliano, dove tutto ebbe inizio, fino alla caduta del boss dei casalesi Bidognetti che portò in rovina il clan e tutti i suoi membri, Vassalo compreso.  Sarà proprio questa caduta, però, che renderà l’ex-mafioso libero di raccontare la sua storia, provando oggi solo vergogna per ciò che ha fatto. Possiamo definirlo un libro che fa riflettere sul fatto che la mafia non avrebbe così tanto potere se non fosse appoggiata e nascosta da corrotti membri del governo; è proprio la corruzione l’arma più pericolosa da usare e quella più difficile da neutralizzare. Finché ci saranno uomini corrotti, la criminalità organizzata uscirà sempre vincitrice da ogni battaglia intrapresa contro gli uomini onesti. (c.c.n.)

M. Patricello e le mamme della Terra dei fuochi, Madre terra fratello fuoco, San Paolo 2016, pp. 143 €     12,00
«Non sono una madre. Sono un sacerdote. Sono un padre. Padre Maurizio. Ma di madri piangere sui propri figli ne ho viste tante. Troppe». Così scrive don Maurizio Patricello, sacerdote simbolo della lotta contro la Camorra e i reati ambientali nella Terra dei Fuochi.  Proprio insieme alle madri di questa terra bellissima e martoriata da fumi e veleni, don Maurizio ha scritto questo libro che racconta le storie dei bambini e dei ragazzi morti di cancro, o meglio uccisi dai camorristi, «dai colletti bianchi insozzati e dei politici corrotti, collusi, ignavi». Una Spoon River della Terra dei Fuochi per non «dimenticare il sacrificio di chi avrebbe dovuto avere il diritto di vivere la vita in totale libertà e gioia: i bambini» e fare da monito a quanti perseverano nella loro opera di devastazione e a quanti avrebbero dovuto vigilare e non lo hanno fatto.

La nuova ecologia, n. 4 aprile 2016 €       3,50
Dossier 1986-2016 Ti ricordi di Chernobyl? In questo ampio dossier, il ricordo del più grave incidente nucleare  della storia offre il pretesto per ripensare il modello energetico. Il dossier è un viaggio fra memoria e visioni sul futuro dell’autoproduzione da rinnovabili. 

S. Aleksievic, Preghiera per Cernobyl, Edizioni e/o 2005, pp. 293 €     14.00
Il disastro nucleare di Cernobyl del 1986 è senz’altro una delle pagine più nere della storia mondiale: una catastrofe terribile che ha devastato un’intera area geografica e ucciso e ferito intere popolazioni. Una tragedia che viene sempre meno ricordata. Ed è proprio questo lento dimenticarsi delle tragedie passate ciò che rende possibile nuove tragedie come il recente disastro di Fukushima. L’obiettivo di Svetlana Aleksievic è quello di dar vita ad un’opera più viva che non parli tanto di Cernobyl in quanto tale ma del suo mondo, di ciò che sta intorno, prima e dopo alla catastrofe. Vi è una particolare attenzione alle sensazioni e alle esperienze delle molte persone che hanno vissuto il dramma sulla propria pelle.

A. Filin, Dimenticare Fukushima, Stampato in proprio 2016, pp 208 €     10,00 
La vera catastrofe nucleare non è che tutto si fermi, ma che tutto continui. Diventato indispensabile, il nucleare non ha di conseguenza più bisogno di grandi discorsi per continuare ad imporsi.
«Anche se ci fosse un incidente come questo tutti gli anni, considererei il nucleare come una energia interessante», ci dice Morris Rosen, direttore della sicurezza nucleare dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) quattro mesi dopo Chernobyl. Non è il cinismo di un solo uomo ad esprimersi qui, ma il credo di una società nuclearizzata che ci fa condividere la responsabilità del disastro.
Alla fine degli anni Ottanta si percepì il nucleare come una bomba travestita da fabbrica di nuvole, la fine di un rapporto con il mondo, una ultima perdita di autonomia. Queste lotte di massa contro l’installazione di centrali sono state sepolte nelle urne nel 1981. La nuclearizzazione prosegue senza ostacoli nella tetraggine degli anni rosa. La giovane burocrazia verde nata sul cadavere delle lotte finisce col fare del nucleare una questione separata, tecnica, ambientale, che spazza via la questione sociale. Alcuni dei nostri antenati hanno rifiutato di allineare il nucleare nel reparto delle energie. Nel 1986 essi hanno fatto «la scommessa che il disastro di Chernobyl farà vacillare la rassegnazione del fatto compiuto». Persa. Tuttavia hanno dimostrato a che punto la catastrofe era diventata uno dei motori della burocratizzazione del mondo, portando avanti così la critica del nucleare come questione sociale. Siamo eredi di questo sguardo disperato ma non rassegnato. Non è la promessa di una vittoria contro questa società nuclearizzata a sostenerci, ma la necessità della lotta. Sappiamo ciò che si guadagna lungo il cammino.Lo stupore di fronte alla catastrofe di Fukushima non basterà in sé a rilanciare una opposizione conseguente contro questo mondo nuclearizzato. Tanto più che il rullo che comprime le urla dei giapponesi è già passato da Chernobyl. Venticinque anni di gestione sociale delle conseguenze di questa catastrofe hanno preparato gli strumenti della burocrazia degli anni 2000. Essa lo sa: fare scomparire la realtà sociale di una catastrofe è innanzitutto faccenda di ripartizione di tempi, una questione di agenda. Catastrofare, liquidare, evacuare, riabilitare, banalizzare, altrettanti episodi di un feuilleton destinato a farci dimenticare Fukushima. Del Giappone non conosciamo granché, bisogna ammetterlo. Incollata ai cartoni animati degli anni Ottanta, la generazione Chernobyl ha incrociato solo qualche estremità della sua cultura di massa.  Non sappiamo che il videoregistratore della nostra infanzia era della stessa marca della centrale di Fukushima Daiichi. Poi alcune parole di giapponesi che scoprivano la nuda violenza dello Stato si sono aperte un varco attraverso la nebbia dell’informazione digitale. Per quanto siano parziali e talvolta contraddittori, questi resoconti dimostrano in maniera eclatante fino a che punto il nucleare ostruisca l’orizzonte.

 G. Giubbini, Il giardino degli equivoci, Controstoria del giardino da Babilonia alla Land Art, DeriveApprodi 2016, pp 128 € 14,00
Oltre alla storia dei giardini più famosi di sempre, fra questi quelli pensili di Babilonia, quelli smisurati di Versailles, i giardini della Villa d’Este, che meravigliano ancora il pubblico con i loro giochi d’acqua, fino ad arrivare ai bellissimi paesaggi piemontesi e liguri ma non solo, il volume tratta anche di altri paesaggi dall’Uzbekistan all’Inghilterra. Ma perché “degli equivoci”?  

Un esempio di equivoco  è: In un giardino del Settecento c’erano tanti fiori? Non proprio: tra il Seicento e gli inizi dell’Ottocento i giardini europei sono praticamente senza fiori. Nella tradizione creata da Le Notre, il progettista di Versailles, il giardino era diventato solo uno spazio scenografico e di rappresentanza; i fiori erano confinati in giardini segreti, dove il proprietario faceva ammirare la sua collezione di fiori rari solo agli amici. Il giardino fiorito come lo intendiamo noi non ha più di duecento anni.
È un racconto ironico e colto che, attingendo a fonti storiche, letterarie, artistiche, riesce nell’intento di ridisegnare ai nostri occhi la sorpresa, l’emozione e l’originalità dei giardini indagati, suggerendo un irriverente sguardo critico con cui osservarli.

P. Lanzara, L. Rivosecchi, Alberi a Roma. Itinerari di storia e natura tra i monumenti verdi della città, Iacobelli 2016, pp. 119 €     14,90
Il libro fornisce una guida composta da cinque itinerari all’interno di Roma alla scoperta non dei monumenti ma della vegetazione.
Un viaggio tra materiale vivente che cambia, si modifica, invecchia e muore. Il tutto è curato dall’esperta di botanica Paola Lanzara e dall’architetto Lucia Rivosecchi che presentano una planimetria per ciascuno dei cinque itinerari dove cresce l’albero di volta in volta trattato, con una mappa del sito.  

Testimonianze, n. 504/505/506 novembre 2015/aprile 2016 €     20,00
La grande alluvione. Questo poderoso numero monografico, 432 pagine, a cura di G. Valentino Federici, M. Meli, L, Niccolai, S. Saccardi, S. Siliani e V. Striano è interamente incentrato sulla commemorazione del cinquantesimo dall’alluvione del 1966, che vide molte zone della Toscana e del resto d’Italia flagellate dalle acque di fiumi e torrenti, e che trovò nella piena dell’Arno e nella devastazione della città di Firenze la cifra, drammaticamente, più significativa, sia per la perdita di vite umane e danni economici, sociali e artistici che essa provocò sia per l’alto valore simbolico che la città rappresentava a livello mondiale. È un numero organizzato in più sezioni tematiche; raccoglie le memorie personali dei protagonisti fiorentini e toscani di quegli eventi, che rappresentarono una sorta di spartiacque fra un “prima”, caratterizzato da una sostanziale ignoranza e disattenzione verso le problematiche dell’ambiente e della sua salvaguardia, e un “dopo” che, pur nelle difficoltà e con i ritardi che vengono qui segnalati, vede il nascere di una diversa impostazione del governo del territorio.  Il volume inizia la pubblicazione di questa lunga carrellata di ricordi e riflessioni, con un editoriale della rivista «Testimonianze» del novembre 1966, nel quale Ernesto Balducci, con la sua abituale forza di analisi ed il suo linguaggio evocativo, racconta le vicende di quei giorni drammatici e delinea responsabilità e fermenti innovativi che l’alluvione, drammaticamente, aveva messo in evidenza.

Nunatak, n. 42 primavera 2016 €       2,50
L’articolo Il fuoco imprigionato, stufe e inserti come migliorare il rendimento calorico. offre alcuni accorgimenti tecnici per ottimizzare il funzionamento delle nostre stufe e ridurre i consumi di legna, una risorsa che è ancora sinonimo di autonomia energetica e di gestione diretta e ragionata delle risorse che la natura ci dà. Critica quanti indicano come emergenza a cui dover porre rimedio per il futuro del pianeta l’inquinamento provocato dal riscaldamento a legna con una sempre più insistente intossicazione mediatica e legislativa. Eppure sono ben altre e più consistenti le minacce che il sistema industrial-consumistico comporta.  Il riscaldanmento a legna invece si sta sempre più diffondendo per la praticità e per i bassi costi, come scelta ecologica  e fonte energetica alternativa.

Anarchici

A. Lega, Bakunin, il demone della rivolta, Edizioni Eleuthera, 2015, pp.191 € 14,00
Saggio su Michail Bakunin, celebre fondatore dell’anarchismo moderno, personalità attiva e rivoluzionaria che ha sconvolto l’immaginario politico europeo del diciannovesimo secolo. L’opera, documentata da lettere originali, evidenzia le straordinarie doti di tenacia e determinazione del “demone della rivolta”, il quale è rimasto sempre ciecamente fedele ai suoi ideali, sfidando l’impossibile. È riuscito  a mettere in atto grandi insurrezioni e rivolte evitando la morte e scampando a carcerazioni e deportazioni durissime. A differenza dei marxisti, i rivoluzionari teorici che agli occhi degli anarchici risultavano attendisti e poco pratici, Bakunin preferiva la pratica alla teoria e anziché redigere giornali rivoluzionari, combatteva direttamente sulle barricate di Praga e di Dresda. Al di là della personale impressione che un personaggio come Bakunin può dare è certo che, come sostiene Kaminski, di per sé costituisce un esempio non da studiare bensì da imitare. 

P.A. Kropotkin, Memorie di un rivoluzionario, Immanenza 2016, pp. 378 € 18,00 
Ristampa dell’autobiografia di uno dei più conosciuti teorici del Comunismo Anarchico a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento. Pëtr Alekseevič Kropotkin (1842-1921) è stato anche un importante geografo, esploratore, zoologo che ha fornito importanti contributi a scienze come la geografia e l’antropologia. L’autobiografia in questione apre pertanto uno spaccato su molti aspetti della storia politica, sociale, culturale e scientifica di quegli anni. 

Il libro  descrive la vita di un uomo nato nella nobiltà di Corte pietroburghese attraverso le sue lotte, i suoi insuccessi e i suoi successi, le delusioni, le perdite, gli amici, i nemici e i compagni.

P. Gori, Sociologia anarchica, Immanenza 2015, pp. 83  € 11,00 
Pietro Gori (Messina 1865-Portoferraio 1911) fu avvocato, intellettuale e poeta anarchico. Si laureò in legge all’università di Pisa e divenne l’avvocato degli anarchici e di tutti i perseguitati politici. Oltre che per l’attività  politica è ricordato come autore di alcune tra le più famose canzoni anarchiche tra cui: Addio a Lugano, Stornelli d’esilio, Ballata per Sante Caseario. In questa opera Gori indaga il rapporto tra l’individuo e la comunità sociale che si è sviluppata secondo questa linea di progresso: “Se si osservano le fasi di sviluppo della società umana, dalle epoche primitive ai nostri giorni, è giocoforza convenire che l’evoluzione procede dalle forme più brutali alle tendenze più alte e miti di solidarietà”.

Che Guevara, Quaderni della Fondazione Ernesto Che Guevara,  n. 9 aprile 2011/2014, pp. 416  € 22,00
Questo poderoso e interessante volume riporta, tra gli altri articoli, un intervento di Michel Antony Un Che libertario?  tenuto a Selinunte nel 2013 in occasione dell’incontro annuale della Fondazione Guevara.

R. Bertoldo, Chimica dell’insurrezione, Mimesis 2011, pp. 67 € 5,90
La violenza è il primo strumento degli stupidi, ma anche l’ultima possibilità per i poveri di ogni epoca e di ogni Paese.  La reazione violenta, condannata da tutti in teoria, ha spesso delle valide ragioni. Questo libro le indaga con acume teorico e uno stile piacevole da libello polemico. Quando la distanza tra i potenti e la gente si fa troppo grande, quando il popolo senza pane e dignità viene mandato a mangiare brioches, il rispetto per il governo non è più dovuto. La rivolta è dietro l’angolo, quando il potere dei pochi diventa sopruso sui molti.  Senza incitare all’insurrezione, questo libro esorta la collettività a difendersi dal totalitarismo, ossia dal disprezzo per i bisogni delle classi più povere. 

A cura di L.  Lanza, La pratica della libertà e i suoi limiti, Mimesis 2015, pp. 261 € 20,00
Anche in questo annuario Luciano Lanza  pro-pone interventi, interviste, riletture sull’anar-
chismo che si fa  pratica quotidiana. Gli interventi sono di J. Butler, N. Chomsky, D. Gribble, S. Latouche, T. May,R. Schürmann e di molti  altri. Lorenzo Pizzica propone e  recensisce nove libri da non  perdere.

P. Zapparoli, Il mammifero anarchico, Etica e erotica dell’uomo liberato, Youcanprint 2015, pp. 77 € 10,00 
Pedagogia libertaria, sessualità, uso della violenza, ateismo, vegetarianismo, intraspecismo, sono alcune delle tematiche analizzate dall’autore nel delineare le caratteristiche morali ed etiche dell’uomo autenticamente libero. L’analisi del pensiero anarchico ottocentesco, attualizzato e declinato in chiave moderna, è il filo conduttore che assiste il lettore in questo percorso intellettuale ed esistenziale all’insegna dell’antiautoritarismo.

