Esprimiamo la piena solidarietà al collettivo Autistici/Inventati (https://keepitfree.ai/it/) e alle persone che per venticinque anni, fuori da ogni logica di potere e di profitto, lo hanno animato e reso un fondamento per l’infrastruttura di informazione e comunicazione digitale nel circuito dei movimenti. Riceviamo con sconforto, ma comprendiamo, la loro decisione di chiudere quell’esperienza, raggiunta in seguito alle farneticanti misure unilaterali prese dall’amministrazione USA che li ha inseriti nella lista dei cosiddetti «terroristi globali appositamente designati» (https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0616/), di fatto tagliandoli fuori da ogni possibilità di sopravvivenza nel mondo che loro stessi si sono adoperati a tutelare.
La vicenda è così grottesca da sembrare uno scherzo. Riteniamo gravissimo quanto accaduto, e ripugnante il completo disinteresse mostrato dalle istituzioni italiane ed europee e dai mezzi di comunicazione. Questa storia non è affatto marginale né relegata al novero di una minoranza irrilevante di attivisti digitali e dei loro solidali e fruitori (un ambiente, peraltro, spesso frainteso e sempre malamente rappresentato nel dibattito pubblico). Questo episodio è di rilevanza assoluta perché fornisce una ulteriore dimostrazione pratica di quanto le premesse e le promesse della cosiddetta tecnologia dell’informazione siano state tradite, vendute e comprate, e di quanto sia inderogabile che le istituzioni europee si muovano per definire strumenti di diritto e di buon senso che contrastino il delirio di onnipotenza di pochi governi o gruppi speculativi, e impediscano l’appropriazione indebita di beni comuni.
Tutto si è svolto a una velocità sbalorditiva. La catena di provvedimenti che ha determinato lo spegnimento di A/I non si è dipanata qui per la prima volta, né sarà l’ultima. È per così dire una volta ennesima, prova empirica di quanto l’intera struttura del web sia di fatto nelle mani di poche aziende statunitensi e che i sistemi bancari internazionali siano appesi alle bizze della finanza, nuovamente, statunitense. Eccoci qua a dipendere dall’agenda politica e speculativa degli Stati Uniti, oggi, o di chissà quale altro regime domani. Lo sapevamo già? Ci è stato ribadito.
Abbiamo assistito con incredulità alla rovinosa corsa ai ripari di tutti i soggetti, statunitensi e non, che pur in assenza di una regolare procedura di indagine, facendosi beffe del diritto italiano ed europeo, si sono di fatto precipitati ad ottemperare alle richieste del Dipartimento del Tesoro USA. Con una mano Banca Etica condannava pubblicamente l’utilizzo politico delle sanzioni OFAC, con l’altra chiudeva di gran carriera il conto corrente intestato all’associazione che era il soggetto giuridico necessario al funzionamento di A/I, e ne sequestrava il contenuto: ulteriore sconforto.
Questo episodio è un campanello di allarme che non avevamo bisogno di sentire. Ma se proprio vogliamo, ci sta dicendo che se ieri è capitato a Francesca Albanese e oggi ad A/I, domani può capitare a noi che scriviamo, dopodomani a voi che leggete, secondo la stessa logica della repressione e del lancio di dadi: lo stesso giochino che sgancia bombe e sanzioni di cui fanno le spese i soli soggetti che non dovrebbero. È vietato stupircene nell’epoca del genocidio che ci scorre in diretta sotto i pollici, in cui pochi individui e alcuni governi alla guida di paesi sedicenti democratici continuano, nella piena ufficialità, a bruciare irrimediabilmente vite, risorse, denaro, beni comuni, umanità nell’unico orizzonte di un incontrollabile delirio di potere e di accentramento di ricchezze.
Coltiviamo il diritto al dissenso, teniamoci strette le possibilità di un’alternativa.