A cura di G. Candela, L’arte nell’anarchia, L’ideale libertario nella pittura e nella grafica, Ali. Associazione liberi incisori 2016, pp. 127
Questo quaderno è dedi-cato al rapporto tra la co-municazione figurativa  e il potere, un tema poco frequentato. Il 1848, l’anno delle grandi rivoluzioni europee, vede gli artisti in primo piano, in una forma corale, mescolarsi con i manifestanti.  Con lo scopo di diffondere la conoscenza del linguaggio incisorio, il libro è disponibile gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta, sino ad esaurimento all’indirizzo:  ALI, Via Roberto Koch 1/3, 40132  Bologna, tel.: 051 400366, e-mail: alincisori@gmail.com.

S. Dagerman, La politica dell’impossibile, Iperborea 2016, pp. 135 €     15,00 
In questi articoli comparsi sui giornali anarchici svedesi nell’immediato dopoguerra la capacità dello scrittore di leggere il proprio tempo e di prevedere il nostro è sorprendente. Ribelle all’ingiustizia in ogni aspetto del vivere e a qualsiasi forma di oppressione, la sua opera conserva una pungente attualità,  Stig Dagerman (1923-1954) da sempre militante in difesa degli umiliati, degli offesi e dell’inviolabilità dell’individuo, è stato − e rimane − una figura di culto nella letteratura svedese. 

M. Mignard, Manifesto per una alternativa, Contributo ad una critica del sistema mercantile e all’elaborazione di una strategia per il suo superamento, Les milieux libres 2014, pp. 47 €       5,00 
Mignard considera che «le “lotte” condotte fino ad oggi sono state un susseguirsi di tentativi fallimentari che si sono trasformati in forme di sostanziale appoggio al mantenimento dell’ordine del sistema come è evidente dal ruolo della maggior parte dei sindacati che non hanno fatto altro che svuotare di radicalità ed efficacia le mobilitazioni dei lavoratori». «Per questo la sfida oggi, auspica Mignard, è di creare un attivismo sociale che non sia teorico ma di testimonianza». Si tratta di innestare i principi libertari, seminando processi autogestionari nelle trasformazioni che segnano le società europee in questa fase prolungata di stagnazione e recessione. Non si tratta di produrre un “Uomo Nuovo” ma una nuova cultura, una nuova organizzazione della vita che ci libera dalla delega come prassi quotidiana.

M. Devaldés, Riflessioni sull’individualismo, Sapere-volere-potere, Les Milieux libres 2015, pp. 46 €     6,00
L’autore Manuel Devaldès (pseudonimo di Ernest Lohy, 1875-1956) fu uno degli individualisti libertari più noti della prima metà del XX secolo. Collaborò a numerosi giornali anarchici e, oltre alle sue riflessioni sull’individualismo,  scrisse altre  opere sull’anti-
militarismo, sul pacifismo e sul neo-malthu-sianesimo. In questo libro fa una indagine sul rapporto individuo-società. Sono tante le questioni che il libro affronta e che  Devaldés risolve giustamente o no a vantaggio dell’individuo. 

C. Venza, Anarchia e potere nella guerra spagnola (1936-1939), Elèuthera 2016, pp. 183 €     15,00
Nel contesto di una feroce guerra civile tra fascismo e antifascismo, un radicato e forte movimento libertario prova a realizzare, nelle zone in cui il golpe militare è stato sconfitto, quella società di liberi e uguali per la quale si è sempre battuto. Vengono così sperimentate migliaia di col-lettivizzazioni urbane e rurali, e parallelamente viene combattuta una “guerra anti-militarista” basata sulle milizie volontarie.  Questo peculiare intreccio di guerra e rivo-luzione incide profondamente sul con-trastato rapporto con il potere che segna l’azione anar-chica e anarcosindacalista dell’epoca. A otto decenni da quelle vicende, questo libro racconta l’ultima rivoluzione europea, insieme ai tentativi pragmatici e talvolta contraddittori messi in atto dai suoi protagonisti libertari.

L. Micheli, Il maquis dimenticato, La lunga resistenza degli anarchici spagnoli, La Fiaccola 2015, pp. 77 €     10,00 La fine della guerra civile spagnola e dello esperimento rivoluzionario libertario non segnano la fine della lotta degli anarchici spagnoli; nella clandestinità essi ricostruiscono la struttura organizzativa della Cnt e danno vita a gruppi di combattimento che per lunghi anni daranno filo da torcere al franchismo. Nell’esilio, essi sono tra i protagonisti più temerari della resistenza all’occupazione nazista, e della vittoria delle forze alleate e antifasciste. Ma la loro battaglla non finisce nel 1944 ed essi hanno sempre vivo un obiettivo: liberare la Spagna dalla tirannide fascista e clericale. Il maquis, cioè la resistenza clandestina, si sposta sulla penisola iberica, dove decine di raggruppamenti di guerriglieri alimentano una lotta senza quartiere fatta di sabotaggi, assalti a caserme, carceri e convogli, attentati e azioni di propaganda.

Animalisti

Liberazioni,  Rivista di critica antispecista,  n. 24 primavera 2016 € 5,00
Oltre all’ampio articolo di S. Thierman: Dispositivi di animalità: Foucault visita un mattatoio  abbiamo un articolo di M. Tokarski sulla ricolonizzazione umana e il problema della vulnerabilità. 

Liberazioni, Rivista di critica antispecista,  n. 25 estate 2016 € 5,00
Riportiamo l’indice di questo numero: M. Filippi: La lingua degli animali ribelli. La domada non è «Possono parlare?» ma «Come parlano»; M. Rossini: «Io non sono un animale! Io sono un essere umano! Io… sono… un uomo!»; E. Maggio: Il movimento animale del cinema; S. Best: Il punto di vista animale; A. Volpe: Uteri sacri, corpi sacrificabili. Note intorno alla gestazione per altri; G. Losi: Animali e umani nel pensiero greco antico: Intervista  a Pietro Li Causi; M. Reggio: Immagini di convivialità transpecifica. Gli animali di Essaouira, la città dei gatti; B. Piazzesi: La gloria del visibile e l’inquietudine del tempo.

A. Rivera, La città dei gatti. Antropologia animalista di Essaouira, Dedalo pp. 197 € 16,50
Con stile vivace e intrecciando la narrazione in prima persona con l’analisi antropologica, l’autrice disegna un ritratto singolare di questa città del Sud-Ovest del Marocco, contraddistinta da una presenza di gatti così numerosa e accettata, da segnare nettamente il paesaggio urbano. Il volume, corredato da un apparato fotografico inedito, ha per tema centrale il rapporto degli abitanti di Essaouira con i gatti, ma anche con i gabbiani e i cani: questi, all’opposto dei primi, di solito poco apprezzati nelle società a maggioranza musulmana. Rivera mostra come al carattere cosmopolita della città e alla sua pluralità culturale e religiosa corrispondano relazioni con i non-umani per lo più guidate da tolleranza, empatia e compassione.  E ciò riguarda soprattutto gli strati subalterni della società, che si concedono così quel che l’autrice definisce “il lusso dei poveri”. Ciò nonostante, anche qui si pratica il sacrificio rituale di animali, tema cui l’antropologa dedica una parte della sua riflessione.

Animot, L’altra filosofia, n. 5 giugno 2016 € 15,00
Amor, c’ha nullo amato… amar bestiale  Questo numero parla di amore e lo fa in molti modi. La natura racchiude una miriade di segni amorosi, una serie di molteplici inneschi che muovono i pezzi dell’ingranaggio che sta alla base della vita sociale. Le vite amorose emanano un’energia travolgente e frenetica. C’è perseveranza e tenacia nelle vite amorose, nervosismo e irrequietezza, poco tempo per nutrirsi, affetto, possesso, desiderio, euforia e attrazione. L’amore è una forza primigenia radicata nella nostra natura, un archè da cui tutto proviene. 

Adista, n. 12-26 marzo 2016 Abbonamento annuale € 70,00
E. Brum così conclude l’articolo Tutti assassini?: «Cosa fare dinanzi all’occhio del bue? Come essere persone etiche in un mondo senza illusioni, in cui ogni atto implica la tortura e il sacrificio di un altro? Se siamo i nazisti delle altre specie, quando non della nostra, accettare che sia così non significa diventare un Eichmann. […] Non saremmo, agli occhi del bue, tutti degli Eichmann che si giustificano dicendo che le cose stanno così e che si fa ciò che è necessario per sopravvivere? Se è così, cosa implica vivere consapevolmente in questa posizione? Forse ci troviamo, come specie che riflette su di sé, dinanzi a uno dei maggiori dilemmi etici della nostra storia. Senza poter optare per la pillola blu, quella delle illusioni, condannati alla pillola rossa che ci obbliga a vedere come costruire una scelta che torni a includere l’etica? […]. Dinanzi al filetto di cui abbiamo voglia e all’occhio del bue che ci interroga, c’è un’ipotesi che acquista, sempre più forza: l’innocente è un assassino».

F. Benedetti, Un mondo senza animali, Carocci 2015, pp. 96 €     10,00
Come funzionerebbe il mondo se non si utilizzassero più gli animali e i prodotti da essi derivati? L’autore spiega sia le ragioni degli animalisti sia quelle degli addetti alle ricerche biomediche, evidenziando per entrambe gli aspetti positivi e dimostrando anche che in certi casi è possibile rinunciare ai prodotti di orgine animale, mentre in altri vengono alla luce enormi dilemmi etici. 

J. M. Masson, Le bestie siamo noi, Cosa possiamo imparare dagli animali sul bene e sul male, Sonda 2014, pp. 190       16,00
L’ex psicanalista Masson sostiene che sia un errore definire “bestia” una persona violenta o crudele e mostra che gli animali, a differenza dell’uomo, non uccidono per divertimento ma per sopravvivere, nutrirsi o proteggere i propri figli. Attraverso aneddoti su coccodrilli, lupi, citazioni da filosofi e da Freud si cerca di dimostrare che l’umanità ha molto da imparare dagli animali e dovrebbe per questo smettere di considerarsi ad essi superiore. Il libro analizza anche momenti di violenza umana, affronta il tema della razza, ribalta convinzioni sul mondo animale e pone sotto una nuova luce anche la nostra specie; ci fa riflettere e ci mostra la realtà da inaspettati punti di vista. 

L.Vozza, G.Vallortigara, Piccoli equivoci tra noi animali,Siamo sicuri di capirci con le altre specie?, Zanichelli 2015, pp. 253 €      13,90
Una caratteristica molto comune tra noi uomini è quella di tendere all’antropomorfismo.  Molto spesso attribuiamo agli animali emozioni, comportamenti e intenzioni umane.  Diamo per scontato che anche gli animali posseggano percezioni, emozioni e pensieri simili ai nostri. Gli inganni in cui cadiamo portano alla nascita di equivoci tra  uomini e animali. I due autori dedicano parte del libro a un approfondita analisi dei nostri sensi  e della nostra mente, spesso confrontandola con quella degli animali e mettendo in evidenza le differenze ma anche le analogie che accomunano le due specie. 

Arte arti visive fumetti 

Nigrizia, n. 5 maggio 2016 €       3,00

Arte contemporane africana

Dossier curato da S. Ragusa i titoli degli articoli sono: Capire un continente, la bella addormentata; Il progetto e l’istinto; Il caso nigeriano. Inevitabile Lagos; Il caso nigeriano: Far circolare l’arte; Fotografia, l’Africa si mette a fuoco; Fotografia vintage: Scatti d’altri tempi; L’arte femminile di curare l’arte.

G. Varchetta, N. Garofalo, On s’est reconnus, Paris, Taccuino fotografico di Giuseppe Varchetta accompagnato da una narrazione di Nerina Garofalo, Edizioni Il foglio clandestino 2014, pp. 117 €     12,00

Parole e poesie che accompagnano le foto in bianco e nero di Giuseppe Varchetta, in una Parigi vissuta e sognata come approdo di felicità e amore ma in cui “la malinconia vive paritaria alla gioia”. Leitmotiv è il cinema francese degli anni Settanta con particolari richiami a Jules e Jim di Truffaut.

Aa. Vv, a cura di R. Perna e i. Schiaffini, Etica e Fotografia, Potere, ideologia, violenza dell’immagine fotografica, DeriveApprodi 2015, pp. 154 €     16,00

Il volume riporta una serie di riflessioni di studiosi di fotografia, antropologi, giornalisti, storici dell’arte e della comunicazione di massa sul rapporto che sussiste tra la fotografia e l’etica nel mondo contemporaneo: come recepiamo una fotografia che mostra scene di violenza o di guerra. Il volume analizza il valore politico e il potere della fotografia in contesti storici e geografici diversi: le campagne fotografiche degli antropologi del XIX secolo; il rapporto tra immagine e propaganda nel New Deal e nella Seconda guerra mondiale, le immagini terribili dei campi di sterminio; l’iconografia del movimento italiano nel ’77; il ritocco di scatti di reportage nell’era digitale. 

Tina Modotti, Irrecuperabile ribelle, Pensieri sulla vita e sull’arte, Via del vento 2016, pp. 43
      4,00 Una selezione, in nuova traduzione, di pensieri della celebre fotografa sulla vita e l’arte tratti dalle sue lettere al compagno e fotografo Edward Weston.

C. Gilardi, Arte & educazione, Visioni e pratiche antiautoritarie, La Fiaccola 2016, pp. 122
    13,00 

Il libro presenta la creatività come arte nelle sue varie specificità (non solo visiva), e può essere riassunto in: enti educativi tra autoritarismo e libertà; istruzione come sostentamento economico atto a preservare la libera attività del versante creativo; antiaccademismo; arte come mezzo di liberazione sociale; autoeducazione attraverso l’arte; appropriazione di metodi e linguaggi pedagogici per fini estetici o utilizzazione dell’arte come mezzo per giungere alla conoscenza di problematiche sociali legate a fattori educativi. Sei punti che fanno propri linguaggio e principali istanze caratterizzanti la più generale Pedagogia libertaria: lotta all’autoritarismo, istruzione integrale o olistica, coeducazione dei sessi (valida anche per gli istituti artistici), apprendimento operativo, messa in atto di una maieutica socratica, cura per l’ambiente…; uniti a un vocabolario terminologico specifico che il mondo dell’arte cerca ormai da anni di introdurre nel sistema scolastico generale: osservazione degli oggetti da più angolazioni, uso del bildhafte denken (pensiero per immagini), “decontestualizzazione”, consapevolezza del carattere dei materiali, eccetera. (dalla prefazione)

A cura di F. Fiorentino e V. Valentini, Brecht e la fotografia, Bulzoni 2015, pp. 227 €     18,00 

Il volume raccoglie gli atti di un convegno tenutosi a Roma nel 2013 e fornisce un’articolata analisi dei materiali fotografici che Brecht usava nell’allestire le sue opere teatrali, insieme a confronti spesso illuminanti con il dadaismo berlinese, Kurt Tucholsky, Ernst Jünger, Roland Barthes. Interessante il saggio di Giacomo Daniele Fragapane dal titolo Qualcosa di vero, un’inedita lettura dell’Abici della guerra.
Brecht considera le immagini fotografiche come «materiale» per costruire processi di conoscenza. Nel suo Diario di lavoro troviamo incollate tante immagini ritagliate da riviste e giornali. Brecht utilizza la fotografia per sfruttare l’effetto di straniamento che le è proprio: essa ispira una poetica dell’interruzione che nega l’illusione di una continuità, di nessi naturali tra i fatti e richiede allo spettatore un giudizio, una riflessione, una presa di posizione. 

A. Dall’Asta, La croce e il volto, Percorsi tra arte, cinema e teologia, Ancora 2015, pp. 236 €     30,00 

Il gesuita Andrea dall’Asta riflette sull’impatto che la figura di Cristo ha avuto sul mondo dell’arte e mostra come il crocefisso sia stato raffigurato nel corso dei secoli nei modi più diversi, sotto l’influsso delle varie sensibilità religiose e teologiche. Il pregio di queste opere è quello di non essere dei semplici manuali di storia dell’arte ma delle letture iconologiche, verrebbe quasi da dire delle meditazioni delle opere d’arte proposte.

Nicolas De Crécy, Il celestiale bibendum, Eris 2015, pp. 197 €     22,00

Diego, una giovane foca innocente e senza malizia, sbarca a New York-sur-Loire, grande metropoli industriale e capitale di tutti gli eccessi. Sembra predestinato a un grande compito: vincere il prestigioso Nobel per l’amore. Questo eccezionale premio trasforma il suo vincitore in un simbolo ispiratore di pace e buoni sentimenti per tutto il popolo di questa città affascinante e industriosa. La storia di New York-sur-Loire è più oscura di quanto sembra e la vita di Diego si prepara a ingarbugliarsi sempre di più con l’entrata in gioco di tutte le schiere infernali.
Questo fumetto è il primo grande capolavoro di De Crecy, la cui verve narrativa sa passare da toni drammatici a personaggi grotteschi senza mai perdere poesia.

Antimoderati

F. Billi, W. Gambetta, Massimo Gorla, Una vita nella sinistra rivoluzionaria,  Centro di Documentazione Pistoia Editrice 2016, pp. 91 €       7,00 

Il libro ricostruisce la vita politica di Massimo Gorla (1933-2004) attraverso un cinquantennio dell’Italia repubblicana, dalla sua attività nel Psi e nel Pci, all’ondata conflittuale del “lungo Sessantotto”, fino gli anni più recenti, successivi alla crisi del comunismo storico novecentesco.  Egli fu una figura significativa della sinistra rivoluzionaria, tanto da essere un protagonista ai vertici di diverse formazioni: prima nella Quarta internazionale, poi in Avanguardia operaia e Democrazia proletaria (di cui fu deputato per due legislature) e, infine, nell’Associazione per la pace.

Politico dalla grande vivacità intellettuale, fu immune da schemi interpretativi rigidi e visioni dogmatiche. Al contrario, nei suoi scritti, si può rintracciare il costante esercizio di leggere − attraverso un marxismo critico − eventi e fenomeni per comprenderne contraddizioni e complessità.

Invariati furono i principi che lo ispirarono, come la tensione ad accrescere il protagonismo di lavoratori e classi subalterne, la visione internazionale dell’analisi e la solidarietà ai popoli oppressi, la critica intransigente ai regimi del “socialismo reale”, la necessità di contrapporsi alla disumanizzazione del sistema capitalistico e la riflessione su come agire – anche nelle lotte immediate – in una prospettiva di superamento della società esistente. 

Dalla parte del torto, n. 71 inverno 2015- 2016
      5,00

Continuano con questo numero le memorie di Attilio Mangano sul ’68 italiano. In questa dodicesima puntata si parla dei Camattiani, della rivista palermitana «Per il ’68» e di Adelino Zanini, filosofo dell’economia.

Su questo numero segnaliamo anche un ampio articolo di G. Muraca su Luciano Della Mea. La rivista pubblica la Lectio magistralis di Cesare Bermani, tenuta in occasione del conferimento della laura ad honorem in Sociologia e politiche per il territorio. Cesare Bermani è un grande ricercatore che ha innovato profondamente gli studi storici e le scienze sociali con le sue ricerche sul mondo operaio e sulla Resistenza, sulla magia e il canto popolare, sull’emigrazione in Germania e le leggende metropolitane, sull’attivismo culturale e politico, il canto sociale e le forme espessive del conflitto sociale.

Dalla parte del torto, n. 72 primavera 2016 €       5,00

In ricordo di Luciano Della Mea la rivista riporta una intervista a Marco Cini a cura di Fabrizio Leccabue; un articolo di Massimo Michelucci: Guerra e morte, il “mondo senza senso” di Luciano Della Mea e un altro articolo di Alfonso M. Iacono: Luciano Della Mea, un intelletuale dalla parte dei senzastoria.

Dalla parte del torto, n. 73 estate 2016 €       5,00

Riporta un articolo di Giuseppe Muraca su Attilio Mangano: Chi è Attilio Mangano; La sinistra extraparlamentare e il “Quotidiano dei lavoratori” ed una intervista inedita  rilasciata pochi giorni prima di morire. L’orazione funebre di Ennio Abate: Forse oscuri fratelli, letta ai funerali di Mangano e un ricordo di Maurilio Rino Riva: Cosa farò da grande.

L. Della Mea, Alla ricerda del socialismo libertario, Scritti scelti 1962-2003, Pisa University press 2015, pp. 240 €     15,00 Luciano Della Mea (1924-2003) è stato, in primo luogo, un intellettuale atipico, uno scrittore e un pensatore “irregolare”. Formatosi politicamente all’interno di un’area specifica del Psi milanese, è stato un interprete originale del marxismo critico e un protagonista della vita culturale e politica della sinistra italiana del secondo dopoguerra. Redattore dell’«Avanti!», dei «Quaderni rossi», di «Nuovo Impegno» e di numerose riviste di base, ha preso parte all’intensa stagione dei movimenti che hanno contrassegnato la scena politica e sociale italiana negli anni Sessanta e Settanta, ponendosi come trait-d’union fra l’originale elaborazione teorico-politica del “socialismo di sinistra” e le pratiche politiche e sociali dei movimenti della Nuova Sinistra. Il volume raccoglie una silloge di scritti pubblicati da Della Mea fra il 1962 ed il 2003 relativi a una pluralità di tematiche: l’operaismo, l’imperialismo, la struttura del capitale, il disagio psichiatrico.

Campi di concentramento

Zingari oggi, n. gennaio/febbraio 2016 Abbonamento annuo €     35,00

M. Rossi: I figli del vento: sterminateli tutti, relazione presentata al convegno Porrajmos. Lo sterminio nascosto tenuto a Livorno nel Giorno della memoria, sullo streminio del popolo rom. L’associazione Italiana Zingari Oggi ha pubblicato altri testi – AA.VV., Bambini zingari nei lager, € 5,00; G. Boursier, A. Ferrari e C. Osella: L’olocausto dimenticato, € 6,00; F. Jerzy, Condannati allo sterminio, € 6,00;
R. Djuric, Io, un tedesco di Auschwitz, € 6,00; R. Di Maio, L’internamento dei rom e sinti durante la seconda guerra mondiale, € 12,00.

I volumi possono essere acquistati pagando sul ccp. 16118101 intestato all’Associazione Italiana Zingari Oggi , Via Foligno 2, 10149 Torino, tel. 011 7496016, e-mail: info@aizo.org; www.aizo.it.

Necas Ctibar e Holy Dusan, Lo sterminio dei rom, Quaderni Romanì, Aizo €       5,00

Romanzo ambientato nella Germania nazista stimolato da alcune reali esperienze familiari dell’autrice e dalla curiosità scatenata da un casuale articolo sul misterioso vestito da sposa di Eva Braun, l’amante di Hitler, un vestito nero indossato proprio il giorno prima della sua morte e la cui sarta rimane sconosciuta.

La storia è quella di un’ingenua ragazza inglese, abile sarta, che per una serie di vicissitudini finisce per essere detenuta e ridotta in schiavitù a Dachau, in Germania, città collegata ad un campo di concentramento nazista. 

 

U. Marinello, Il lager dentro, Il cammino di sofferenza di Luigi Bozzato: Dachau, Magdeburgo, Mauthausen e Allach, Dbs 2016, pp. 121 €       8,80

Tratta della vita avventurosa e dram-matica di Bozzato, soldato in Jugoslavia, lo scontro con i partigiani, la fuga dopo l’8 settembre e il ritorno a combattere questa volta da partigiano e fra i garibaldini. Per una delazione viene arrestato dai tedeschi e inizia così la  peregrinazione tra i campi di concentramento: Dachau, Mag-
deburgo, Muthausen e Allach, poi la libera-zione, il ritorno a casa e la scoperta che il fascismo non è finito: chi comandava cotinua a comandare ancora. 

E. Miconi, Etty Hillesum, La forma perfetta, Il margine 2015, pp. 126 €     12,00

Tra il 1941 e il 1943 Esther (Etty) Hillesum, ragazza olandese di origine ebraica, inghiottita come Anna Frank dal buio del lager, trova la forza di scrivere per cercare dentro di sé e raccontare quello che le accade intorno.

Il libro ricostruisce la figura di una donna dall’intelligenza brillante, ricca di interessi e di passione che, spinta dalle sue forti convinzioni, scelse di rifiutare la possibilità di una salvezza da privilegiata e di condividere il destino di morte del suo popolo. Si tratta di una ricostruzione chiara ben scritta, dai contenuti ricchi. È un libro che ci apre i segreti di Etty, divenendo anche fonte di illuminazione e di interrogativi sugli orrori del Novecento e sul nostro presente.

A cura di D. Giulietti, Eri sul treno per Auschwitz?, Strumenti per raccontare la Shoah ai bambini, Iscop 2013, pp. 183

    12,00 

Il volume nasce con l’intento di offrire ai docenti gli strumenti per la progettazione di percorsi di ricerca storico-didattica che rendono possibile la “narrazione” della Shoah ai bambini. Il testo raccoglie un  lavoro di ricerca e sperimentazione ideato ed elaborato dalla sezione didattica dell’Iscop (Istituto di storia contemporanea della provincia di Pesaro e Urbino), in collaborazione con le scuole primarie e secondarie di primo grado della Provincia di Pesaro-Urbino. Per favorire l’incontro con storie così complesse, il percorso presenta una varietà di strumenti e linguaggi tra cui l’arte,  i testi di letteratura per l’infanzia e, naturalmente, il laboratorio storico con le fonti per ricostruire i vissuti di cittadini ebrei che hanno subìto la discriminazione e la persecuzione razziale nazifascista. 

Cinema

A.Venturini, La politica cinematografica del regime fascista, Carocci 2015, pp. 222 

    23,00

Attraverso un’originale ricerca presso archivi pubblici e privati, il volume ricostruisce l’intervento del regime fascista in campo cinematografico, a partire dagli inizi degli anni Trenta, con l’avvento del cinema sonoro, fino alla sua caduta, delineandone le strategie e le evoluzioni nel corso degli anni, così come emergono dall’analisi della legislazione e delle direttive prese dal ministero della Cultura popolare. La seconda metà degli anni Trenta, in particolare, è caratterizzata da un proliferare di iniziative in campo cinematografico, alcune delle quali, come la costruzione di Cinecittà, di rilevante portata anche per i decenni successivi, testimoniano le intenzioni del regime di dare vita a una cinematografia fascista; intenzioni che però cambiarono nel tempo anche per le diverse visioni che dell’industria e del mezzo cinematografico avevano gli uomini del regime che si alternarono ai vertici ministeriali. Lo studio è incentrato esclusivamente sul cinema di finzione, preso in esame sia dal punto di vista economico e produttivo sia come mezzo espressivo usato dal regime a scopo propagandistico in maniera incostante e con alterni risultati. 

A. Marasti, Storia e rappresentazione, Affi-nità elettive 2015, pp. 145 €     16,00 

Si tratta di una rassegna dei diversi generi con i quali il cinema italiano ha rappresentato l’epoca fascista. Ne risulta un lavoro utile per comprendere quel periodo storico in tutte le sue fasi e, soprattutto, il processo di fascistizzazione della società attraverso la ricerca del “consenso” e le contraddizioni stesse del cinema di propaganda fascista. Nello stesso tempo è la storia di come gli italiani hanno rappresentato se stessi nel corso del Novecento.

Memoria e ricerca, n. 49 maggio/giugno 2015
    19,00

Orizzonti di guerra

Numero interamente dedicato alle «narrazioni cinematografiche del primo conflitto mondiale che dall’immediato dopoguerra fino a decenni recenti hanno ripensato, rimesso in posa l’evento». Le scelte operate sono state molto difficili vista la mole del materiale cinematografico esistente. «Di fronte a una produzione sconfinata di film dedicati alla grande guerra – si dice nell’introduzione – si è preferito guardare alle pellicole di maggior popolarità». I saggi che compongono la ricca monografia rappresentano «un’idea-
le catena che si sviluppa dall’immediato dopoguerra agli anni Ottanta, dal cinema muto a quello contemporaneo, costruendo un percorso senza dubbio parziale, e per certi versi anche idiosincratico, ma allo stesso tempo altamente significativo del complesso legame che, in cento anni, si è andato costruendo tra i film, la Grande guerra, e le società dei paesi che vi presero parte».

Il segnale, n. 103 febbraio 2016 €       7,00

Saggio di S. Pasko su Guy Debord e la macchina/cinema. 

Debord è stato il visionario controcorrente e severo decostruttore dell’arte cinematografica. Regista anomalo gira tra il 1952 e il 1978 tre lungometraggi: La societé du spectacle (1973), In girum imus nocte et consumimur igni (1977) e Critique de la séparation (1961)   e tre cortometraggi ignorati  in quasi tutte le storie del cinema. «Per Debord − scrive Pasko − il cinema è il luogo in cui la miseria della vita quotidiana giunge al suo culmine mettendosi in scena. […] Come ha scritto Mario Perniola, Debord utilizzava il cinema “come una possibile via verso il superamento dell’arte”, in realtà ciò poteva e può tuttora essere possibile soltanto “nella misura in cui anche il cinema riconosce la propria impotenza”. L’utopia filmica di Debord contiene quel fascino dell’impossibile che disperde ovunque un salutare disordine da fine del mondo. È un’idea di felicità che minaccia da vicino le stigmate del provvisorio e del rilucente apparente sulle quali questa umanità dolente ha eretto le proprie forche e scelto stupidamente i propri boia. Ma una società che si è completamente preclusa le vie dell’Utopia, una società incapace di vedere nella pace l’amore e la fraternità tra i popoli, una società che non vede e non sente il grido di dolore di due terzi dell’umanità e finge di non accorgersi delle gravi ferite ecologiche operate contro il pianeta, non è per caso una società sclerotizzata e fatalmente votata alla propria rovina?»

E. Giacovelli, La bottega delle illusioni. Georges Méliès e il cinema comico e fantastico francese (1896-1914), Bietti 2015, pp. 476               22,00

Uno dei padri del cinema, Georges Méliès, viene celebrato in questo importante lavoro di Giacovelli. L’autore analizza minuziosamente i momenti più importanti della biografia del regista inserendoli nella più grande storia del cinema fantastico che nei primi anni rappresentò uno dei generi più fortunati.

R. Salvagnini, Il cinema dell’eccesso. Horror, erotismo, azione e molto altro nei film dei maestri dell’exploitation. Volume 2: Stati Uniti e resto del mondo, Crac edizioni 2016, pp. 331      24,00

Secondo capitolo di questa minuziosa ricognizione del genere exploitation negli Stati Uniti e nel resto del mondo, dopo il primo capitolo dedicato all’Europa. 

Di questo “genere non genere” vengono presi in esame i registi più rappresentativi e analizzate le singole filmografie.

L’eccezionalità del lavoro è ribadita da sinossi, curiosità, locandine, aneddoti riguardanti le opere e da interviste a  Eddie Romero,  Jack Hill e C. Davis Smith.

E. Carrère, Tra cinema e letteratura, Bietti 2015, pp. 169 €     14,00

Il volume raccoglie una selezione di scritti che il regista e romanziere francese ha redatto come critico della rivista «Positif» tra il 1977 e il 1986. 

La selezione a cura del direttore del Festival di Locarno, Carlo Chatrian, in collaborazione con Daniela Persico, fa emergere momenti di pura cinefilia dedicati a: Polanski, Skolimowski, Herzog, von Trier, Wenders, Fisher e Tarkovskij. Come chiosa un brillante aneddoto dal titolo “Come ho mandato a monte la mia intervista a Catherine Deneuve”. 

G.A. Nazzaro, Il conflitto delle idee. Al cinema con Micromega, Bietti 2014, pp. 221 €     16,00

Il libro raccoglie gli interventi critici dell’autore pubblicati per cinque anni sulla rivista «Micromega», prendendo in considerazione i film usciti dal 2009 al 2014. Come afferma Marco Müller «quella di Nazzaro è un esempio perfetto di “maturità della nuovissima critica cinematografica online».  Attraverso i singoli film scelti da Nazzaro, si possono individuare i mutamenti che in pochi anni il cinema, in particolare quello italiano, ha subito, in cui l’impianto documentaristico ha prodotto nuovi sguardi e giovani autori.

A. Nicosia, Il romanzo arabo al cinema. Microcosmi egiziani e palestinesi, Carocci 2014,
pp. 135 €     15,00

Il mercato cinematografico e televisivo italiano nei confronti della produzione dei paesi arabi continua ad essere pressoché assente, se si eccettua la meteorica apparizione in sala o sul digitale terrestre di qualche documentario sulle primavere arabe, come l’egiziano The Square e il tunisino Era meglio domani.

Questo libro contribuisce significativamentealla riflessione sui rapporti tra cinema e letteratura ma soprattutto produce un’analisi ricca e stratificata di quattro testi-chiave (del cinema come della letteratura) egiziani nell’arco di oltre quarant’anni: dal Miramar del 1969 diretto da Kamel Cheikh, al 2011 di Yacoubian Building, regia di Marwan Hamed.

Gli altri titoli sono Al makhdu’un del 1971, diretto da Tawfik Salah  e Al kitkat, firmato da Daoud Abdel Sayed. Le analisi sono precedute da un capitolo introduttivo e da un’appendice nella quale vengono focalizzate alcune specifiche questioni toccate dai film analizzati, come il nasserismo, l’omosessualità, l’integralismo religioso. 

“Non sono venuto a portare la pace ma la spada”. Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, cinquant’anni dopo in Basilicata, Edizioni Sinestesie 2015, pp. 195 

    20,00

Uno dei capolavori di Pier Paolo Pasolini viene scandagliato dalla sua genesi fino ad oggi in questa raccolta di saggi. Critici, studiosi e testimoni del lavoro di Pasolini raccontano, a cinquant’anni dalla sua realizzazione, la fortuna del film. 

J. Rancière, Béla Tarr. Il tempo del dopo, Bietti 2015, pp. 94 €     14,00

La misconosciuta filmografia di Béla Tarr viene ripercorsa per intero dall’autore: dai primi film critici del socialismo fino alle ultime opere contemplative e formaliste nelle quali viene ritratto l’uomo perso nel suo male di vivere fatto di miseria e solitudine. 

La lettura permette di immergersi nelle opere dense del regista: il fluviale Satantango, il visionario Le armonie di Werckmeister, L’uomo di Londra tratto da Simenon e l’ultima opera con il quale Béla Tarr si è congedato dal cinema, Il cavallo di Torino, lasciando un’eredità di visioni straordinarie. 

P. Praga, G. Cavazza, A. Fumagalli, The dark side, Bad guys, antagonisti e antieroi del cinema e della serialità contemporanei, Dino Audino 2016, pp. 127 €     15,00

La sfera del negativo (Miranda nel Diavolo veste Prada, Christof in The Truman Show, Commodo nel Gladiatore ecc…) ha acquisito sempre maggiore spazio nella drammaturgia cinematografica e televisiva. Ed è proprio sui modi di raccontare il male sul grande e sul piccolo schermo che si incentra The dark side, evidenziando le differenze fra i vari tipi di “cattivo” e soffermandosi sul lavoro creativo alla base della sua costruzione narrativa. 

Gli autori usano la pista del negativo come una chiave di lettura per analizzare il cinema e la serialità televisiva contemporanei. 

L. Di Girolamo, Per amore e per gioco, sul cinema di Pedro Almodovar, ETS 2015,
pp. 136 €     14,00

Dall’introduzione:

«Le prime performance cinematografiche di Almodóvar sono pure sperimentazioni di un neofita che scopre un potente mezzo di espres sione. Il giovane creativo e originale si affida all’accessibile formato Super-8, grazie al quale può mostrare ai suoi amici i lavori iniziali. Si tratta di racconti brevissimi in cui la forza attrazionale dell’immagine esplode nei primi divertissement di intrecci e storie, in seguito pilastri della “classicità” almodovariana». 

Continua con:

«Ed è proprio qui, in una dimensione ludica, che si può inquadrare il percorso di questo libro, che non segue gli sviluppi lineari dell’ope- ra di un regista ma piuttosto indaga l’universo immaginifico di uno sperimentatore sempre teso a mettere in gioco il cinema e il suo amo-

re per esso. Almodóvar gioca con il cinema così come gioca con la musica o con i travestimenti nella Madrid della movida. Da vero mancego, allo stesso modo di Don Chisciotte, erra nel suo tempo imbattendosi in una realtà costantemente sottoposta a mutazioni; maneggia un mondo le cui figure cambiano di foggia e sostanza sostituendo al volto le apparenze».

Conclude con:

«ed è forse proprio qui che si riuniscono ed esprimono al meglio i temi del cinema di Pedro Almodóvar: nella finzione dell’impianto scenico possono palesarsi i “veri volti” del mondo che, privi di profondità, sfiorano la superficie della realtà in cerca di nuove direzioni di senso, non tanto vicine alla verità quanto prossime, invece, all’autenticità, la quale è ben diversa dalla verità. 

Quest’ultima prevede necessariamente un originale, un nucleo inattaccabile a cui fare riferimento per comprendere la realtà, ma il mondo di Almodóvar dimostra di aver perso da tempo tale centro: le immagini sono autentiche se rispondono anche solo a un’idea e non necessariamente a qualcosa di esistente. L’arteficio è autentico, appunto».
Escursionismo e sport

O. Forno, I doni della montagna, Bellavite 2015, pp. 127 €     16,50

La montagna è una fonte inesauribile di doni. Questo è il motivo per cui tantissime persone ne sono attratte, nonostante i pericoli, nonostante la fatica. Lo racconta l’alpinista e scrittore Oreste Forno, nel suo libro ricco di splendide immagini fotografiche associate a pensieri che conquistano. 

P. Paci, Il respiro delle montagne. Dieci cime leggendarie, un racconto dell’Italia d’alta quota, Sperling & Kupfer 2016,   pp. 311      19,00  

Una larga parte della storia d’Italia nasce sulle cime delle montagne. Paolo Paci è salito su dieci delle vette più significative per cercare, in mezzo alle rocce, sui passi o lungo i sentieri, le tracce di episodi lontani e vicini della nostra memoria. Durante il viaggio ha ripercorso la via di scienziati e soldati, santi e briganti che su quelle montagne hanno vissuto, esplorato, cacciato, trovato rifugio e, in qualche caso, sono morti: san Francesco popola il Subasio di luoghi dello spirito; i briganti combattono sul Vulture contro l’esercito di Vittorio Emanuele II; Mussolini fugge dalla prigione del Gran Sasso e Guido Rossa dà prova del suo coraggio sulla Parete dei Militi, prima che Le Brigate Rosse lo uccidano per vendetta. Eremi, santuari, fonti, boschi, pareti e vette vengono visitati e interrogati come fossero archivi e musei viventi che racchiudono pagine cruciali della nostra storia.

D. Vaschetto, Montagna segreta, Sentieri sconosciuti in Piemonte e Valle d’Aosta, Capricorno 2015, pp. 143 €       9,90 

Ci sono luoghi straordinari e sconosciuti anche sulle Alpi Occidentali. Vertiginosi percorsi di cresta, sentieri balcone che si aprono su panorami di eccezionale valore paesaggistico, mulattiere dimenticate lungo le quali è ancora possibile provare l’emozione dell’esplorazione in montagna senza doversi cimentare con difficoltà alpinistiche. Mete spesso inedite, che consentono di gustare il sapore prezioso della wilderness anche nel pieno della stagione escursionistica. Dal monte Bianco alla valle Stura, dalla val di Susa alle valli di Lanzo, dal Gran Paradiso al Pinerolese, una serie di escursioni alla scoperta delle valli e delle cime meno note dell’arco alpino occidentale. Per ogni itinerario: cartine, livelli di difficoltà, tempi di percorrenza e un imperdibile apparato iconografico.

G. Rinaldi, 25 luoghi imperdibili per le vacanze in montagna, Piemonte e Valle d’Aosta, Capricorno 2016, pp. 159 €       9,90 

Questo libro ci aiuta a scoprire la montagna più vera, lontana dal turismo di massa. Sono tantissimi i posti che offrono luoghi non congestionati, oasi di pace, centri per praticare sport invernali o sentieri da percorrere in completa tranquillità e molto belli.

Questo volume presenta 25 perle delle Alpi: borghi piccoli nelle dimensioni ma grandi per tradizione. Dalle tradizioni occitane delle montagne cuneesi tra Alpi Marittime e Cozie, alle storiche stazioni turistiche delle valli di Lanzo, dalle valli valdesi alla val di Susa più segreta, dal Gran Paradiso al Monte Rosa, fino alle Alpi biellesi e alle fiabesche, intoccate valli dell’Ossola. Per ogni borgo, approfondimenti tematici, schede tecniche con cartine, un apparato iconografico realizzato ad hoc. 

F. Donetto, Monte Grappa, Ventuno itinerari lungo il fronte italo-austriaco 1917-1918 con note storiche, naturalistiche e culturali, Dbs 2016, pp. 150 €     13,00 Raccontare il Monte Grappa attraverso ventuno itinerari: è quanto fa la nuova guida di Fabio Donetto interamente a colori, formato tascabile e copertina a prova di pioggia: il volume vuole essere un compagno di viaggio per chi vuole scoprire uno tra i Massicci più belli e coinvolgenti d’Italia. Un’attenzione particolare è dedicata alle note storiche relative al primo conflitto mondiale, che fece del Grappa il Monte Sacro degli Italiani. Non poteva mancare l’approfondimento sulla zona dell’Ossario, con la guida al sacrario, al museo e alle gallerie. Ogni itinerario è introdotto da cartina storica e vengono riportate le indicazioni relative a accessi, gradi di difficoltà, dislivelli, lunghezza, tempi di percorrenza, punti di appoggio, riferimenti cartografici.

C. Roccati e P. De Lorenzi, Villaggi fantasma, Passeggiate su antichi sentieri tra Piemonte e Liguria, Capricorno 2015, pp. 141 €       9,90 Tra basso Piemonte e Liguria, sulle pendici appenniniche tra Alessandria e Genova, c’è una “terra di mezzo” poco conosciuta ma di grande fascino, un susseguirsi di piccole valli segrete che vale la pena esplorare: val Malvaro e val Trebbia, valli Bisagno, Scrivia, Campassi e Borbera. Territori lontani dal turismo di massa, scelti per questo volume di itinerari insoliti alla scoperta di mulini, chiese e paesi abbandonati. Luoghi di cui a volte non è rimasto «che qualche brandello di muro», malinconici e struggenti, dove rintracciare i segni delle comunità contadine che con il duro lavoro di secoli sono riuscite ad addomesticare queste aspre terre.
 

R. Michelucci, Guida alla Firenze ribelle, Voland 2016,   pp. 290 €    18,00 

Una Firenze fuori  dalla vetrina commerciale con itinerari invariabilmente uguali, scontati e tradizionali, dove shopping e  consumo la fanno da padroni, dove si educa il turista ad avere uno sguardo superficiale che offusca il suo passato, la memoria di città anticonformista e critica nei confronti del potere e la sua anima pacifista, anarchica e profondamente antifascista. Invece  questo libro ci porta negli angoli di Firenze dove è viva la memoria di una città aperta e solidale, patria di movimenti, capitale del pacifismo, luogo d’incontro e di dialogo tra i popoli e le religioni.

F. Bonelli, A. Caporali e D. Cappellini, Un viaggio in Toscana, La via della geotermia dalla Val di Cecina all’Amiata, Effigi 2015,
pp. 191 €     14,00

Il libro si propone come guida per un viaggio alla volta delle terre geotermiche della Toscana, lungo un percorso che si snoda, partendo dalla Val di Cecina, attraverso le valli, i fiumi e le chiese dell’alta Maremma e delle terre di Siena, fino a salire sulle Colline Metallifere e sul monte Amiata, narrando con ricchezza di particolari, descrizioni e curiosità che svelano a poco a poco i segreti delle terre della geotermia, calde, brulle, selvagge, caratterizzate da odori pungenti e crepacci fumanti, ma ancora piene di vigore come quando le descriveva D’Annunzio nel Forse che sì forse che no del 1910: «…bolliva e soffiava come se per entro vi salissse l’impeto e il gorgoglio dei dannati fitti nel limo, come se nel fondo vi s’agitasse la mischia perpetua degli iracondi». In questi luoghi è possibile addentrarsi nelle strutture profonde della terra e comprendere come nasce e funziona un campo geotermico. Il libro è corredato di numerose e splendide foto e da apparati sulla gastronomia dei luoghi, sulle energie rinnovabili e su musei e laboratori.

M. Fiorillo, La ciclovia del Grab di Roma, Il grande raccordo anulare delle bici dalla città antica alla street art, Ediciclo 2016, pp. 178 €     14,00 Una guida alla ciclabile urbana più lunga del mondo (43 chilometri) che regala un’inedita vista di Roma, un viaggio nel tempo che parte dal 312 a.C. e arriva alle architetture e alla street art contemporanee. Un corridoio verde, una greenway unica da dove conoscere la città in modo inedito. Proprio in questi mesi il ministro per le infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, e la sindaca  Virginia Raggi, hanno firmato il protocollo di intesa che prevede una somma compresa tra i 6 e i 9 milioni di euro destinati alla riqualificazione del tracciato in parte già esistente e alla ciclopedonalizzazione del tracciato dell’Appia antica.  

S. Ardito, Sentieri nel Parco dei Monti Sibillini, 92 escursioni e le 9 tappe del Grande Anello, Iter 2016, pp. 190 €     12,00

I monti Sibillini costituiscno una bellissima catena montuosa posta tra Umbria e Marche che, da quando è stato istituito il parco nel 1995, si è salvata dall’edilizia selvaggia, dalla proliferazione degli impianti di risalita e dall’apertuta di strade inutili. Ora la ricettività è migliorata e così pure i sentieri ed è stato realizzato il periplo dei Sibillini, un anello di 120 chilometri perfettamente
segnalato da percorrere in nove tappe. 

M. Patucchi, Popoli in corsa, Storie di vittorie e di sconfitte, Correre edizioni 2016, pp. 160

                           18,00 

Marco prosegue a setacciare e ricostruire vicende umane prima ancora che sportive, storie di chi, correndo, ha lasciato un segno nel mondo. 

Ritratti in poche pennellate che fissano il gesto sportivo rivelando l’uomo che sta dentro, dietro e oltre il corridore. Campioni all’altezza della sfida più difficile, l’addio alle gare, come Haile Gebrselassie e Paula Radcliffe, o che eccellono nonostante una vita non facile, come Zola Budd o Kip Keino, patriarca dell’inarrestabile marea dei corridori africani a caccia dell’utopia della maratona sotto le due ore. Poi la forza della normalità di Giorgio Calcaterra e Yuki Kawauchi, o l’incrocio di destini che porta un Marco Pantani in allenamento ad affiancare Fabian Roncero in testa nella maratona di Carpi.

Mosaico di pace, n. 7 luglio 2016 €       3,50

A. Marescotto nell’articolo Spartan Race parla della nuova moda che si sta diffondendo in tutto il mondo delle corse ad ostacoli che assomigliano più a un percorso di guerra per marines che ad una campestre e richiedono allenamenti spartani per potere affrontare gli ostacoli che sono dei più vari e vanno dalla lotta, a passaggi sotto fili spinati, a scalate di staccionate, a percorsi accidentati, ecc., che mettono alla prova la resistenza fisica e psichica dei  partecipanti, tutto sponsorizzaro dalla Reebok, produttrice di scarpe da corsa e abbigliamento sportivo.

A. Scala, I silenzi di Federer, ObarraO 2012, pp. 78 € 12,50. André Scala, filosofo francese, dedica le prime pagine dell’opera a celebrare Roger Federer, il tennista più vincente e più forti di sempre. L’assoluta unicità del suo stile di gioco è  un nuovo e unico modo di fare tennis. L’autore parte da qui per fare un trattato filosofico sul tennis che, muovendo dalla figura di un campione dal talento sopraffino, indaga e analizza la vera essenza di uno sport che più di ogni altro “rivela la vera bellezza metafisica”. 

M. Lipparini, Oriente ultimo viaggio, Lungo le strade che portavano in India, Effigi 2014, pp. 174 €     18,00 

Quaranta anni dopo, la narrazione di un viaggio compiuto alla fine del grande incanto hippie, verso la Turchia, l’Afghanistan, il Pakistan, l’India del Nord e l’India del Sud, fino a Goa e ritorno. «Era un viaggio vero, senza “paracadute”, senza telefoni o mezzi di comunicazione rapida, con mesi di autostop o mezzi scassati e soggetti a incidenti, budget ridicoli, e sostenuto più che altro dalla solidarietà degli altri viaggiatori di tutto il mondo incontrati durante il viaggio». «Era una vita fa, un mondo fa, e non solo per le modalità del viaggio e le differenze geopolitiche», scrive Stefano. Non a torto. Dal viaggio nacque un reportage, e dal reportage un libro. 

G. Tucci, Nella sacra terra del Budda, Giungle pagode del Nepal, Ghibli 2015,   pp. 156 €     12,00 

È il resoconto di un viaggio eccezionale in Nepal, una terra primordiale che racchiude in sé echi dell’India e della Cina.

Corredato di preziose fotografie, che testimoniano la ricchezza culturale delle civiltà che si sono succedute nel remoto Oriente, il libro di Tucci va ben oltre l’interesse archeologico per le affascinanti rovine disseminate sul territorio e fornisce strumenti essenziali per ricostruire le complesse vicende delle popolazioni che fecero da ponte fra il subcontinente indo-pakistano e l’Asia centrale.

Infanzia e adolescenza

Pedagogika.it, n. 1 gennaio/febbraio/marzo 2016 €       9,00

Infanzia e tecnologie

Le tecnologie digitali sono fonti fondamentali di informazioni e oggi sono entrate pesantemente anche nella fascia di età che va dai tre ai dieci anni. 

Questo numero si interroga su come utilizzare queste nuove tecnologie in modo corretto senza provocare danni alla salute psico-fisica e senza interferire con l’apprendimento e la vita di relazione. Gli articoli sono di docenti di Tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento, di pedagogisti, docenti di antropologia culturale, sociologi della comunicazione, ricercatrici e psicoterapeuti. 

A.D. Zorzini, Diritto dell’adolescenza, Key 2015, Vol. 1, pp. 213 €     19,00

A.D. Zorzini, Diritto dell’adolescenza, Key 2015, Vol. 2, pp. 198 €     19,00

Pensato come un libro per le scuole superiori, questo manuale parla di storie realmente vissute e tratta gli argomenti del vivere quotidiano di un adolescente. A conclusione di ogni capitolo, inoltre, sono riportati filmografie, siti, video reperibili in rete e libri che ogni studente può visionare e leggere in completa autonomia per la propria conoscenza personale.

D. Boyd, It’s complicated, La vita sociale degli adolescenti sul web, Castelvecchi 2014, pp. 325
    22,00

Il libro nasce da dieci anni di ricerca sul campo attraverso interviste a centinaia di giovani che hanno permesso all’autrice di capire l’impatto che il mondo del web ha avuto sugli adolescenti. L’autrice risponde alle domande più frequenti legate al mondo di internet e dei social e sfata le leggende e le esagerazioni che si sono create con l’avvento nella nuova era. 

A. Vicari e L. Monicchi, Tutelandia, schede e percorsi per l’intervento psicologico con minori vittime di abuso e di maltrattamento, Erickson 2015,  pp. 218 €     23,00

Incontrare, ascoltare, cercare di comprendere e proteggere bambini e bambine vittime di maltrattamento o abuso sono compiti talvolta difficili anche per gli operatori più esperti. Tutelare i più piccoli significa anche renderli consapevoli di ciò che stanno vivendo, ascoltando il loro punto di vista per elaborare un progetto  che vada in loro aiuto. 

Questo libro consente di accompagnare il bambino nella comprensione di ciò che ha vissuto con l’obiettivo di aiutarlo a superare il trauma in modo ottimale. In questo “manuale” si cerca di apprendere ogni situazione con un approccio ludico. Il volume è composto da una breve introduzione teorica e da numerose schede, organizzate in percorsi tematici corrispondenti alle diverse fasi della tutela minorile. 

A. M. Nicolò, Adolescenza e violenza, Il Pensiero Scientifico 2009, pp. 241 €     22,00

I problemi legati all’adolescenza costituiscono anche in Italia una delle principali “emergenze” contemporanee, di cui la violenza è certamente l’aspetto più preoccupante. Pe capire e comprendere i problemi dei nosti ragazzi si deve far ricorso alla spiegazione sociologica coniugata con strumenti psicoanalitici che ries-
cono a cogliere i meccanismi psichici che scattano nel ragazzo. 

Il volume fornisce un quadro molto articolato dal punto di vista dello specialista, con riferimenti teorici e concettuali di notevole ricchezza grazie anche agli autori che vantano una indiscussa autorevolezza internazionale nel settore. Accanto ad articoli classici che offrono ipotesi convincenti ed approfondite sul funzionamento del mondo interno del paziente, altri lavori spaziano sul funzionamento della famiglia e della coppia con problemi di violenza. 

F. Santanera, Adozione e bambini senza famiglia, Le iniziative dell’Anfaa, Manni 2013, pp. 364 €      22,00

Il volume riporta gli articoli di Francesco Santanera pubblicati sulla rivista «Prospettive assistenziali» che esprimono la nascita di una nuova cultura, fino alla riforma della legge del 1983 quasi del tutto assente in Italia, «dalla parte dei minori». 

Una testimonianza preziosa con significativi riferimenti alle difficoltà incontrate a vari livelli. È importante conoscere la storia dell’adozione e la nascita di una cultura militante in opposizione ad ogni forma di emarginazione, soprattutto per comprendere meglio la realtà dell’oggi.

Lavoro

Inchiesta, n. 191 gennaio/marzo  2016

    11,00

Nel Dossier a cura di T. Cerusici Giorgio Ghezzi e il sindacato. La rappresentanza sindacale vista da dentro, vengono pubblicati alcuni interventi del seminario organizzato dalla Fondazione Claudio Sabattini a Bologna presso la Camera del Lavoro nel dicembre del 2015.

Altri interventi sul sindacato e sulle lotte operaie sono: G. Rinaldini e M. Gaddi discutono sul ruolo subalterno del sindacato; L. Campetti ci parla della lotta alla S.A.E.C.O e S. Pozzi sulla riscoperta del “buono lavoro” o voucher, ovvero come comprare il lavoro in tabaccheria.

Economia e società regionale, n. 1 2016              27,00

L’articolo Subappalto e sfruttamento differenziale dei lavoratori immigrati. Il caso di tre settori in Italia indaga il legame tra nuove forme di organizzazione del lavoro derivate dall’esternalizzazione della produzione attraverso il subappalto e lo sfruttamento dei lavoratori immigrati occupati nei settori della navalmeccanica, della metalmeccanica e delle costruzioni. 

A-rivista anarchica, n. 408 giugno 2016 €       4,00

L’articolo Senza padroni di Nicolás E. Bianchi,  con le foto di V. Soledad, parla del movimento che ha occupato le fabbriche  recuperate in Argentina sfidando il capitalismo e la proprietà privata; un’esperienza da esportare.

S. Weil, Diario di fabbrica, Marietti 2015,
pp. 159 €     16,00 Simone Weil, venticinquenne insegnante di filosofia, a un certo punto della sua vita, prende “un anno sabbatico” e decide di provare dal vivo che cosa può significare indossare una tuta, stare come addetta alle presse, nell’azienda elettrica Alsthom di Parigi. Nasce da qui, da un’esperienza condotta tra il 1934 e il 1935, il suo Diario di fabbrica, stampato poi nel 1951,  e riproposto ora da Marietti, come premessa  a una raccolta di saggi e lettere sulla condizione operaia. Un’esperienza che sconvolge la sua vita. 

«È ancora d’attualità il pensiero di Simone? − si chiede Bruno Ugolini giornalista de “l’Unità” − Certo quella sua fabbrica non c’è più. Esistono però nuove e diverse condizioni nei lavori frammentati sulle quali sarebbe necessario un “diario”, un’inchiesta. Pensiamo alle moderne catene di montaggio come spesso vengono considerate le mansioni nei call center. Oppure a quelle campagne  del Mezzogiorno dove i caporali sfruttano bestialmente nuovi schiavi provenienti dall’Est. E allora suonano non datate certe affermazioni di Simone Weil: «finché ci sarà una gerarchia sociale stabile, qualunque ne possa essere la forma, coloro che stanno in basso dovranno lottare per non perdere tutti i diritti degli esseri umani».

A. Barberi, Chista vita ca si faciva barbara, Racconti di zolfatari siciliani, Sicilia Punto L 2015, pp. 179 €     10,00 

Lo zolfo ha segnato, nel corso di quasi due secoli, le esistenze e il paesaggio di un’ampia area della Sicilia, tra le province di Enna, Caltanissetta e Agrigento. Il libro riunisce quindici testimonianze di vecchi zolfatari che spaziano dal 1920 agli anni ottanta del Novecento. Questi ricordi ci restituiscono una vicenda, contrastata e contraddittoria, di orgoglio e di miseria, di solidarietà e di conflitti, ma soprattutto di lotta per la dignità, di uomini e di lavoratori

S. Meotto, Quel maggio sul Cormor, Lotte nonviolente per il pane, il lavoro, la dignità, Kappa Vu 2015, pp. 107 €     12,00

Splendido esempio di protesta popolare nonviolenta, quelle del Cormor furono lotte per bisogni umani fondamentali − il pane, il lavoro, il territorio, la dignità. Restano purtroppo sconosciute rispetto alle ben più celebri lotte contadine guidate da Danilo Dolci nella Sicilia del dopoguerra, pur precedendole di qualche anno e ricalcando per molti aspetti quelli che erano stati i metodi d’azione che permisero all’India di Gandhi di liberarsi dal giogo del colonialismo britannico. A questo “sciopero alla rovescia” presero parte migliaia di disoccupati friulani nel lontano 1950. Tanta fu la voglia di esserci, di cambiare, di divenire artefici del proprio destino, un magnifico esempio di fratellanza e solidarietà che vale la pena di riscoprire.

A.G. Bortoluzzi, Minatori della Valbelluna, Negli abissi di Mons-Borinage, Dbs 2016,
pp. 189 €     10,00

La vicenda dei minatori italiani in Belgio torna a rivivere in questo libro. 

Ne è risultato un racconto in cui la vicenda del protagonista, il bellunese Ugo Casal, diventa opportunità per documentare il contesto sociale, politico ed economico  in cui prese vita e si svolse la “tratta” dei minatori italiani.

A settant’anni dalla firma del primo accordo tra Italia e Belgio (23 giugno 1946), che finirà per portare complessivamente circa 65.000 nostri connazionali in fondo alle miniere belghe, Bortoluzzi ripercorre le origini di un compromesso mai sufficientemente chiarito. «Con questo patto – spiega l’autore – l’Italia si garantiva una fornitura di carbone da pagare a prezzo di mercato e in quantità proporzionata alla capacità produttiva dei minatori italiani trasferiti. Considerato che il carbone belga era il più caro d’Europa, è evidente in quale morsa il governo Italiano pose il Paese e i propri uomini. Non fu uno scambio tra manodopera e carbone, ma tra manodopera e garanzia di fornitura a pagamento legata alla produzione: una spada di Damocle che peserà sulla testa di una intera generazione di nostri connazionali».

M. Michelino e D. Trollio, Amianto: morti di “progresso”, Edizioni del Faro 2016, pp. 271 €     19,50 

Quando la legge difende l’ingiustizia, ribellarsi è giusto e la resistenza diventa un dovere. La storia dell’amianto dimostra questo: il profitto dei capitalisti viene prima della vita e il sistema borghese in cui viviamo è strutturato per difendere questo “diritto” del capitale, che chiama “legalità”. La grande menzogna secondo cui alla ricchezza dei padroni corrisponderebbe la prosperità di lavoratori e cittadini non è mai stata più sbugiardata come in questi anni: decine di migliaia di persone hanno pagato, pagano e pagheranno sulla loro pelle questa ricchezza. Il libro raccoglie e racconta attraverso documenti, atti processuali e lotte, le storie di uomini e donne che da anni si battono, senza mai arrendersi, rifiutandosi di essere “merce” a perdere per il “mercato”.

M. Michelino e D. Trollio, Operai carne da macello, La lotta contro l’amianto a Sesto San Giovanni, Comitato9 per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, Stampato in proprio 2005, pp. 126 €       8,00 Questo libro racconta come un gruppo di operai della Breda Fucine di Sesto S. Giovanni (Milano) siano riusciti a portare sul banco degli imputati non solo i dirigenti di una fabbrica “di morte” ma un sistema economico che, in nome del profitto, calpesta e uccide uomini e natura.

M. Michelino, 1970-1983 La lotta di classe nelle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni,  Stampato in proprio 2003, pp. 126 €       7,00 

Raccontare la storia del “Coordinamento Operaio di Sesto San Giovanni” significa raccontare una parte della storia della classe operaia italiana, successi ed errori compresi.

I materiali qui raccolti rappresentano una selezione di quanto prodotto dal Consiglio di Fabbrica della Breda Fucine nel periodo 1976-1983.
Quello che maggiormente colpisce nel rileggere questi documenti è la grande attualità degli argomenti trattati, dalla necessità della lotta anticapitalista, alla lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, alla necessità dell’organizzazione politica.

A. Bonomi, M. Revelli e A. Magnaghi, Il vento di Adriano, La comunità concreta di Olivetti tra non più e non ancora, DeriveApprodi 2015, pp. 140 €     12,00

Un sociologo, un urbanista e uno storico rileggono quella straordinaria figura di imprenditore “illuminato” che è stato Adriano Olivetti e la politica che ha praticato, il rapporto che ha saputo costruire con il territorio, il suo modo di fare impresa con un fordismo dolce, il contrario di quello hard allora imperante e impersonificato in primo luogo da Valletta alla Fiat. 

A cura di A. De Nicola e B. Quattrocchi, Sindacalismo sociale, Lotte e invenzioni istituzio-
nali nella crisi europea, DeriveApprodi 2016, pp. 149 €     16,00

Con il termine sindacalismo sociale si vuole alludere a nuove pratiche di rappresentazione del lavoro in grado di adeguarsi alle nuove soggettività, al loro essere nomadi sul territorio, decentrate, frammentate e individualizzate. 

In diversi paesi europei prendono corpo inedite forme di partecipazione politica e di lotta sociale che sembrano aprire a nuovi modelli di organizzazione del politico. Gli interventi proposti sono frutto di un percorso di ricerca avviato dal collettivo “Euronomade” attorno a questa ipotesi preliminare.

G. Daluiso, Cambiare il Paese per non dovere cambiare Paese, Pendragon 2016, pp. 158

                               13,50 

Troppi ragazzi oggi sono costretti a scappare all’estero per assicurarsi un futuro. In questo testo non si racconta solo cosa non funziona, ma per la prima volta i migliori esperti di ogni settore offrono i loro punti di vista su come migliorare il nostro Paese. Sono punti di vista rivolti non solo al mondo politico, ma a tutti i cittadini. 

S. Merz, Restare o scappare, Cleup 2014,
pp. 99 €      12,00

L’autore è docente universitario, magistrato e garante del contribuente e qui, come in altre sue pubblicazioni, esprime la propria visione del mondo. Interpretando e riflettendo sui dilemmi di molti giovani, Merz tenta di dare risposte e proporre idee per chi si sta domandando se sia il caso di lasciare l’Italia. Il testo è diviso in due parti. La prima è incentrata sull’individuo come soggetto in questa società difficile; la seconda descrive l’Italia di oggi, sia dal punto di vista politico che economico. L’autore ha stampato un altro testo, una sofferta commedia della vita dal titolo La giovinezza senza esperienza e l’esperienza senza giovinezza, e sta preparando L’ombra della donna perfetta che chiude così la triade.

Migranti

Malamente, n. 4 luglio 2016        3,00

Le migrazioni sono l’argomento centrale di questo numero, il fenomeno di tutti i tempi e di tutti i luoghi che la retorica oggi dominante vorrebbe far passare come il problema del secolo. 

La rivista riporta tutta una serie di interviste nello spirito di chi vuole abbattere i confini della fortezza Europa e demolire le paure.

V. Passerini, Ricordati che sei stato straniero anche tu, con una lettera di Alex Zanotelli, Il Margine 2015,  pp. 82 €       8,00

L’Italia e gli immigrati, uno
dei temi più importanti riguardo la nostra epoca. Vincenzo Passerini, attualmente presidente regionale del Cnca (Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza) con questo libro tenta di spezzare le catene dei pregiudizi e di invitare gli italiani a costruire una convivenza con popolazioni straniere che cercano riparo e riscatto da una patria che è stata loro distrutta dalle guerre e dalla povertà.

B. Maida, Quando parti-vamo noi, Capricorno 2015, pp. 141 €       9,90

Tra il 1880 e il 1970,  30 milioni di italiani hanno attraversato il mondo per cercare fortuna nella vicina Europa o nella mitica America. Viaggi spesso interminabili verso terre sconosciute, in fuga dalla povertà, fra speranze e paura per un futuro che era tutto fuorché certo. 

Nelle straordinarie immagini dell’Ansa e dei suoi partner internazionali, un secolo di emigrazione italiana: la partenza da Genova, Napoli, Messina, i controlli all’arrivo a Ellis Island o alla Boca di Buenos Aires, la nuova vita quotidiana, le tragedie sul lavoro, il ruolo delle donne e la nascita delle comunità all’estero, la faticosa integrazione, spesso ottenuta superando pregiudizi sconfinanti nel razzismo.
F. Baracchi, Cambiamo programma, Marcia-num Press 2014, pp. 133 €     11,00 L’autore indaga e confronta i sistemi tele-visivi di Germania e Italia sull’argomento “integrazione” analizzando quantità e qualità dei prodotti proposti.  L’indagine viene messa in relazione con il sistema che regola i media e con la politica europea sull’integrazione dei migranti, descrivendone l’applicazione nei due diversi contesti nazionali. Dall’analisi dei due palinsesti emerge che “la diversità” è recepita come povertà e non, invece, come risorsa. Da qui la proposta dell’autore di agire per l’integrazione, anche tramite i media.Cambiamo programma è un invito, nell’Europa di oggi, a ripensare i media come occasione di narrazione sociale affinché sviluppino modelli europei di informazione costruttiva.

Cem mondialità, n. 3 2016 €       5,00 

Questo numero vuole far conoscere una realtà legata alla migrazione e alla narrazione, una letteratura fatta da scrittori e scrittrici che hanno nella loro biografia l’esperienza della migrazione.  È  un dossier letterario dove il lettore potrà leggere e godere a pieno di quest’arte. Offre anche un’interessante antologia, soprattutto di carattere poetico; testi tratti dalla rivista online «El Ghibli», interamente dedicata alla letteratura della migrazione.

Il margine, n. 3 2016 €       2,50

Raphaele Lindemann, un medico che opera in un centro di prima accoglienza tedesco, ha scritto un  testo che è uno spaccato realistico del dramma degli immigrati che arrivano in Germania da varie parti del mondo. Questo medico responsabile delle prime cure mediche – riesce a visitare dai 300 ai 500 rifugiati per turno – ha veramente la prima fotografia della situazione dei rifugiati in arrivo che il più delle volte è disperata. Il titolo  dell’articolo Wir schaffen das (ce la possiamo fare), che riporta le considerazioni del medico, fa sperare che, se riusciamo a integrare questi rifugiati,  facciamo anche un investimento per il futuro.

Y.A. Elalamy, I migranti, Il canneto 2015,
pp. 104 €     12,00 È la storia di tredici migranti che dalle coste marocchine cercano di raggiungere la Spagna, naufragano tragicamente durante la traversata, e i loro corpi vengono ritrovati sulla spiaggia dagli abitanti del piccolo villaggio di Bindar. Il racconto cerca di sottrarre dall’anonimato le vittime di questa tragedia contemporanea, per restituire alla loro morte una dimensione umana che troppo spesso è ignorata dai media. I migranti diventano così protagonisti delle loro storie, raccontando le motivazioni e la disperazione che li hanno spinti a partire – come altre migliaia di persone – per tentare di realizzare il loro sogno europeo. 

Questo romanzo affronta la tragedia che sta avvenendo al largo delle nostre coste, con un approccio nuovo per trattare un problema di grande attualità.

C. Pettini, Anime sospese, Storie di migranti e del loro percorso di accoglienza, Effigi  2016, pp. 105 €     10,00

Il libro è una raccolta di storie di migranti e operatori che lavorano sull’accoglienza. «L’idea è far conoscere queste persone, che vivono sul nostro territorio – racconta l’autrice – e ho raccolto le loro esperienze con una serie di interviste, cercando di cogliere anche sensazioni e atteggiamenti, oltre che i vissuti. Ho cercato di dare voce alle storie per far parlare, per quanto possibile, i fatti senza troppi pregiudizi». 

Associazione Modena per l’Unesco, Migra-zioni, Viedisperanza. Giornata mondiale della poesia 2016, Consulta 2016, pp. 124 €     10,00

Ventitre poeti di Modena e Reggio Emilia si confrontano sulle condizioni delle migrazioni nella società di oggi, fornendo un quadro disincantato delle attese e delle tragedie che accompagnano il cammino di moltitudini crescenti di migranti.

K. Gueye, Barriere invisibili, Aipsa  2015,
pp. 110 €     12,00

La collana D’oltremare della casa editrice Aipsa raccoglie scritture, racconti, memorie, saggi, poesie e fiabe che hanno come tema centrale l’esperienza della migrazione. 

Sono quindici racconti brevi scritti da Kilap Gueye che è  nato in Senegal ma vive a Cagliari dal 2000. Attualmente si occupa di progetti di interscambio culturale e di cooperazione internazionale.

No Tav e altri No

Cattolici per la vita nella valle, Il nostro No, Nuova linea Torino-Lione, Stampato in proprio  2015, pp. 220 €     12,50 

Abbiamo ricevuto il libro con questa lettera che riportiamo integralmente perché meglio di una recensione chiarisce la posizione dei “cattolici per la vita nella valle”.

Gentile dottor Giorgio Lima 

come da sua richiesta Le inviamo una copia del libro che abbiamo titolato, un po’ perentoriamente, Il nostro No. Titolo che, forse, può scoraggiare la lettura di chi può pensarla diversamente, ma che abbiamo deciso di scegliere proprio in virtù dell’insegnamento di Cristo: sia il vostro parlare sì sì, no no. Insomma, non ci nascondiamo e non cerchiamo giri di parole. Questo libro, si potrebbe dire, nasce innanzitutto da una sofferenza, che si è fatta necessità di dire. Una sofferenza per il modo in cui la Val di Susa è stata ed è trattata; una necessità di dire, perché è una storia che è nostro dovere raccontare a chi, essendo lontano, difficilmente la conosce oltre la superficie delle notizie, spesso non neutrali, passate attraverso i maggiori media.

Un certo coraggio ci è stato dato da papa Francesco: perché, attraverso la sua enciclica Laudato si’, ci ha fatto capire che dobbiamo andare avanti.  Non abbiamo nessuna intenzione di strumentalizzare il suo messaggio, quanto piuttosto di trovare il modo di attualizzarlo, di rendere carne le parole che la Chiesa in realtà dice da tempo, e che però non di rado trovano un freno di fronte all’applicazione pratica in situazioni concrete.

Attraverso questo libro abbiamo voluto, sicuramente, dire chi siamo; ma, soprattutto, le ragioni per cui ci siamo. Ragioni che nascono dall’analisi dei documenti ufficiali, delle parole dei politici, dei dati riportati negli anni dai giornali; e da un confronto continuo con il Magistero della Chiesa postconciliare, dalla Dottrina Sociale alle lettere encicliche che si sono occupate anch’esse di temi sociali e ambientali. Si parla di ambiente, salute, economia, politica, e anche (parola grossa) di “verità”. Senza la pretesa di averla in tasca noi, riteniamo che una delle questioni più urgenti sia proprio una riflessione sull’uso che, quando ci sono in gioco degli interessi enormi, si fa della verità. A questo, un cristiano, ma potremmo dire un qualunque uomo che ne abbia un minimo d’amore, non si può rassegnare. Né si può rassegnare a questo modello di sviluppo, che in nome del profitto di pochi toglie a molti; e non si cura né dell’uomo né di alcun’altra creatura. Noi, di certo, non siamo rassegnati. Con il tempo, abbiamo capito che parlare di Tav non è solo parlare di Torino-Lione: e il risultato più prezioso di quella che definiamo la nostra “lotta” è stato quello di aver creato una molteplicità di relazioni solidali, a livello nazionale, fra realtà diverse, ma accomunate da una medesima spinta a nuovi stili di vita. È la nostra “eversione”, e anche la nostra azione e la nostra preghiera: quell’ «I care» di don Lorenzo Milani, che solo a partire dalla conversione di ciascuno di noi, in numero sempre maggiore, potrà edificare, passo dopo passo, la Città di Dio. Nel tempo, abbiamo incontrato sempre più l’ascolto vero della gente comune e la sordità delle istituzioni, da sempre solo apparentemente, ipocritamente in dialogo. È un argomento che non si può esaurire in poche righe: è tutto scritto in questo libro, che Le chiediamo, con forza e fiducia, di leggere. Con un po’ di presunzione, crediamo

che chiunque debba decidere o divulgare informazioni in questo merito dovrebbe leggerlo perché contiene quella faccia della medaglia che difficilmente, in genere, si ha la volontà di far conoscere. E, per quanto minoranza, anche noi sentiamo il diritto di essere considerati “parte” di un tutto – sia esso Stato o Chiesa – a cui apparteniamo. RingraziandoLa per l’attenzione, La salutiamo cordialmente.

Gruppo cattolici per la vita della valle

Val di Susa 17 settembre 2016

A. Cottino, C’è chi dice di no, Cittadini comuni che hanno rifiutato la violenza del potere, Zambon 2015, pp. 191 €     12,00

Di fronte alle atrocità del mondo il silenzio è la risposta più frequente e questo per varie ragioni; sicuramente perché non possiamo farci carico di tutte le sofferenze del mondo ma anche perhé cerchiamo di proteggerci dalla realtà adeguandoci a condotte convenzionali e standardizzate e non possiamo far nulla individualmente.

Questo libro parla delle persone che hanno detto basta e sono tanti i casi individuali e collettivi che sono documentati: si va dal giovane israeliano che rifiuta la chiamata alle armi,  al villaggio che decide di accogliere i fuggiaschi dal regime franchista o il salvataggio della comunità ebraica in piena occupazione nazista da parte di una intera nazione: la Danimarca.

È necessario un quotidiano sforzo individuale e collettivo che non dia tregua alla Violenza Culturale che incombe su di noi, che si opponga alla diffusa cultura dell’indifferenza. È necessario riappropriarci dei conflitti perché, come scrisse Nils Christie, «i conflitti sono una nostra proprietà», e porci dalla parte di Antigone nella Grecia di oggi, e non da quella di Creonte; dalla parte di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, la piccola isola del Mediterraneo che quest’anno ha accolto quasi ventimila profughi – tre volte la sua popolazione – e non da quella di Viktor Orban, primo ministro ungherese; dalla parte di Vittorio Arrigoni e non da quella del colonialismo israeliano. Dobbiamo imporre la nostra definizione della situazione, che non è vero che i condannati a morte in Cina o in Iraq o negli Stati Uniti vengono giustiziati: essi sono uccisi. Che non è vero che l’operazione “Piombo Fuso” e “Margine protettivo” contro Gaza sono state azioni difensive da parte di Israele, ma un’aggressione a una popolazione civile con il dichiarato intento di distruggerne le infrastrutture. Che non è vero che le guerre sono umanitarie… 

Pace, guerra e nonviolenza

Azione nonviolenta, n. 613 gennaio/febbraio 2016 €      6,00

1991-2016 25 anni di guerra infinita

M. Valpiana: Avventura libica: Eia, Eia! Alalà!; P. Caccìan: Una guerra che dura da 25 anni; P. Pugliese: La nonviolenza islamica fa paura; N. Salio: La madre di tutte le guerre, gennaio 1991; P. Bergamaschi: L’Europa e il puzzle mediorientale; P. Sini: Gli interventi militari aiutano il terrorismo; F. Martone: La nuova guerra di Libia; P. Pugliese: Il cammino dei corpi civili di pace; Prigionieri per la Pace 2016: L’urgenza del momento è costruire politiche di pace; M. Pignatti Morano: La prima guerra del Golfo; A. Cipriani: Migranti in fuga; G. Codrignani: La guerra che continua; A. Langer: Pace e nuovo ordine mondiale; F. Pugliese: “Abbasso la guerra”; S. Albesano: Antesignani dell’obiezione coscienze; M. Valpiana: Un’azione nonviolenta esemplare; P. Sini: Una vittoria della nonviolenza.

F. Kronbichler, Alexander Langer il mite lottatore, Vita e idee di un profeta verde, un abc, Il margine 2016, pp. 170 €     15,00

Pubblicata la prima volta in tedesco nel 2005, questa biografia viene ora riproposta in italiano dato anche il continuo interesse per la sua opera. Il libro parla delle cento battaglie che Langer ha intrapreso nel movimento nonviolento, attraverso le sue esperienze nella Gioventù francescana e in Lotta continua,  dalla sua testimonianza in prima linea contro la guerra di Bosnia, alla scelta di stare dalla parte dei deboli sulla scia di don Milani e padre Balducci. Testimonia la sua sofferenza personale di fronte alle contraddizioni della politica e della storia, fino alla morte sulle colline fiorentine, nel 1995, a 49 anni d’età. Il combattente inerme si è sentito sconfitto, impotente. Ma ha lasciato un biglietto ai mille amici: continuate in ciò che era giusto. E lo è ancora. 

A cura di Y. Saitō, Dalla bomba atomica al Pikadon, Comprendere e trasmettere le esperienze di Hiroshima e Nagasaki, Centro Gandhi 2016, pp. 159 €     16,00 

Il quaderno ripropone la memoria dell’es-plosione su Hiroshima e Nagasaki, in un momento critico di nuova proliferazione degli armamenti atomici. Pikadon è il nome dato in Giappone alla bomba, «dato che la bomba era arrivata con un baleno, pika, seguita da un boato, don,  che distrusse ogni cosa, per noi gente di Hiroshima non poteva chiamarsi che Pikadon» così scrive Kiyoto Horiba. 

Nel saggio si alternano testimonianze, testi poetici e narrativi, opportunamente corredati da una parte didattico-scientifica con dati e spiegazioni sulla bomba, sulle differenze tra quella sganciata su Hiroshima e quella su Nagasaki, insieme a grafici sulle vittime dei bombardamenti e mappe aggiornate sull’attuale proliferazione nucleare e, al di là dei tecnicismi, i racconti sono sconvolgenti, ieri come oggi, ma la parola d’ordine è dimenticare, come viene fatto per tante cose come i disatri di Fukushima, di Cernobyl, o il bombardamento di Dresda e così via.

I. Grozny Compasso, Kobane dentro, Diario di guerra sulla difesa di Rojava, Agenzia X 2016, pp. 231 €     15,00 Nel dicembre 2014 Ivan Grozny Compasso è stato tra i pochi a entrare dentro a Kobane, riu-
scendo a divulgare nel web informazioni in diretta dall’interno della città assediata, dove le donne e gli uomini della resistenza curda combattono contro l’avanzata dell’esercito dell’Isis. Kobane dentro è il diario dettagliato di sette giorni di permanenza a stretto contatto con i guerriglieri e il loro straordinario sistema di autogoverno influenzato dagli studi in carcere di Abdullah Öcalan sul pensiero libertario di Murray Bookchin. Sette notti con il sottofondo dei mortai tra gli incubi di terrore e morte che si mischiano ai sogni di una futura idea di umanità. A completare il volume una lunga carrellata di fotografie scattate dall’autore e alcuni approfondimenti teorici, tra i quali la Carta del contratto sociale del Rojava. Introduzione di Yilmaz Orkan, presidente dell’Ufficio d’informazione del Kurdistan.

J. Butler, Vite precarie, i poteri del lutto e della violenza, Postmedia 2013, pp. 159 €     16,00 

È nella precarietà della vita che Butler individua le radici di una non-violenza che non è affatto legata a una originaria condizione “pacifica” dell̓uomo, ma che è il risultato di una condizione di conflitto, di «una costante tensione tra la paura di subire la violenza e l̓angoscia di infliggerla» (pag. 139). Se gli Stati Uniti hanno deciso di imbarcarsi in una guerra infinita, è anche perché, al di là di tutte le ragioni legate all̓economia, alla politica, e alle ossessioni dei suoi leader, essi sono stati incapaci di rapportarsi al “volto” dell̓altro, sono stati sordi a una visione realmente universale dell̓essere umano, e per porre fine alla loro angoscia hanno deciso di infliggere morte, e di moltiplicare la violenza. Mi sembra di grande interesse che una pensatrice femminista ed ebrea (che si è sempre espressa, nonostante tutte le pressioni, contro la politica del governo israeliano) voglia fondare una prospettiva non violenta non sulla rimozione o sul superamento irenico del conflitto, ma sulla sua coraggiosa accettazione, cercando di guidarlo verso esiti non distruttivi. (Antonio Caronia, “L̓Unità”, 24 agosto 2014) 

C. Magris, Non luogo a procedere, Garzanti 2015, pp. 368 €     20,00 

Claudio Magris si confronta con l’ossessione della guerra di ogni tempo e Paese, parte integrante della storia dell’umanità. 

Lo fa in modo ossessivo: descrive una guerra universale, rossa di sangue, nera come le stive delle navi negriere, blu come il mare che inghiotte tesori e destini, grigia come il fumo dei corpi bruciati, bianca come la calce che copre il sepolcro.  

Non luogo a procedere è la storia di un progetto di Museo della violenza, delle sue sale e delle sue armi ognuna delle quali racconta vicende d’amore e delirio, e dell’uomo che passa la vita dedicandosi alla sua realizzazione; attraverso la descrizione di sua figlia che però è anche erede dell’esilio ebraico e della schiavitù dei neri; è la storia del mistero di un delitto rimosso tra le mura del forno crematorio nazista della Risiera di San Sabba, a Trieste. Magris racconta così anche la storia di Trieste nell’ultimo secolo con le sue tragedie, le sue colpe e i suoi silenzi. 

Non è un libro facile da leggere, anzi è proprio faticoso, pieno com’è di citazioni e traboccante di erudizione. 

Quell’erudizione che raggela la narrazione. Forse é stata una scelta per smorzare il pathos di fatti così dolorosi. Alcune pagine sono stupende. 

Quanto alla piacevolezza dell’insieme, ci sono serie difficoltà a pensarlo come un  lavoro destinato a molti.  Nel complesso, un libro importante che bisognerebbe leggere anche perché molti, spesso, ignorano i fatti che vengono descritti.  (i.b.)


Mosaico, n. 6 giugno 2016 €      3,50

Anche il vicepresidente della Pax Christi si schiera contro i cappellani militari nell’editoriale Cappellani sì, militari no. È giunta l’ora di una testimonianza evangelica limpida e radicale: l’ora di un gesto unilaterale di uscita dall’attuale sistema dei cappellani militari, non soltanto per gli elevati costi economici che gravano sulla società  ma anche  e soprattutto sulla base della fedeltà al Vangelo di Cristo, maestro di nonviolenza.

Nigrizia, n. 7/8 luglio/agosto 2016 €      3,00

Nell’editoriale l’ennesima denuncia dell’ipocrisia dei nostri governanti. 

Vendiamo navi militari al Qatar per 5 miliardi, li vendiamo ad un Paese che ha grosse responsabilità nella crisi siriana ed egiziana e poi piangiamo per i morti nel Mediterraneo.

Scuola educazione 

La rivista «Una città» torna quasi su ogni numero a parlare di scuola con interviste interessanti. Sul n. 221 (aprile 2015) intervista Cesare  Moreno e Santa Parrello  su La fragilità comune. Il burnout della scuola dove si parla di scuola da un punto di vista particolare, quello dell̓associazione Maestri di Strada di Napoli, che in questi anni è entrata nelle scuole per aiutare insegnanti a dirigenti a superare una situazione di burnout.

Nel n. 222 maggio 2015 Intervista a Mario Maria Nanni. Compatibilmente… Sulla buona scuola. 

Nel n. 223, giugno-luglio 2015 nell’articolo Un ospedale, una scuola una tipografia, intervista C. Dothe psichiatra che lavora presso Mgen (Mutuel générale de l̓éducation nationale) ente mutualistico francese dove si parla dello stato di salute degli insegnanti e di quello che si fa in Francia per accompagnare chi non riesce più ad andare davanti a una classe. 

Nel n. 229, marzo 2016 Nell’articolo Tanto si scaricano la scheda riassuntiva da internet,  Daniela Favale e Marialuisa Mairano, insegnanti alle medie, ci parlano di ragazzini che è sempre più difficile motivare e il cui problema principale è, forse, la fatica a cui nessuno sembra averli preparati; un’immagine di giovani super impegnati, svegli, capaci di trovare facilmente qualsiasi soluzione ma molto fragili, che vanno in crisi al primo litigio con gli amici e con i genitori perennemente in ansia che chiamano i figli in orario scolastico per sapere che voto hanno preso. 

Cem mondialità, n.1 2016 €       5,00

Unica rivista per ora che si è ricordata che 50 anni fa moriva Célestine Freinet, il promotore della scuola per il popolo ed è difficile pensare alla dimensione della cooperazione in ambito educativo prescindendo dalle sue intuizioni e pratiche didattiche. L’articolo è di Alessio Surian.

P. Reggio, Lo schiaffo di Don Milani. Il mito educativo di Barbiana, Il Margine 2014, pp. 131
    14,00

Il libro si presenta come una lente d’ingrandimento sull’esperienza educativa sperimentata da Don Lorenzo Milani che diede voce alla necessità di nuove forme pedagogiche. Nel clima degli anni Sessanta e Settanta, in cui l’impegno sociale e politico era il vero protagonista. Le proposte rivoluzionarie di Milani emersero in modo decisivo, ispirando esperienze di educazione di strada con giovani e adulti esclusi dalla società, di insegnamento della lingua a immigrati, di lotta contro l’illegalità e le mafie. Nel primo capitolo sono analizzate le caratteristiche principali del mito educativo e lo schiaffo che abbiamo ricevuto dall’esperienza di Barbiana. I capitoli successivi sono attraversati da una storia ricostruita a partire da ciò che è entrato a contatto con il progetto di Don Milani: il luogo e l’ambiente dell’educazione, la relazione educativa, la lingua, la politica, la didattica. I capitoli settimo e ottavo vogliono invece tener vivo lo spirito di Barbiana. 

Rivolgendosi a docenti, genitori e alunni, l’autore attraverso le parole della mamma di Milani e dei ragazzi di Barbiana, cerca di promuovere nuove metodologie per affrontare le attuali sfide sociali. 


La Bassa, n. 70 giugno 2015         25,00

In questo articolo di Gianfranco Nosella: L̓azione educativa di Pier Paolo Pasolini in Friuli, descrive l̓attività educativa di Pier Paolo Pasolini svolta a Valvasone negli anni 1947, 1948 e 1949. Attraverso le testimonianze raccolte Nosella espone che cosa Pasolini intendeva per scuola. Questa non doveva essere solo informativa ma anche formativa attraverso un salto di qualità ed una precisa e indispensabile responsabilizzazione dei ragazzi, responsabilizzazione gradualmente acquisita come fatto naturale. Riteneva che la vita dovesse essere soprattutto movimento e azione ed era convinto che le masse dovessero crescere culturalmente per prepararsi al loro riscatto.

A-rivista anarchica, n. 398 €       4,00

Contributi di G. Pontremoli, C. Grossi, A. Petrosino e F. Trasatti su Giuseppe Pontremoli, una delle figure più interessanti e stimolanti del mondo pedagogico negli ultimi decenni. Oltre a scrivere vari libri è stato redattore di «Rossoscuola», «Linea d̓ombra», «École».

Ricerche pedagogiche, n.196/197 2015 €     22,00

Dossier sul pensiero educativo di Remo Fornaca che è stato una guida intellettule per molti allievi.
I suoi studi spaziano dalla educazione alla teoria dell’educazione.

Il dossier è impostato sui filoni che hanno impegnato la sua intensa attività di ricerca.
G. Genovese nell’articolo Complessità e laicità dell’educazione traccia il pensiero di Remo Fornaca.

A cura di G. Zago, Sguardi storici sull’educazione dell’infanzia, Studi in onore di Mirella Chiaranda, Aras 2015, pp. 499 €     30,00 

Il volume raccoglie una serie di contributi di studiosi italiani e stranieri che affrontano dal punto di vista storico e pedagogico il tema dell’educazione dell’infanzia. 

Gli “sguardi storici” raccolti in questo volume possono gettare luce su singole esperienze di ordine teorico o di ordine pratico e agevolare una visione più ampia del passato, testimoniando le tante esperienze educative che possono offrire ancor oggi motivi di analogia, di comparazione e di riflessione.

Il tema di questa pubblicazione è stato scelto per rendere omaggio a Mirella Chiaranda per il suo lungo e apprezzato impegno nell’Università di Padova come docente e come Preside della Facoltà di Magistero poi Scienze della formazione. L’ultima sezione del volume ricorda infatti la sua quarantennale attività, l’ambiente in cui si svolse la sua ricerca, particolarmente attenta all’infanzia e alle istituzioni educative per l’età infantile.

A. Frassineti, Vita vita vita, Seguito da  Storia del Movimento di collaborazione civica, Edizioni dell̓asino 2014, pp. 50

Augusto Frassineti fu tra i fondatori del Movimento di collaborazione civica che a Roma nel dopoguerra organizzò centinaia di giovani volontari che si mossero tra i casermoni e le baracche delle periferie per occuparsi di scuola, salute e tempo libero dei bambini e degli adolescenti. In questo libretto è riportato il resoconto di quella esperienza dalla quale tutt̓oggi ci sarebbe molto da imparare.

Il libretto è scaricabile gratuitamente dal sito: www.asinoedizioni.it/wp-content/uploads/frassineti_105x148.pdf

Pollicino gnus, n. 240 ottobre 2015 

Quota sociale annuale €     25,00

Riporta l̓esperienza di Casa Spartaco una real-
tà da vari anni attiva a Correggio che unisce all̓impegno quotidiano nel campo della scuola e della difesa dei valori dell̓antifascismo, laboratori, letture, orto e forno comuni, teatro sport, gioco. L̓esperienza si rifà agli Asili del popolo che, nati a Villa Cella nell̓immediatto dopoguerra, furono attivi fino al 1967.

A. Ascenzi e R. Sani, «Un’altra scuola… per un altro paese», Ottavio Gigli e l’Associazione nazionale per la fondazione di Asili rurali per l’infanzia tra lotta all’analfabetismo e Nation-building (1866-1873),  Eum 2014, pp. 436
    22,00 Attraverso una ricca messe di fonti archivistiche, gli autori ripercorrono le origini e i significativi sviluppi dell’Associazione Nazionale degli Asili Rurali per l’Infanzia, il sodalizio fondato a Firenze nel 1866 dal letterato ed educatore romano Ottavio Gigli con il sostegno di talune tra le più insigni personalità della vita politica e culturale del neonato Stato unitario: da T. Mamiani a N. Tommaseo. Tale associazione era destinata ad incontrare notevole fortuna nell’opinione pubblica nazionale e a suscitare un vasto movimento a favore della diffusione degli asili-scuola per l’istruzione dei figli dei contadini, specie in quelle aree rurali dove le scuole elementari di grado inferiore istituite ai sensi della legge Casati (1859) si erano rivelate scarsamente funzionali contro l’analfabetismo dilagante e del tutto inefficaci a contrastare la massiccia evasione scolastica.
F. Durastanti, C. de Santis, G. Orefice, S. Paolini e M. Ruzzuto,  Agrinidi, agriasili e asili nel bosco, Nuovi percorsi educativi nella natura, Terra nuova 2016, pp.172 €       9,00

La rivoluzione educativa costituita da agrinidi e agriasili, asili nel bosco e aule di campagna conta svariate esperienze in tutta Italia, talvolta anche in città. 

Questo libro è una guida pratica rivolta a genitori, educatori e agricoltori che fornisce istruzioni dettagliate ed esempi concreti a chi vorrebbe inserire nella propria azienda agricola un agrinido o agriasilo oppure aprire un asilo nel bosco dove la natura riesce a essere pienamente se stessa ed è l’ambiente ideale per la crescita e lo sviluppo equilibrato di un bambino. Una volta Gandhi disse: «Non ho niente di nuovo da insegnare al mondo», intendendo che tutto quello che c’è da sapere di importante è già davanti ai nostri occhi, e per scoprirlo basta saper ascoltare e osservare. 

J-P. Faurè, Senza punizioni né ricompense, Educare con la Comunicazione nonviolenta, Terra nuova 2016, pp. 118 €       8,50 L’educazione convenzionale è da sempre prigioniera del binomio punizione-ricompensa. L’autore propone di uscire da questo schema seguendo i principi della Comunicazione nonviolenta elaborati da Marshall Rosenberg. Le motivazioni dei bambini e dei giovani, l’educazione all’affettività e la scoperta di se stessi diventano le linee guida per un nuovo patto educativo. L’insegnamento si trasforma così in un’esplorazione gioiosa e nel reale ascolto dei bisogni degli allievi e dell’insegnante. L’apprendimento non è più un processo solo mentale, ma coinvolge corpo, emozioni e, sicuramente, il cuore.

Conflitti, n. 2 2015 €       8,00

Nel dossier Punire non serve a nulla articoli di: D. Novara: Tu li picchi e loro imparano: ma non quello che vorresti insegnarli; P. Cosolo Marangon: Educate do not punish; R. Mantegazza: Raddrizzare o coltivare? Riflessioni su una educazione senza punizioni; P. Pedani: Le botte non sono mai educative; C. Riva: Prendere posizione e mantenerla; P. Ragusa: Investire nel bicchiere mezzo pieno. La genitorialità come antidoto al carcere; L. Castelli: Sport e punizioni.

F. Codello, La campanella non suona più, Fine dei sistemi scolastici e alternative libertarie possibili, La Baronata 2015, pp. 205 

    17,50

È un testo suddiviso in due sezioni, la prima delle quali è una critica al sistema scolastico post industriale nelle società occidentali, l’anarchismo scolastico e i vari tentativi messi in atto dalla società per migliorare la situazione attuale. Lo scopo della prima sezione del libro è mettere in risalto le problematiche del sistema scolastico generale in modo da sensibilizzare gli individui a creare nuovi dibattiti ed effettuare nuove ricerche.

La seconda sezione del libro tratta, invece, varie esperienze di scuola libertaria e mette in risalto alcune scuole, come quella di Summerhill, fondata ottant’anni fa da Alexander Neill, attualmente diretta dalla figlia Zoe Readhead. Altre scuole che vengono prese in considerazione sono la Sands School di David Gribble, fondata nel 1987 e la Park School, fondata nel 1986, le cui basi sono rispetto, cooperazione, sviluppo armonico ed esperienza musicale. Un altro esempio di educazione libertaria lo presenta la scuola Forsoksgymnaset di Oslo, unica al mondo nata da un’iniziativa di alcuni studenti.

Vengono messi in risalto inoltre i princìpi educativi fondamentali di Carl Rogers,
grande psicologo statunitense e fondatore
della psicologia umanistica. Le ultime scuole che il testo prende in considerazione parlando di educazione libertaria democratica sono Assa, fondata nel 1990 da Daniel Manelski, la Schulerinneschule, forse la più simile ai classici istituti italiani e la Escola Municipal Amorim Lima, creata nel 1976 da Josè Pacheco in Portogallo.

Il testo si sofferma infine sulle differenze tra Amorim Lima e le altre scuole, in quanto tale struttura è una scuola che offre un rapporto diretto con i cittadini e la possibilità di accedere a biblioteche e campi sportivi restando aperta sette giorni su sette.  

Sicilia libertaria, n. 354 ottobre 2015                                                                       2,00

Speciale sull’educazione libertaria con articoli su  Danilo Dolci e la maieutica libertaria. 

Tutti a scuola da Urupia una comune libertaria del Salento: una realtà in crescita.

S. Mori, Strada maestra, 6 minuti 2000 anni. Pedagogia e territorio, Associazione culturale Centro studi storici della Val di Pesa 2016, pp. 160 €     18,00

Il libro racconta l’esperienza didattica fatta nella scuola di Cerbaia da Stefania Mori, da considerarsi come naturale prosecuzione dell’innovazione avvenuta in Italia a partire dal secondo dopoguerra. Determinante è stato l’incontro con un educatore francese Célestin Freinet, fondatore della pedagogia popolare e la vicinanza con gli ambienti anarchici fino a condividerne le finalità sociali ed educative.

G. Genovesi, Io la penso così: pensieri sull’educazione e sulla scuola, Editoriale Anicia 2014, pp. 381 €       8,00

Il direttore di «Ricerche Pedagogiche» Giovanni Genovesi raduna e organizza alcuni scritti inediti o pubblicati nella rivista per dare forma ad un saggio che tratti in modo chiaro e completo i problemi dell’educazione e della scuola. Il volume cerca di fare chiarezza sulle questioni della formazione e dell’educazione dei giovani d’oggi. 

L’autore articola l’opera in quattro parti distinte: nella prima (L’Educazione) viene individuata l’identità dell’educazione e viene descritta l’importante funzione di essa nella società moderna. 

La seconda parte (La scuola e l’insegnante) affronta i problemi teorici e storico-politici della scuola e evidenzia la centralità del docente, figura incaricata di trasmettere agli studenti gli ideali educativi promossi dalla scuola. Nella terza parte (La scienza dell’educazione) l’autore tratta dell’educazione in chiave epistemologica e spiega cosa sia e come nasca la scienza dell’educazione. La quarta e ultima parte
(L’Università) si occupa dell’istruzione superiore e della sua problematica stabilità ed efficienza, minata dalle ultime riforme politiche.

R. Rostagno, Manifesto per una rivoluzione della scuola, Anordest 2014, pp. 175 €     12,90

La scuola si presenta come una palestra all’interno della quale la mente dei giovani risulta quasi soffocata e congelata.

Spesso gli insegnanti si limitano a trasmettere nozioni e la scuola sembra esser diventata una scatola stretta per i ragazzi. 

Partendo da queste premesse, Remo Rostagno illustra un vero e proprio manifesto, seguendo il quale è possibile dare il via ad una rivoluzione pacifica, priva di lotte e di imposizioni.  È un cambiamento che necessita solo della volontà da parte di insegnanti, alunni e genitori. È un cambiamento possibile. Il testo si suddivide in tre parti: nella prima, l’autore analizza lo stato della scuola dei nostri giorni; nella seconda, espone i capisaldi della rivoluzione; infine, nella terza, inserisce un’esemplificazione del percorso di realizzazione di tale  processo. La rivuluzione consiste nel trasformare la scuola in un ambiente piacevole ed efficiente, nella quale l’allievo abbandona le vesti dello spettatore e indossa quelle dell’attore. 

D. Novara e E. Passerini, Con gli altri imparo. Far funzionare la classe come gruppo di apprendimento, Erickson 2015, pp. 157
    18,00

Il testo offre una visione d’insieme su una nuova prospettiva pedagogica. Il punto di partenza non è altro che la maieutica, ovvero l’arte di tirar fuori che, pur avendo le proprie radici nell’Antica Grecia, può esser considerata attuale e benefica per lo stato fisico e psicologico degli alunni di ogni età. 

La scuola efficiente è quella che abbandona le lezioni frontali del docente, privilegiando le attività di gruppo e la collaborazione dei ragazzi incentivati a scoprire le loro idee, a sviluparle e a condividerle con gli altri. Infine, Con gli altri imparo, pone un accento anche sulle problematiche che spesso insorgono durante il lavoro di gruppo, valorizzandole  come occasioni speciali per scoprire sé stessi e per migliorare le capacità di relazionarsi con il mondo esterno. Daniele Novara, fondatore del Centro Psico Pedagogico per l’educazione e la gestione del conflitto, affiancato da Elena Passerini, collaboratrice del Centro, si rivolgono ad un pubblico ampio che comprende insegnanti di ogni grado, promuovendo la coesione educativa come la chiave della formazione delle nuove generazioni. 

G. Zappoli e A. Tagliavini, Come far passare un mammut attraverso una porta (senza tirarla giù), Corpo, scuola e città alla ricerca di una didattica salutare, Edizioni del Barrito 2014, pp. 327 €     14,00

Il testo ruota attorno ad un tema che spesso sembra essere estraneo al concetto di scuola: il legame che sussiste tra didattica e salute. L’opera è il risultato di una stretta collaborazione tra bambini, ragazzi, maestri, professori, medici, psicologi, preti, artisti, scrittori, attivisti sociali e cultuali, i quali hanno portato avanti un progetto di ricerca-azione tra Scampia e il resto della penisola italiana, estesosi per diciotto mesi. Si susseguono dunque l’analisi di ciò che è stato osservato, le opinioni circa le sperimentazioni e alcuni elementi di oggettività. Il desiderio di innovazione tende a trasformare l’ambiente scolastico in una macchina generatrice di benessere  fisico e psicologico. È un progetto accattivante e accessibile online (www.mammutnapoli.it), frutto di un’esperienza collettiva. 

Conflitti, n.1 2016 €       8,00

Il grande equivoco della didattica digitale

Riflessioni sull’apprendimento 2.0 a scuola. Gli interventi riflettono sull’uso del digitale che non va demonizzato  ma utilizzato con cognizione di causa e mai prima dei nove, dieci anni. Gli interventi sono di pedagogisti, formatori pedagogici, logopedisti, psicologi, neurobiologi, psicoterapeuti.

Aggiornamenti sociali, n. 10 ottobre 2015 €       5,00

Nell̓articolo di G. Bonelli: La buona scuola è  davvero La volta buona?, vengono analizzate le luci e le ombre della nuova riforma della scuola, focalizzata su tre aspetti: il piano di assunzione dei docenti, i poteri dei presidi e lo sgravio fiscale alle scuole paritarie. Ci troviamo di fronte a una legge dall̓iter tormentato e non sempre lineare dove il dibattito pubblico si è concentrato sulla stabilizzazione dei precari senza porre particolare attenzione alla portata strutturale della riforma.

Il tetto, n. 308/309 luglio/ottobre 2015                  20,00

A cura di M. Rovinello il Dossier sul La buona scuola di Renzi con articoli di: A. Lucarelli la considera di dubbia costituzionalità; E. Stifano affrronta il problema della valutazione dei docenti; T. Drago e A. Angelucci nell̓articolo La scuole è finita. Su Berlinguer e i suoi epigoni esprime le gravi responsabilità storiche del Pd nel varo di provvedimenti rovinosi per scuole e università; U. M. Olivieri: in Riprendiamoci il nostro presente, propone un confronto con quanti nella scuola si muovono sui temi fondamentali di una scuola efficiente. Il numero si conclude con il Manifesto per la difesa della scuola pubblica statale libera e democratica. (per aderire scrivere a: geppinoaragno@libero.it).

Confronti, febbraio 2016 €       6,00

Articoli sulla scuola di: G. Ligabue: La funzione pubblica della scuola italiana; C.M. Calamani: Scuole paritarie: quale servizio pubblico?; A. Fucecchi: È davvero una “buona scuola”?

Cittadini in crescita, n. 3 2014 €       6,00 

Questo numero della rivista è dedicato alla presentazione di alcune metodologie didattiche finalizzate a promuovere nella scuola un apprendimento partecipato e
inclusivo di tutti i bambini introducendo il Progetto nazionale per l’inclusione e l’integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali che mira a ricollocare il bambino al centro degli interventi. Inoltre la rivista passa in rassegna le principali politiche europee rivolte alle comunità rom e ai bambini e giovani rom.

L. Zinant, Seconde generazioni e nuove tecnologie, Una ricerca pedagogica, Ets 2014, pp. 190                       19,00  

Il libro, partendo dall’analisi di alcuni fra gli elementi insiti alla complessità contemporanea, tratta di due degli aspetti più importanti di oggi: i processi migratori e i nuovi media. L’obiettivo finale che l’autore si pone è quello di cercare di comprendere i riscontri educativi e pedagogici dei ragazzi di origini diverse mediante l’uso delle nuove tecnologie.

M. Fiorucci e M. Catarci, Il mondo a scuola, Per un’educazione interculturale, Edizioni Conoscenza 2015, pp. 206 €     14,00  

Il libro affronta un tema di grande attualità − la società e la scuola di fronte alle migrazioni − e promuove un’educazione interculturale, analizzando nel dettaglio  avvalendosi di dati e statistiche, la situazione italiana, la diversità presente a scuola, data dalla presenza di giovani di recente immigrazione, giovani venuti in Italia in tenera età e scolarizzati nel nostro Paese, giovani nati in Italia da famiglie straniere, ragazzi di comunità nomadi. Gli autori riportano anche le esperienze di alcuni istituti di istruzione superiore d’Italia a dimostrazione che la buona scuola è sempre interculturale. Questo volume, scritto da chi si occupa da anni di educazione interculturale, non solo informa sui più recenti studi scientifici ma offre anche itinerari di lavoro a chi opera nella scuola per non lasciare soli coloro che ogni giorno si trovano di fronte a problematiche tanto complesse.

G. Ferroni, La scuola impossibile, Salerno 2015, pp. 123 € 9,90 All’interno del libro l’autore affronta il tema della riforma della scuola con uno sguardo critico, delineando le luci e le ombre  de La buona scuola del governo Renzi. La decisione per cui è stato intrapreso questo obbiettivo è perché, secondo l’autore, tutte le riforme attuate non tengono conto dei compiti che questa deve svolgere: formare le nuove generazione affinché siano capaci di affrontare le difficoltà e far riconoscere i valori comuni del vivere civile. 

M. Mondoni e C. Salvetti, Didattica del movimento per la scuola dell’infanzia, Vita e pensiero 2015, pp. 242 €     25,00 Questo testo si propone come strumento utile nelle mani degli insegnanti per una didattica attiva e coinvolgente che riesce a far vivere al bambino esperienze significative per la costruzione del sé e per “un fare che stimola il sapere”.
Il testo ha due anime: un’anima ludico-sportiva che ci porta nel mondo del gioco, del giocosport e dello sport con i suoi valori più profondi di lealtà, amicizia, rispetto e aggregazione, e un’anima inclusiva che ci accompagna nel mondo del disagio, dei bisogni speciali e della disabilità con le sue richieste di motivazione, gratificazione, autostima e auto-efficacia.  

F. Bertoni, Universitaly, La cultura in scatola, Laterza 2016, pp. 139 €     15,00 Federico Bertoni, professore di Teoria della letteratura presso l’Università di Bologna, considera l’università, «uno straordinario concentrato di stupidità». Una constatazione inequivocabilmente amara, gravata dal peso della «piena complicità del corpo docente», ma da cui non nasce il rimpianto per una passata condizione, come Bertoni sottolinea a più riprese. Poste tali premesse, l’autore si propone di individuare le ragioni alla base di “un fallimento collettivo” e di guardare alle cose dall’interno, con l’intenzione di mettersi in gioco “personalmente”.
Drogata da un falso miraggio efficientista, l’università sta svendendo l’idea di cultura e la ragione stessa su cui si fonda, ostaggio passivo e consenziente di indicatori astrusi, procedure formali, parole vuote che non rimandano a nulla e che si possono manipolare in base a interessi variabili quali eccellenza, merito, valutazione, qualità, efficienza, internazionalizzazione. Serve una diagnosi lucida per denunciare le imposture e cercare gli ultimi punti di resistenza. Il libro parte da casi concreti e da un’esperienza maturata sul campo. Senza alcun rimpianto nostalgico per la “vecchia” università si rivolge a chi ha una percezione vaga del presente, spesso distorta da stereotipi e pregiudizi. Quel che ne emerge è al tempo stesso un racconto, un saggio di critica culturale e un testardo gesto d’amore per il sapere, l’insegnamento e un’istituzione che ha accompagnato il progetto della modernità occidentale.
Con grazia, ironia e decisione, Bertoni non risparmia critiche al mondo politico e accademico, ed è questo uno dei pregi del libro. Egli si mette in gioco come promesso e offre una pars costruens che piace pensare nasca da quella testardaggine di chi sente che salvaguardare una certa idea di cultura, e con essa l’istituzione che dovrebbe trasmetterla, significhi mantenere una prospettiva molteplice e difforme sulla realtà e coltivare un pensiero aperto e problematico. Giova inoltre al libro la sensibilità mostrata dall’autore nel ricorso a figure dell’arte, della letteratura e del cinema, un ricorso che, si può affermare, non solo impreziosisce e rende più “affascinante” il testo, ma pare voglia ricordare al lettore quella vitalità che abita la cultura e che rischia di essere soffocata da discorsi unilaterali e mortificanti. Una vitalità preziosa perché, proprio come affermava Calvino in Perché leggere i classici, ha il respiro dell’otium umanistico, allena a un esercizio di attenzione e di riflessione, oggi baluardo da difendere e contrapporre strenuamente a un’idea contabilizzata e produttiva del tempo.